In morte, sostanziale o formale, di Sergio Marchionne

++ Fiat: Marchionne, a Mirafiori Suv Levante entro 2015 ++

Si stanno scrivendo fiumi di parole per Sergio Marchionne che è destinato a morire male come tutti quelli che vengono arpionati dal tabagismo, dipendenza indotta in milioni di persone dai cinici venditori di morte della Phillip Morris. A lui la fine riserva la beffa di sapere che al suo posto va Mike Manley che per anni si è arricchito con le prebende proprio del marchio nero delle sigarette, nero di quel “catrame” che una volta che ti entra dentro ai polmoni non ti da pace. Il resto sono chiacchiere, anche in Formula Uno, dove la Ferrari, per decenni ha fatto pubblicità alla Malboro. Hanno parlato in molti di Marchionne come di un innovatore. A me sembra che, viceversa, che non abbia minimamente trasformato il business. Prima di lui il business era business cinico e dopo della sua repentina scomparsa tale rimarrà. Così l’impresa o il concetto di impronta ecologica. Anzi, Marchionne è stato tra i massimi manager conservatori dello stile di vita occidentale che può continuare solo se gran parte del resto del Mondo, rimane povero. Il prezzo delle Ferrari (o delle Jeep con la cui sponsorizzazione si pagano i ragazzotti alla Ronaldo) sono il costo etico morale della “crescita” nei Paesi sviluppati. Crescita di cosa e per chi? I Marchionne non lasceranno nulla nella complessa storia dell’Umanità impegnata a vincere la sfida dello sviluppo per la sostenibilità. Nessuna performance della Ferrari, in pista o a Wall Street, avrà un significativo peso per far trionfare l’equità. Condizione necessaria e sufficiente per vivere tutti in sicurezza. Tutti e non alcuni (pochissimi) a discapito di quasi tutti gli altri.

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Questo penso senza ipocrisie. Alcune morti pesano come una piuma, altre come una montagna. Scegliete voi.    

Oreste Grani/Leo Rugens