È arrivata la sentenza del processo Stato-mafia e alcuni ne escono molto male

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Di che deve vivere un vecchio signore, animatore di un blog marginale ed ininfluente, se non di alcuni “l’avevo detto”?

Provo un senso di fierezza nel sentire il Pm Antonio (Nino) Di Matteo dichiarare la sua amarezza per aver assistito al tentativo di emarginazione da parte del CSM dei coraggiosi magistrati, a sentenza emessa a Palermo, a proposito della Trattativa Stato-Mafia. Sento il dovere – da cittadino elettore – di difendere (non ne hanno bisogno ma lo faccio lo stesso) dagli attacchi di un super delinquente quale è da ritenere, in modo certo, Silvio Berlusconi, i magistrati della Repubblica Italiana.

Se delinquente è colui che delinque.

CSM silente, dicevo, in queste ore delicatissime, per il futuro del Paese.

Di Matteo si è augurato il 22 aprile 2018 che finalmente ci sia un importante “pentito di Stato”; è quello che sostanzialmente Leo Rugens auspicava sin dal 4 gennaio 2013:

NELLA VICENDA DELLA TRATTATIVA STATO-MAFIA, È IN ARRIVO UN PENTITO DI STATO?

E in questa affermazione non c’è nessuna gara per la primogenitura o vanitosa puntualizzazione ma, semplicemente, tutta la solidarietà personale e della redazione a quei magistrati e a quella giuria che non hanno avuto timori a comminare condanne, anche dure, e di farlo superando imbarazzo e sofferenza per quello che dovevano sancire: alcuni, in quegli anni, hanno tradito la Repubblica, con diversi gradi di consapevolezza.

Andando avanti su questo tema mi sovviene che il 13 agosto 2012, quando questo marginalissimo e ininfluente blog non aveva più di dodici lettori e mezzo, scrivemmo un altro post, certamente ancora più ingenuo, intitolato “Silenzi di Stato”.

Era il 19° pubblicato ed oggi siamo a 4.400. Riscriverei tutto soprattutto di quell’articolo quanto auspicavo di vedere all’opera tre fuori classe dell’informazione (con ruoli e competenze diverse) quali Aldo Giannuli, Paolo Cucchiarelli e Stefania Limiti.

Colgo da sfumature e indizi che circolano in rete che i tre non sono uniti da comuni valutazioni su quanto è accaduto e continua ad accadere, ieri e, soprattutto, oggi. Anzi, se capisco, professionalmente e umanamente, si sono allontanati.

Il prof. Giannuli, inoltre (ed è di lui che vi parlo) è reduce da una discesa in corsa (con mia grande delusione) dal treno del M5S su cui, viceversa, viaggiava spedito da anni. Iscritto o meno che fosse al MoVimento, come tiene sempre a puntualizzare!

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Le considerazioni che evidenziavamo, anni addietro, dei suoi lavori professionali, se messe oggi al servizio di processi formativi divenuti indispensabili per il gruppo dirigente del M5S, avrebbero fatto la differenza. Devo viceversa, con un fondo di tristezza mista ad imbarazzo, assistere a piccoli sfoghi/sfottò di Giannuli finalizzati, in ogni occasione pubblica (mi sembra divenuto ubiquo), unicamente a demolire la credibilità di persone che tutti sapevamo (senza essere docenti di un cazzo) essere addivenuti in Parlamento privi di preparazione politica specifica. Ma di chi sta parlando Giannuli se non delle persone che, da privilegiato, ha potuto frequentare, per anni, in veste di ascoltato e credibile consigliere?

Ma come è possibile che con decenni di esperienza di ambienti universitari (è professore da tempo), politici (è stato impegnato ideologicamente con l’estrema sinistra negli anni ruggenti), istituzionali (è stato destinatario del grande privilegio di poter esaminare, sostanzialmente in esclusiva, gli originali di un archivio riservato del Ministero dell’Interno e di fare il consulente per le più importanti procure della Repubblica unitamente a Commissioni d’inchiesta parlamentari) Giannuli non si fosse accorto di come stessero messi i cittadini a cinque stelle balisticamente sparati a fare i parlamentari nel febbraio del 2013?

Giannuli frequentava i vertici del MoVimento da anni, tanto che dobbiamo supporre che intorno alla visione sua delle cose ruotassero gli indici dei convegni sull’Intelligence collettiva ideati in accordo con Angelo Tofalo e Bruno Crimi, a loro volta, ricordiamolo, membri esordienti in COPASIR.

Un osservatorio privilegiato che avrebbe dovuto far scoprire, non oggi, i limiti (nessuno nasce imparato) che caratterizzavano gli onesti parlamentari pentastellati. E invece, non solo oggi il docente cazzia tutti, ma quando era ascoltato sono accadute, proprio nel settore delicatissimo a cui stiamo facendo riferimento, cose che non dovevano e non potevano accadere se si fossero tenuti, affettuosamente e in chiave protettiva, occhi ben aperti. Abbiamo visto, sia pur nella nostra marginalità, inesperienza, ininfluenza aggirarsi di tutto intorno al MoVimento ed in particolare al settore dell’Intelligence, della politica estera, della Difesa contro i nemici interni ed esterni della Repubblica, ma ci dicevamo (e siamo colpevoli di questa ritrosia) che dovevamo stare tranquilli perché a consigliare Beppe Grillo, Gianroberto e poi Davide Casaleggio, Vito Crimi, Angelo Tofalo c’era uno dei massimi esperti, morto De Lutis, di complessità geopolitiche e di riverberi dannosi che i servizi segreti possono determinare in un Paese senza classe dirigente, in gran parte, leale alla Costituzione repubblicana.

Oreste Grani/Leo Rugens