Algeriade 9 – Pompeo De Angelis

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Victor-Guy Duperré

Il pirata Duperré

Con la vittoria di Staoueli iniziò l’impresa coloniale francese: un diversivo della monarchia borbonica in crisi, una distrazione dall’offensiva liberale in territorio metropolitano, una rivalsa contro l’Inghilterra, che avevano tolto alla Francia i vecchi possedimenti: le isole di mari lontani. Il 9 luglio 1809, la Francia aveva ceduto Guadalupe, l’ultima colonia francese nelle Antille, alla Espana Boba (Spagna Stupida), che si era fatta forte della marina britannica. La Francia, l’8 luglio 1810, aveva perso l’isola Bourbon (poi Reunion) e l’Ile-de-France (poi Mauritius), nel mare indiano, sulle quali l’Inghilterra aveva posto, il 20 agosto 1810, la bandiera dell’Union Jack. Il paese di Carlo X era il più popoloso d’Europa, con circa 33 milioni di abitanti (Nota 1), ma non godeva dello spazio coloniale. In quelle isole del vecchio possesso troviamo, all’inizio della carriera, l’ammiraglio capo della spedizione di Algeri. Era allora un corsaro, né più né meno dei tanti che predavano per il dey di Algeri.

Questa è la storia di Victor-Guy Duperré: nato a La Rochelle nel 1775, a sedici anni si imbarcò, come mozzo, per le Indie e quando tornò in Occidente trovò la guerra e combatté gli inglesi in mare. Cadde prigioniero e tornò in Francia nel 1800. Ebbe il comando della corvetta la Pelagie con cui percorse l’Atlantico, per sei anni, in crociere corsare agli ordini di Girolamo Bonaparte.

 

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Girolamo Buonaparte

Dimostrò la sua destrezza di bucaniere quando tornò ai mari indiani per portare munizioni alla colonia Ile-de-France, assediata dalla Royal Navy. All’andata, assaltò, conquistò e bruciò quattro bastimenti inglesi ed uno portoghese, tutti riccamente carichi. Ormai percorreva le rotte della Compagnia delle Indie, riunendosi con altre navi francesi e diventando il terrore del mare della Cina. Giunta la stagione di riparare in porto, la flotta fu accolta da colpi di cannone: l’Ile-de-France era stata presa dagli inglesi. Seguirono battaglie di mare, durante le quali il capitano Duperré disturbava i movimenti delle vele nemiche, finché una spedizione britannica, partita da Capo di Buona Speranza, da Madras, da Ceylon, da Calcutta, composta da 74 bastimenti, si presentò nella baia dell’isola, il 2 dicembre e sgombrò la malridotta flottiglia della bandiera tricolore. Tornato in Francia, il capitano Duperré ricevette da Napoleone Bonaparte le ricompense meritate: divenne barone dell’Impero e contro ammiraglio dell’armata del Mediterraneo. Difese Venezia e la laguna dalla flotta austriaca (1813-1814) e fu messo da parte nei primi anni della Restaurazione, ma nel 1818, comandò la stazione delle Antille, da dove cercò di eliminare i pirati che, sotto diverse bandiere, impedivano il commercio transatlantico.

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Esercitava, dal 1827, la funzione di prefetto marittimo a Brest, quando il re lo chiamò, l’11 febbraio del 1830, a Parigi. (Nota2) Si presentò il 22, con ostentato ritardo e fece sapere ai giornali che la spedizione in Africa di cui si parlava “non aveva senso comune, che sarebbe stata una gazzarra senza altro risultato che la perdita di qualche nave e di un gran numero di uomini.” Divenne l’eroe del Journal des Debats e accettò l’incarico di ammiraglio capo dell’impresa ritenuta disastrosa tanto per garantirne una esecuzione limitata dalla massima prudenza. Traversare il Mediterraneo con un groviglio di quasi cinquecento imbarcazioni di vario tipo era assurdo. Finché si organizzava una manovra da parata nella baia di Tolone si poteva fare purché in bonaccia e in omaggio al Delfino di Francia, ma con le vele sottoposte ai colpi di burrasca, la via per l’Africa diventava un abisso, per cui, non quattro giorni, ma quasi un mese impiegò per arrivare a Sidi Ferruch, lasciando indietro, per un secondo trasloco, il materiale d’assedio e i cavalli.

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Pierre-Julien Gilbert (1783-1860), Debarquement de l’Armèe française à Sidi-Ferruch,

Invece tenne in prima linea gli artisti dell’impresa. Una delle sue preoccupazioni fu nominare un pittore ufficiale della spedizione, nella persona di Pierre-Julien Gilbert (1783-1860), professore di disegno all’Ecole de la Marine Royal e suo amico, che aveva dipinto, per onorarlo, la battaglia dell’Ile-de-France. Il suo “Debarquement de l’Armèe française à Sidi-Ferruch”, verrà riprodotto in più copie, che saranno distribuite nei musei provinciali di Francia. Nel 1830, il manierismo delle vedute marine, che era diventato un genere molto sviluppato in Olanda e in Inghilterra nel XVIII secolo, divenne di moda in Francia in seguito alla spedizione di Algeri. A bordo del Duquesne c’era Théodore Gudin (1802-1879), sempre della scuola di Marina, che riprodusse su tela la tempesta scoppiata durate il viaggio. Le burrasche e i naufragi divennero il suo tema preferito. Questo pittore verrà nominato barone da Filippo d’Orleans, e riceverà l’incarico di commemorare gli episodi gloriosi della storia navale francese per la sua collezione di Versailles.

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Théodore Gudin

Eugène Isabey (1803-1886), membro della spedizione, inviò al Musée Colbert i suoi “Panorama d’Afrique”.

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Eugène Isabey, Algeri

Le opere di Alexandre Genet de Belloc (1799-1850) sono invece legate al ministero della Guerra e al generale de Bourmont. Il geometra Belloc, aggiunto alla brigata topografica del Genio. disegnò, acquarellò, con genio di dilettante e mostrò allo stato maggiore i luoghi dove si spostava l’azione bellica. (Nota 3)

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Alexandre Genet de Belloc, Algeri

Qualche anno dopo Antoine-Leon Morel-Fatio (1810-1871) inaugurò la serie di pittori della seconda ondata. I suo primo quadro africano è del 1833 (Rue de la Casbah), e storicizzò la prima spedizione con il gran quadro di cavalletto “Bourmont e Duperré sul vascello ammiraglio in vista di Algeri”.

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Antoine-Leon Morel-Fatio, Bourmont e Duperré sul vascello ammiraglio in vista di Algeri

I pittori elaboravano la storia con visioni più impegnative delle figurine d’Epinal e seguitarono a documentare la vita militare e i fatti d’arme in luoghi straordinari, aggiungendo, mano a mano, ambiente umano, civiltà indigena, immagine di meridionale luce-ombra-volume, a rompere l’iconoclastia eterna della religione musulmana. (Nota 4)

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Antoine-Leon Morel-Fatio, Navi alla fonda

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Antoine-Leon Morel-Fatio, Algeri

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Antoine-Leon Morel-Fatio, Algeri

 

Nello stanco riposo della Restaurazione, senza Cesari e senza Poeti, o meglio senza cesarismo e senza romanticismo, la Francia venne compensata da tante distese marine, coste battute dalle onde, fumi di cannonate, divise militari, armi, case calcinate, ocre con oasi, caravanserragli e infine odalische che annunciano l’accademia della pittura orientalista.

Un ammiraglio pirata e un generale chouan dovevano concludere l’affare africano senza capirne la portata, non solo storica, ma neppure tattica. Al momento dello scontro, i resistenti del Dey erano in leggera superiorità numerica e in posizioni vantaggiose. Per assediare la capitale, l’esercito di Bourmont doveva aggirare le colline, terreno di agguati, arrivare alle spalle della casbah, mentre cento navi, ognuna con un alveare di cannoni, non potevano che scalfire una delle città meglio fortificate del Mediterraneo. I francesi dovettero cominciare da Staoueli, impegnandosi in una battaglia di fucileria. Loro avevano il fucile modello 1822 Tbis di m. 1,421 con baionetta e m. 1,029 senza baionetta. Gli arabi avevano il mukhaia a canna lunghissima, che assicurava una maggiore precisione di tiro. Entrambi i tipi erano ad avancarica. Gli uomini di Ibrahim compensavano la baionetta con le pistole, la scimitarra, per cui il primo scontro fu ad armi pari nella potenza di fuoco e nel corpo a corpo. La battaglia iniziale fu vinta dai gallici per una decisione anticonformista di Bourmont, che, avvicinatosi alla brigata di punta, percepì che il barbaro vacillava in quel momento e ordinò il contrattacco con l’impiego delle forze, fino all’ultimo uomo. Ibrahim-aga si era buttato sugli infedeli certo che non si sarebbero mossi dalle trincee sulla penisola. Il suo scopo era quello di logorare il nemico in assaggi, tappa dopo tappa verso Algeri, ma quando trentamila fucilieri marciarono in avanti venne colpito da una mazzata alle spalle e ne conseguì la strage dei suoi uomini e la dispersione delle squadre. Intanto, il pirata Deperré sbarcava con calma i rifornimenti per l‘armata e si domandava: cos’è questa regione senza nome? Nell’economia dell’epoca il territorio della reggenza di Algeri valeva poco: corallo, spugne, cera, miele e lana. Il male affare era la pirateria turca, che Istanbul, dopo la catastrofe di Navarino, non poteva più sostenere. Per eliminarla bastava bruciare la flotta dei predatori con turbante: una specialità tutta sua. Non c’erano ragioni economiche, né di civiltà antischiavistica o di etica per abbattere Algeri. Ma navigare necesse est, altrimenti l’uomo vive la noia del riposo. La Francia era annoiata, sotto Carlo X. Il monarca provava a mettere in mare cinquecento navi per riempire di gioia la rada di Tolone, sotto gli occhi sgranati di suo figlio. L’unica sua scusa rimaneva la vendetta per un colpo di ventaglio. Chiunque poteva ripetere la frase dei due poeti marsigliesi: “Vi è in questa singolare guerra qualche cosa di comico che colpisce all’improvviso l’immaginazione.” Il 19 giugno 1830, si aggiunsero però al comico 5.500 morti in mezza giornata.

Pompeo De Angelis

Note

1. Il primo censimento effettuato in Francia con risultati accettabili fu quello imperiale del 1806. Il secondo avvenne nel 1831 e registrò 33.595.000 abitanti. Dal 1831 al 1946 il censimento divenne quinquennale, salvo durante le guerre.
2. M.Hennequin: “Biographie maritime ou notices historiques sur la vie et les campagnes celebres français et etrangers.” Paris 1835.
3. Militari che furono pittori dilettanti della spedizione: luogotenente Letouzé de Longuemar, luogotenente Dumoulin, capitano di vascello Villeneuve-Bargemont, colonnello Langlos.
4. Il nome di alcuni pittori che hanno operato in Ageria: Tourniéde Belville, Ferdinan Wachsmuth, Louis Philippe Crepin, Philippe Tanneur, Louis Garneray.