La presenza di Salvini in Libia impone l’urgente apertura di un tavolo sull’intelligence e la sicurezza nazionale

lo Stato intelligente

Il 21 gennaio 2012 il premier Mario Monti (quello tanto detestato e criticato politicamente proprio da Matteo Salvini), prende un aereo militare e si reca in Libia.

L’impressione che Monti riportò dei nostri servizi di intelligence, dopo la visita, fu notoriamente disastrosa. Prima della delicatissima trasferta, diligentemente, l’algido Monti, si dice che avesse letto i report forniti dall’AISE a Palazzo Chigi.  Sarebbe interessantissimo, per capire il passato e il futuro del nostro Paese, poter rendere pubblici quei documenti e verificare se le leggende metropolitane che girano sul tema dicano il vero o il volutamente falso. Sarebbe un salto qualitativo verso l’autenticità e il Governo del Cambiamento se si decidesse di cacciare le carte e desecretare quei rapporti dal momento che i si dice dicono che quelle note davano un paese (la Libia!!!) avviato alla pacificazione e negli appunti si rimarcava perfino “la capacità italiana di controllare la situazione”.

Di ritorno dal giro, Monti, incazzato nero (difficile immaginare l’uomo in tale stato d’animo), convoca Gianni De Gennaro. Mi sembra che fosse il 27 gennaio del 2012, cioè oltre sei anni addietro. Si dice (peccato che non ci siano le sante intercettazioni a garantircelo) che gli abbia chiesto conto dello stato di insicurezza logistica e militare vissuto durante la permanenza. Penso, presumo, ritengo che soprattutto gli abbia chiesto dell’abissale differenza di condizione in cui si era ritrovato rispetto a quanto gli era stato descritto.

Io ho vissuto vari periodi  professionali e tra gli altri sono stato anche in aziende private dove se avessi messo il mio A.D. in una situazione di tale imbarazzo avendogli confezionato un report taroccato e diametralmente opposto alla verità del “mercato”, mi avrebbero licenziato. Questo come inciso. Alla stampa (o ai soliti?) perviene qualche indiscrezione sul tempestoso colloquio (tempestoso tra Monti e De Gennaro si fa per dire, ovviamente) per cui escono perfino articoli su questa situazione paradossale: tutto a posto, stia tranquillo e invece Mario Monti in ostaggio a Tripoli per tutto il tempo a causa del rischio oggettivo di rimetterci le penne.

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Veniamo a ciò che non è stato fatto dopo l’ennesima prova provata che le diarchie/triarchie ed altre forme andavano risolte con risolutezza e immediatezza (sono passati i soliti anni) e che alla luce odierna di un Ministro dell’Interno che si autoallarga la job fino alle competenze del Premier o del Ministro degli Esteri in una mossa (l’ennesima) a sorpresa, ribadendo così che è lui il capo del Governo, e alle questioni delicatissime da affrontare con la massima urgenza.  I servizi, è drammatico dirlo, non possono essere abbandonati in questa situazione. La conferma (due anni) nella posizione del Generale Mario Parente è fatta. Al resto (e che resto!) bisogna mettere testa con la massima competenza e amor di Patria. A cominciare da cercare di sapere chi avesse confezionato quel report mendace. Non dovrebbe essere difficile. Direttori o vice direttori che ne avessero responsabilità.

La finalità di una tale rinnovata attenzione è avviare un lettura dell’intero mondo dell’Intelligence che risolva la dicotomia dentro e fuori, luoghi mentali e organizzativi, che non hanno più alcun senso culturale, tecnologico, economico-finanziario. La strada, come ebbe a dire Emanuela Bambara, il 23 marzo del 2012 (le date, dalle nostre parti, hanno sempre un senso e quell’intervento pubblico avvenne dopo la figura barbina rimediata il 21 gennaio di quell’anno) è quella che non rimuova, tra gli altri macro cambiamenti, che Internet, la rivoluzione informatica, ha modificato il rapporto con l’ambiente, dei singoli individui e degli Stati, così modificando il concetto stesso di intelligenza e imponendo una nuova concezione della cittadinanza, e dunque della sicurezza, su scala mondiale. I confini tra “interno” ed “esterno” si sono rarefatti, sono diventati sottili e trasparenti, porosi, permeabili, fluidi e fluttuanti.

È aumentata la percezione e la condizione di disordine e d’incertezza in modo esponenziale, aumentando in numero, grado e qualità le interrelazioni e reciproche interferenze tra i sistemi-Paese, tra loro e con il sistema-Mondo. L’interdipendenza è la condizione ineludibile, su ogni dimensione del vivere e ad ogni livello, micro e macro, locale e globale. È cambiato il concetto di “causalità”, come quello di “prossimità”, sono cambiati spazio e tempo, non più su scala direzionale, verticale/orizzontale, ma circolare-dialogica-ricorsiva. Il concetto di causalità lineare ha lasciato il posto al concetto di causalità circolare, di feedback, di interferenza reciproca.

Gli effetti di un evento possono accadere in luoghi e tempi distanti tra loro, apparentemente senza alcun rapporto. La causa può perfino essere posticipata rispetto all’effetto, collocata nel futuro come intenzione e meta che orienta le scelte dell’oggi. I comportamenti territoriali di agenti che interagiscono nell’ambiente interno ed esterno producono modifiche globali e l’emergenza di nuove caratteristiche organizzazionali dell’intero sistema e dell’ambiente-Mondo.

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Le nuove guerre mondiali si giocano nello spazio illimitato e nel tempo senza tempo, nell’ubiquità dell’universo dell’informazione e della comunicazione, in cui tutti siamo prossimi e interferenti reciprocamente: Stati, nazioni, organismi economici e culturali, persone. La minaccia cibernetica rappresenta oggi una sfida pericolosa per la sicurezza di tutti gli Stati e di tutte le persone, per la anomala condizione che i comportamenti nel mondo virtuale hanno effetti straordinariamente rilevanti, che possono essere violenti e disastrosi, sulla vita reale, quotidiana, della nostra generazione e di quella futura.

I nemici sono sempre più difficilmente individuabili e prevedibili, sono spesso nascosti tra gli amici o vivono proprio a casa nostra, gli amici diventano in un attimo percepito nemici, e viceversa, perché le relazioni sono sempre più frammentate e frantumate, deterritorializzate, incorporee, sfumate. la sicurezza nazionale, in un mondo globalizzato ed eccentrico nella sua massima circolarità, non è più una questione esclusivamente nazionale, ma mondiale. Gli attentati alla sicurezza nazionale sono sempre più comuni a nazioni diverse e richiedono strategie e approcci condivisi.

In questo contesto, sicurezza è un concetto frattalico, presenta tre caratteristiche: elevata complessità ad ogni ingrandimento, irriducibilità ad una sola dimensione, irregolarità dei bordi, che s’intrecciano con lo spazio contiguo.

È un sistema, con infiniti sottosistemi, in un rapporto di causa-effetto reciproco, e come tale deve essere trattato. Non è possibile semplificarlo in poche coordinate operative.

L’intelligenza mira a mantenere l’equilibrio totale, generale di un sistema, producendo strategie e formule di comportamento. È la capacità di orientarsi nella moltitudine di informazioni che si riversano costantemente su di noi, per individuare bussole di orientamento che guidino con prudenza e senza derive alla meta.

È un sistema di controllo, ovvero, l’insieme delle strutture e delle funzioni, dei processi e delle procedure che consentono l’acquisizione di informazioni, la selezione, la correlazione, la valutazione, l’archivio, il giudizio di priorità, la comunicazione, evitando fenomeni distorsivi, per condurre in modo coerente con gli obiettivi e con i valori morali azioni volte al raggiungimento degli obiettivi stessi.

Nel nostro contesto esistenziale, caotico e incerto, di rottura degli equilibri tradizionali, ad ogni livello, politico, economico, geografico, culturale, scientifico, religioso, sociale, l’intelligenza della complessità non è, non può essere appannaggio di pochi privilegiati, cui è riservata e delegata l’esclusiva comprensione del mondo o la responsabilità unica della difesa dello Stato, ma è un diritto e un dovere di tutti i cittadini, di tutte le componenti nazionali, singoli, gruppi o comunità.

I cittadini sono parte dell’intelligenza pubblica, collettiva – connettiva, ove De Kerckhove definisce quest’ultima come «la pratica della moltiplicazione sinergica dell’intelligenza nel tempo reale dell’esperienza, all’orizzonte degli effetti futuri nello spazio comune della collettività».

Potremmo dire, allora, che il grado di sicurezza di uno Stato è valutato sul “quoziente d’intelligenza collettiva – connettiva” della nazione, ovvero, sulla complessità delle relazioni intelligenti tra i componenti della cittadinanza e le Istituzioni pubbliche. In concreto, la complessità non risiede nella grandezza o nel numero, ma nella qualità delle relazioni, con l’aiuto delle tecnologie.

La metafora dell’organismo vivente può essere utile a illuminare il concetto di sicurezza e il ruolo dell’lntelligence alla luce di una intelligenza della complessità. Lo Stato è un organismo vivente evoluto, altamente complesso. È, cioè, una totalità auto-organizzata di elementi in relazione tra loro attraverso una rete di processi di produzione e di trasformazione che influenzano la rete stessa delle relazioni che producono l’insieme come totalità, il sistema come unità, con una identità.

Identità che si mantiene non statica, immobile e immutabile, ma simile a se stessa, equivalente, attraverso i suoi cambiamenti come risposta di adattamento all’ambiente in cui vive, cioè, l’ambiente-Mondo, ovvero, nel rapporto dinamico e aperto con gli altri organismi statali, nazionali, culturali, economici, tecnologici.

Gli elementi del sistema interagiscono tra loro e con l’esterno dando vita a sottosistemi a propria volta di varia e crescente complessità. Ogni mutamento a livello locale comporta un mutamento a livello globale, di sistema, in proporzioni variabili e non sempre dirette. Ciò vale anche per quanto avviene all’esterno dello Stato stesso.

I cambiamenti all’interno di un sistema-Paese hanno conseguenze anche nel sistema-Mondo, di cui il sistema-Stato è una parte, così come ogni trasformazione che riguarda un elemento del sistema-Paese produce effetti, non sempre proporzionali, sul sistema-Stato.

Lo Stato è, quindi, una unità globale organizzata di interrelazioni tra elementi e processi, che si rinnova in rapporto all’ambiente, rispetto al quale esso è al contempo separato e integrato, come elemento di un sistema più complesso, da cui riceve stimoli, sfide, attacchi e occasioni evolutive, che, se gestiti con intelligenza, offrono vantaggi di stabilità e di progresso.

I cittadini, le imprese, le associazioni, le organizzazioni, le think tanks, gli enti, le Istituzioni sono, come le tecnologie, “organi” che collaborano al processo vitale dello Stato, coordinati da un sistema di controllo.

Un sistema di controllo si compone di “sensori” (gli organi strategici dello Stato, nella politica della Difesa, nella sicurezza interna dello Stato e dell’ordine pubblico, nella sicurezza economica – finanziaria, in quella energetica, nella cyber – security, nella protezione delle infrastrutture critiche, nella ricerca scientifica e tecnologica, nella sicurezza ambientale e sanitaria), un comparatore (i Servizi d’Informazione), un attivatore (i decisori politici).

Un intelligente sistema di sicurezza nazionale prevede, quindi, nella nostra visione, una collaborazione – e dunque, innanzitutto, una relazione coordinata – tra aree, strutture e professionalità, pubbliche e private, strategiche per lo Stato, con le tecnologie, con gli altri Stati, principalmente europei.

Sempre in riferimento alla metafora dell’organismo vivente, il Sistema d’informazione per la sicurezza della Repubblica, l’lntelligence, avrebbe il ruolo di “sistema di controllo centrale” dello Stato, che corrisponde all’organo del cervello, e il livello della coscienza. Il cervello si rapporta costantemente con situazioni vaghe, confuse, imprecise, ambigue, parziali, contraddittorie, ed elabora strategie di risposta alla complessità e linee guida operative in difesa di tutto l’organismo, nella sua totalità e nelle sue parti.

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Il cervello è l’elemento di raccordo e di equilibrio, di elaborazione delle informazioni provenienti dall’interno e dall’esterno, di valutazione e di verifica dei comportamenti e dei processi interni e all’esterno e delle possibilità per la soluzione e per la prevenzione dei problemi, e quindi, per l’orientamento delle scelte, la scelta, la decisione, è il risultato di una opzione per una tra le alternative possibili in base a possibilità alternative.

È l’lntelligence, il “cervello” dello Stato, a suggerire al potere politico scenari possibili in base ai quali operare le scelte strategiche. Il ruolo dei Servizi è, quindi, nevralgico, fondamentale. Per poter assolvere pienamente alla propria funzione – missione, vitale per l’esistenza stessa, l’autonomia, l’integrità e lo sviluppo dello Stato, i Servizi d’informazione e sicurezza dovrebbero essere svincolati dal giogo del potere politico, rispetto al quale dovrebbero avere un posto paritetico, collaborativo e non subordinato.

Sempre ricorrendo alla metafora dell’organismo vivente applicata allo Stato, potremmo dire, con un pizzico di patriottico romanticismo, che l’lntelligence è il cervello, la politica è il cuore.

I medici dicono che quando il cuore cessa di battere, il cervello continua a funzionare correttamente per quattro minuti, senza riportare danni neurologici, mentre se il cervello smette di funzionare, la persona viene dichiarata immediatamente “clinicamente morta”, cioè, deceduta come persona, almeno secondo quanto ci è dato di sapere.

La vita umana si definisce in base alla vitalità del cervello. La vitalità di uno Stato si definisce in base al suo grado di intelligenza collettiva – connettiva e alla complessità della sua Intelligence.

Fin qui Bambara.

Rileggendo il testo mi pongo non pochi dubbi sui veri perché del contrasto e delle misure attive che, per fortuna e determinazione nostra, furono attivate inutilmente, prima e dopo il convegno, per fermarci. Inutilmente,  posso oggi ribadirlo. Quanto leggete, ed altro, fu suggerito in quel memorabile convegno.

Oggi, più che mai, si deve riavviare, con urgenza e senza timori,  la riflessione interrottasi in presenza ingombrante di nuovi e vecchi protagonisti che sgomitano, non sempre a favore della Repubblica.

Oreste Grani/Leo Rugens

 

Come abbiamo scritto, alcuni ci hanno dato una mano e li ringraziamo.  Altri, viceversa, sono rimasti indifferenti, pur continuando ad usufruire del nostro servizio.

Evidentemente, e mi riferisco a questi ultimi, ritengono che la richiesta sia un pro forma pleonastico. Così non è. Abbiamo bisogno di segnali di stima (che ci arrivano numerosi) ma anche di piccoli aiuti concreti.

Rinnoviamo l’appello e vediamo cosa succede. 

Mi sono affidato a PayPal e a un IBAN (IT39O0760103200001035003324) relativo ad un normale conto corrente.

Trovate quindi – a piede dei post – una novità rappresentata dalla richiesta, sistematicamente ripetuta, di sostegno con il possibile l’invio di piccole cifre.

Ci sarà tempo per chiedervi altro. Fuori dagli scherzi, grazie anticipatamente.

Per le piccole cifre abbiamo deciso di prendere soldi da chiunque con le ormai semplici modalità del versamento sul circuito PayPal usando il nostro indirizzo e-mail:  leorugens2013@gmail.com

la Redazione