Filosofi?

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Pur avendo una laurea in storia e filosofia (tesi in logica), non mi è mai passato per la mente di definirmi filosofo, al più una pulce che ha tentato di nutrirsi dei pensieri di giganti. Però nel tempo mi sono fatto il palato con pensieri prelibati, sicché riconosco alla vista, non voglio dire all’odore, la qualità di un pensiero ergo di un pensatore.

La filosofia, se pure esiste qualcosa del genere, è fatta essenzialmente di parole dette e scritte, soprattutto di catene di parole che trasmigrano da un testo all’altro, sia le parole sia le catene. Vi sono alcuni criteri per decidere se chi assembla tali parole meriti l’appellativo di “filosofo”, amante di sofia: coerenza, abilità nel creare nuove catene, ideazione di problemi, ironia.

Come per la categoria dei medici, degli avvocati o degli ingegneri, anche quella dei filosofi o degli storici riconosce i propri appartenenti e lo fa in un modo molto semplice, citando o inserendo nella bibliografia chi riconosce come tale. Ovviamente può accadere che studiosi molto validi siano dimenticati, ma è rarissimo che il loro valore sia direttamente proporzionale alla loro anonimato. Viceversa ho la certezza che il valore di alcuni filosofi sia inversamente proporzionale alla loro fama.

Provate a trovare un autore di “chiara fama” che si sia espresso o abbia inserito in bibliografia un Dühring,  un De Benoist, un Henry-Levy, un Cacciari, un Dugin o un Fusaro. Non li troverete né ora né mai, a meno che un Dario Borso non decida di tritarli o sezionarli mettendone a nudo la miseria intellettuale se non la delinquenza.

Purtroppo costa fatica dedicarsi scientificamente a smascherare questi venditori di pentole; ora che ci penso potrebbe dedicarcisi il buon Giuseppe “Pippo” Civati, studioso di filosofia, che preferì seguire il denaro e il potere scambiandoli per politica, rinunciando a una carriera promettente da filosofo.

Che Fusaro si ecciti come una debuttante per la visita di Dugin dà la dimensione del soggetto, mentre al Dugin va riconosciuto di avere espresso almeno un concetto intelligente, vale a dire il riconoscimento della novità politica assoluta rappresentata dal caso italiano. Il resto è fuffa, a cominciare dal nebuloso e ricorrente binomio “popolo / tradizione”, che fa venire i brividi solo a sentirlo, un po’ come “sangue e suolo”. Del resto, il Dugin si rifà al famoso nazista Karl Schmitt, che ha l’indubbio vantaggio di essere colto come l’altrettanto nazista Heidegger (pur non eguagliandolo nell’ingarbugliare le catene di parole e fare così colpo su menti “deboli”).

In compenso Dario Ronzoni, giovane giornalista di Linkiesta, ha saputo tener testa al venditore di fumo russo con domande pungenti e provocatorie; per questo e solo per questo vi consigliamo di leggere l’intervista integrale.

Alexander Dugin: «L’Italia è l’inizio della grande rivoluzione populista che cambierà il mondo»

Alberto Massari

Come abbiamo scritto, alcuni ci hanno dato una mano e li ringraziamo.  Altri, viceversa, sono rimasti indifferenti, pur continuando ad usufruire del nostro servizio.

Evidentemente, e mi riferisco a questi ultimi, ritengono che la richiesta sia un pro forma pleonastico. Così non è. Abbiamo bisogno di segnali di stima (che ci arrivano numerosi) ma anche di piccoli aiuti concreti.

Rinnoviamo l’appello e vediamo cosa succede. 

Mi sono affidato a PayPal e a un IBAN (IT39O0760103200001035003324) relativo ad un normale conto corrente.

Trovate quindi – a piede dei post – una novità rappresentata dalla richiesta, sistematicamente ripetuta, di sostegno con il possibile l’invio di piccole cifre.

Ci sarà tempo per chiedervi altro. Fuori dagli scherzi, grazie anticipatamente.

Per le piccole cifre abbiamo deciso di prendere soldi da chiunque con le ormai semplici modalità del versamento sul circuito PayPal usando il nostro indirizzo e-mail:  leorugens2013@gmail.com

la Redazione