Nella bella e piccolissima Alicudi un giorno ho conosciuto il conte Giovanni Paolozzi

alicudi

Ognuno parte da dove può (o da dove ritiene opportuno) per raccontare scampoli del proprio vissuto.

Il mio contempla anche che, nell’estate del 1968, sbarco in una bellissima isola del Mediterraneo (Alicudi), piccola/disagevole.  Durante il periodo di soggiorno incontro un sub che, a sua volta, proveniva da Roma. Dopo un po’ (ad Alicudi non c’era la luce e certamente non la televisione ed eravamo quattro gatti) questo giovane aitante mi comincia a raccontare la storia della sua famiglia con accenti difficili da credere alla mia età e viste le circostanze in cui ci stavamo conoscendo.

Mi disse di essere il conte Giovanni Paolozzi, fratello di Letizia Paolozzi, personaggio a me noto in quanto impegnata nell’estrema sinistra, ambiente politicamente fresco-fresco di rivoluzione e sogni utopistici. Come era già mia abitudine, non dissi al giovane (in realtà aveva un paio di anni più di me) che sapevo di sua sorella e di quanto fosse,  non solo nota in quanto bella donna, intelligente, ma molto molto molto impegnata politicamente. Giovanni mi approfondì le tensioni che, sin da allora, caratterizzavano il suo ambiente familiare per motivi di tipo “ideologico-culturale” in quanto loro erano nobili, con una visione della politica che li orientava a destra e suo “padre era dei servizi segreti”. Questa sorella, più grande di lui (Letizia era del 1938) era invece, a suo dire, un’estremista pericolosa. Dopo poco, non a caso, Letizia aderì a Potere Operaio come si può leggere nella biografia che riporto in calce. Ma con lei vi aderirono molti che oggi non farebbero male ad una mosca. A proposito di mosche, mi sembra che il Conte Paolozzi padre avesse avuto anche un incarico a Mosca, proprio come ufficiale dei nostri servizi. Più che mi sembra, ne sono certo in quanto, sia io pur giovane, il buon Giovanni, non poteva mai supporre che io fossi già molto interessato alle sue confidenze.

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Questo per confermare di come il mondo è più complesso di come appare e di come si possano arrivare a sapere cose nei più diversi modi: la sera al Perciato, con gli amici ristoratori Carlo e Peppino Russo che ci cucinavano il pesce appena pescato. La contessa Letizia Paolozzi fece carriera in quegli ambienti estremisti che a loro volta generarono non pochi filoni del terrorismo nostrano ma io ebbi il vantaggio, leggendone i comportamenti, le posizioni politiche, gli scritti di avere di lei una lettura sincera data da quanto, il fratello mi aveva raccontato in totale libertà. Ecco cosa si intende, in alcuni casi, per attendibilità di una fonte. Negli anni, addirittura, se ho capito bene, per il suo impegno politico, la contessa è stata diseredata. Niente quindi rizomi tra i “servizi” e Potere Operaio a causa di Letizia Paolozzi. Comunque, voglio essere creduto, una certa impressione mi faceva vedere tanti figli “di papà e mammà, attenzionabili da padri in servizio permanente effettivo a loro volta in organico ai nostri Sifar, Sid, Sios, fare i rivoluzionari.

Oggi rilascio un’altro scampolo di vita vissuta.  Se per caso l’avvocato Giovanni Paolozzi mi dovesse leggere, gli mando un saluto affettuoso. La nostalgia di quegli anni ormai perduti è ancora struggente. Cosa ultima, quasi da non credere: mi sono tornati in mente, in questi giorni, Giovanni e sua sorella Letizia perché LA VITA MI HA FATTO INCONTRARE UN SIGNORE, TALE SALVATORE, CHE PER SERVIZIO, AVEVA FATTO L’AUTISTA MILITARE, QUANDO IL VECCHIO CONTE ERA AL SIOS.

Ma come è piccolo il mondo?

La Paolozzi era stata a Gela (trasferendocisi) a fare lavoro politico, per conto di Potere Operaio. Lo aveva fatto in compagnia di Luigi Rosati, futuro marito di Adriana Faranda (quella). Della Sicilia e della complessità di quell’isola la Paolozzi dovette rimanere impressionata tanto che, anni dopo, era stata capace di raccogliere un’intervista fatta allo storico Paolo Pezzino, a mio modestissimo avviso, fatta di domande di grande qualità (eravamo nel novembre-dicembre 1992!!!) che ancora oggi mantengono, in molti passaggi, una loro validità. Domande e risposte.

Riproduco l’intervista nella speranza di fare cosa gradita ai cultori della materia e a Letizia Paolozzi che in quegli anni non sapeva neanche della mia esistenza e dei colloqui “arcudari” con suo fratello Giovanni.

Oreste Grani/Leo Rugens

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