Quelli erano pronti a tutto pur di non mollare. Pensate che sia cambiato qualcosa?

Leo Rugens-e-la-macchina-del-tempo

Il vostro Paese è un luogo politico dove sono già successe cose come quelle che vi ricordo nel prosieguo di questo post che vi prego di considerare propedeutico a che nessuno si meravigli di quanto, di giorno in giorno, di truffa ai danni dello Stato, in truffa ai danni dello Stato, potrebbe essere scoperto. Voi direte che si sa già tutto e che non vi meraviglierete più di niente.

Intanto vi rinfresco la memoria su come si possono arrivare ad organizzare le cose per fottervi e poi vedremo se con le difficoltà, nazionali e internazionali che aspettano alcuni milioni di voi, il ricordo di quanto sto per scrivere vi rimbalzerà (espressione malavitosa romana) come oggi potreste essere tentati di ritenere accada.

In un appunto sequestrato molti, molti, molti anni addietro (come si raccontano le favole ai bambini prima di farli addormentare solo che quelle che seguono non sono vicende di fantasia) a casa di un signore presidente di tutti i petrolieri italiani dell’epoca, tale Vincenzo Cazzaniga fu trovato un appunto così scritto: “Enel-Bitumoil – Per impedire Enel Importazioni, Esso+Agip hanno venduto a Bitumoil che ha venduto a Enel –  a Bitumoil andava margine che girava“. Sequestrato – dicevo – in casa di Cazzaniga, questo appunto venne trasmesso all’autorità giudiziaria il 4 marzo 1974. Vedete quante cose importanti sono accadute un 4 marzo?  Quest’anno, ad esempio, era sembrato che il M5S avesse vinto le lezioni. Era sembrato, ho scritto.

Ricordiamo e facciamo tesoro dalle modalità di quegli anni e vediamo di apprendere l’arte di pre-vedere e di capire fin dove la corruzione può arrivare a corrompere. La prima cosa che dovete notare che il contenuto (il nome ad esempio della Bitumoil) dell’appunto sequestrato nel 1974 arriva  al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica oltre sei anni (leggasi 6 anni!!!!!) dopo, soltanto quindi nell’autunno del 1980, allorché SI PARLO’ IMPROVVISAMENTE DI UNA TRUFFA ALL’ERARIO DI 2.000 (LEGGESI DUEMILA!!!!!!!!!!) MILIARDI DI LIRE E SI SOSTENNE CHE IL CONTRABBANDO DI PETROLIO AVEVA PROVOCATO UNO SCARTO DEL 20 PER CENTO TRA IL PETROLIO EFFETTIVAMENTE CONSUMATO E LE IMPOSTE PAGATE, CON CONSEGUENTI EFFETTI SUI DATI STATISTICI SUI QUALI VENIVANO IMPOSTATI I PERALTRO MAI REALIZZATI PIANI ENERGETICI!

Avrei dovuto scrivere questa informazione a caratteri macroscopici nella speranza che nessuno più ascolti quei mascalzoni che vi vogliono far credere che siccome qualcuno di autorevole (e autorizzato) fornisce dei dati, quei numeri sono sinceri.

State parlando di un Paese dove questi trucchi e barbatrucchi si fanno da decenni e dove questi scandali (quando vengono scoperti) sono un aspetto strutturale dell’economia della corruzione. Cioè dell’economia del vostro Paese. La cassa da decenni è in mano ciclicamente a malfattori e voi non entrate minimamente nella costruzione del debito pubblico. Questo andazzo è stato possibile esclusivamente  per le disposizioni legislative che l’hanno favorito grazie agli stretti legami tra la classe politica e gli uomini d’affari e per la convivenza di alti funzionari e degli ufficiali della GdF preposti ai controlli. Punto. Il resto sono chiacchiere. Lo “scandalo” (per questo ve ne parlo) era anche noto da anni ai “servizi segreti” che avevano avuto modo di ascoltare telefonate che chiarivano i trucchi e soprattutto perché un ufficiale (all’epoca il col.Aldo Vitali) aveva segnalato la vicenda sin dal 1976. Continuo a fare riferimenti perché capiate dove vado a parare. Anche magistrati di peso minore avevano mosso le loro indagini anche dando ascolto ad una inchiesta giornalistica di un giornale locale (mi sembra di Treviso) a cui forse erano pervenute indiscrezioni frutto di uno scontro all’interno della classe politica. Evidentemente in lite come i malfattori quando devono spartire il bottino. Mi fermo nella ricostruzione e vado con la Macchina del Tempo ad alcuni anni prima sempre trasferendomi nel settore specifico del petrolio. Leggiamo cosa scrive Benito Li Vigni, nel blog di Pino Nicotri, e tratteniamo il fiato, perché stiamo imparando che questi pezzi di sterco di suino non si fermano mai davanti a nulla per non mollare soldi e potere.

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Ieri, come oggi. Figurarsi se passavano la mano! Ragazze e ragazzi, neanche se aveste avuto 10 stelle e il 51% vi avrebbero consegnato il governo della Repubblica. Averlo creduto non solo non vi fa onore ma vi/ci sta mettendo a serio rischio tutti.

Questi hanno sempre ucciso chi provava a non fare quello che ritenevano dovesse essere fatto a loro esclusivo vantaggio. Nel leggere, guardate le date perché nelle future puntate vi porterò negli anni sotto-sotto, prima e dopo, la morte di Aldo Moro e le gesta di Sereno Freato, mascalzone acclarato prima della morte dello statista pugliese, durante la prigionia, dopo la sua scomparsa.

Oreste Grani/Leo Rugens che sta usando il metodo della metafora e delle analogie per provare a farvi reagire.

Comunque la guerra è la guerra e voi dovevate capire che in una guerra feroce si andava, provando a vincere le elezioni.

 

Come abbiamo scritto, alcuni ci hanno dato una mano e li ringraziamo.  Altri, viceversa, sono rimasti indifferenti, pur continuando ad usufruire del nostro servizio.

Evidentemente, e mi riferisco a questi ultimi, ritengono che la richiesta sia un pro forma pleonastico. Così non è. Abbiamo bisogno di segnali di stima (che ci arrivano numerosi) ma anche di piccoli aiuti concreti.

Rinnoviamo l’appello e vediamo cosa succede. 

Mi sono affidato a PayPal e a un IBAN (IT39O0760103200001035003324) relativo ad un normale conto corrente.

Trovate quindi – a piede dei post – una novità rappresentata dalla richiesta, sistematicamente ripetuta, di sostegno con il possibile l’invio di piccole cifre.

Ci sarà tempo per chiedervi altro. Fuori dagli scherzi, grazie anticipatamente.

Per le piccole cifre abbiamo deciso di prendere soldi da chiunque con le ormai semplici modalità del versamento sulcircuito PayPal usando il nostro indirizzo e-mail:  leorugens2013@gmail.com

la Redazione