Evitiamo di morire di tatticismo

Draghi M

Evitiamo di morire di tatticismo. Il tatticismo della politica (mi dispiace dover inserire per la prima volta anche la mia parte che il M5S) è alimentato da incompetenza, mancanza di visione ideale strategica e dal mortifero “nessuno si fida di nessuno”. Questo sospetto è il brodo di alimento del tatticismo.

È Mario Draghi quello che fa ballare i numeri che vi spaventano. Ho sentito Cerasa, direttore del Il Foglio, petulantemente parlare di mercati e lo ha fatto rimuovendo che chi ne capisce di capitali illecitamente accumulati sostiene che molti dei miliardi necessari ad acquisire titoli di Stato italiani e altre forme collaterali, sono in realtà, nelle disponibilità di cassieri di organizzazioni criminali che la “mattina”, avendo guadagnato durante “la notte”, con droga, gioco d’azzardo, prostituzione, appalti fraudolentemente ottenuti, smaltimento di rifiuti, compra-vendita d’armi non sanno dove e come occultare la massa di liquidità risparmiata. I famosi mercati – a cui si deve rispondere – sono in realtà la BCE e la Banca d’Italia, entrambe istituzioni finanziarie “privatissime”e a loro volta controllate da azionisti (banche, fondi di investimento e umanità varia) che, a loro volta, tranne una percentuale di piccoli signori Rossi e Bianchi, sono esattamente quei collettori dell’illecito di cui si parla.

Dittatori e oligarchi sanguinari compresi: chi vende le munizioni che abbondanti si consumano (i mercati!!!) in Siria guadagnano, al doppio mercato (ma un’altra parola non riusciamo a trovarla?) e non sanno come piazzare al sicuro i soldini risparmiati. Così è per la droga, per il cobalto, per gli ultimi milioni di barili di petrolio.

Queste sigle (BCE Banca d’Italia) celano in realtà la maxi lavanderia dell’inconfessabile che fa sempre più poveri i poveri e sempre più ricchi i ricchi, determinando, con questa insostenibile divaricazione le condizioni peggiori di sicurezza e di convivenza civile. Diciamo terra-terra (ma non in senso denigratorio o offensivo) che queste sigle sono dei banali “Nicolini” vale a dire dei cassieri di tante piramidali “Bande della Magliana”.  Intorno alle Bande della Magliana si contano, notoriamente, omicidi e mille altre forme di violenza. Immaginate solo che quando i criminali dovevano cominciare a procurarsi la liquidità per comprare grandi quantitativi di droga nei paesi produttori, solo in un anno, in Italia, ci furono 85 rapimenti a fine estorsivo. Parliamo del 1974.

Non sto scrivendo quindi di luoghi (la BCE e gli altri istituti bancari) da cui irradiare sotto il simbolo, faccio un esempio valoriale tanto per dire, della croce rossa delle crociate un nuovo umanesimo internazionale come fu nel Medioevo o come accadde con i sogni utopici affacciatisi nella mente di Giuseppe Mazzini o degli ideologi repubblicani del’Ottocento sparsi un po’ ovunque in Europa, con l’idea di stringere un legame di solidarietà tra le nazioni (quindi i loro popoli) che combattevano per la libertà contro i re e le regine. La BCE di cui si sente continuamente parlare e la sua filialetta italiana denominata Banca’Italia e gli sportelletti dei loro istitutini distribuiti sul territorio in forma tangibile o elettronica, sono, banalmente, questo: prestatori di denaro per bisogni artatamente (leciti e da dipendenze), indotti e fatti lievitare, e per pagare quota parte delle opere infrastrutturali che, senza alcuna scelta oculata se nonj il saccheggio delle casse vengono ad alimentare il giro vizioso di cui abbiamo fatto cenno. Il debito pubblico non-non-non lo avete fatto voi (tranne per pochissime ed infinitesimali cifre) ma le mille e mille Mose, Salerno Reggio Calabria, piana di Gioia Tauro in versione Porto, ENEL, V° Polo Siderurgico o decenni di attività di studio per il Ponte sullo Stretto, o le gare Consip gestite perché le mille termiti alla Alfredo Romeo o Ezio Bigotti possano fare vite dispendiose, ricorsivamente alimentando, spesso e volentieri, il circuito dell’illecito.

Gli oligarchi hanno fatto per decenni gli osceni trenini sessuali (e non solo metaforicamente) girandovi da pagare le spese dei lubrificanti per i vostri sfinteri, come diceva bene Maurizio Crozza, usati per in-cul-eight e irridervi. A volte vi hanno anche girato le spese delle loro orge depravate e le hanno chiamate tasse.

Nel 1923 il conte Richiard Nikolaus Coudenhove-Kalergi, dopo aver fondato l’anno prima, a Vienna, il Movimento Paneuropeo, pubblicava il saggio Paneuropa dove esponeva i motivi per i quali era (a suo pensiero) necessario realizzare una “federazione” degli Stati d’Europa. Nato a Tokyo nel 1894 dove il padre, ambasciatore di Francia, aveva sposato una principessa giapponese, Coudenhove-Kalergi (cognomi del padre e della madre) era vissuto a Vienna in una artmosfera raffinata e cosmopolita, alimentando i suoi interessi nelle conversazioni con i maggiori intellettuali e politici del momento quali Wagner (quello), Bismarck (quello), Heine (quello). Scelti tra i tanti possibili.

Coudenhove-Kalergi come ho avuto modo dire in altri post, comincia da giovanissimo ad interessarsi di un Nuovo Ordine Internazionale Mondiale (cosa vi dicono queste parole messe in fila?) basato su una federazione di nazioni guidata dagli STATI UNITI D’AMERICA. PROPRIO QUELLI CHE OGGI CHIAMATE “USA”.

Ovviamente, ipotizzando una tale architettura planetaria, il passo indispensabile per dare vita al Nuovo Ordine Mondiale era la creazione di un’Europa unita, la Paneuropa, appunto.

Se vi continuano a parlare di cazzate confondendovi la vista con “avete fatto debiti ora dovete  pagare il conto” non vi stanno raccontando cosa c’è sotto, sopra, dietro, di lato a questo labirinto giuridico di trattati, accordi, contratti per gonzi ignoranti del tipo vi abbiamo prestato i soldi per asfaltare le vostre strade e ora non volete pagare il conto; o “vi abbiamo prestato i soldi per i vostri ospedali eccellenti dove vi volete curare gratis mentre noi che vi abbiamo prestato il frutto dei nostri risparmi dobbiamo finire sul lastrico perché non ci volete restituire, amici ingrati, il prestito fattovi in buona e leale amicizia  quando eravate in difficoltà.

Osservate la copertina del volume originale Paneuropa: una croce rossa che sovrasta il sole dorato, simbolo che era stato di quell’altra”sola” che erano stati i Rosacroce.  Dietro all’Europa come ve la vogliono raccontare e da cui vi arrivano le lezioncine di vita c’è l’odore (il tanfo) delle società segrete che per semplificare chiameremo “massoneria” e, cortesemente, ora che così mi sono espresso,  che nessun purista mi riprenda saccente. Mascalzoni, spesso viziosi e farneticanti, tengono stretti, da secoli, ad un cappio culturale e di suggestioni esoteriche, poveretti che mettono a studiare come fottere, con una evoluta forma di schiavitù, milioni di persone. I mercati sono questo. Sono un luogo senza alcuna razionalità e vi vogliono far credere il contrario. Sono un luogo articolato dove i violenti sono nemici giurati del rispetto reciproco tra gli umani e di qualunque forma di rispetto della Natura. L’Europa è stata fondata sul sacro rispetto dei mercati. Anzi, è sostanzialmente un mercato finanziario. Organizzato fraudolentemente.

Affermava infatti questo marginale ininfluente blog usurpando indegnamente la posizione e la razionalità di Giuseppe Guarino:

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Oggi mi inoltro, da vero incompetente, in un campo (la normativa che regola i rapporti tra gli stati europei) con il rischio di rimediare delle sonore e meritate pernacchie. Lo faccio, forte del solo punto d’appoggio che mi assiste, cioè  la capacità di valutare il grado di affidabilità di una fonte. E, in questo caso, la fonte è eccezionale.

Un antico e rispettato accademico (forse il maggiore amministrativista europeo vivente), l’ex ministro Giuseppe Guarino, finalmente parla e, pur dicendo cose molto tecniche, non lascia adito a dubbi sulla gravità della situazione e sul tipo di “violenze” che l’Italia sta subendo. Dice, ad esempio, rivolgendosi per scritto, pubblicamente e usando parole di fuoco, al commissario europeo Rehn:

“Niente lezioni da chi è complice della violazione dei Trattati”

di Giuseppe Guarino – Fonte: http://www.tlaxcala-int.org

L’ex ministro Guarino scrive a Rehn.

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Gentile Commissario, ho letto nei trascorsi giorni su Repubblica e sulla Stampa, quotidiani le cui informazioni sono da ritenersi attendibili, frasi a Lei attribuite. Ieri Lei si è incontrato con il presidente del Consiglio italiano. Sull’esito delle conversazioni non si leggono notizie precise. Lo si deve all’accumularsi di nuovi problemi e alla scarsa chiarezza formale che da qualche tempo caratterizza i rapporti tra l’Ue e gli stati membri. Mi pongo una domanda. Le è stato attribuito un preannuncio di quanto l’Unione potrebbe fare. È legittimo? È corretto? È utile? Ritengo di no.

L’anticipazione di provvedimenti non ancora formalizzati genera turbamenti nei rapporti tra il governo dello stato membro e i cittadini, mina la fiducia nei confronti dello stato, influisce sulle decisioni dei mercati. È un costume che si è diffuso nei rapporti tra Ue e stati membri. Genera confusione. Nella situazione grave in cui versano parecchi degli stati senza deroga, l’Eurozona e la stessa Unione, attenersi al Trattato in vigore, e solo al Trattato, è indispensabile. È dovere della Commissione europea rispettare il Trattato e farlo rispettare. E’ diritto dello stato membro esigerne la scrupolosa attuazione.

Se non erro, Lei ha assunto funzioni di Commissario europeo il 22 novembre 2004. È probabile, e lo darei addirittura per certo, che nell’assumere l’Ufficio, Lei non sia stato informato che negli anni dal 1996 al 1.1.1999, gli organi competenti dell’Unione, con una operazione illecita, nella sostanza truffaldina, a partire dalla data prescritta per il lancio dell’euro (1.1.1999), avevano sostituito la disciplina giuridica posta dal Trattato sull’Unione (Maastricht) a base della nuova moneta, l’euro, con una diversa, anzi opposta, quella del reg. 1466/97. Sintetizzo, in un modo che spero risulti sufficientemente chiaro, la differenza tra le due discipline. Il Tue, con una clausola giuridicamente qualificabile come “essenziale”, vincolava il sistema a un obiettivo preciso, quello di realizzare uno sviluppo “sostenibile, armonioso, non inflazionistico e che rispetti l’ambiente”, che garantisse anche “un elevato livello di occupazione e di protezione sociale” (art. 2 Tue). La crescita era la controprestazione dell’Unione a fronte della rinuncia all’esercizio della propria sovranità cui gli stati si assoggettavano con l’adesione all’euro. Il compito di realizzare l’obiettivo è stato affidato dal Tue (Maastricht) agli stati membri. Vi avrebbero provveduto, nell’interesse proprio e insieme dell’Unione, avvalendosi di due specifici poteri.
 
Avrebbero perseguito ciascuno una propria “politica economica”, il cui oggetto si sarebbe esteso a tutti gli aspetti della convivenza, anche quelli economici, non dipendenti dalla disciplina della moneta. L’Unione si sarebbe limitata a coordinare gli stati con direttive di massima. Distintamente veniva garantito agli stati, nel settore specifico della moneta, un secondo potere, quello di indebitarsi entro limiti indicati che avrebbero evitato che la crescita assumesse carattere inflazionistico. Al regolamento 1466/97, hanno fatto seguito due regolamenti, il n. 1055/2005 e il n. 1175/2011. Entrambi si sono collocati nel solco del primo, aggravandone la disciplina. Le date mi fanno ipotizzare che Lei abbia concorso alla deliberazione sia della proposta, che della adozione del secondo come del terzo regolamento, assumendone la corresponsabilità. Negli stessi anni in cui i regolamenti del 2005 e del 2011 si aggiungevano al primo, al Tue (Maastricht) subentravano i Trattati di Amsterdam e di Lisbona, quest’ultimo in vigore dal 1° dicembre 2009. Il secondo e il terzo Trattato riproducono testualmente, per la parte che interessa, le disposizioni del Tue.
 
Non le sembra assurdo che, nonostante l’entrata in vigore dei nuovi Trattati, la Commissione, di cui Lei fa parte ormai da dieci anni con responsabilità crescenti, abbia persistito nell’applicare i regolamenti orientati in una direzione del tutto opposta? Poiché al 1.1.1999 la condizione di un bilancio in pareggio era presente solo in qualcuno dei paesi membri, forse soltanto in uno, doveva essere chiaro che per tutti gli altri il risultato del pareggio avrebbe potuto essere realizzato solo se fosse stato ammesso l’impiego degli strumenti indispensabili. In concreto i poteri attribuiti dal Tue agli stati.
 
L’obbligo generalizzato del pareggio del bilancio li aveva invece soppressi. Era prevedibile che dai tre regolamenti sarebbe derivata non crescita, ma depressione. I dati statistici, univoci e impietosi, lo confermano. Nelle classifiche delle economie che sono cresciute meno fino al decennio dal 1990 al 2000 non era presente nessuno degli stati Ue. Nel decennio posteriore al vincolo della parità del bilancio, dal 2000 al 2010, nella graduatoria dei 35 peggiori, figurano l’Italia al terzo posto, la Germania al decimo, la Francia al quattordicesimo, più altri 10 paesi euro. Si deduce che il fattore depressivo che attanaglia l’Eurozona e più in generale l’Unione deve essersi prodotto tra il 1999 e il 2000. Se ne trova uno solo, il vincolo del pareggio del bilancio, imposto con regola generale agli stati dell’euro. È questo il fattore comune della quindicennale depressione dei paesi europei. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Una depressione generalizzata e progressiva, disoccupazione, imprese costrette a cessare l’attività, caduta della domanda, deperimento del territorio e dei beni culturali e ambientali, senso di impotenza, inefficienza delle istituzioni, spazi crescenti di corruzione e di illiceità. E tanto altro.
 
Sono persuaso che i titolari degli organi che hanno realizzato l’operazione surrettizia di sostituzione della disciplina del regolamento a quella dettata per l’euro dal Tue (Maastricht) non fossero consapevoli delle conseguenze che si sarebbero prodotte. Di queste una è tra tutte la più grave e nello stesso tempo la più ignorata. Con l’eliminazione di ogni potere degli stati in materia monetaria ed economica i regolamenti hanno eliminato le condizioni della “democrazia” la cui base è costituita dal potere periodico di voto con il quale i cittadini influiscono sugli indirizzi che il governo adotterà, ai cui effetti gli stessi cittadini saranno assoggettati. Non si può influire sui governi se i governi sono stati privati della titolarità di qualsiasi potere. I governanti dei paesi membri che accedessero alla applicazione del regime instaurato con i regolamenti, in sostituzione di quelli contemplati dai Trattati debitamente ratificati, potrebbero, loro malgrado, trovarsi coinvolti in processi nazionali per attentato alla Costituzione. La responsabilità si estenderebbe ai Commissari europei.

Il rigorismo che perpetua il golpe dell’euro. Anche nelle condizioni di progressiva e generalizzata depressione, nella conformazione determinata dalla surrettizia applicazione dei regolamenti, i titolari di responsabilità nell’Unione e negli stati membri restano assoggettati alle condotte imposte, senza potersene discostare. Col tempo si formano usi applicativi. Ma il dato formale è decisivo. Se vige una fonte di rango superiore è a questa che bisogna attenersi. E’ un dovere assoluto, specie nel caso in cui l’applicazione corretta dei Trattati sia l’unico mezzo per uscire dalla gabbia in cui si è rinchiusi, per tornare al regime di libertà umana, di progresso e di democrazia in funzione del quale i Trattati sono stati stipulati. L’autore delle singole condotte, in caso di violazione dei Trattati, ne assume interamente la responsabilità. Secondo le notizie pubblicate, Lei avrebbe fatto riferimento a un tetto del 3 per cento nell’indebitamento, alla necessità di rispettare annualmente l’equilibrio del bilancio, all’obbligo di introdurre misure “strutturali”. Nessuno di questi adempimenti è previsto dal Trattato di Lisbona in vigore dal 1° dicembre 2009. L’art. 126 Tfue, nel n. 2, lett. a), secondo alinea, dispone che si può andare oltre il 3 per cento nell’indebitamento se il superamento “sia solo eccezionale o temporaneo”. L’“eccezionalità” e la connessa temporaneità sussistono quando il superamento sia dovuto a “eventi al di fuori del controllo dello stato membro”.

Nel nostro caso l’evento è identificabile nell’obbligo del pareggio del bilancio imposto a tutti gli stati membri, al quale è stato aggiunto l’obbligo di attenersi al programma approvato dalla Commissione distintamente per ciascuno stato. Nell’art. 126 Tfue non si rinviene una qualsiasi clausola che, in modo diretto o indiretto, possa addursi a sostegno della pretesa di impartire istruzioni specifiche agli stati. E quanto alle strutture, nell’art. 126 Tfue non ve ne è alcun cenno, né diretto né indiretto. È disposto Lei ad assumersi la responsabilità di comportamenti illeciti cui si connettono gravi responsabilità? Una esposizione completa del quadro istituzionale europeo è contenuta nel “Saggio di verità sull’Europa e sull’euro”, inserito nel mio sito e riprodotto per intero, per sua autonoma iniziativa, sul Foglio, quotidiano che ospita oggi questa mia. La mia lunga esperienza accademica, professionale, politica, mi induce a suggerirle di assoggettare le considerazioni che le ho esposto e le conclusioni del saggio a un critica severa. Sono a disposizione, sua e dei suoi uffici, per qualsiasi delucidazione. La mia responsabilità è diversa, ma forse non inferiore alla sua. Se venisse dimostrato che le riflessioni e le conclusioni che ne traggo sono erronee per incompletezza o per inesattezza dei dati statistici o documentali o per illogicità nell’argomentazione, ne darei pubblicamente atto, in modo immediato. È la sanzione massima che può imporsi a un antico e, se posso permettermi di aggiungere, rispettato accademico. Mi auguro di avere occasione di conoscerla di persona. Con cordialità e auguri di buon lavoro!

Come dicevo, chi sia Giuseppe Guarino lo sanno in molti e, inoltre, c’è la solita Wikipedia. In pochi, viceversa, ritengo (e qui spero ci sia la peculiarità di Leo Rugens), ricorderanno la pagina (La guerra civile, BUR pag. 126) che un’altra “fonte” attendibile (Giovanni Pellegrino) dedica a Giuseppe Guarino:

guerra civile

Perché un uomo della statura (in realtà, il professore, è piuttosto basso) di Guarino, appartenente alla élite tecnocratica “internazionale”, decide, oggi, di rompere il silenzio? Questo “agire”, è il segnale di una misura colma e di una deriva di grave pericolo? La battaglia per gli Stati Uniti d’Europa è solo all’inizio.

Leo Rugens

milano-formazione

Questo vi ho scritto, evidentemente inutilmente, il 9 dicembre 2013, dal momento che ancora vi stanno rifilando al massimo un ex bel tenebroso come Cottarelli, tosatore cresciuto al Fondo Monetario Internazionale, altra istituzione come sopra. e lo fanno mentre vi fanno credere che signori per bene, dei ragionieri prudenti, decidono di investire o disinvestire in Italia a prescindere da quanto decida Mario Draghi che, invece, è lui che fa ballare lo spread e le borse.

Che si siano persi anni preziosi (certamente gli ultimi cinque) senza studiare gli scenari possibili e le contromisure al contrasto che non si poteva non prefigurare, ormai è certo.

Vediamo di non perseverare. Se si decide di permanere nell’errore di eburnea ignoranza o nel circondarsi di pessimi consiglieri o di collaboratori notoriamente allevati nelle fucine dei satanassi, meglio passare direttamente dalla parte dei diabolico. Sempre se ancora vi volesse.

Oreste Grani/Leo Rugens