Luca Lanzalone è il simbolo del fallimento della rete e dell’intelligenza collettiva

Schermata 2018-06-17 alle 8.48.27 AM

Alcuni dei più attenti lettori del blog hanno fatto  tesoro di un insegnamento indispensabile nell’investigazione delle faccende umane e che si riassume nella domanda: “chi ha presentato chi“.

Ora si da il caso che persino le più attente e informate orecchie del m5s non sapessero fino a ieri chi, come quando dove e perché Luca Lanzalone fosse spuntato nel m5s. Purtroppo ora lo sappiamo perché è il sindaco di Livorno Filippo Nogarin ad attribuirsi la scelta dello studio del Lanzalone per risolvere anche la questione rifiuti nella città. Se leggerete la straziante confessione di Nogarin in fondo al post, ne coglierete tutta l’onestà, con una sfumatura di coglionaggine: “Al di là dei risvolti processuali, a Roma pare si siano fatti un po’ troppo sedurre dal potere”.

Peggio non può andare.

A meno che Nogarin sia un delinquente, non lo pensiamo, di certo non si è dimostrato all’altezza del delicatissimo compito che gli è stato irresponsabilemente lasciato, ovvero selezionare un avvocato che si interessasse del delicatissimo settore tanto amato dalla malavita organizzata qual è quello dei rifiuti.

Filippo Nogarin è “Laureato in ingegneria aerospaziale all’Università di Pisa, ha lavorato principalmente come project manager, poi anche come riparatore di computer presso Seti Computer. Nel 2013 entra nel consiglio direttivo dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Livorno, poi eletto come tesoriere da cui si dimetterà una volta assunto il ruolo di Sindaco di Livorno” (fonte Wikipedia).

Se a Nogarin i neuroni non mancano né la capacità di rapportarsi alla complessità eppure è evidente che non abbia saputo cogliere nel Lanzalone una attitudine criminale davvero notevole, se, nel giro di nemmeno un paio d’anni lo troviamo agli arresti avendo colto al volo l’occasione che il m5s gli aveva offerto affiancandolo all’inconsapevole Virginia Raggi.

Luca Lanzalone, a leggerne il curriculum, è un avvocato in gambissima, come possono esserlo i Previti, gli Amara, i Robert Allen o i Sammarco, fatte le debitissime distinzioni, certo non è un avvocato da “onestà onestà” o “Rodotà Rodotà” data la facilità di rapportarsi a un Giorgetti o a un Parnasi.

Affermare che il Nogarin, se lui fosse stato, abbia selezionato una volpe a custode del pollaio, inconsapevolmente, purtroppo ne abbiamo la certezza, altrettanto, lo ribadiamo, non è responsabilità di Luigi Di Maio o degli oltre trecento deputati se al moVimento 5 stelle manchi un luogo deputato a selezionare tecnici e consulenti con la capacità di impedire che gli Lanzalone accedano alla cabina di regia. Punto.

Tuttavia è responsabilità di Luigi Di Maio se oggi non si vede all’orizzonte un luogo del genere e se si voglia continuare a sostenere i poteri taumaturgici della rete, la quale, ha ragione Giuseppe Grillo a sostenere che “non perdona”, a patto che la si sappia leggere e interpretare, soprattutto la si voglia leggere e interpretare.

Tanto per fare un esempio, il Lanzalone a soli trentasei anni, anno 2006, viene chiamato a tutelare gli interessi della Banca popolare italiana (oggi BPM) a seguito del fallimento della Popolare di Lodi a opera di Giuseppe Fiorani.

Dal 2006 fino al 2015, anno in cui Nogarin lo chiama a Livorno, del Lanzalone non si sa più nulla; a essere discreti non c’è nulla di male. Può darsi che l’avvocato genovese sia timido o indaffarato o altro; a leggere una intercettazione come quella che riportiamo di seguito direi che la sua attitudine ad agire nell’ombra o sotto la superficie del mare denoti piuttosto una specificità:

(ANSA) – ROMA, 16 GIU – “Gli ho detto, Gianni, vediamo di capirci allora, noi già vi stiamo dando una mano su un milione di cose gratis ed amore dei. Perché vorrei far presente, non ci pensa mai nessuno…però dico….noi abbiamo ricevuto una cosa da una sola persona che si chiama Virginia Raggi e che mi ha nominato nel Cda di Acea”. Lo afferma Luca Lanzalone in una intercettazione presente negli atti dell’indagine parlando con un suo socio. Il riferimento è a Gianni Lemmetti, assessore al Bilancio e Partecipate del Campidoglio che gli avrebbe chiesto un favore.

Godetevi ora un Lanzalone d’annata, in attesa che gli amici del blog vogliano aggiungere qualche nota in proposito; in realtà l’hanno già fatto.

Schermata 2018-06-17 alle 8.47.56 AMSchermata 2018-06-17 alle 8.48.27 AMSchermata 2018-06-17 alle 8.48.55 AMSchermata 2018-06-17 alle 8.49.08 AM

Per non farci mancare nulla, riportiamo anche l’autodafé di Filippo Nogarin, cui continuiamo a voler bene.

Una avvertenza: errare è umano, perseverare diabolico.

Dionisia

Ed il secondo: “Ma quale Grillo & C. Lanzalone è roba mia” FILIPPO NOGARIN – IL SINDACO DI LIVORNO: “SELEZIONAI IO IL SUO STUDIO LEGALE PER RISOLVERE LA GRANA RIFIUTI”

di Paola Zanca Dal 2014 –

Filippo Nogarin, ingegnere aerospaziale 47enne, è stato eletto sindaco di Livorno quattro anni fa con il Movimento 5 Stelle. Non ci dorme da due notti, da quando ha avuto notizia dell’arresto di Luca Lanzalone. È “sbalordito”, “incredulo”. Eppure, il sindaco Cinque Stelle di Livorno, Filippo Nogarin, non cambia idea. Lo stima, quell’avvocato da cui adesso prendono tutti le distanze. E il motivo è molto semplice: “L’ho portato io”. Eccolo, il filo rosso che unisce la carriera del legale genovese e il grande affare dello Stadio della Roma. Che avesse mosso i primi passi a Livorno, era cosa nota. “Ma io non ci sto al racconto per cui ce l’hanno calato dall’alto Grillo o Casaleggio: Lanzalone l’ho scoperto io”. Sindaco Nogarin, ci racconta come è andata? Quando siamo arrivati alla guida della città, nel 2014, ci siamo trovati dall’oggi al domani a dover selezionare una nuova classe dirigente. Non bastava che fossero persone estranee alle altre forze politiche, avevamo la necessità di imprimere un cambio di direzione dell’amministrazione. Non dovevano solo essere libere, ma pure capaci: professionisti in grado di avere un nuovo approccio amministrativo. Da noi ha fatto un lavoro eccellente, mai una caduta di stile: lo stimo tanto. Si faccia giustizia in tribunale, non sui giornali Il banco di prova è stata la grana della municipalizzata dei rifiuti, l’Aamps, sull’orlo del fallimento, che le è costata un’indagine per bancarotta fraudolenta. Eravamo alla ricerca di avvocati, commercialisti, esperti in diritto amministrativo, giuslavoristi che potessero darci il massimo contributo, nel pieno rispetto della legalità. Volevamo aprire una nuova via, la legge sul concordato preventivo in continuità era fresca di approvazione e noi siamo stati i primi ad applicarla. Praticamente abbiamo scritto un nuovo capitolo dei manuali di diritto pubblico. Fu un’idea dello studio Lanzalone? All’epoca (era il 2015, ndr) io e gli assessori Gianni Lemmetti (oggi nella giunta di Virginia Raggi, ndr) e Francesca Martini facemmo una marea di colloqui, una quindicina. Qualcuno vi sponsorizzò l’avvocato genovese? Macché. Ricordo che Lanzalone mi disse che, seppur genovese, non aveva mai visto né conosciuto Grillo né tantomeno Casaleggio. Perché sceglieste lui? Avevano una visione d’insieme molto più completa degli altri. Non dicevano: ‘Si è sempre fatto così’, ma ‘possiamo provare questa via’. Al secondo colloquio chiesi di partecipare anche ai responsabili degli Enti Locali del M5S. All’epoca erano Luigi Di Maio, Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro. Sì. Mai stati presuntuosi, sempre equidistanti. Abbiamo fatto un lavoro enorme insieme. Ma noi siamo stati protagonisti, non spettatori. Nessuno ha mai calato persone dall’alto. In quattro anni, mai una volta ho ricevuto una telefonata da Grillo o da Casaleggio per perorare la causa di qualcuno. Lanzalone vi convince e gli affidate la consulenza. Mi prendo un merito, lo dico con orgoglio. Ci ho riflettuto: io non so né posso avere idea di quello che Lanzalone abbia fatto a Roma, ma so che a Livorno è arrivato dopo una selezione molto importante e ha fatto un lavoro eccellente. Al di là dei risvolti processuali, a Roma pare si siano fatti un po’ troppo sedurre dal potere. Finché ho avuto rapporti con lui, Costantini (socio dello studio legale, ndr) e il loro entourage, sono stati molto corretti, mai una caduta di stile. Non hanno mai travalicato il loro ruolo, pur consapevoli del vantaggio competitivo che potevano avere. Mi colpisce molto che persone di un così alto livello stiano vivendo una situazione così dubbia e discutibile. Avete fatto un errore di valutazione? Continuo a pensare che sia una persona corretta, un grandissimo professionista. Lo stimo veramente tanto. Certo, leggo dalle cronache cose che mi lasciano sbalordito, incredulo. Ma non deve esistere una giustizia sommaria sui media. Si faccia giustizia, ma in tribunale. Ha parlato con il suo ex assessore Lemmetti di quello che è successo a Roma? Per ovvi motivi di tempo, non riusciamo più a sentirci tantissimo. Resta l’affetto e la stima per una persona che ho scoperto io. Anche lui è frutto del mio scouting.

Il Fatto Quotidiano