Le sante intercettazioni si rivelano sempre più preziose

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In attesa di sapere/capire cosa si celi dietro alla solita minaccia/avvertimento indirizzata, qualche ora addietro, da Luigi Bisignani, all’attuale Governo e in modo specifico al Premier Giuseppe Conte, tirando in ballo l’ILVA di Taranto (oscuro e allusivo il Bisignani, trasversalissimo e di ancor più difficile interpretazione il vostro amico Ruggente),  godiamoci i vantaggi investigativi delle solite sante intercettazioni che, ancora una volta, non solo hanno consentito l’arresto di una pattuglia di disonoranti la divisa ma il raggiungimento della prova di come in troppi considerano la cosa pubblica e in particolare la giustizia: “Io posso tutto”, sostanzialmente dice la funzionaria in servizio alla Procura, arrestata ieri. Sembrano farneticazioni velleitarie ma eviterei le semplificazioni. Guardate infatti come meritoriamente l’indagine ha colpito elementi in servizio in uffici tutti delicati (anche dove si organizzano le scorte della Polizia di Stato) e ha evidenziato le solite fragilità umane. L’imprenditore risulta essere il solito riciclatore, attrezzato di  bar e slot come strumenti per fare soldi illeciti.

A dare retta ai brogliacci prima, e alle trascrizioni dopo, questi signori si sentivano molto forti. Ed è questo che ogni volta ci dovrebbe far riflettere: come possano degli illustri sconosciuti divenire così arroganti e determinanti in fatti di giustizia.

Di persone così sono decenni che abbiamo riscontro e questa ciclicità deve spingere l’attuale Guardasigilli a non consentire nessun arretramento sul tema delle intercettazioni telefoniche e delle tecnologie coadiuvanti le attività investigative che, per organici carenti e per interferenze di ogni natura sono già tanto, tanto tanto difficili da effettuare.

Iceberg ho scritto ieri quando ancora non si sapeva chi fossero gli arrestati e di cosa fossero accusati. Confermo: l’episodio e il lessico usato telefonicamente dagli imputati rivela un mondo e uno stile di appropriazione di procedure che deve mantenere al massimo l’attenzione sulla possibilità di non-non-non far arretrare di un centimetro l’uso delle tecnologie a supporto delle attività dei magistrati.

Mi sono interessato, anni addietro, della materia e ho pagato alto prezzo per quanto pensavo su questo settore dove la criminalità (anche politica) ha ciclicamente le sue mire. Penso non solo di aver fatto il mio dovere in materia ma di avere ancora dei conti aperti con chi viceversa, pur operando formalmente nel settore non dovrebbe neanche avvicinarcisi.

Come si reclutano tali operatori, come li selezionano, come li si formano continuamente (e non solo per l’evoluzione tecnologica del settore) è un problema delicatissimo che potrebbe divenire oggetto di studio e di momenti pubblici che l’attuale nuova guida politica farebbe bene a valutare.

Personalmente ho trovato ad operare nel settore (in quel caso, addirittura, i pregiudicati avevano mire di partecipazione ad aziende destinate a svolgere le investigazioni per conto delle Procure), veri e propri criminali come i post (mai smentiti) che ho dedicato al tema, testimoniano.

Mi permetto di darvi una rinfrescata su quanto questo marginale e ininfluente blog ha lasciato in rete negli anni e questo lo faccio alla vigilia di decisioni delicatissime che si stanno prendendo in materia a via Arenula:

Oreste Grani/Leo Rugens