Le Madonne con bambino del nostro Mediterraneo sofferente

 

Da laico, in cinquanta anni di attività professionale, ho frequentato tutti gli ambienti possibili. A Roma, se non lo sapete, c’è anche lo Stato Vaticano. Così mentre altri ritenevano che i contatti con quel mondo servissero per fare business e intrufolarsi nelle segrete stanze della torre sede dello IOR, io preferivo seguire sentieri non battuti per relazionarmi culturalmente con quel mondo che, sia pur evolvendo di anno in anno, di stagione in stagione, è ancora lì a dire la sua. Ho considerato sempre la Chiesa una cosa seria. Intendendo una realtà pensante e spesso, se non sempre, intelligente.

Sulla falsariga di questi ragionamenti e considerazioni, il 6 settembre del 2003, ho realizzato un sogno che da tempo covavo: fare musica nella Basilica di San Pietro e far recitare un brano dell’Apocalisse (l’ho fatto); riaprire l’Auditorium PIO, in quel momento da troppo tempo chiuso (fatto); usare via della Conciliazione per fare musica e far ballare giovani dall’animo sensibile facendoli riflettere sulla difficoltà di far scoppiare la Pace (fatto).

In altri post ho solo fatto cenno a questi episodi ideati e realizzati. Oggi, come sono solito fare, “caccio le carte” e spero che quanto è scritto in quelle carte serva a stimolare, 15 anni dopo, l’assoluta necessità di farsi fabbricatori di Pace. Il resto sono solo sofferenze, violenze e prevaricazione di alcuni su altri.

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Comunque fatemi la cortesia di leggere con attenzione il testo che accompagnava l’evento nell’Auditorium dove coraggiosamente facemmo esibire giovani ebrei (i KlezRoym) e il fuori classe berbero Nour-Eddine, e altri giovani musicisti, alcuni musulmani, tra i quali ricordo il violinista, anche lui marocchino, Jamal Ouassini che vedo per gli spettacoli che ancora fanno essere rimasti tra loro legati professionalmemnte. Sono orgoglioso dei riferimenti in quella depliant alle immagini (otto e le trovate oggi riprodotte) che adornavano il palcoscenico, scelte da Ariela Parracciani, nostra inarrivabile art director, perché rappresentassero madri di tutto il Mediterraneo con i loro piccolini in braccio, anche loro madonne sante.

Jamal-Ouassini

Quando smontammo il palco mi portai in ufficio, a San Lorenzo in Lucina, quelle splendide macroscopiche immagini che mi continuarono a tenere compagnia durante le giornate di lavoro intenso e creativo che si svolse, negli anni successivi, in Kami Fabbrica di Idee.

 

Come ogni cosa che caratterizza questo post autobiografico è “a lento rilascio” e sempre con un perché. Buona lettura e buona visione.

Oreste Grani/Leo Rugens

Nel sistema-mondo contemporaneo, frutto di una serie di processi economici e politici che sono stati sintetizzati nel termine “globalizzazione”, globalizzare la solidarietà sembra essere l’unica risposta davvero all’altezza dei tempi per costruire una civiltà basata sull’amore e sulla pace.

La riflessione su questa formula, che ha l’evidenza immediata di una rivelazione e la ricca complessità di un’esperienza, è al centro del convegno di questo pomeriggio all’Auditorium Pio di via della Conciliazione, che ospita le testimonianze di Mons. Tommaso Valentinetti (Vescovo di Termoli-Larino e Presidente di Pax Christi Italia) e di Riccardo Moro (dirigente della Fondazione “Giustizia e solidarietà” e coordinatore delle “Sentinelle del Mattino”).

Il racconto di un cammino compiuto e da compiere – la Storia che si fa Profezia, come avviene nell’Angelus Novus di Paul Klee “riletto” da Walter Benjamin – ha, certo, bisogno della parola, di parole necessarie e illuminate.

Noi, tuttavia, pur credendo profondamente nel valore e nella forza della parola, siamo altrettanto convinti del fatto che altri linguaggi, altri stili comunicativi siano intrinsecamente dotati di un potere dialogico e suggestivo smisurato. Ecco perché abbiamo scelto di accompagnare il convegno con la risonanza che è propria tanto dell’immagine quanto della musica – e non solo con intenti meramente ludici.

Così, l’allestimento della sala dell’Auditorium è caratterizzato dalla presenza dei colori dell’arcobaleno – simbolo sempre attuale della pace ma soprattutto segno celeste dell’Alleanza fra Dio e l’uomo – e dall’alternanza di moderne rappresentazioni fotografiche di madri che tengono in braccio il proprio figlio e di riproduzioni del tòpos iconografico cristiano della “Madonna con bambino”, in un intreccio di sguardi che tengono insieme i secoli e affratellano le genti di tutto il mondo attraverso l’amore e la fertilità; la proiezione di un video tematico realizzato dal Settore Giovani precede, a mo’ di introduzione, i due interventi in programma; i lavori, infine, sono conclusi e suggellati da un concerto che presenta per la prima volta insieme sullo stesso palco il gruppo di Nour-Eddine – cantante e musicista berbero che da anni vive e fa musica in Italia portando con sé la ricchezza dei migranti e riscuotendo ovunque successi, sia con esibizioni live sia con lavori discografici (ne ha all’attivo tre, oltre a diverse colonne sonore, l’ultimo dei quali s’intitola significativamente Coexist) – e i KlezRoym, ensemble romano di origine ebraica considerato una delle migliori formazioni di musica klezmer del mondo, capace di esplorare il patrimonio musicale ashkenazita (ebraico dell’Europa orientale) e sefardita (ebraico-spagnolo) fondendoli, e producendo quattro album affascinanti e profondi (il più recente, Yankele nel ghetto, è dedicato alle Canzoni del ghetto di Lódz), con sonorità jazz ed echi mediterranei.

Una performance – questa – che merita un piccolo approfondimento, non tanto per la sua unicità quanto per i significati simbolici e concreti che si propone di veicolare. L’incontro fra i ritmi e i suoni della cultura nordafricana gnâwa (di ascendenza sufi) e quelli della tradizione klezmer e yiddish, accompagnato da un altro video dedicato alla pace e alla fratellanza, svela e dimostra in modo esemplare, attraverso lo statuto universale del linguaggio musicale, che il dialogo e la coesistenza fra il mondo arabo e quello ebraico non solo sono possibili e necessari, ma sono inevitabili, proprio a partire da radici comuni e intrecciate, dalla comune appartenenza a un’unica acqua, a un’unica madre che si chiama Mediterraneo e dà a tutti noi un’“aria di famiglia”, ci fa riconoscere fratelli.

Ci piace, poi, che questo andare a tempo insieme, questo sapersi accordare sulla stessa nota, avvengano proprio qui, in un luogo che il destino topografico assegna alla Conciliazione, e proprio in questo Auditorium carico di prestigio, di gloria e di ricordi che si anima di voci e di suoni, finalmente e di nuovo, dopo alcuni mesi di silenzio, ma rischia di tornare a tacere ancora una volta, e a lungo: un paradosso triste e incomprensibile per un auditorium, a fronte del solito “nuovo che avanza”, e un vero peccato per una città affamata di spazi per la cultura come Roma – e dunque, questa nostra giornata e quelle che seguiranno possono essere, invece, un buon auspicio, la promessa di un nuovo inizio.

Ma non è tutto: dopo la fiaccolata verso la basilica di S. Pietro e la veglia di preghiera sulla tomba degli Apostoli – quasi un compimento fisico e spirituale del cammino intellettuale e delle riflessioni dell’intero pomeriggio – Via della Conciliazione si trasforma in un teatro en plein air per ospitare un altro evento straordinario: le Fontane in concerto, uno spettacolo che coniuga l’acqua, le luci e i colori con le musiche di Morricone, Orff, Strauss, Wagner Steiner e che ha un significato ulteriore rispetto a quello di una chiusura gioiosa, di una summa sinestetica di emozioni.

L’acqua rappresenta, infatti, uno dei più rilevanti e urgenti problemi legati alla globalizzazione, e ci sembra opportuno, a margine del convegno e grazie a un pretesto festoso, incoraggiare una riflessione su questo simbolo tangibile del bene comune che si fa fluente metafora dell’etica, su questo elemento prezioso e insostituibile che ci appartiene e ci consustanzia al punto da coincidere con la vita stessa – e ricordare, al tempo stesso, di quante valenze e valori esso si carichi nella nostra liturgia.

L’acqua è purezza, benedizione, santità, salvezza. L’acqua, infine, è Madre, e rimanda al fertile mistero della Vergine. La sua presenza, qui, stasera, è un altro buon auspicio, un inno al femminile, la premessa danzante e colorata al percorso di riflessione e di preghiera che, per un anno, accompagnerà l’Azione Cattolica, nel segno di Maria, fino all’incontro nazionale previsto a Loreto il 4 settembre 2004.