Una Renault 4 rossa

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È rimasta per anni sotto un albero di limoni, custodita da una famiglia di marchigiani, come Moretti Mario come Eleonora Chiavarelli, laboriosi e credenti che con fermezza rifiutarono ogni tentativo di acquisto della vettura, per primi si fecero avanti i francesi.

La Renault 4 rossa era un’auto di cantiere, serviva a trasportare sabbia e bitume per lavori di impermeabilizzazione dei tetti, lavoro sofisticato. Fu rubata un mese prima del sequestro sotto l’abitazione dell’imprenditore che aveva lasciato le chiavi nel cruscotto, fidando del posteggiatore abusivo, non il solito, che stazionava in strada.

Il poliziotto (non un carabiniere) che per primo le si avvicinò il 9 maggio 1978, circospetto, un agguato era sempre possibile, era un duro, un servitore dello Stato per bene, un mito del primo distretto, non un piduista di quelli cui Stefania Limiti da una caccia matta e sacrosanta per inchiodarli alle proprie responsabilità.

Nel frattempo, nella “capitale del XIX secolo”, Parigi, scorreva la vita misteriosa di un soggetto degno del Cimitero di Praga, Corrado Simioni.

Chi volesse cogliere frammenti di verità del personaggio, deve leggere con attenzione L’esilio dei figli di Claudia Pozzo. Punto

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Ma del Simioni, la cui stirpe non è estinta, si deve anche leggere o rileggere un articolo del 2009 a firma di Ivan Carozzi, A tavola con l’Hyperion, pubblicato su L’Europeo e ripubblicato da Minima & Moralia, blog segnalato da Dario Borso.

Dionisia

PS Le indicibili verità riguardanti la storia delle Brigate Rosse sono custodite da uomini che hanno agito o con idealismo assoluto o con cinismo spietato o con stupidità infinita. Si cominci dagli archivi.

Alcuni ci stanno aiutando, altri rimangono indifferenti.

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la Redazione

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