Tracce di ‘nduja nell’intelligence slovacca

Riceviamo la segnalazione da un nostro lettore e volentieri pubblichiamo

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Le responsabilità per le infiltrazioni della mafia italiana nell’ufficio del governoricadono sull’Ufficio per la sicurezza nazionale (NBÚ), ha detto in una intervista pubblicata dal quotidiano Sme l’ex capo del Servizio di intelligence slovacco (SIS) Karol Mitrik (2010-2012), dal 2015 presidente della Corte dei conti (NKÚ). Il SIS rilascia molte informazioni e «spetta ai suoi destinatari sapere cosa farne». L’intelligence inoltra le informazioni «solo a destinatari particolari, cioè funzionari costituzionali, ministri eccetera, in base alla legge» e sono questi a dover decidere come usare tali notizie riservate. Ma è NBÚ l’ente che ha in questo caso il ruolo principale. Se il SIS è il servizio di informazione, NBÚ è l’organo amministrativo.

Secondo Mitrik, il SIS, che non ha compiti investigativi, fornisce solo informazioni e soltanto se verificate da almeno due fonti. Doveva tuttavia sicuramente conoscere le attività della ‘ndrangheta in Slovacchia, anche se nel rapporto annuale dell’intelligence non se ne fa menzione. Del resto, il capo dei servizi segreti civili «è vincolato alla segretezza, ed è per questo che nel rapporto sono pubblicati solo alcuni suggerimenti», dice Mitrik. Che comunque non nasconde il modo «strano» con cui Mária Trošková e Viliam Jasaň siano arrivati fino all’ufficio del governo. Io non sono in grado di dirlo, ma chissà, ha concluso, forse erano puliti.

La capo consigliera di Stato Mária Trošková, praticamente assistente personale di Robert Fico, e il responsabile dell’ufficio di governo per le crisi e la sicurezza dello Stato Viliam Jasaň, che si sono autosospesi dagli incarichi dopo l’omicidio di Jan Kuciak e Martina Kusnirova, erano a stretto contatto con l’ex premier dopo avere avuto in passato amicizia e raporti d’affari con l’imprenditore  calabrese Antonino Vadalà e altri italiani in odore di ‘ndrangheta nella Slovacchia orientale. Entrambi sono citati nell’ultimo articolo incompiuto di Jan Kuciak pubblicato postumo.

La 30enne ex modella e playmate Mária Trošková, per la sua particolare posizione, era continuamente a contatto con dossier di una certa segretezza, ed è provato che più volte ha partecipato a incontri politici di alto livello, ad esempio in una visita a Berlino di Robert Fico che l’ha voluta al suo fianco anche nell’incontro con Angela Merkel, provocando grandi imbarazzi a livello diplomatico.  Nonostante questo, si è scoperto che che non aveva alcun nullaosta di sicurezza, e ricopriva un ruolo di grande rilievo malgrado anni prima sia stata socia in affari nella GA Management con Antonino Vadalà, che le autorità slovacche avrebbero dovuto conoscere da anni, quanto meno per la richiesta italiana di estradizione in un processo calabrese alla ‘ndrangheta di oltre dieci anni fa. E invece proprio Vadalà aveva raccomandato la bella Mária come assistente parlamentare al deputato Viliam Jasaň del partito Smer-SD quando è stato eletto nel 2012. Per poi passare all’ufficio di governo, dove, oltre a fare l’assistente di Fico, ne sarebbe stata anche l’amante, un ruolo secondo alcuni già ricoperto con Vadalà negli anni scorsi.

Quanto a Jasaň, aveva una società privata di sicurezza, Prodest, che ha ceduto a Pietro Catroppa, uomo dell’entourage di Vadalà nella Slovacchia orientale, persona con cui il figlio dell’ex parlamentare ha continuato a fare affari. Lo scorso anno, la Prodest era stata “monitorata” dall’intelligence slovacca. Nonostante queste coincidenze, Jasaň riesce a farsi mettere in lista ed eleggere al Parlamento nel partito Smer-SD, dove aveva una posizione di rilievo a livello distrettuale a Petrzalka, il quartiere più popoloso a Bratislava. E si prende la ragazza come assistente. Non rieletto, nel 2016 viene chiamato dal premier Fico a dirigere come segretario generale il consiglio di sicurezza dello Stato, organo governativo di massima importanza, ruolo per il quale gli è stato rilasciato un nullaosta di sicurezza del livello più alto per accedere ai segreti più reconditi della sicurezza di Stato.

(Red) VEDI ARTICOLO ORIGINALE

Troviamo straordinario che Pierluigi Solieri, direttore editoriale della testata Buongiorno Slovacchia, abbia il coraggio di dire le cose come stanno, ovvero che i servizi di informazione slovacchi non potevano non sapere quali pericoli si celassero dietro le avvenenti forme di Mária Trošková, della quale, per rispetto ai due giovani morti non riporterò l’immagine. Complimenti direttore.

Viene da chiedersi se, analogamente, dalle parti dell’AISE qualcuno fosse informato dell’iper attivismo della ‘ndrangheta in Slovacchia; a giudicare dai due cadaveri direi di no.

È ora di fare una considerazione che ha visto un acceso dibattito in redazione questa mattina. Che sta facendo il crimine organizzato in Italia? Dove si è rintanato? Quali prospettive ha in vista dell’affermazione del Movimento 5 Stelle?

Dimostrato il teorema per cui senza la politica, lo diceva il senatore del Regno Giuseppe Massari già nel 1861, la malavita organizzata rimarrebbe una vicenda di pastori senza arte né parte, oggi siamo di fronte a un panorama politico dove la mafia siciliana ha perso i suoi maggiori referenti in Parlamento, così la camorra, mentre la ‘ndrangheta può contare sulle maggiori forze politiche lombarde e piemontesi non 5 stelle.

Forse ci sbagliamo a considerare i cinquanta parlamentari siciliani eletti nelle fine del M5S un fatto epocale che potrebbe far saltare un sistema criminale ultra centenario e che, invece, siano 50 bei gattopardi. Forse ci sbagliamo nel pensare che se, fortemente sostenuti, essi potrebbero innescare una rivoluzione culturale nel Paese (anche ricorrendo a metodi maoisti, perché no). Forse ci sbagliamo a pensare che se il futuro governo si dotasse di una legge stringente sul voto di scambio, si potrebbe sgretolare il legame malavita-politica.

Affettuosamente sconsigliamo i 50 di pensarsi autosufficienti, e auspico che si assumano il compito di far comprendere ai loro compagni di movimento e di avventura cosa significhi vivere tutta una vita sotto la minaccia mafiosa. Così leggo le lacrime di un’onesta cittadina, consapevole dell’occasione che il paese ha di fronte.

Guai a chi indulgesse in compromessi in questo ambito.

Di sicuro non ci sbagliamo se cominciassimo a considerare quali rappresentanti della malavita organizzata nelle istituzioni tutti i sostenitori, ma proprio tutti, delle leggi sul gioco d’azzardo, che da solo vale un quarto (103 miliardi di euro) del fatturato annuo criminale (430 miliardi). Da qualche tempo sentiamo ripetere, in redazione, che le leggi sul gioco d’azzardo siano il vero oggetto di scambio nella cosiddetta “trattativa” tra mafiosi e rappresentanti delle istituzioni: leggi per riciclare impunemente in cambio della fine della strategia stragista. L’anziano Vincenzo Scotti non può non sapere.

Concludiamo riportando la presentazione di “Buongiorno Slovacchia” alla quale auguriamo buon lavoro.

La redazione

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la Redazione

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