Una recentissima e significativa omelia di Giancarlo Elia Valori

Elia Valori

Questo marginale e ininfluente blog non è certamente considerabile tenero o seduttivo nei confronti di una personalità complessa, ciclicamente in difficoltà ma ancora di grande potere “terreno” quale è quella di Giancarlo Elia Valori. E lo si è visto quanto potente e suggestivo anche in occasione della recente formazione del Governo M5S+Lega +altri.

Qualche volta abbiamo interrotto la somma dei nostri giudizi critici per dare atto a GEV di una intellettualità (e competenza geopolitica) che pochissimi hanno in questa nostra Italietta, per il resto senza qualità e personalità all’altezza della fase insorgente.

Di questa qualità gli abbiamo dato atto nel post del 9 ottobre 2014 che trovate in calce.

Oggi pubblichiamo integralmente l’articolo comparso ieri, 8 giugno 2018, sul periodico telematico Formiche. Una omelia (come la definisce, con una sfumatura di contenuta ironia, un amico che la segnala alla redazione) di cui tenere conto.

Per ciò che in semplice automatismo mnemonico ci evoca lo scritto di GEV, vi rifiliamo il nostro post del 14 marzo 2014 non perché abbia un’attinenza stretta e di facile abbinamento con il tema trattato dallo stratega cattomassonico ma per un nostro “contorto” piacere narcisistico a ricordare e a trattare le informazioni.

Sapendo quello che scriviamo.

Oreste Grani/Leo Rugens

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MENTRE PAPA FRANCESCO CHIEDE DI PREGARE PER LUI, IO RICHIAMO ALLA MEMORIA COLLETTIVA CIRCOSTANZE CHE RIGUARDANO IL RAPPORTO TRA CHIESA E MASSONERIA

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Si avvicinano le elezioni europee (25 maggio 2014) e, come promesso, provo a dare il mio contributo alla comprensione delle complessità che stazionano e si addensano intorno alle relazioni che intercorrono tra Italia, Francia, Inghilterra, Germania e, ultimo ma non ultimo, il Vaticano. La chiave che utilizzerò è quella di fornire, con imprecisioni di cui mi scuso anticipatamente, alcuni spunti di riflessione su di una materia, la Massoneria, di cui si parla, a volte, a  sproposito e, viceversa, altre volte, si tace troppo. Ho deciso di affidare alla rete alcuni nomi  di studiosi e di circostanze storiche che possono risultare utili alla comprensione di questa fase politicamente troppo convulsa e nel momento in cui, uno dei blog politici più seguiti al Mondo (quello di Giuseppe Grillo) dopo averlo fatto più volte negli ultimi mesi, denuncia le trame in corso nel sottoterra italiano, attribuendole, genericamente, alla Massoneria e a dei loschi figuri quali ad esempio Denis Verdini. Grillo, impropriamente, lo fa appellandoli quali massoni.

Come i lettori di Leo Rugens (quattro gatti rispetto ai numeri assoluti che seguono Giuseppe Grillo e il M5S) sanno, siamo stati fra i primi (se non i primi) a indicare in uno pseudo massone come Denis Verdini, uno dei burattinai del querulo Matteo Renzi. Abbiamo, sicuramente per primi, indicato nel catto-massoneGiancarlo Elia Valori un’altro degli “spingitori da dietro” del brillante imbonitore Matteo Renzi. Questo è l’argomento del giorno e di questo post: quali sono (se ci sono) i legami, culturali e d’affari, tra la Chiesa Romana e le varie Logge massoniche. Denis Verdini e Giancarlo Elia Valori sono ciò che sono ma, non sono dei “massoni”.

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Lascio sull’argomento, nell’amica rete, questi brandelli di verità nelle ore in cui Papa Bergoglio (che sa quanto da questo momento in poi sarà difficile essere chiamato “Francesco” se non riuscisse a compiere scelte coerenti con tale nome) si prepara, metaforicamente, a spogliarsi di troppi orpelli che la Chiesa ha accumulato iniziando un cammino che a nessuno è dato di sapere dove potrebbe andare a concludersi. Per questo il Papa ha chiesto di pregare per Lui. Sono ore veramente difficili e la sua solitudine si percepisce attraverso i muri del convento in cui è riunito con la Curia che potrebbe, pericolosamente, risultare ostile alle sue decisioni. L’antefatto alla fase, è lontano e, al tempo stesso, vicinissimo visti i tempi “decisionali” della Chiesa e della Massoneria.

Utilizzo un brano preso da un testo scritto dall’antropologa Ida Magli e dedicato proprio all’Europa o, meglio, a “La dittatura europea” come l’anziana studiosa intitola uno dei suoi ultimi libri: «Il filo concreto di congiunzione fra il modernismo e la riforma conciliare, la si può intravedere fra i Filippini della Chiesa nuova, in particolare il padre Paolo Caresana, superiore generale della Congregazione, famosissimo in tutta Roma per l’eccezionale fascino della sua personalità, severa e accogliente al tempo stesso, eGiovanni  Battista Montini, futuro papa Paolo VI, di cui era il confessore e la guida spirituale (indizio n°1). Se, come sembra, sia Roncalli (indizio n°2) sia Montini furono favorevoli al modernismo, molte delle novità del Concilio in fatto di liturgia, di reinterpretazione della Bibbia in senso ebraico, di apertura ai laici, di ecumenismo, troverebbero proprio nel modernismo il loro antecedente. Questo filo di congiunzione includeva anche la massoneria?”»

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«… È sicuro che Roncalli ebbe rapporti di simpatia e di amicizia con importanti personaggi della massoneria francese, soprattutto nel periodo nel quale è stato nunzio apostolico in Francia. Il barone Yves Marie Antoine Marsaudon (indizio n°3), per esempio, Gran Maestro della Loggia di Francia, fu amico di Roncalli, lasciandosene anche guidare in alcune decisioni riguardanti la propria attività politica. In un suo libro proprio dedicato alla memoria dei papi Roncalli e Montini, auspica, secondo i principi di base della Massoneria, la libertà di religione in tutto il mondo e si rallegra che tale rivoluzione si sia estesa ovunque, tanto da giungere fin sotto la cupola di San Pietro.»

Scrive, inoltre sempre Ida Magli: «Per quanto riguarda papa Montini, invece se non era massone come appartenenza formale, lo era intellettualmente e spiritualmente in quanto condivideva il tema dell’interdipendenza di tutti i popoli tra loro, e di conseguenza auspicava l’avvento di un Governo mondiale». Idee proclamate con solennità a New York il 4 ottobre 1965 al convegno organizzato per celebrare il ventennale dell’ONU, e per le quali gli venne conferito il titolo massonico di “cittadino del Mondo”. «… La questione che ci interessa in questo momento non è la filosofia massonica, sulla quale ci soffermeremo in modo più approfondito in un altro capitolo del libro, ma il fatto che, se anche accantonassimo le notizie più o meno certe sulla presenza di personaggi massonici interni alla Chiesa in generale, e al Vaticano in particolare, e ci limitassimo a mettere al loro posto le tessere del puzzle che stiamo tentando di delineare, finiremmo inevitabilmente con l’accorgerci che combaciano. L’ecumenismo è il nome ecclesiastico della mondializzazione; l’integrazione delle religioni è già a buon punto e rappresenta addirittura una delle «virtù» dell’Ue, dichiaratamente in vista di quella che, come tutti i capi affermano ogni giorno, è la «inevitabile» globalizzazione. Infine, se si lasciano sbiadire il più possibile le differenze fra Cristianesimo, Ebraismo e Islamismo, rimane in vigore un comune Dio creatore che può benissimo portare il nome massonico di «Architetto». Fin qui, Ida Magli.

Papato Francesco

Io, prima di riprendere il percorso degli indizi, aggiungo che il 4 di ottobre, è la festa di S. Francesco d’Assisi e che soltanto Francesco d’Assisi, nei duemila anni di storia cristiana, ha intuito (forse più che capito) che Gesù non ha fondato la Chiesa. Francesco, infatti non ha voluto diventare “sacerdote”e la “tonsura ” gli fu imposta dal Papa. Francesco d’Assisi era un poeta, un poeta italiano, vicinissimo allo spirito di quel gran poeta che (passatemi l’espressione) fu Gesù. Passiamo al 4° indizio: padre Paolo Siano e quanto lascia nel web a disposizione di chi volesse capire di cosa si parla quando qualcuno mette in relazione la Chiesa di Roma con la Massoneria.

Per i più pigri, riporto io stesso alcuni brani e vi invito a leggeri, pena continuare a capire poco di Papa Francesco, dei francesi che continuano a fare i padroni a casa nostra, di perché denuncio la pochezza dei “massoncini” che si aggirano al di qua e al di la del portone di S. Anna, di perché non è opportuno confondere quel criminale di Licio Gelli con la Massoneria, tanto meno Gustavo Raffi, tanto menoStefano Bisi, l’ultimo degli arrivati. In tutti i sensi.

Leo Rugens

Trinità

I Massoni interpretano il Concilio Vaticano II

3.4. L’”equilibrio” ed il “cattolicesimo” tradizionale ed esoterico di Jean Tourniac (GLNF)

Nel libro Symbolisme Magonnique et Tradition Chrétienne (19651, 19932), Jean Tourniac sorprende e ammalia il lettore cattolico con la sue numerose citazioni di Sacra Scrittura, Patristica, letteratura cristiana medievale (es. Divina Commedia) e contemporanea, testi della Liturgia Cattolica, Teologia dogmatica ed eucaristica, Storia e Magistero della Chiesa… Tourniac: dichiara filiale sottomissione a Papa Paolo VI (1965); scrive ammirato di Papa Montini e di Giovanni Paolo II e del loro Magistero; difende il Vaticano II; denuncia i pericoli del progressismo, o modernismo, e del tradizionalismo postconciliare in campo dottrinale e liturgico; difende la Tradizione ed il sano progresso come insegnato da Paolo VI e Giovanni Paolo II; elogia il giudeo-cristianesimo…(221)
In realtà Tourniac non è un vero cattolico e la “Tradizione” a cui è legato è quella esoterica, in generale, e guènoniana, in particolare. Tourniac è un massone, esoterista e discepolo di Rene Guénon. Per Tourniac c’è compatibilita tra Cristianesimo (Chiesa di Roma) e Massoneria. Anzi, la Massoneria – secondo Tourniac – porterebbe il Cristianesimo al suo compimento. L’esoterismo racchiuderebbe Antica e Nuova Alleanza… La Massoneria – spiega Tourniac – pratica (nella English Craft Masonry e Royal Aron) riti che attuano: morte iniziatica, discesa alchemica agli Inferisuperamento dello stato umano, Illuminazione divina… Poi negli Alti Gradi Templari, la Massoneria regolare e tradizionale collega l’Adepto al Sacerdozio primordiale e sovraconfessionale di Melkisedek… La Massoneria porta dunque il Verbo-Cristo…(222) La magia rituale massonica risalta chiaramente dagli scritti (sopra citati) di Tourniac, il quale da buon massone tenta la conciliazionedi tutti gli opposti («l’unità dei contari», «coincidenza degli opposti», inclusi: divino-demoniaco, vita-morte…), che dal punto di visto esoterico-massonico, si realizzerebbe in Dio, l’Uno-Immutabile…(223)3.5. Altre voci di massoni esteri

Con lettera datata 26 maggio 1962, i vertici della Massoneria del Grande Oriente di Haiti indirizzano alla Commissione Centrale Preparatoria del Concilio una supplica da sottoporre a Papa Giovanni XXIII. Pierre Armand (Gran Maestro), Félix Hilaire (1o Gran Maestro Aggiunto), Leon Lamothe (2o Gran Maestro Aggiunto), Albert Dominique (Gran Segretario) sottolineano che la Massoneria haitiana, nel solco della Gran Loggia Unita d’Inghilterra, non ha mai cospirato contro la Chiesa, ma ha sempre professato princìpi religiosi e vuole il bene dell’uomo. Pertanto il Grande Oriente haitiano auspica che Massoneria e Chiesa si uniscano contro le tenebre del materialismo e chiede l’abolizione della scomunica antimassonica prevista dal can. 2335 (CIC 1917). Comunque i suddetti massoni si mostrano già convinti che la loro Obbedienza massonica non cada sotto la pena comminata da quel canone (ma allora che senso ha quella supplica?). Inoltre, abilmente, dichiarano che se la Santa Sede nutrisse dubbi sulla loro lealtà, si potrebbe concedere ai Vescovi locali di pronunziarsi sulla situazione della Massoneria nel loro Paese, con eventuale riserva della ratifica papale (224).
Vari massoni hanno rimpianto la morte di Giovanni XXIII come di colui che ha indetto il Concilio e avviato il clima di dialogo e di ottimismo “pastorale”. Altrettanto rimpianto, da vari ambienti massonici, è stato anche Paolo VI. Tutto ciò è sintomatico del tipo di ermeneutica con cui ambienti massonici “regolari” e “irregolari” hanno letto il Concilio.
In data 4 giugno 1963 (un giorno dopo il decesso di Papa Roncalli), il Gran Maestro della GLNF, Ernst Van Haecke, invia un “toccante” telegramma di cordoglio al Card. Eugène Tisserant, Decano del Collegio Cardinalizio. Anche la Gran Loggia di Francia ha espresso cordoglio per la morte di Giovanni XXIII come «capo spirituale» che ha dato esempio mirabile di «tolleranza» (226).
Invece il Grande Oriente di Francia ha rifiutato di rilasciar interviste alla stampa, dato che – precisano i massoni del GOdF -«un Papa – fosse pure Giovanni XXIII – resta solidale con l’azione dogmatica della Chiesa Cattolica e Romana» (227).
Con lettera datata Buenos Aires, 1 dicembre 1963, acclusa al suo libro Jesuitas y Masones (1963), l’autore, Tohotom Nagy, ex gesuita ungherese e massone argentino, rivolge un appello a Paolo VI. Nagy trova che la tolleranza religiosa difesa da Giovanni XXIII nell’enciclica Pacem in terris, conviene con la Massoneria. Inoltre Nagy si appiglia all’atteggiamento ecumenico della Chiesa nei confronti dei protestanti per invocare un cambiamento di rotta della Chiesa nei confronti della Massoneria, giacché molti massoni sono ben disposti e molti sono i cattolici in Massoneria… Nagy osserva che i protestanti non condannano la Massoneria ma anzi molti dei loro Pastori conducono vita massonica e svolgono bene la loro funzione nella comunità protestante… Pertanto Nagy implora dal Papa la paterna rimozione della scomunica antimassonica, affinchè Chiesa e Massoneria possano insieme fronteggiare il pericolo dell’incredulità…(228)
In una conferenza stampa del giugno 1973, l’allora Gran Maestro della Grande Loge de France, Richard Dupuy, ha dichiarato che, «grazie specialmente a quell’uomo straordinario che fu Giovanni XXIII» (229), si è approdati alla soppressione della nozione antimassonica di «scomunica sistematica». Tuttavia, dopo qualche anno (1975), Dupuy pubblica il libro La fai d’un franc-macon in cui dimostra che, di fatto, la Massoneria professa un autentico soggettivismo e relativismo religioso (230).
Nel 1968 l’editrice Beauchesne di Parigi pubblica un libro-colloquio del gesuita p. Michel Riquet e del massone Jean Baylot, alto dignitario della Grande Loge Nationale Francaise. Come tanti dialoghi postconciliari catto-massonici, anche quello è un dialogo all’insegna della superficialità; infatti non viene approfondito il tema dell’esoterismo massonico coltivato in un’Obbedienza che presume d’essere religiosa, tradizionale e filo-cattolica, come la GLNF.
Riquet e Baylot postulano la pacificazione tra Chiesa e Massoneria regolare, ammantandosi, a tal fine, dello spirito dialogico inaugurato dal Concilio Vaticano II. Baylot è soddisfatto dell’atteggiamento ecumenico della Chiesa e rivela che ci sono massoni che sperano, sulla scia del movimento post-conciliare («a l’occasion de ce mouvement post-conciliaire»), la revisione delle condanne ecclesiastiche antimassoniche (231).
Nel 1968, in una conferenza a Maestri Massoni inglesi, il Fr. Harry Carr, celebre studioso di ritualità e simbolismo massonico, ha sottolineato la grande apertura della Chiesa inaugurata con il Vaticano II auspicando un ponte tra Chiesa e Massoneria. Uno degli uditori ha fatto notare che nella libreria cattolica di Westminster Cathedral erano ancora venduti opuscoli antimassonici… Carr appurò la cosa, ebbe vari incontri con il Card. Heenan (232) che – purtroppo – lo assecondò. Infatti nel 1968 la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles presenta alla Congregazione per la Dottrina della Fede un rapporto favorevole all’appartenenza di un cattolico alla Massoneria .
Il Cardinale Franjo Seper, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, invia lettera datata 28 febbraio 1968 ai Presidenti delle Conferenze Episcopali perché raccolgano informazioni sulla Massoneria locale e sull’atteggiamento di questa verso la Chiesa Cattolica.
Delle 11 conferenze episcopali europee, tutte, eccetto quella spagnola, rispondono alla lettera di Seper (del 26.2.1968) chiedendo una revisione della posizione della Chiesa nei confronti della Massoneria e quindi auspicano un dialogo tra Chiesa e Logge Massoniche. Ecco alcuni di quei prelati favorevoli alla Massoneria:
– il Cardinale olandese Alfrink, secondo il quale la Massoneria è un arte che intende migliorare l’uomo dal punto di vista etico e spirituale;
– il Cardinale Heenan di Westminster (Inghilterra), a favore della doppia appartenenza cattolico-massonica;
– il Cardinale Dòpfner (Repubblica Federale Tedesca) scriveva che la Massoneria non era una società segreta, ma segreti restavano solo i rituali e segni di riconoscimento tra massoni… La scomunica ai massoni non tiene affatto lontani i cattolici dalle logge… La Conferenza Episcopale Tedesca ritiene opportuno l’abolizione della scomunica ai massoni…(234)
Alla morte di Paolo VI, telegrammi di cordoglio sono stati indirizzati dal Gran Maestro Aggiunto del Grande Oriente di Spagna al Nunzio Apostolico e al Presidente della Conferenza Episcopale Spagnola. Inoltre anche il Sovrano Gran Commendatore del Supremo Consiglio del 33o grado RSAA per la Spagna (Julian Calvo 33o) ha espresso, da parte sua e della Massoneria spagnola, il dolore «per la morte di Paolo VI, papa del dubbio, dell’umanità e della speranza» (235).
Nel 1966, il rabbino ebreo e massone William F. Rosenblum, 33o, Gran Cappellano della Gran Loggia dello Stato di New York (USA), dichiara che con il Concilio Vaticano II è giunto il tempo per la Chiesa di abolire le censure antimassoniche. Rosenblum 33o afferma che la Massoneria, come la Chiesa Cattolica, insegna la fede in Dio e il diritto di ogni uomo alla libertà… Secondo Rosenblum 33o i Cattolici possono essere buoni Massoni e i Massoni possono essere buoni Cattolici (236).
Negli Anni 70, il periodo post-conciliare più “aureo” per la Massoneria, il Sovrano dei “33” americani del Supremo Consiglio RSAA – Giurisdizione Sud, Henry C. Clausen 33o si è rallegrato del fatto che:
«molti dei nostri amici membri della Chiesa cattolica [..] invitano i capi della loro Chiesa a por fine agli attacchi contro la Massoneria e le attività massoniche. […] In realtà in Vaticano è stato compiuto il primo passo. Ci sono stati incontri e discussioni per abolire i provvedimenti del diritto canonico. È stato affermato che nel “Codex Juris Canonici” le Bolle e i Brevi sono solamente l’espressione di opinioni personali» (237).
Tuttavia, in altri luoghi del suo Commentario ai gradi massonici del RSAA, Clausen ha parole dure e di odio contro il clero cattolico e contro la Chiesa Romana:
– «Il principio di libertà contesta il diritto di dominio del clero sulla massa ignorante. Perciò alcuni oscurantisti retrogradi del clero sono acerrimi nemici dei Massoni […]» (238).
– Nel suo commento al 30° grado del RSAA, Clausen scrive:
«È questo uno dei gradi che contengono un mandato per rendere più umana l’antica lezione della vendetta. II candidato giura, alla solenne presenza della morte, di opporsi con tutte le sue forze al dispotismo dogmatico ed alla tirannia politica. Le capacità richieste per un Kadosch sono rese manifeste ai “Frank Judges”. Infine, per solennizzare la memoria dell’ultimo Gran Maestro dei Cavalieri del Tempio, Jacques de Molay, si pratica un rituale con cui si danno istruzioni per ostacolare tutti i tentativi della Chiesa e dello Stato tendenti ad annientare la libertà dell’uomo, diminuire la sua libertà di pensiero, o avvilire e scuotere la venerazione che egli ha per il supremo potere spirituale da lui liberamente scelto» (239).
– Clausen 33o accusa la Chiesa Cattolica Romana di aver ingiustamente condannato: la Massoneria (sin dal 1738), la separazione tra Chiesa e Stato, la libertà di parola e di pensiero… Clausen contesta la Congregazione per la Dottrina della Fede (ex Sant’Uffizio, ex Inquisizione, osserva Clausen) “colpevole”,  tra l’altro – secondo Clausen -, di aver rifiutato l’apertura alla teologia protestante ribadendo l’esistenza di una sola Chiesa e il dogma dell’infalliblità pontificia (240). Clausen 33o scrive senza mezzi termini: «Noi contestiamo la tirannia ecclesiastica ed il dispotismo spirituale. Se non fosse così, la Massoneria coverebbe all’interno i semi della propria distruzione» (241).
Il massone tedesco Reinhold Dosch si rallegra che con il Vaticano II sia cominciato il dialogo della Chiesa con gli uomini di buona volontà (massoni inclusi!) e quindi il dialogo in vista della riconciliazione tra Chiesa e Loggia. I massoni di lingua tedesca, impegnati nel dialogo postconciliare con alcuni ecclesiastici, hanno disapprovato i successivi pronunciamenti antimassonici dei Vescovi tedeschi (1980) e della Chiesa di Roma (1983). Dosch e i massoni tedeschi sono convinti della perfetta compatibilita tra Chiesa e Loggia… Pertanto le dichiarazioni ecclesiastiche antimassoniche sarebbero – secondo Dosch – semplici opinioni soggettive di Papi, Cardinali, Vescovi…(242) Ma a questo punto dobbiamo dire che soggettive sono piuttosto le dichiarazioni di compatibilita catto-massonica rilasciate di continuo dai massoni (non solo di lingua tedesca) e condivise – di tanto in tanto – da ecclesiastici ingenui, superficiali o conniventi.

3.6. Come alcuni massoni italiani leggono il Concilio Vaticano II

I testi massonici che ho reperito interpretano (e manipolano) il Vaticano II nell’ottica progressista.
II 4 giugno 1963, in occasione della morte di Giovanni XXIII, il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia (COI), Giordano Gamberini rilascia una nota di cordoglio e di elogio sulla figura di Papa Roncalli, definendolo «uomo buono» che ha cercato di colmare il vuoto che la Chiesa in passato ha creato nei confronti della modernità…(243) Altro messaggio di cordoglio, Gamberini lo manda dalle righe della Rivista Massonica (luglio 1978, pp. 289-290) in occasione della morte di Paolo VI. Gamberini elogia Paolo VI come il primo Papa che muore «non in (stato di ostilità coi massoni»…(244)
In un’intervista rilasciata nel 1999 al giornalista e vaticanista de L’Espresso, Sandro Magister, il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, l’Avv. Gustavo Raffi, esprime la sua preferenza per un Papa come Paolo VI rispetto ad uno come Papa Wojtyla: «Paolo VI, l’uomo del dubbio» (245)
Nell’Allocuzione per l’Equinozio d’Autunno 2000, il Gran Maestro Gustavo Raffi dice tra l’altro:
«In questo momento, assistiamo ad un momento di regressione: le grandi conquiste dell’ultimo Concilio Vaticano sono in discussione. Non si opera più la distinzione tra credenti e non credenti, oggi si afferma il primato: si afferma che solo una via è quella della salvezza. Siamo tornati indietro! lo tremo quando trovo uomini di certezza, perché essi sovente ti vogliono salvare l’anima e per raggiungere questo obiettivo magari ti riducono a vittima, sul presupposto che stanno agendo nel tuo interesse. E così ci accorgiamo che, per motivi che possono essere legati anche a quelli che saranno gli assetti dei domani, del dopo Giovanni Paolo II, una parte reazionaria vuole riportare indietro le lancette della storia» (246).
II 19 dicembre 2001, presso la sede del GOI si è tenuta la presentazione di un libro di Giordano Bruno Guerri su Ernesto Bonaiuti, prete modernista presentato dal Guerri (e dai massoni) come anticipatore del Concilio Vaticano II…(247)
Luigi Danesin 33o (Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia – Piazza del Gesù – Palazzo Vitelleschi – GLDI) ha dichiarato in un’intervista:
«Nel nostro seno ci sono fratelli appartenenti a tutte le religioni, ma in special modo cattolici e non la stupirà apprendere che anche alcuni prelati sono Liberi Muratori. Certo, il tema della scomunica resta d’attualità anche se così non dovrebbe essere: il Concilio voluto da papa Roncalli aveva, infatti, esplicitamente affermato che la scomunica contro i massoni non faceva più parte del Codice di diritto Canonico. In seconda battuta è poi venuto qualcuno a dire: sì, ma non importa, la scomunica resta. Vedremo ora cosa accadrà con papa Benedetto XVI» (248).
In verità, il Concilio non ha affermato esplicitamente che la scomunica ai massoni non era più parte del Codice di Diritto Canonico. Danesin erige a “volontà conciliare”, le intenzioni dei massoni e di qualche Padre conciliare liberale
Anche Ernesto Laudicina 33o (GLDI) (249) sostiene la compatibilita tra Massoneria e Chiesa Cattolica rimpiangendo l’epoca conciliare e quella post-conciliare montiniana come il tempo aureo (per la Massoneria!) dell’apertura, del dialogo, del disgelo, della speranza…(250) Eppure, proprio il massone Laudicina 33o, in altri suoi libri, mostra l’oggettiva incompatibilità tra Massoneria e Chiesa. Laudicina 33o illustra l’esoterismo massonico, intrinsecamente ed indelebilmente ispirato alla Cabala ebraica e all’Alchimia esoterica. Laudicina mostra che la ritualità massonica (forma peculiare di magia) pretende di operare nel massone una morte-rinascita iniziatica, una nominazione, una deificazione…Con il 30o grado Kadosh del RSAA, il massone – spiega ancora Laudicina – può ascendere verso ulteriori Stati Superiori dell’Essere, trascendere l’umanità ordinaria fino a poter diventare Uomo Universale unito allo Spirito…(251). Come il Fr. Laudicina, così in genere tanti altri massoni (anche quelli citati in questo mio studio) affermano (a voce o per iscritto) la compatibilita tra Massoneria e Chiesa accusando di ignoranza e di antimassonismo patologico Papi, Vescovi, preti e laici cattolici… Eppure quegli stessi massoni, allorché spiegano in dettaglio riti, simboli ed esoterismo massonico, confermano l’incompatibilità tra Chiesa e Loggia. Ciò non deve sorprendere, in quanto i massoni, alchimisti dello “spirito”, devono lavorare incessantemente a conciliare tutti gli opposti, proprio tutti..

II Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, l’Avv. Gustavo Raffi, è noto per le sue posizioni laicistiche su temi etici e sociali (gay pride, sperimentazione sugli embrioni, caso Eluana Englaro …). Da buon massone non sopporta la benché minima influenza della Chiesa sulla scena socio-politica italiana. A Papa Wojtila e a Papa Ratzinger, Raffi preferisce invece Papa Montini, Paolo VI… Da poco rieletto Gran Maestro (aprile 2009), Raffi dichiara: «”lo sono montiniano. Un papa che non metteva pregiudizialmente davanti a tutto il primato della dottrina”» (253).

A Raffi non piace il Pontificato di Papa Ratzinger e mostra chiaramente di prediligere l’ermeneutica progressista nei riguardi del Concilio Vaticano II: «”Siamo contro i dogmatismi. Preferiamo quel cattolicesimo che fa riferimento al Concilio Vaticano II”» (254).

 


IL CATTO-MASSONE GIANCARLO ELIA VALORI, SCRIVE, SUL MENSILE FORMICHE COSE GIUSTE! CI PESA DIRLO, MA HA RAGIONE

Fulvio Martini

Ecco, io vedrei con estremo favore (la nascita di – ndr) una struttura di interscambio tra la classe politica e l’intelligence che permettesse, oggi, ai Servizi di non compiere i palesi errori che sono stati talvolta ordinati loro (vero, ma è proprio questo che, in Leo Rugens, chiamiamo “attaccare l’asino dove il padrone vuole” – ndr), e alla classe politica di imparare a pensare in termini di intelligence, anche quando manchi l’intelligenza.” Giancarlo Elia Valori.

Sacrosante parole! Questo è il pensiero di un buon patriota, direte voi.

Nel mio caso, si potrebbe non essere d’accordo con questa affermazione dopo aver dedicato tutta una vita a che si arrivasse, un giorno, a poter porre tale tematica al centro del dibattito politico? Certamente che no!  Pur tuttavia, l’amore di Patria, la ragione piegata al bene della Nazione, hanno dei limiti invalicabili. Dopo aver dedicato la vita a mettere a punto la risposta/soluzione a questo tema complesso (materia che, sempre di più, in modo evidente, se non ai Cechi Sordi Muti, dalla rimozione dell’amm. Fulvio Martini, veniva avanti come il problema principe dell’Italia e della sua classe dirigente) non credo giusto, neanche per l’Italia a cui ho giurato, nel 1970, fedeltà, di dimenticare che, proprio Giancarlo Elia Valori, sia uno dei massimi responsabili della condizione in cui versano i “servizi” (anch’io, come lui, sento giusto continuare a chiamarli così e non, ipocritamente, Agenzie) da troppi anni e sicuramente dalla scomparsa del “marinaio” sopra rispettosamente citato. Nel campo in cui ci stiamo intrattenendo, come altre volte abbiamo affermato e scritto, l’attendibilità di una fonte è tutto.

Perché non sembrino, quindi, questioni personali o altro (di questi tempi un’accusa di omofobia ci si mette poco a beccarsela), ribloggo quanto la fonte (attendibile ai massimi livelli) Alberto Statera scriveva di Giancarlo Elia Valori il 10 dicembre 2013: affermazioni gravi da noi tempestivamente pubblicate. Confermiamo, inoltre, tutto il materiale (di cui ovviamente ci riassumiamo la responsabilità) che in questi anni abbiamo messo in rete, in modo specifico dedicato a Valori.

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Aggiungiamo, in fine, un pensiero specifico di Marco Travaglio (simpatico o antipatico che vi sia, il giornalista, è, anche lui, una fonte, altamente attendibile) su Giancarlo Elia Valori: “È venuto il momento, cari lettori, di lasciarvi alla lettura di questo thriller-verità. Un thriller sconvolgente per vari motivi: spiega perché tanti potenti hanno paura del contenuto del cosiddetto «archivio Genchi»: che cosa aveva scoperto e stava per scoprire Luigi de Magistris, e dunque perché non doveva proseguire nelle sue indagini a Catanzaro sulla cosiddetta “Nuova P2”; perché chiunque gli abbia poi dato ragione doveva pagare, come lui, caro e salato; quali fili collegano i politici calabresi con i leader della politica nazionale e della parte più marcia della magistratura e della finanza nazionale, nonché della massoneria. E poi magistrati in contatto con boss della ‘ndrangheta, procuratori che vanno a pranzo con i loro indagati, giudici che vanno a braccetto con avvocati poco prima di scarcerare i loro assistiti, fughe di notizie pilotate per depistare e bloccare indagini o addirittura per favorire la fuga di ‘ndranghetisti stragisti. E poi collegamenti, tanti, forse troppi per non impazzire: collegamenti insospettabili e inaspettati, come quelli che portano al delitto Fortugno e alla strage di Duìsburg, ma anche all’affare Sole, al grande business miliardario delle licenze per i telefonini umts, ai crac Cirio e Parmalat, alle scalate dei furbetti e dei furboni del quartierino all’Antonveneta, alla Bnl e al Corriere della sera, allo scandalo degli spionaggi e dei dossieraggi Telecom-Sismi. Vicende nelle quali, come fantasmi eternamente danzanti, ricicciano fuori personaggi già emersi nelle indagini di Genchi sulle stragi di Capaci e via d’Amelio, cioè sulla sanguinosa nascita della seconda Repubblica. 

Personalmente, oltre ai capitoli su Catanzaro e sul clan Mastella, ho trovato agghiacciante quello sull’ex iscritto alla P2 Giancarlo Elia Valori, poi espulso per indegnità (sic) da Licio Gelli, e tutt’oggi gran collezionista di cariche pubbliche e private e di amicizie a destra come a sinistra, con incredibili entrature nei vertici della politica, della magistratura, della guardia di finanza, dei carabinieri, del Viminale, del salotto buono di Mediobanca ma anche di outsider come i furbetti delle scalate. Valori era il prossimo obiettivo di de Magistris, che fu fermato appena in tempo. I frenetici contatti telefonici di Valori con il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro (sempre lui), anche sui telefoni della moglie e del figlio del magistrato, ma anche con i vari Latorre, Minniti, Cossiga, Ricucci, Geronzi, Benetton, Caltagirone, Cavio, Rovati, con i generali Cretella, Adinolfi e Jannelli delle Fiamme gialle, ma anche con i centralini del Viminale, di Bankitalia e del Vaticano nei giorni cruciali dei processi e delle indagini su umts, Parmalat, Cirio e Unipol dovrebbero imporre l’immediato intervento del Csm. li fatto che Toro, così amico di Valori, non abbia avuto il buon gusto di astenersi dalle indagini su Genchi, di cui non poteva ignorare i risultati, è davvero sconcertante; tanto più che il procuratore non solo è intimo di Valori e, secondo Genchi, ha un figlio nominato consulente del Ministero della Giustizia da Gemente Mastella; ma – sempre secondo gli incroci di Genchi – telefonava spesso al principale indagato delle inchieste di de Magistris: l’onorevole avvocato berlusconiano Giancarlo Pittelli, legale della Torno Internazionale di cui è presidente, indovinate un po’? Ma, lo stesso Giancarlo Elia Valori. Suggerisco a Montolli e a Genchi di fare omaggio de Il caso Genchi a tutti i consiglieri di Palazzo dei Marescialli. Ammesso e non concesso che le notizie riportate nel libro giungano nuove a qualcuno di loro. E che il Csm non voglia continuare a essere, all’infinito, l’acronimo di Ciechi Sordi Muti.” Questo testo è estrapolato dalla prefazione scritta da Travaglio per il libro “Il Caso Genghi”, Aliberti Editore.

In conclusione: è un vero peccato, una vera occasione mancata (?) per il Paese che questi ragionamenti vengano posti, nel momento opportuno (anzi, “è” il momento opportuno), attraverso un’ottima testata, “ragionante e intelligente”, quale è il mensile Formiche (tra i pochissimi luoghi di pensiero strategico che siano sopravvissuti in Italia), diretta dall’intelligente Paolo Messa che ho conosciuto personalmente e che solo le difficoltà in cui “qualcuno” ha voluto far precipitare “Ipazia” – mi sembra che l’amministratore della società, mentre comprava un bar, nel quartiere Prati, a Roma, per centinaia di migliaia di euro proprio facendosi socio con la persona che ci aveva introdotti a Paolo Messa e al mensile di geopolitica “Formiche”, non seppe/volle saldare delle fatture in sospeso, per poche migliaia di euro, per delle inserzioni pubblicitarie acquisite, tempo prima, sulla rivista stessa – mi hanno impedito di continuare a frequentare. Ovviamente se anche lui avesse avuto piacere a farlo. Con un danno (non solo per me) per le attività relazionali attinenti la materia che la fase delicatissima geopolitica che il Paese attraversa, richiederebbero oggi. Più facile sommare scontrini per la vendita di cornetti e cappuccini che vedere dove una relazione coltivata, con pazienza e lungimiranza (e rispetto degli accordi), avrebbe potuto portare. difficile coltivare. Meglio fare cassetto, ogni sera. Questo è il nostro Paese: un bar viene prima della ragion di Stato e, un Giancarlo Elia Valori, se non si sa bene chi sia, può sembrare un vecchio saggio, consulente di direzione, utile a Matteo Renzi e alla Repubblica. Così non è. E ancora una volta, nonostante le affermazioni condivisibili comparse nell’articolo “Ecco perché l’Italia ha bisogno di una nuova cultura dell’Intelligence” a sua firma, è opportuno estrarre dalla realtà ciò che c’è ma non si vede.

Comunque, non mi pesa dirlo, l’articolo non solo dice cose giuste e importanti per il futuro dell’Italia ma è anche scritto molto bene. Ed è questo che, in realtà, determina la mia ostilità invidiosa nei confronti del “vecchio” mascalzone catto-massone. Che fa pure rima.

Oreste Grani/Leo Rugens