I dado è tratto: verso il 1° Corso di formazione alla Polis

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In molti mi chiedono perché alluda spesso in questo blog al patriottismo e ai nostri compatrioti ma al tempo rifiuti l’etichetta di nazionalista / sovranista che tanto sembra tornare di moda. Semplice: perché il nazionalismo, e questo ritengo d’averlo appreso studiando Giuseppe Mazzini, implica la cura esclusiva degli interessi della propria nazione e dei propri connazionali. Ho scritto “cura esclusiva”. Se ben ricordo, quando il Maestro Mazzini perse fiducia nella capacità dell’Italia di prendere l’iniziativa repubblicana, volse lo sguardo altrove, verso gli altri popoli europei ed oltre, indirizzando il pensiero e l’azione verso gli slavi dell’Eurasia e, dopo la guerra civile, perfino agli Stati Uniti d’America. Una nazione sola non poteva rappresentare l’esclusivo oggetto di devozione alla Giustizia e all’Equità per gli operai, le donne, i contadini, gli ultimi fino a chiamarli, con lungimiranza, neo-schiavi (parliamo dell’800), non trascurando, nel suo pensiero rivoluzionario, i benestanti le cui richieste /rimostranze erano ovviamente di altra natura.

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Farsi nazionalista isolazionista sarebbe escludere il legame certo esistente tra ogni individuo e il resto dell’Umanità, ovunque essa sia ed ovunque essa soffra per i componenti dei suoi “nemici”. Cosmopolita quindi compatibile con quelle forme di privilegio per l’Italia a cui Mazzini attribuiva il compito/dovere/diritto di mostrare la strada da intraprendere per ottenere una società migliore, più giusta e certamente diremmo oggi più pulita. Certamente meno vessata dalla corruzione e dove il potere dello spirito sulla materia avrebbe dovuto raccogliere il testimone dalla Francia che ormai da troppi anni ha esaurito la sua missione rivoluzionaria maturata nello stesso 1789. L’iniziativa spetta all’Italia (ecco il nostro atipico spirito nazionalista) che è, soprattutto nel Mediterraneo, legittima erede della cultura rivoluzionaria dell’antica Roma, dei fiorenti e elevatissimi comuni medioevali, delle Repubbliche Marinare, degli splendori umanistici del Rinascimento senza dimenticare mai la tradizione cattolica dell’Universalità rappresentata dalla Chiesa di Roma. All’obiezione secondo cui l’Italia era troppo divisa e debole per accollarsi una tale responsabilità indirizzata al futuro, Mazzini replicava sottolineando proprio che le risorse spirituali, appena accennate (Roma, Medioevo, Rinascimento, Cattolicesimo), sono più importanti di quelle materiali.  Il potere dello spirito sulla materia (ora che siamo entrati nell’era della informazione e dell’invisibilità), cioè la visione profetica di Mazzini, mi “perseguita” e mi fa sognare l’utopia di una tale responsabilità per la mia Italia. Patriottismo quindi e visione rivoluzionaria ancorati strettamente alla cultura e ad un ruolo formativo a forte vocazione umanitaria, dove, ricordate i tempi, Mazzini lottava per l’abolizione della schiavitù o nella forma più larvata della servitù operaia, l’emancipazione delle donne, la liberazione delle minoranze religiose e l’indipendenza politica di tutte le nazioni oppresse. E cito alcune questioni tra le tante affrontate. Certamente a queste si aggiungeva prepotentemente il problema della scuola come luogo di coltivazione del libero sapere ma soprattutto quale tempio dedicato alla formazione alla Polis e ad essere cittadini consapevoli. Cittadini informati e in quanto tali liberi di scegliere. Scuole, quindi, quale missione prioritaria per chi si sentisse, ancora oggi, mazziniano. Scuole quindi per chi non volesse sentire anacronistico il pensiero del Maestro e lo volesse far vivere e, nel farlo, onorarlo.

Ho lavorato, pertanto, da anni, alla nascita di una Scuola, per chiudere la vita con un briciolo di coerenza.

Sembra che ce la stia facendo, grazie all’aiuto ragionato di alcuni, primi fra tutti la mia fedele compagna di vita Ariela, il mio alleato intelligente e indefesso Alberto Massari, i molti complici intellettuali raccoltisi negli anni in e intorno ad Hut8 Progettare l’Invisibile e a questo marginale e ininfluente blog, ma, soprattutto, è arrivato il tempo di dirlo, grazie a “chi”, raccogliendo la sollecitazione proveniente proprio da HUT8, ha consentito, forte di una consolidata (oltre venti anni!) tradizione didattica e di uno sperimentato sistema educativo, in piena intesa su metodo e finalità, di avviare il primo Corso di Formazione alla Polis (partirà il 21 ottobre p.v.), aperto a tutti i cittadini, senza sbarramento alcuno se non quello da regolamento che sarà pubblicato quanti prima (costi e modalità di frequenza ovviamente) durante il quale chi si trovi nella condizione di dover fare scelte decisive e soprattutto quale protagonista nella gestione della Cosa Pubblica possa sentirsi affiancato, stimolato, supportato, facilitato da metodologie didattiche di apprendimento attivo fino ad acquisire la capacità (così ci stiamo augurando in questo momento emozionante) di arrivare ad agire, con tempestività ed esattezza, nell’interesse della collettività. Semplici cittadini e decisori preposti saranno in aula insieme per meglio conoscersi, apprezzarsi, aiutarsi nelle difficili diverse condizioni di vita e ruolo. “Compagni di scuola” – pertanto – nella speranza che nel luogo preposto si evochino quelle “energie superiori” di cui necessita la Repubblica per ritrovarsi.

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Il “chi” ha reso possibile la messa a terra dell’Utopia è il binomio costituito dalla Libera Accademia di Roma e l’Università Popolare dello Sport. Non sta a me parlarne (andate nell’amica rete e fate quello che vi pare) dal momento che li ho scelti in stretta condivisione con Alberto Massari, dopo essercene innamorati, averli frequentati in una sorte di fidanzamento ed ora “sposati” per, sinergicamente, dare vita ad una marcia di avvicinamento ai centri decisionali pubblici (auspicando di poter raggiungere perfino membri del Parlamento e dello stesso Governo) per arrecare, in modo condiviso e lungimirante, maggiore benessere alla collettività.

Si tratterà di dare sostanza a quella sussidiarietà orizzontale sancita dal comma 4 dell’art. 118 della nostra BELLISSIMA E MODERNISSIMA COSTITUZIONE, articolo che è stato scritto per favorire un’attività di interesse generale, attività pubblica a suo tempo pensata e organizzata in assoluta autonomia dai cittadini e dalle loro aggregazioni in funzione di pensieri atti a contribuire al quel farsi carico, in via diretta, della gestione di problemi senza il quale tutto sarà perduto. Questo è il futuro delle società complesse dove maggiore dovrà essere la democrazia e la partecipazione alle decisioni, senza se e senza ma. Altri sentieri viceversa potrebbero portare verso il ciglio del burrone, se dobbiamo usare metafore. Questo perché per noi che ci prepariamo ad agire, la carenza di percorsi formativi funzionali a dotare di strumenti necessari e sufficienti chi si trovi oggi nella condizione di dover fare scelte decisive in ambito produttivo e soprattutto nella gestione della cosa pubblica, è lapalissianamente evidente. Chi deve oggi confrontarsi, nell’amministrare la Repubblica, con la complessità dei fenomeni e con la rapidità dei cambiamenti, non può non scegliere di formarsi, formarsi, formarsi nel tentativo di arrivare al “saper fare” e questo arrivare a farlo non esclusivamente attraverso un approccio di tipo accademico. Stiamo tentando di dare vita ad un luogo fisico e mentale di apprendimento attivo dove sia peculiare per i partecipanti poter, oltre che apprendere, proporre argomenti da sviluppare in aula o sui quali, eventualmente, strutturare specifici approfondimenti.

Il primo modulo con cui inaugureremo il Corso sarà dedicato a Le politiche del Mediterraneo e avrà durata di 60 ore complessive suddivise in tre sezioni, di 15 ore in presenza e 5 a distanza  ciascuna, dedicate a: politiche estere, sicurezza, difesa.

Questo abbiamo pre-sognato di poter concorrere ad innescare e questo ora proveremo a realizzare.

Ci facciamo da soli (in attesa dei vostri) tanti, tantissimi auguri, consapevoli delle difficoltà e delle dinamiche (anche riconducibili ad un mondo che ci potrebbe essere ostile) che una tale iniziativa potrebbe mettere in moto.

Oreste Grani/Leo Rugens, la Redazione del blog, l’Associazione Hut8 Progettare l’Invisibile   

 

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