Al tagliaboschi Salvini eviterei di affidare “innesti di rose”

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Da queste parti siamo per l’integrazione dei saperi, figurarsi se possiamo immaginare un mondo di semplificazioni legate a banali respingimenti, chiusure di porti (che furono pensati e costruiti per far entrare e uscire persone e cose) fobiche assenze di contaminazioni. A noi ci piacciono i mondi meticci e, lasciatelo scrivere in modo allusivo ad un vecchio signore, anche la gioventù meticcia. Nel mio caso, di sesso femminile. Tornado ai saperi vi presento, non scelto a caso, un brano che introduce al lavoro di Alberto Panza che di integrazione di saperi non solo ne capisce e mi piace come ne parla.

Il nuovo orizzonte epistemologico aperto dalle teorie della complessità ha dato ampio rilievo al tema della integrazione dei saperi in chiave multidisciplinare. Esiste una epistemologia della complessità ma non ancora una cultura della complessità: si può constatare in vari ambiti, dall’economia alla politica, la persistente applicazione di logiche di tipo lineare a sistemi complessi. Queste considerazioni investono profondamente il campo della clinica: l’approccio integrato, che segue la prospettiva dei sistemi dinamici, ha avuto un importante sviluppo negli ultimi anni e suggerisce nuove prospettive per l’agire terapeutico. La possibile integrazione di diverse metodiche arricchisce notevolmente le potenzialità del progetto terapeutico, rendendolo modulabile in maniera adeguata alle caratteristiche personali del singolo paziente. Tuttavia, per evitare di finire in un non-luogo teorico, o nell’ipermercato di Babele, bisogna individuare un punto in cui l’integrazione dei saperi abbia luogo. Questo punto di convergenza è lo spazio mentale del terapeuta: occorre pensare il tema dell’integrazione non in astratto, ma in rapporto alla scena su cui si gioca la partita, che è quella della relazione clinica.

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Alberto Panza Psicologo psicoterapeuta di formazione psicoanalitica, affianca all’attività terapeutica la ricerca in un’area transdisciplinare che collega antropologia, psicoanalisi ed estetica. Attualmente è docente dell’Istituto Aretusa di Padova e nei Corsi di Alta Formazione dell’Università di Roma “La Sapienza”. È responsabile del Servizio di Psicologia e Psicoterapia del Centro Italiano di Medicina Integrata (Roma). Dal 1990 collabora, con Salomon Resnik, alle ricerche sui rapporti tra pensiero psicoanalitico e scienze umane presso il Centro Internazionale di Studi Psicodinamici sulla Personalità di Venezia. Ha pubblicato numerosi articoli e saggi. Fra i suoi scritti, alcuni tradotti in varie lingue, ricordiamo: Angoisse narcissique, crise et création chez Mauric (1992), Odilon Redon: esperienza estetica ed ermeneutica psicoanalitica (2002); Pensare il corpo. Itinerari di una avventura ermeneutica (2006); Der Reisende in der Nacht (2008); Corporeità (2009); Mnemosyne. L’iconicità come luogo della memoria nelle arti figurative e in psicoanalisi (2012).

Strauchrose 'Flashlight'  ®      ADR-Rose - Rosa 'Flashlight'  ®  ADR-Rose

Nel patrimonio favolistico tradizionale dei popoli di lingua Bantu esiste un personaggio denominato Ngoma, che incarna la figura tipologica del solutore di enigmi. Posto di fronte alla richiesta di un compito impossibile, costui si dichiarava pronto ad espletarlo purché il richiedente si fosse presentato nel momento esatto che separa il giorno dalla notte, cioè nel momento di transizione tra la non visibilità e la visibilità delle stelle. In un punto del tutto convenzionale, come il segmento temporale indicato da Ngoma, sembra situarsi il limite, la linea di confine tra l’interno e l’esterno dal punto di vista psicologico. Difficile ma paradossalmente più facile che decidere chi deve rimanere fuori e chi ha diritto ad entrare dentro. E parlo dei confini di uno stato, di un continente, del Pianeta.

Comunque eviterei tassativamente di andare dietro a qualunque semplificazione relativa all’enigma “dentro-fuori”. Certamente, non me ne voglia il Ministro di Polizia, per affrontare la materia non mi affiderei ad un tagliaboschi alla Salvini, dovendo trattare “innesti di rose”.

Oreste Grani/Leo Rugens ammiratore del saggio Ngoma