Udi, l’israeliano, «è a completa disposizione del clan»

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L’Italia interessa al Mossad per il Vaticano, il calcio e la ‘ndrangheta (OMISSIS)

La studiosa di materie complesse anzi iper complesse, dal gioco d’azzardo al Vaticano, Carlotta Zavattiero alcuni anni fa scrisse ne Lo Stato bisca alcune ingteressanti considerazioni che trovano dopo sei anni significativi riscontri: “Le sedi operative di molti casinò online sono materialmente ubicate nello Stato di Israele. Al loro interno lavorano persone in carne e ossa, esperti del gioco come i croupier che, senza vedere i loro clienti, intavolano partite di carte”. In Israele è reato giocare d’azzardo, ma poiché i giocatori online non si trovano fisicamente in Israele, a loro non si applica la legge. Precisa un giovane intervistato da Zavattiero: “«Le sedi legali della nostra società sono a Londra e a Gibilterra, dove il gioco d’azzardo è permesso. Il dipartimento finanziario è a Manila, nelle Filippine». Ma la vera base logistica è Israele: qui si trovano gli uffici dove si sviluppano i software utilizzati dai casinò online. Israele offre anche un’ampia scelta di personale poliglotta, necessario vista l’ampiezza della rete di gioco che frutta parecchio”.

Ci siamo permessi di auto citarci: PER IL 5 STELLE INTERNET “È LA DEMOCRAZIA”, PER BERSANI È IL POKER ONLINE, 29 marzo 2013, in quanto il 25 maggio 2017 abbiamo letto quanto segue da l’Espresso: “Analizzando il registro delle imprese maltesi si scopre anche che la ’ndrangheta è entrata ufficialmente in affari con alcuni cittadini israeliani. Gente capace, grazie a un software, di far lievitare i profitti realizzati dalla mafia calabrese con slot machine e poker online. Il caso è quello di Ehud Goldshmidt, detto “Udi”. Israeliano con passaporto tedesco, residente a Lecco, Goldshmidt è stato citato dall’antimafia di Reggio Calabria in un’indagine sul senatore Antonio Caridi, accusato di far parte dell’associazione calabrese. Che c’entra Goldsmith con la ’ndrangheta? C’entra, in teoria, perché secondo i magistrati italiani che l’hanno indagato, l’israeliano «è a completa disposizione del clan» Raso-Gullace, una delle più note e pericolose famiglie di ’ndrangheta, radicata nell’area della piana di Gioia Tauro, a pochi chilometri dal porto in cui arriva buona parte della cocaina destinata all’Europa. Secondo la procura calabrese Goldsmith avrebbe «favorito le attività imprenditoriali del sodalizio criminale, specie nel settore delle slot machine e con riguardo allo sviluppo di una piattaforma software per la gestione di giocate del poker online da far sviluppare in Israele e da omologare in Italia».

I documenti in possesso dell’Espresso permettono di rivelare il legame societario maltese tra la ’ndrangheta e l’israeliano. Dall’elenco societario Goldsmith risulta infatti azionista di due imprese: la Wantedplay Limited e la Beproga Limited. Sigle che condividono due caratteristiche particolari. Entrambe sono state fondate da Stefania Casati, moglie di Antonio Pronestì, indagato per mafia insieme a Goldsmith e parente del boss (defunto) dell’omonimo clan, Girolamo Raso. Ed entrambe hanno tra gli azionisti Noam Bartov, di professione tecnico informatico. Anche lui israeliano”.

Sorvoliamo su Malta e allarghiamo l’orizzonte alle sponde del Mediterraneo in direzione est, fino alle sponde dell’amata Israele in vista di Tel Aviv, gioiello architettonico figlio del razionalismo nord europeo, fino ad arrivare a Herzliya, un sobborgo a nord della città, sede dell’Unit 8200, luogo in cui ha studiato anche il consigliere economico di Matteo Renzi, l’israeloitaliano Yoram Gutgeld.

Mi gioco una birra e un’aragosta nel migliore ristorante della città bianca se nella sede della Unit 8200 non c’è un bel grosso file intestato a Ehud Goldshmidt “Udi”; mi piace puntare sul nulla, perché nessuno mi darà una risposta nel merito.

Quello che mi chiedo è che prospettive di pace o di collaborazione tra stati del Mediterraneo possiamo immaginare se si continua a lasciare intrecciare relazioni “commerciali” così oscene. Sono una idealista?

Non nego che Israele abbia il sacrosanto diritto di difendersi ma che tenga i suoi cani al guinzaglio. Se sbaglio e l’8200 mi smentisce, chiederò scusa. Promesso.

Il primo beneficio che trassi dall’utilizzo intelligente della rete in Israele risale al 1994, agli albori del web, quando scoprii che nelle case dei cittadini israeliani si poteva accedere a meravigliose banche dati, antesignane di Wikipedia, che contenevano gli elenchi dei tesori artistici e culturali dal Paese, se non sbaglio il server era custodito presso il Technion di Haifa, eccellente università impreziosita dal genio di Oscar Niemeyer.

Dionisia

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