Per i rom ci vuole conoscenza del fenomeno, intelligence e… l’esercito

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Sussiste ormai una forte avversione degli italiani nei confronti dei Rom. I Rom presenti in Italia, spesso, negli anni passati, sono stati confusi, erroneamente, con i cittadini romeni, in quanto, i rom romeni, radicati nell’attuale Romania da svariati secoli, sono circa un terzo di quelli residenti nell’intera Europa.  Sono invece un gruppo eterogeneo, composto sia da cittadini italiani sia da stranieri, comunitari e non.

Stime diffuse da “fonti autorevoli” (ma chi è ormai autorevole?) calcolano 150.000/170.000 presenze in Italia, di cui 70.000 attribuibili a cittadini italiani. Costituiscono un problema assai intricato che esiste “ab immemorabili”. Un rompicapo davanti al quale si enuclea una vasta gamma di rimedi. Ubicati alle periferie delle città, i ROM vivono in fangose baraccopoli, senza servizi, in promiscuità con vari animali e a forte pericolo di epidemie.

Nel corso dell’ultimo conflitto furono vittime di una feroce operazione di sterminio da parte dei nazisti, Infatti, molti ignorano, che accanto all’Olocausto degli ebrei, si consumò anche quello, di circa 500.000 zingari.

I  campi-sosta sono, in molti casi, estesi e totalmente abusivi: ammassano centinaia di zingari denominati ROM, SINTI e KALÈ o gitani. Rom, Sinti (e Kalè) rappresentano una tripartizione più formale che sostanziale poiché in origine tutti i gruppi facevano riferimento al termine “Rom” (i Sinti non sarebbero altro che i Rom del Sindi, oggi Pakistan, gli spagnoli Kalè, termine che in sanscrito significa nero e conosciuti anche come Gitani, invece sarebbero i Rom Neri, provenienti dal corso superiore dell’lndo).

Una mappatura di tutti i campi di rom stranieri presenti in Italia è stata condotta nel 2001 (!) nell’ambito del progetto europeo “The education of the Gypsy Childhood in Europe“. Tale mappatura ha individuato 155 insediamenti, numero che si reputa sottostimato, per il movimento continuo dei campi sosta. Spero di non scrivere fake news in questa parte del post su un terreno pieno di incertezze. Comunque non mi interessa farlo. Sottolineo che è difficile non scrivere cose inesatte.   

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Secondo Leonardo Piasere, noto antropologo dell’Università di Verona, che ha vissuto in alcuni gruppi zingari e che quindi ha potuto studiare dall’interno la vita nomade, ciò che conta in primo luogo per lo zingaro è la famiglia, il nucleo costituito da marito, moglie e figli. AI di là del nucleo famigliare si pone la famiglia estesa, che comprende i parenti con i quali vengono sovente mantenuti i rapporti di convivenza nello stesso gruppo, comunanza di interessi e di affari. Oltre alla famiglia estesa, presso i rom esiste la kumpania, cioè l’insieme di più famiglie non necessariamente unite fra loro da legami di parentela, ma tutte appartenenti allo stesso gruppo ed allo stesso sottogruppo o a sottogruppi affini.

Gli zingari hanno sempre avuto una netta divisione tra maschio e femmina, ma più come divisione dei compiti, che di potere effettivo, anche se per l’esterno l’uomo rappresenta il capofamiglia. La vita zingara non è scandita da un ritmo temporale. Per loro il primo posto nella scala dei valori è la famiglia. …Nella famiglia … che è sempre spinta all’autonomia, il prestigio viene conquistato dal capofamiglia per quello che realmente fa e non tanto perché riesce ad imporre la propria volontà ad altre persone.

A causa delle molte malattie, dovute anche al freddo, la loro vita media non supera i 50 anni e sono portatori oggettivi d’infezioni. Soprattutto all’interno delle loro comunità.

Ciclicamente vivono di elemosina, ma, soprattutto, di furti con destrezza a cui vengono addestrati i minori per evitare l’arresto. Da alcuni anni si sono specializzati in asporto del rame, inizialmente dai cantieri e dalle linee ferroviarie, poi da qualsiasi sito ove tale metallo sia stoccato. Talvolta, sono dediti a rapine, anche eclatanti (trasporti valori) ed allo spaccio di droga.

In provincia di Teramo, nei mesi di agosto e novembre 2009 di quasi dieci anni addietro hanno inaugurato una stagione di feroce salto qualitativo nei reati criminali e  si sono resi responsabili di due omicidi per futili motivi di un imprenditore e di un cameriere, entrambi uccisi a pugni e calci, il cameriere da due minorenni, secondo una scaltra prassi che vede sempre più minori a commettere reati anche gravi, perché non imputabili.

L’ordine pubblico, dopo il fatto, è stato turbato da gravi episodi di ritorsione della popolazione, con assalto all’accampamento dei ROM e decisa a fare giustizia sommaria degli autori. In pochi in sede politica hanno saputo leggere con la doverosa pre-veggenza queste storie apparentemente minori. Per tanto senza una guida ragionata da parte delle autorità politiche molte scelte nei loro confronti sono state  difformi nell’indirizzo e nella profondità investigativa.

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Certamente costituiscono un grosso problema, ma non solo per l’Italia dove sono in numero modesto. Quindi, senza un’analisi attenta che ormai non è stata fatta a tempo debito, è difficile comprendere perché in Italia siano diventati un problema all’improvviso o, piuttosto il risultato di sedimentata noncuranza del problema. Siamo certi di questa seconda ipotesi.

Spero di non sbagliarmi in questo post particolarmente delicato nella forma e nella sostanza ma esiste da tempo una politica dell’UE ed è di espellere i rom che non giustificano i mezzi di sostentamento e quindi, allontanandoli non si applica una norma eccezionale.

I principali Stati europei che li ospitano sono, secondo stime sempre da prendere con le pinze di balsa:

Albania   90.000 – 100.000

Bulgaria  700.000 – 800.000

Francia    280.000 – 340.000

Germania  110.000 – 130.000

Grecia   160.000 – 200.000

Italia    150.000 – 170.000

Macedonia   220.000 – 260.000

Repubblica Ceca   250.000 – 300.000

Repubblica Slovacca  480.000 – 520.000

Romania       2.500.000 – 1.800.000

Serbia Montenegro  400.000 – 450.000

Spagna     650.000 – 800.000

Turchia    300.000 – 500.000

Ungheria  550.000 – 600.000

Europa (circa)   7.000.000 – 8.000.000

Numeri quindi e non certo solo per la nostra amministrazione.

Alcuni anni addietro ho il ricordo di un pubblico ministero Ezio Basso di Mondovì (Cuneo) che ha incominciato a formulare nei confronti dei ROM l’accusa di associazione per delinquere che contrasta con l’immagine che da sempre abbiamo dei reati dei nomadi, una criminalità disorganizzata, spontanea, quasi a basso impatto.

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E veniamo alla nostra tesi.

Le indagini di Basso a suo tempo avrebbero dovuto fare scuola in quanto investigativamente ricostruirono gruppi organizzati in modo stabile, con una struttura logistica: il territorio diviso tra le varie bande, le auto per compiere i furti anche a grandi distanze, le radio per i collegamenti, gli scanner per intercettare la polizia, i basisti, la rete dei riciclatori, le donne pronte a rivendere la merce rubata immediatamente in modo tale da rendere vane le perquisizioni. Tutto viene pianificato dai capi. E la figura del capobanda coincide quasi sempre con quella del capofamiglia.

Il pm Ezio Basso ha, anni addietro, applicato la legge con durezza. Ha, per la prima volta in Italia, contestato ai nomadi l’articolo 416 del codice penale: associazione per delinquere. Risultato: trecento arresti e duecento condanne pesanti.

Una sera hanno lanciato tre molotov sul balcone di casa sua, incendiando la stanza dove giocava il figlio di un anno e mezzo. Appena comprata l’auto gliela devastarono. Chi era stato? Sono stati loro, ovviamente – indicò Basso. L’indagine fu inviata a Milano per competenza e lì è stata archiviata a opera di ignoti.

A prescindere da quella indagine dubbi non devono esistere sul fatto che molti rom sono criminali organizzati ed io, nella mia marginalità e ininfluenza, comincio a suggerire “mafiosi”. E nel mio aggiungere “mafiosi” delineo il pensiero giuridico rispetto a qualunque forma di sottovalutazione del fenomeno culturale, sociale, di potere che la questione fa emergere.

Quai a mettersi a fare – banalmente – i razzisti con persone che hanno sulla loro pelle e nel DNA storico mille e mille esperienze di contrasti, lotte furibonde, dolori subiti, ferite feroci inferte ai nemici giurati. Cioè gli altri da loro, soprattutto se dovessero prendere sotto gamba la loro complessità e abilità di lotta.

Ancora oggi il PM Basso vive scortato pur esercitando lontano dalla sua Cuneo (è in Sardegna) perché i rom sono diffusi sul tutto il territorio nazionale. Leggete con la dovuta attenzione l’intervista che Basso ha recentemente rilasciato e riflettete sul perché, l’inchiesta di quasi dieci anni addietro, con al centro il gravissimo episodio di tentativo di uccidere, con il fuoco, lui e suo figlio, fu banalmente, se non necessariamente, archiviata.

Leo Rugens non può essere sospettato di razzismo ma eviterei di sottovalutarlo quando fa allusioni a mondi sommersi e di difficile lettura.

Ad esempio a forme striscianti di opportunismi che anche in questo caso (esiste una trattativa Stato-Rom ?) lascerebbero esterrefatti se esistessero.

In presenza di uno Stato debole e incline alle collusioni più strane, abbiamo visto succedere di tutto. Vediamo di non scivolare verso situazioni solo apparentemente minori, ma che, una volta scoperte, potrebbero farci sbattere contro verità sconcertanti.

I campi rom sono territori franchi e in tempi di guerra tra la gente resi possibili da assassini che quando spuntano a compiere i loro atti scellerati hanno fatto lunghi percorsi che solo a cose avvenute si capisce quanto siano stati tortuosi, eviterei di sottovalutare che per denaro (ed altre monete di scambio) i capi rom potrebbero essere pronti alle più diverse alleanze. E funzioni. Vediamo di non dover aspettare venti anni per scoprire che Leo Rugens, quel giorno, cioè oggi, aveva ragione a insinuare qualcosa di grave, in tema Rom/Stato.

Oreste Grani/Leo Rugens

 

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