Il camion Basko metafora di un Paese sull’orlo del baratro

ponte-crollato-2.jpg

Ho intitolato al camion della catena BASKO (60 supermercati in Liguria) e alla sua “fortuna” in bilico questo post.

Post amaro e, paradossalmente, di buon augurio.

Ho conosciuto il figlio di Riccardo Morandi, Dado, anch’esso ingegnere.

Lo ricordo personaggio impegnato politicamente (fu tra i fondatori del Manifesto) e frequentatore di una bella donna che, negli anni sessanta, ebbi la fortuna/sfortuna di portargli via. 

Per l’esattezza la sposai.

L’importanza del ponte Morandi quindi mi era ben chiaro per più ordini di motivi.

Chiunque abbia vissuto a Genova sapeva che si trattava di un’opera critica: infatti, da oggi, alle 12:00 la città è tagliata in due e con lei il Ponente e il Levante della Liguria.

Cioè una porzione non minore d’Italia. Chiunque vivesse a Genova, da cittadino consapevole, sapeva che quel viadotto era in realtà arteria femorale dell’intero Paese. E ora si vedrà. La rimozione colpevole dell’ipotesi che un giorno (per alcuni era vicino) il ponte potesse crollare è cosa certa e come dice il Presidente della Repubblica gravissime. Ora che l’evento, previsto e prevedibile, è accaduto direi che va aperta la questione tra chi avesse ragione tra i segnalatori di rischi e gente che, ancora oggi, in Autostrade Spa, sembra sostenere che l’accaduto deve essere opera di una qualche punizione divina e che si preparano a ricostruire il ponte.   

crollo

Direi di fermarsi a ragionare – senza ipocrisie – sui soliti innocenti che pagano (decine di morti e trauma per la città) per dare vita, almeno questa volta, ad un piano strategico che, coinvolgendo l’Ordine degli Ingegneri (ci sono oltre 220 mila iscritti), metta mano, anche in questo campo, al “Grande cambiamento” di cui si ragiona in sede governativa. Indagini severissime certo quindi ma è ora di dispiegare una visone strategica. Indagini certo ma subito monitoraggio scientifico su tutto il patrimonio infrastrutturale. Che sia sotto la competenza delle Autostrade, dell’ANAS, delle Ferrovie. Opportunità quindi derivante, con dolore, da questo ennesimo orrore. Proviamo a lanciare, da domani mattina, un piano che, a cerchi concentrici, partendo da Genova (da Quarto-Genova partirono i Mille) renda il capoluogo ligure una città sostenibile (oggi non lo è anche e soprattutto per la viabilità e la configurazione schiacciata verso il mare dei suoi monti). Rendere una città sostenibile significa pianificare l’urbanizzazione insieme al trasporto pubblico e a quello privato. Il crollo del ponte metterà a nudo la fragilità di Genova e di tutto un sistema che a quel “budello” sospeso aveva affidato la sua mobilità.  Quasi tutto passava da quel ponte e ora che è miseramente crollato vediamo se i contemporanei sanno trovare soluzioni degne di questo nome. Vediamo se Genova si candida a divenire, in nome di questi ultimi caduti, una città sostenibile. Prendiamo i soldi che si stavano per sprecare per la TAV e indirizziamoli opportunamente. Dicevo, appunto, a cerchi concentrici. Vuol dire che mentre si parte a Genova, il governo di Roma deve saper salpare verso lidi altrettanto sicuri e lungimiranti. O sarà tutto come mille altre volte

Proviamoci.

Oreste Grani/Leo Rugens