Un tempo erano la Lega Nord, la Lega Italia e quella Nazionalpopolare. Oggi è un ibrido esplosivo

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Il 30 luglio del 2014 (neanche 4 anni addietro!) la testata elettronica Huffpost, a firma Marzio Brusini, ci suggeriva la massima attenzione a quanto Mario Borghezio (intendendo l’amorale di Torino) si preparava a far fare alla sua Lega Nord. Il pezzo segnalava che Borghezio operava politicamente, pieno tempo, nella massima coerenza con il proprio credo xenofobo e nazista, perché la Lega Nord accogliesse, non tanto le poche migliaia di voti che alcuni ambienti di destra estrema europea erano pronti a raccogliere in Italia, ma per innestare sullo stanco tronco leghista il pensiero neonazionalsocialista che oggi  sfonda sotto la guida di Matteo Salvini.

Pensiero che l’Internazionale Nera ha custodito, dopo la sconfitta determinata dall’esito della Seconda Guerra Mondiale, quasi fosse un fuoco sacro da non far spegnere, in attesa di tempi migliori. E i tempi sono evidentemente arrivati per favorire la lievitazione esponenziale di quell’ideologia di morte.

A quella idea di sopraffazione di alcuni su altri, a noi piace sognare contrapponibile, tra gli altri, il pensiero detto meridiano.

Pensiero meridiano – dice l’autore complesso Franco Cassano – è quel pensiero che si inizia a sentire dentro laddove inizia il mare, quando la riva interrompe gli integrismi della terra, quando si scopre che il confine non è un luogo dove il mondo finisce, ma dove i diversi si toccano e la partita con l’altro diventa difficile ma vera.

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Il pensiero meridiano” di Franco Cassano si inserisce in quella corrente del pensiero che sostiene la necessità di recuperare la lentezza contro la velocità, un nuovo rapporto tra centro e periferia, l’idea dello scarto e della marginalità da vedere come parti tra loro integrate e senza scale di valore che privilegino il centro marginalizzando il resto. Il Mediterraneo è spazio del pensiero, luogo dell’elaborazione dei conflitti e delle differenze.
Nella prefazione all’edizione del 2005 (è quando Emanuela Bambara, che all’epoca mi affiancava, me lo fece scoprire come pensatore complesso) l’autore chiarisce alcuni aspetti della stesura dell’opera e spiega come sia stato costruito il libro. L’autore rende, quindi, maggiormente espliciti, “i fili che connettevano la trama teorica del libro a quelli precedenti e al dibattito internazionale”.

Il pensiero meridiano non è partito dalla passione identitaria “ma dalla categoria dell’altro, da una riflessione sul lato d’ombra di ogni identità”.

Recuperando le visioni di Valery e di Camus, e il dibattito più attuale, Franco Cassano considera il Mediterraneo come un’opportunità per il confronto che si può creare tra i diversi popoli che si affacciano sul mare comune.

Il Mediterraneo ha consentito infatti di mettere in reciproco rapporto i popoli, separando le terre, senza le enormi distanze degli oceani. La Grecia, con la sua forma frattale, non a caso, ha maggiore e più intensa frequentazione col mare e ciò l’ha fatta diventare il luogo in cui i rapporti dialettici si sono massimamente sviluppati:

“Il pensiero meridiano infatti è nato proprio nel Mediterraneo, sulle coste della Grecia, con l’apertura della cultura greca ai discorsi in contrasto, ai dissòi logoi”.

L’autore ricorda il personaggio di Ulisse, che rappresenta l’immagine dell’umanità che si compone nella continua tensione tra l’andare e il tornare, tra terra e mare e lo mette in rapporto con le visioni che rappresentano un unico movimento: di Nietzsche quella dell’esodo, con l’infinita apertura del mare e la partenza senza rimpianto e senza ritorno; di Heidegger con la centralità del popolo tedesco che, circondato da terra è privato dell’opportunità mercantile data dal mare.
L’autore riflette sulle dimensioni dei confini e delle frontiere, delle forme di razzismo e degli integralismi, sulle forme occidentali del possesso che inducono i popoli alla rinuncia della propria identità.

“L’Occidente dovrebbe cessare di guardare con un orrore comodo e superbo alla barbarie del fondamentalismo, del nazionalismo e dell’economia criminale e tentare di combatterli iniziando con il controllare il proprio fondamentalismo, quello dell’economia. Solo limitando l’homo currens si può sbarrare la strada allo sradicamento e agli usi reattivi della tradizione, al suo ritorno violento e soffocante. Prendere atto del lato oscuro e aggressivo della propria cultura significa finalmente uscire dall’etnocentrismo”.

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Ma temo che il signor ministro quando uno gli dovesse parlare di Cassano penserebbe al bizzarro rissoso giocatore di calcio.

In tempi in cui qualcuno (e sconcerta che tra questi ci sia il Ministro dell’Interno) ritiene che il problema siano i cancelletti con cui chiudere il mare ritenendo appunto che le frontiere siano posti fisici dove il proprio mondo finisce, ci si sente in grave difficoltà a sostenere che, non solo esiste l’altro da se ma che ha pari diritti a vivere. A testimonianza di quel principio di equità che alcuni nuovamente in Europa sembrano voler rimuovere dalle categorie mentali etiche e filosofiche. E pertanto, diciamolo, ideologiche e politiche.

Questo Nord veloce che imperversa, intendendo il pensiero leghista che sembra voler – attraverso l’iperattività del Ministro di Polizia – pervadere e condizionale l’intero sentire italiano, danneggia, in particolare, rimuovendolo e sterilizzandolo, il pensiero e il sentimento (che parolaccia che uso!) del Sud: quella attitudine “meridiana” appunto a trovare soluzioni di equilibrio, alternative, originali e impreviste, capaci genialmente di spingersi oltre la logica del profitto e del conflitto, anche in condizioni caotiche e critiche. Molti, moltissimi, se non quasi tutti i cittadini “meridionali” sviluppano, meritevolmente e sensibilmente, pensiero laterale, divergente, fluido/liquido come il mare. Appunto. Ma noi con questi semplificatori dal cuore e dalla mente nera, gelidi e cinici nel loro pensare ed agire, che nulla sembrano apprezzare del sole, astro della solidarietà, stimolo salvifico della tenacia dei viventi, che minchia c’entriamo?

Quando sento parlare il Ministro di Polizia mi trovo a pensare che oltre a capire pochissimo delle complessità del suo ruolo, non rappresenta minimamente quella eccellenza necessaria allo Stato autorevole che, se invocato, interviene in aiuto di chiunque, dentro e fuori i confini, coltivi la fiducia/speranza nel progresso, avendo la legittima umanissima ambizione a non essere trasformato in cibo per le cernie, orate, cefali.

Uno Stato forte è prima di tutto equo. E in quanto equo, sicuro. Un ministro dell’Interno, adeguato alla contemporaneità, me l’immagino (e allora sì che lo sentirei rassicurante e protettivo) specialista nella gestione (intendendo capace di soluzioni adeguate ai singoli casi) di condizioni “da frontiera”, abile quindi nell’affrontare situazioni difficili, complesse, praticando la sapienza di chi vive nella convinzione che non esistono casi impossibili e che, viceversa, sulla frontiera, quando emerge il conflitto, si tratta sempre di questioni di prospettiva.  In fin dei conti questioni più semplici di come appaiono.

Non mi fa certo “paura” uno come Salvini avendo visto alternarsi (e finire nel dimenticatoio) decine di personaggi politici che in quel momento sembravano chissà chi.

Perfino Angelino Alfano ha fatto il Ministro dell’Interno. E prima di lui uno come Claudio Scajola  che si faceva comprare a sua insaputa gli appartamenti.

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Per quel posto delicatissimo invece che uno platealmente sospinto/diretto da una muta di nostalgici (sarebbe opportuno che tali pericolosi figuri eversori del dettame costituzionale venissero attenzionati con occhi che vogliano vedere), ancora attratti da farfugliamenti ideologici drammaticamente sperimentati sin dal catastrofico biennio 1938-39, sarebbe stato opportuno selezionare un uomo (forse meglio una donna) capace di affrontare la complessità mediterranea, vera sfida per lo spirito.

Sfida che è per alcuni e non per chi ignorasse – come direbbe certamente il gran vegliardo Edgar Morin – che il destino dell’Umanità dipende da un nuovo modo di pensare la realtà umana stessa, da un umanesimo della fragilità, che ci vedesse tutti uniti, perché TUTTI NAUFRAGHI.

Tutti naufraghi e naviganti in quanto parte DI UNA RETE, DI CONOSCENZE, ABILITÀ, RELAZIONI, PENSIERI E SENTIMENTI, CHE ANCHE E SOPRATTUTTO GRAZIE AL MARE  METTE IN CONTATTO REALTÀ LONTANE E VICINE, IN UNA SOL A INTEGRAZIONE E INTERAZIONE.

NON MI SENTO SICURO DI UN NOCCHIERO FOBICO CHE TEME LA FANTASIA E I DESIDERI ACCOMPAGNATI DAI CANTI, DAI COLORI, DALLE MEMORIE, DALLA  SENSUALITà DI ALTRE GENTI SOLO PERCHÈ HANNO LA PELLE SCURA.

NON SONO REMI ROBUSTI E SICURI QUELLI CHE CI PROPONE L’UOMO DEL NORD, L’UOMO DELLA FASULLA E MAI ESISTITA PADANIA, DELLE CORNA CELTICHE. L’UOMO CHE CONSIDERAVA EMOTIOVAMENTE STIMOLANTE LA RITUALITÀ DELL’AMPOLLA DA TRASPORTARE LUNGO LE RIVE DEL PO DIFFICILMENTE SAPRÀ TENERE A BADA LE INEVITABILI EMERGENZE.

NON MI SENTO SICURO DI UNO CHE POTREBBE ESSERE ANCORA (SE NON DI PIU DI QUANDO FACEVA L’AUTISTA AL FIGLIO E AL FRATELLO DEL BOSS BOSSI) SUGGESTIONATO DA VECCHI ARNESI DELLA NERISSIMA EVERSIONE EUROPEA DI CUI, DA MINISTRO DI POLIZIA, NON DOVREBBE AVERE DIFFICOLTÀ A LEGGERE LE INGIALLITE SCHEDE SEGNALETICHE.

AD EVITARE DI RITROVARSI UN GIORNO A DIRE “MI NON SO, MI SON FORESTO! NON SAPEVO CHI FOSSERO IN REALTÀ MARIO BORGHEZIO E I SUOI CAMERATI FASCIONAZISTI”.

PERCHÈ DI QUESTO, RISPETTOSAMENTE, SI TRATTA, SIGNOR MINISTRO.

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FORSE TRA I MILLE E MILLE NAUFRAGHI, CI POTREBBERO ESSERE DEI TERRORISTI PRONTI AD ATTI EVERSIVI. ANZI, CERTAMENTE.

TRA I SUOI FANS, CI SONO (NON FORSE QUINDI) TROPPI CUORI NERI CHE, NEI DECENNI TRASCORSI, DI ATTI EVERSIVI NE HANNO ORDITO E IN MOLTI CASI ANCHE ATTUATO, TROPPI.

FINO, SI DICE, ALL’INGRESSO CLANDESTINAMENTE NEI LOCALI DEL VIMINALE. FINO A TENTARE DI IMPADRONIRSI DELLE ARMI IN QUEL MINISTRO CONSERVATE.

FANS HO SCRITTO E QUINDI NON DICO CHE LEI NE ABBIA TITALE COLPA, MA CERTAMENTE NON DEPONE A SUO FAVORE CHE LA SUPER ATTIVITÀ A SFONDO XENOFOBO CHE CI RIFILA TUTTI I GIORNI, ORE, MINUTI SECONDI, NON SOLO PIACCIA A TALI VECCHI ARNESI MA SEMBRI, PARA-PARA, L’ATTUAZIONE DI QUELLE POLITICHE DESTABILIZZANTI (SE NON EVERSIVE) CHE DAGLI ANNI SETTANTA A VENIRE IN QUI, QUESTI LOSCHI PERSONAGGI HANNO SOGNATO ED ORA, GRAZIE ALLA SUA POLITICA, VEDONO PIENAMENTE ATTUATE. PARI-PARI.

ORESTE GRANI/LEO RUGENS

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Come abbiamo scritto, alcuni ci hanno dato una mano e li ringraziamo.  Altri, viceversa, sono rimasti indifferenti, pur continuando ad usufruire del nostro servizio.

Evidentemente, e mi riferisco a questi ultimi, ritengono che la richiesta sia un pro forma pleonastico. Così non è. Abbiamo bisogno di segnali di stima (che ci arrivano numerosi) ma anche di piccoli aiuti concreti.

Rinnoviamo l’appello e vediamo cosa succede. 

Mi sono affidato a PayPal e a un IBAN (IT39O0760103200001035003324) relativo ad un normale conto corrente.

Trovate quindi – a piede dei post – una novità rappresentata dalla richiesta, sistematicamente ripetuta, di sostegno con il possibile l’invio di piccole cifre.

Ci sarà tempo per chiedervi altro. Fuori dagli scherzi, grazie anticipatamente.

Per le piccole cifre abbiamo deciso di prendere soldi da chiunque con le ormai semplici modalità del versamento sul circuito PayPal usando il nostro indirizzo e-mail:  leorugens2013@gmail.com

la Redazione