Una questione famigliare

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La mamma di Giulio Regeni riconobbe il figlio dalla punta del naso, tanto il resto era disfatto e gonfio, ieri la famiglia della vittima è invitata dal Ministro dell’Interno Salvini a misurarsi da sola con l’Egitto.

Ridurre a questione famigliare la morte per tortura di un cittadino italiano intelligente e per bene equivale a sputare sul cadavere, a disperderne le ossa, a non seppellirne il corpo: è un oltraggio. Soprattutto è un tradimento dei cittadini.

Quando mi espressi in qualità di presidente di Hut8 – Progettare l’invisibile il 21 luglio 2017 nel convegno “Intelligence collettiva – I servizi segreti del mondo” con una relazione dedicata alle interferenze dell’intelligence francese in Italia, elaborata grazie all’esperienza e agli studi di Oreste Grani, dedicai un passaggio a Giulio Regeni, che elevammo a modello di “operatore di intelligence culturale” cui dovrebbero ispirarsi quantomeno tutti coloro i quali siano chiamati a occupare un ruolo nelle istituzioni. Ne ricavai un attacco personale dalle colonne di “Repubblica” a firma di Giuliano Foschini, amplificato da Giuseppe Civati e accompagnato da insulti di sprovveduti cittadini animati dalle migliori intenzioni a difesa della memoria di Regeni.

Oggi i fatti ci danno ragione in merito allo scontro, impari, con i francesi e ci danno ragione circa le intenzioni di chi ritiene onorevole o significativo disonorare la memoria di Regeni derubricandola a questione privata.

Giulio Regeni non è stato investito da una macchina mentre passeggiava per il Cairo da turista; Giulio non è morto dopo un avventuroso rapporto omosessuale; Giulio non ha provocato una rissa in un bar; Giulio non è scivolato dalle scale; Giulio Regeni è stato torturato fino a ricevere un colpo di grazia mediante la torsione del collo dopo avere subito giorni di torture che ne hanno spappolato il corpo.

Immaginiamo le domande che gli aguzzini e gli ufficiali dei servizi egiziani si saranno posti quando hanno capito che Giulio Regeni non nascondeva alcun segreto, non aveva organizzato alcuna rete, non aveva denaro per comprare alcuna informazione. Forse lo sapevano già e allora la morte del giovane doveva diventare una morte esemplare, tesa a colpire il modello di intelligence culturale britannico che le attività del ricercatore incarnavano, destabilizzando di conseguenza anche i rapporti con l’Italia: due piccioni con un morto ammazzato.

Troppo sofisticato per un Foschini capire che cosa stessimo affermando e prefigurando il 21 luglio ma oggi, a pochi passi dal rendere effettivo quel disegno da intelligere tra le parole dell’intervento, possiamo affermare che la piena conferma dei nostri timori e della necessità di una scuola di intelligence culturale sia la presenza a capo del Ministero dell’Interno dell’ennesimo membro di un partito, la Lega, che ha teorizzato se non attentato all’unità nazionale.

Ne prendano atto gli amici del M5S e tutti i cittadini onesti e delusi.

Ringraziamo ancora il cittadino Angelo Tofalo, che il 13 giugno 2018 ha giurato come Sottosegretario alla Difesa e che il 21 luglio del 2017 ci ha invitato a misurarci su un terreno ingombro di professionisti che, tra l’altro, non hanno saputo proteggere la vita di un nostro concittadino né onorarne e difenderne la memoria con la Verità. Siamo certi che con la sua onestà e preparazione saprà farsi onore e rendere un prezioso servigio all’Italia.

 

 

Oreste Grani, Alberto Massari

N. B. L’intelligence culturale non sarà la panacea di tutti i mali, certo è l’unico antidoto possibile contro i nemici dello Stato, i traditori della Repubblica e del voto popolare. Donna/uomo avvisati mezzo salvati.