16 giugno 2018, giornata fausta

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Amici lettori, fissate nella memoria la data odierna per più ordini di motivi e in particolare perché un lettore padovano (che ringrazio con animo libero e forte) ha inviato alla redazione 50,00 euro come libera contribuzione per sostenerne l’ attività editoriale. La cifra graditissima non sarebbe per nessuno al mondo risolutiva ma non per noi che venivamo, in queste ore, da un ragionamento fatto con interlocutori incuriositi da nostro operato che cominciano solo da poco a conoscerci e in particolare su come vogliamo vivere  e per  cosa vogliamo vivere. Grazie ancora gentile e solidale lettore.

Veniamo al post.

Il modello a cui la realtà sembra ispirarsi è noiosamente obsoleto. E con questo, in realtà, intendo dire “pericolosamente” obsoleto. Chi scrive era già in pista, da anni, quando Mario Merlino (quello), a fine 1968, quale prova generale delle provocazioni che furono messe in atto, durante  e dopo  il 12 dicembre del tragico 1969, provò a farlo trovare accusato di aver compiuto attentati contro una caserma della Pubblica Sicurezza (la Polizia di Stato) di via Guido Reni, qui a Roma.

Provò ma non ci riuscì. Provò alleato, consapevole o meno che fosse, con gli ambienti ministeriali che filo-dirigevano quelle frange di estremismo ideologico.

Parlo di ambienti che facevano capo all’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno (quello che poi negli anni è stato semplicisticamente ricordato solo abbinandolo al nome di Umberto Federico D’Amato) e a chi, nelle istituzioni repubblicane, riteneva di poter fare a modo proprio, rimuovendo che lo stipendio dello Stato da diritto a servire e mai a farsi i cazzi propri.

Capisco che leggere di avvenimenti accaduti mezzo secolo addietro può sembrare del tutto inutile perché è senza dubbio cosa difficile trovare qualcosa di comune nell’atteggiamento di fronte alla realtà tra persone che sono vissute in epoche storiche (il termine “epoche storiche” farà rabbrividire gli storici veri) così diverse e quindi con esigenze, problemi, valori, rapporti tra gli uomini profondamente diversi. Mi chiedo a fronte di quanto vediamo accadere in queste ore (più avanti, forse in altri post, mi farò intendere meglio) come sia possibile trovare un filo conduttore, che sia una chiave di lettura, per capire, a partire dal processo storico, il significato contemporaneo di termini quali provocazione, messe in mezzo, interferenze indebite intrecciate con comportamenti realmente legati a fatti corruttivi e di cattivo governo della cosa pubblica?

In sintesi cosa voglia dire conoscere la natura profonda dei fatti e la sua autenticità certificabile?

Siamo in grado di arrivare a dare una interpretazione del termine conoscere legata all’atto di dare una spiegazione degli aspetti della realtà che decidiamo di prendere in considerazione, ovvero che ci interessano.

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Dall’esperienza quotidiana sappiamo che dare una spiegazione è un atto relativo, per niente assoluto: certe spiegazioni convincono alcuni e niente affatto altri. E questo avviene oggi in particolare in presenza della rete che pretende di sapere tutto e di tutto. Le spiegazioni sono legate a premesse, a convenzioni che sono sociali, nel senso più lato del termine, ovvero legate ai rapporti tra gli uomini. In particolare sin dalla scelta degli aspetti della realtà su cui decidiamo di porre la nostra attenzione in realtà stiamo trattando rapporti sociali (se volete chiamarli politici o di potere poco cambia).

Anche se la scelta può essere di uno solo (nel mio caso in accordo con pochi altri), per tanto soggettiva, se vuole essere seguita da una “spiegazione” deve pretendere interlocutori. Ecco perché esistete e di questo vi ringrazio.

Quindi mi soffermo ad affermare che se dobbiamo provare a spiegare qualcosa (e in queste ore da spiegare intorno al MoVimento Pentastellato ci sono molte cose e tutte di natura complessa) dobbiamo usare gli strumenti di comunicazione comuni al gruppo di persone a cui si ritiene di rivolgersi. Tenete conto che quando si immette nel web, la rete delle vostre reti porta, in un istante, lontanissimo il senso di quanto si ha intenzione di affermare. A volte distorcendone il significato. Dall’altra parte il linguaggio che permette di socializzare le spiegazioni viene sempre di più a dipendere dall’atto sociale di misurare quanto si afferma. Voglio dire, fuori da queste considerazioni che – in fin dei conti – faccio più per me stesso che per voi, che vorrei anch’io capire cosa voglia dire affermare da parte di alcuni giornalisti (con altre allocuzioni) che sono tutti uguali e che la speranza affidata al M5S è vanificata da uno che si chiama Luca Alfredo Lanzalone e da Virginia Raggi.

Che nel M5S, per scelta di alcuni, non si fosse favorito (direi che è stato contrastato ogni timido accenno ad altro approccio) alcun processo di reclutamento, selezione, formazione di un ceto politico che dovesse raccogliere l’anelito di speranza per una libertà ritrovata e per la rifondazione di una nuova repubblica democratica, è cosa certa. Si è lavorato dietro ad un paravento rappresentato da meccanismi selettivi affidati alla rete con criteri di cooptazione, spesso a sfondo amicale/sentimentale, privatistica che ricordano banalmente ogni oligarchia che nei secoli dei secoli è comparsa sulla faccia della terra. A questa decisione i padri fondatori devono essere arrivati, pensando disperati che nessun altro approccio sarebbe stato possibile.

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Ma come ormai è sotto gli eventuali occhi onesti di chi ne avesse, questa strada dello spontaneismo sta saldando numeri e situazioni che fra di loro nulla avrebbero dovuto avere a che fare. Ho scritto, sentendo mio dovere farlo che “DA UNA LEGA AD UN’ALTRA: OVVERO VEDIAMO DI NON FARE CAZZATE”. E ora lo ribadisco: che minchia c’entra la gente che si è scoperta versare calde e catartiche lacrime quando Giuseppe Grillo da Genova ha attraversato lo Stretto di Messina a nuoto, con spregiudicati affaristi al potere alimentatisi per decenni di odio xenofobo nei confronti dei terroni? Perché, vedete di non confondervi il cervello sotto l’effetto di queste ore difficili, da decenni, i leghisti sono invischiati in loschi affari di potere, con i berlusconiani, e alcuni di loro, costanti e permanenti, in modo particolare. Quando l’intelligente e lungimirante omaggio alla centralità della Sicilia ha sollevato l’onda alta e forte dello tzunami a cinque stelle, da venti anni esisteva la Lega e operava (ben diretta da menti antitaliane) per danneggiare la bella e fragile Patria, insinuando nel mondo mitteleuropeo, ogni nefandezza sul valore della nostra gente del Sud, usando tutti gli stereotipi e i luoghi comuni che oggi vengono indirizzati contro gli africani. Vediamo di non confondere quattro banalizzazioni sulla complessità dell’andare e del venire delle genti con una statura da statista. Chi scrive ha visto diventare ministro di tutto! Chi scrive e spero anche chi mi legge, si ricorderà quanta gentarella la partitocrazia ha piazzato a fare il ministro perché poi favorisse, da quella posizione, la propria parte. Non è questo il post del lungo elenco di ministri ladri, peracottari, venduti a paesi terzi che si sono sentiti re e regine per una stagione. Senza nominare i sottosegretari. Ma un post lo avrete fatto solo di queste nullità. Qualche rondine non fa primavera  e le eccezioni confermano solo la regola. Di cosa si meraviglia ad esempio uno con strumenti culturali come Massimo Cacciari rispetto ad una signora semplice come Virginia Raggi, quando lui stesso ha conosciuto da vicino l’evoluzione della specie cementiera  – così la chiamerebbe Alberto Statera –  che si compì in laguna sotto il suo governo della città veneta più famosa del Mondo. A Ca’ Farsetti il sindaco filosofo Massimo Cacciari, sempre più filosofo e sempre più annoiato da dover fare il sindaco, si annoiava sbuffando anche perché doveva stare sempre allerta sotto l’assedio quotidiano dei Signori degli appalti.Da tutta Italia.

I cementificatori di tutta Italia rimbalzavano da Palazzo Chigi  alla Laguna nonostante avessero certezza della integrità di Cacciari. Ma era più forte di loro il provarci, l’ordire, il tentare di corrompere. A Venezia un metaforico Mose frangiflutti se lo trovarono davanti insormontabile grazie al fatto che Cacciari aveva strumenti etici e politici per respingerli. Perché era Cacciari. Ma non tutti sono filosofi onesti prestati alla politica. Altri sono solo cittadini onesti. Senza strumenti culturali idonei. I cementificatori ad ondate ci provarono proprio nel momento in cui Cacciari aveva bisogno di mecenatismo per parare il colpo berlusconiano infertogli dal Ministero dei Beni Culturali retto in quegli anni dall’inclito Sandro Bondi (quello): era il 2009 e il ministero concesse a Venezia per la tutela del patrimonio artistico ventimila (diconsi 20.000) euro, cioè l’1 per cento di quanto era necessario. Con gli eredi di personaggetti di questa caratura,  sensibilità culturale, leghisti, forzaitalioti o ciarpame similare che siano, che minchia c’entra il M5S?

E qui ci fermiamo sereni del nostro operato odierno, complice anche il nostro lettore generoso.

Oreste Grani/Leo Rugens