Oltre 5 milioni di poveri nella sola Italia

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I cinque milioni di italiani di cui si parla-scrive-discute sono diventati poveri per responsabilità di alcuni (10.000,/15.000?) che non hanno fatto nulla perché questa cosa non succedesse. Punto.

Parlo, ad esempio, dei vertici sindacali e dei partiti, di dirigenti dello Stato, capi di gabinetto strapagati.

Forse i veri colpevoli sono un po’ di più, ma cambia poco.

Come vedete, nel mio calcolo approssimativo non ci sono i soliti imprenditori perché quelli ufficialmente, tranne rarissime e lungimiranti eccezioni, fanno, coerentemente, i tosatori di altri che, se diventano anche poveri, chi se ne frega.  Gli sfruttatori fanno gli sfruttatori.

Sono quelli che dovevano, per ruolo e responsabilità morale, non far accadere quello che è accaduto, che dovrebbero essere individuati e allontanati. Anche da morti. Questo banalmente sarebbe il primo passo di un governo che volesse mantenere fede ad alcuni impegni assunti.

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I neri, gli extra comunitari, i rom non c’entrano niente con i cinque milioni di poveri.

Cinque milioni di nostri compatrioti sono poveri per colpe di alcuni che non sono certo nigeriani, marocchini, siriani, senegalesi.

La sinistra (sindacati e partiti vari), viceversa, dalla fine degli anni ’70 (ma forse prima, molto prima) ha fatto comunella con i cinici aspiranti oligarchi, con i reazionari per libera scelta ideologica che, giorno dopo giorno, si sono assicurati privilegi e hanno sempre di più tolto ad altri fino a generare questa massa di derelitti.

“Fermiamo la possibilità di adeguare i salari e vedrete che i sacrifici faranno ripartire il benessere”, dicevano, tanto per fare un esempio tra i tanti possibili, i cazzari/spietati pseudo difensori dei deboli, mentre si compravano case e casali da ristrutture. La questione andava affrontata, decenni addietro, quando si scoprì che a casa di Bruno Storti, segretario generale della CISL, ai Parioli, erano state rubate pellicce e gioielli per 25 milioni di vecchie lire, tempi in cui un salario “buono” era di 100/150 mila lire al mese. Per non parlare di tutti gli altri “segretari generali, se si esclude Giulio Pastore, nato povero e deceduto in semplicità di mezzi. I vertici dei sindacati sono diventati tutti ricchi anche per cumulo di incarichi. E questo, lo ripeto, mentre i loro “protetti” diventavano sempre più poveri. Parlo di CISL, ma così è stato in UIL, a cominciare da Italo Viglianesi, divenuto, negli anni, ministro e ricchissimo.

Per la CIGL e il sindacato di destra UGL faremo, nei prossimi giorni, un discorso a parte.

Comunque, il groviglio bituminoso che ha generato la povertà italiana passa anche per queste oligarchie che hanno fottuto i loro compatrioti assistiti che, spaesati, traditi e spaventati, non hanno saputo difendersi con la forza necessaria. Non parlo solo di povertà economica ma di morti e feriti sul lavoro. Parlo di infortuni e di salute. Migliaia di morti avvenute perché la corruzione ha chiuso occhi, orecchie e bocca dei sindacalisti che ci sono stati a girare la testa dall’altra parte. Stiamo parlando di schifosi che mentre morivano dei padri di famiglia o giovani nel cuore della vita, si compravano maglioncini di cachemere, pagavano puttanelle che glielo succhiavano, si arrampicavano su inquinanti e volgari suv, andavano ben attrezzati a sciare in località esclusive, sparivano per qualche settimana in Tailandia a fottere ragazzine o ragazzini a seconda dei gusti.

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Stili di vita che avrebbero dovuto allarmare chiunque ma evidentemente così non è stato compreso le povere vittime stesse che si sono fatte complici. Che ogni tanto venivano cammellati a Roma, o in altra località significativa, per protestare contro la Luna ma in realtà le oligarchie, in accordo cinico con gli imprenditori, operavano perché i lavoratori scivolassero sempre di più verso la precarietà e quindi la povertà. Era tutto previsto e prevedibile. Se nel 1972 già leggevo un libro intitolato “Come non si lavorerà domani” mi dite quale giustificazione si può addurre a tanta imprevidenza e tradimento?

Ormai ha cessato di esistere la sinistra e anche il povero Totò non si potrebbe più buttare verso quella parte.

Vediamo  di vararlo veramente questo “reddito di cittadinanza”, senza se e senza ma.

Oreste Grani/Leo Rugens

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