Dopo la sconfitta elettorale (M5S e partecipazione) ripartiamo dalle aste

quaderno aste

“Speriamo di essere smentiti dai risultati”…scrivevamo il 18 maggio u.s. in chiusura di un amarissimo post, preveggente come altri in passato abbiamo saputo scrivere.

I risultati elettorali (romani e non) sono stati un vero disastro per il M5S. Non mi annoiate ricordandomi mille e mille cavillosi perché (le amministrative bla bla bla…) in quanto, nella mia testa semplice, il Comune è (doveva essere), viceversa, il cuore del nuovo Stato. Nel localismo, capito e “trattato” in chiave strategica, era riposta gran parte della speranza del cambiamento paradigmatico culturale necessario alla semplificazione/snellimento per ridurre i costi del sistema partendo proprio dai comuni per riorganizzare lo Stato, facilitando l’accesso dei cittadini alla politica.

Dove si è votato (a Roma ancor più che in altre realtà comunali) la lontananza tra cittadini e le istituzioni, viceversa, è aumentata: maggiore apatia e indifferenza (aumenta l’astensione), tutte a vantaggio della conservazione gattopardesca se non di fenomeni di involuzione violenta come quello implicito nella Lega Nazionale. Un caso su tutti (ma lo tratterò a se stante per motivi personali) la pagliacciata recitata a Siena, dove il copione “Perché nulla cambi”, anche questa volta è stato messo in scena (ucciso o non ucciso David Rossi) fino a replicare paro paro (non si arriva a sfidare, neanche in ballottaggio, chi decide la massoneria debba controllare la Fondazione MPS) il risultato (percentuali diverse ma sostanza identica) quello della primavera del 2011: primo il Pd, secondo il Centro Destra, terzo il solito Piccini. In questo caso “non pervenuto” il M5S. Anzi, per evitare che potesse accadere qualcosa di non previsto e prevedibile, negli anni di avvicinamento alla data (si conoscono le date delle elezioni), il  MoVimento deve essere stato manipolato, infiltrato, condizionato. Ma come ho detto scriverò a tempo debito dei contradaioli/massoni e della loro giostra simulante la democrazia.
Non ha nessuna importanza che il PD (ormai un ectoplasma) venga sconfitto al ballottaggio (così accadrà tra 15 giorni!) e che la Lista Civica di Piccini risulti il primo partito votato in città.  Certo che è meglio il colto Pierluigi sindaco della Città dell’inutile Corradi ma se non è zuppa è pan bagnato se le pseudo logge continuano a farla da padroni.

Torniamo alla politica nazionale anche se, come avevo previsto, il Piave, alla fine è passato per Siena (e per Pierluigi Piccini) ma, evidentemente, era scritto che non dovessi gioirne anch’io nella primavera del 2011 nel nome di Ipazia Alessandrina.

L’effetto Raggi (la partecipazione al governo è altro, sia pur cosa grave, gestita come sembra essere in queste prime battute) si riverbera in tutta Italia (l’onda dello tzunami si è infranta sul colle del Campidoglio e sulla assenza assoluta di visone e di ricerca di una identità culturale per la Capitale) e la speranza di una repubblica più giusta e più pulita (in tutti i sensi, monnezza compresa!) si allontana.

Avrei preferito essere smentito. Ma era previsione troppo facile. Ed io comincio ad annoiarmi di gente che ritiene che la speranza (cioè la vita stessa delle persone) sia appannaggio di alcuni, quasi fosse “cosa propria”.

Che suona, volutamente, come “cosa nostra”. Di alcuni, quindi, mentre era di tutti.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S. Rimane solo il ripartire dalle aste che, come si vede, alcuni non sanno cosa siano e come si disegnano.