Ma per quale squadra di calcio tifano Bisignani e Giorgetti?

Palla-al-Piede-da-Carcerato-60-cm-Diametro-17-cm-Grigio-0

L’otto giugno 2018, il per bene (fino a prova contraria) neo ministro, pardon, sottosegretario, Giancarlo Giorgetti (Lega fortissimamente Lega) viene avvistato, in conversazione serrata, con il noto pregiudicato Luigi Bisignani, nella Galleria, ex Colonna, oggi Alberto Sordi. Così ci segnalarono persone che raramente si sbagliano e così, incuriositi, pubblicammo la notizia. Niente di illecito, ovviamente, a prendersi un caffè, salvo ovviamente non potersi prendere caffè da quelle parti perché, da mesi, gli stessi bar sotto la Galleria sono chiusi. Fra noi e noi, in realtà, ci chiedevamo che minchia si dovevano dire i due che non si potessero raccontare in due sedi (Palazzo Chigi e Il Tempo, tra l’altro limitrofe) certamente bonificate. Certamente bonificate, si fa per dire, ovviamente. E questo, forse, è il motivo recondito della scelta atipica. i due non si fidano di parlarsi dove sarebbe naturale farlo. Comunque, usciti i primi atti giudiziari relativi alla vicenda dello Stadio della Roma, forse (niente certezze), cominciamo a capire il rizoma e la prudenza: entrambi lor signori, sia pure con ruolo attualmente marginale, sono stati attenzionati dalla polizia giudiziaria e, se abbiamo capito, nei racconti di chi racconta, sono messi in rapporto fra loro di stretta conoscenza e, speriamo, sempre per loro, di niente altro.

piedepallone

Altrimenti se ci fosse altro, sarebbe il luogo comune di due piccioni con una fava. Ma noi, che non amiamo gli stereotipi, vi diciamo che se proprio fava, magica e abbondante, deve esserci, i piccioni sarebbero certamente più di due. Diciamo che l’evento sarebbe miracoloso se, in un solo boccone, ci potessimo liberare di non pochi pipistrelli/vampiri succhiasangue più che di piccioni che sono volatili fastidiosi ma che non fanno poi troppo male. E ripieni sono anche buoni. Lo dico sapendo di suscitare il ribrezzo dei vegani.

Ripubblichiamo le considerazioni del giorno 8 u.s. e rimaniamo in fiduciosa attesa. Ognuno va con la mente e la fantasia dove gli batte il cuore.

Oreste Grani/Leo Rugens


IL NOTO PLURINQUISITO LUIGI BISIGNANI COSA HA DA DIRSI CON IL GIANCARLO GIORGETTI?

galleria a.sordi2

Il Palazzo si è animato, come raramente era successo, intorno ai nomi (sempre quelli comunque) a cui affidare, quali capi di gabinetto, le vere sorti del governo della Cosa Pubblica, cioè la Res Publica, che sarebbe – infine – la Repubblica. Ho scritto “le vere sorti del governo della cosa pubblica” perché è notorio siano i capi di gabinetto che fanno e disfanno, a loro piacimento e secondo una modalità che ricorda in modo pedissequo e inquietante le regole di quello che in altro regime, ad altre latitudini e temperature si chiamava “apparato”.

Per decidere nomi e dosi non si usa l’onesto bilancino dello spacciatore al dettaglio (molti di questi figuri che animano la scena non sono comunque neanche estranei a queste misurazioni viziose) ma un manuale che lungi da essere lo storico e consolidato Cencelli, è più che altro scritto, di momento in momento, in furtivi incontri fra uomini (le donne come si vede anche questa volta contano poco o niente) che si arrogano il diritto, ora che gli esiti/echi del rito elettorale si allontanano, di sentirsi, ancora una volta (forse questa volta potrebbe essere l’ultima in quanto una di troppo) i padroni del vostro destino.

Questo blog, sia pur pienamente consapevole della sua marginalità ed ininfluenza, nel tempo trascorso dalla sua forzata nascita  non ha certo fatto sconti a personaggi quali Luigi Bisignani o Giancarlo Elia Valori. Del primo, anzi, abbiamo detto a chiare lettere che, alla fine, è sempre fuori (anzi, non entra mai) come spesso accade ai turaccioli che di mestiere, oltre che a fare il loro mestiere, fanno anche i ricostruttori/narratori delle loro stesse biricchinate, artatamente costruite per danneggiare la collettività e soprattutto, figure che vivono della combustione dei loro complici in tali comportamenti illeciti. Nulla a che vedere, comunque, con l’agente provocatore e sotto copertura di cui sentite in questi giorni parlare. Figura benemerita ma che non ha nulla a che vedere con la storia pluridecennale di uno come Bisignani. Bisignani è Bisignani. Per come ragioniamo e informiamo, da anni, di Giancarlo Elia Valori, nessuno ci può parlare dietro e ci risulta che siamo saldamente in testa nell’alimentare le fonti aperte. Anche in queste giornate convulse che hanno preceduto la composizione del governo del cambiamento (così lo chiamano e così lo chiamiamo, adeguandoci) i due irriducibili dell’intrigo si sono adoperati per piazzare pedoni e damine. Intendendo maschi e femmine. In questa compagine ministeriale, poche donne e molti uomini.

luigi_bisignani__

 

Maligni, portatori di giudizi stereotipati e omofobi dicono anche altro genere sessuale. Ma a noi che omofobi non siamo, a queste basse insinuazioni siamo poco interessati. In questo momento.

Al fatto invece che, sempre a sentire questi ben informati, poco o niente è cambiato (dicono gli stessi che in realtà il cambiamento c’è stato ed è in peggio) siamo interessati.

Anzi, siamo decisamente addolorati alla sola ipotesi che questi ben informati abbiano ragione. Capite che se a determinare i fenomeni epifanici (la comparsa in quel momento e in quel luogo di quel portatore di doni) ministeriali fossero non criteri meritocratici ma appartenenza a cordate e conventicole guidate da uomini che il Paese ha già visto all’opera ricevendone gravissimo nocumento, ci sarebbe di che allarmarsi, se non incazzarsi. Nessun cambiamento paradigmatico culturale, se così fosse.

Nell’ambito di queste ricostruzioni che tentano di arrivare a spiegare cose che viceversa sarebbero incomprensibili, questi ben informati, ad esempio, mi hanno portato il caso di perché possa avvenire che un ministro, pardon, un sottosegretario, ormai nominato e che ha già giurato nelle mani del Capo dello Stato, senta il bisogno di incontrare un giornalista (questo se vogliamo proprio tenerci gli occhi foderati di prosciutto al massimo è) come Luigi Bisignani  e non per rilasciare interviste. E parlo di Giancarlo Giorgetti, il vecchio e navigatissimo leader della Lega ex Nord.

Un tempo, in un momento di lotta politica accesa quale è quello che dovrebbe connotare l’esordio di un governo, l’avversario politico di turno usando la vecchia interrogazione parlamentare o un pepato articolo di stampa, avrebbe chiesto conto di questo comportamento anomalo. Qualcuno avrebbe chiesto conto al signor ministro delle sue frequentazioni disdicevoli con un noto pregiudicato, persona inoltre ciclicamente sospettata di agire, in combutta con altri pluricondannati, al fine di dare vita a consorterie paramassoniche che difficilmente arrivano ad essere giudicate, anche quando vengono scoperte, per motivi che spero tutti sappiate fanno parte delle abilità dei suddetti paraculi massoni.

giorgetti-675

Di “cosa” e di “chi” si parlano in questi momenti delicatissimi (a quanto è dato di sapere si ragiona nelle sedi opportune di chi debba tenere i rapporti con i Servizi Segreti e se, ai vertici degli stessi, a prescindere dalle recenti conferme e prolungamenti di carriere, si debbano far pervenire altre figure) il Sottosegretario alla presidenza del Consiglio della Repubblica Giorgetti e un losco (non credo sia un reato dare del losco a Luigi Bisignani e, se pure fosse, direi che un bel ‘sti cazzi ci sta) come l’editorialista del Il Tempo?

Io non so se nella sarabanda di indicazioni, scommesse, aggiotaggi in essere che si possono osservare o solo percepire, dentro e fuori Palazzo Chigi, la vocina che mi ha voluto segnalare l’episodio si sia sbagliata, ma nel caso così non fosse, se fossi l’anima profonda (quella di onestà-onestà, Rodotà-Rodotà) della base internettiana del M5S, realtà politica alleata fresca-fresca del presentabile ministro leghista, gli chiederei conto di questi plateali comportamenti. Intendendo che, a meno di non parlare di un vero e proprio abbaglio della mia espertissima vocina, i due si sono incontrati e non per prendere un caffè (i due bar sono ormai da tempo chiusi), ieri, in Galleria Alberto Sordi, certi di poter essere visti ma non di essere intercettati essendo la questione dell’ascolto di un parlamentare vietatissima per legge. Peccato che nessuno, armato di una sensibile e filtrante tecnologia direzionale, li abbia potuti ascoltare. Sempre se si siano realmente incontrati. Sempre se i due avessero qualcosa da dirsi o da decidere.

Scrivere “peccato” non credo sia un reato ma, se lo fosse, ribadisco un bel e stentoreo ‘sti cazzi.   

Oreste Grani/Leo Rugens