Le foto in chiave investigativa sono strumento utilissimo

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Le foto in chiave investigativa sono strumento utilissimo. Cum grano salis avrebbe detto Plinio Il Vecchio ricordando che ci vuole ovviamente saggezza. E ai suoi tempi non c’erano i fotografi in agguato. Non sempre una foto dice tutto. Se ad esempio, al vernissage della inaugurazione a Milano dell’enoteca che fu di Luciano Liggio, il Boss, ti fotografavano, nel tempo, qualche problema, quando si scoprì chi fosse il criminale, te lo saresti potuto ritrovare dal punto di vista di chi avesse cercato nessi, prove logiche, piccole o grandi complicità. Così fu per Mafia Capitale quando con Salvatore Buzzi furono ritratti mascalzoni e politici vari.

Nel blog ho più volte richiamato la norma che addirittura consigliava il magistrato (e nella mia visione eccessiva anche il parlamentare con particolari incarichi o ambizioni) a non farsi commensale di possibili soggetti in futuro giudicabili e, comunque, di evitare tassativamente di farsi “trovare” ritratto vicino a figure complesse dal punto di vista dello stile di vita, o persone riconducibili ad ambienti equivoci.  Ho usato il riferimento alla magistratura perché il vero mestiere di Crimi (la politica non dovrebbe essere, secondo i dettami del nostro MoVimento, mai considerata una professione) è stato quello di impiegato (vinse con merito e onore un concorso pubblico) a puntello delle attività della magistratura bresciana, dove il ragazzo siciliano arriva nel lontanissimo 1999, anno giro di boa del millennio. Brescia, come Genova, è città che mi è nel cuore per più motivi.  L’ultimo, ma non minore, che c’ho vissuto alcuni anni (abitavo a Via Aleardo Aleardi 20) e che ci sono tornato ciclicamente. Ancora oggi, presso la Questura di Brescia, presta servizio persona che mi è particolarmente in stima. La Leonessa (così può essere anche soprannominata Brescia) ad uno che si è scelto come pseudonimo Leo Rugens, non può non essere cara. E poi, non dimentichiamolo mai, la città è stata gravemente violata con la strage di piazza della Loggia. In più era di Brescia il potentissimo e ultra colto Attilio Montini, poi Paolo VI. E poi era di Brescia (spero che sia ancora vivo) il tesoriere dell’Azione Cattolica l’amico Frugoni con cui ho potuto realizzare cose straordinarie.

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E poi a Brescia prestava servizio come insegnante Annamaria XX, sorella di un detenuto minorenne di cui mi presi cura negli anni terribili delle leggi speciali.  Mi sono sempre fatto influenzare da indizi atipici per decidere cosa mi interessasse e cosa no.  E Crimi mi è sempre interessato da quando formalmente è andato al COPASIR. Quando nasceva Vito Crimi io andavo a Palermo (in realtà quando aveva ormai un anno) tutte le settimane e spuntavo, partendo la sera prima da Napoli, all’alba, con una nave di linea che ci metteva tutta la notte a fare la traversata. Si arrivava presto (mi sembra 6:30) e non era opportuno che mi recassi in ufficio, a via Notarbartolo prima e a via Macqueda dopo, troppo presto, a farmi odiare ancora di più di quanto ritenevo già mi odiassero. Per cui me ne andavo in giro per la città che cominciava a mettersi in moto. Palermo mi è sempre rimasta nel cuore soprattutto nelle zone più disagiate dove ho capito essere cresciuto il nostro. Poi la vita mi ha trasferito a Milano e al nord appunto. Comunque, penso di sapere che non ci si lascia mai alle spalle quel vissuto e quel territorio, soprattutto se si cresce cattolici come dovrebbe essere uno scout onesto che, come i carabinieri, tali sono per sempre.  Salvo le famose mele marce. Ma non è certo questo il caso.

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Delicata materia quindi quella della commensalità soprattutto se si è portatori di una cultura politica che della critica ad alcuni ambienti e comportamenti ha fatto un punto di merito. Un punto di merito in base al quale si è stati votati e incaricati, da milioni di cittadini, di provare a “cambiare musica”. Non è quindi solo un problema di natura tecnico-giuridica ma di buon gusto e di lealtà alla propria parte quella del frequentate o meno alcuni. Perché, è bene ricordarlo, esiste una propria parte e, grazie a quella parte, si è dove si è. Non essendo un critico letterario Vito Crimi avrebbe dovuto declinare l’invito che gli hanno fato di recarsi al Circolo Aniene dove, e veniamo al punto, è stato fotografato con alcune persone ad oggi degnissime, sperando però che non gli sia capitata invece la sfortuna di qualche accoppiamento inopportuno. Meglio, ripeto, sarebbe stato declinare l’invito. Se si vuole trattare complessità come quelle che si trattano nella Commissione Speciale no avere incarichi che mettono a contatto con Agenzie di Intelligence (nazionali ed internazionali), il modello a cui ispirarsi non è certamente Gianni Letta che nella posizione, quando l’ha ricoperta, ha esclusivamente rappresentato e difeso gli interessi di Silvio Berlusconi, uno che, evitiamo di rimuovere il dettaglio, almeno fino a quando è aperto il fascicolo della chiamata di responsabilità del binomio Dell’Utri – Berlusconi, relativa alle stragi del Biennio ’92-’93, in Sicilia (e non solo) era degnamente rappresentato da Alberto e Marcello Dell’Utri. Cioè una famiglia di mafiosi.  Prudenza per tanto, amico cittadino Vito Crimi, nello scegliere le occasioni e le pertinenze. Libero certo ciascuno di andare per qualunque mare ma non lamentandosi poi, eventualmente, di quali pesci uno dovesse prendere.

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La prossima volta,  provi a dire di no.

Il tutto ovviamente a mio sommesso avviso e rimanendo rispettosamente a tre passi.

Oreste Grani/Leo Rugens