Con che finalità la coppia Voarino – Bigotti ospitava al Baglioni Hotel Regina funzionari dello Stato?

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Così si mormora. Di certo il Baglioni Hotel Regina è l’albergo a cinque stelle (e di più) dove, per oltre un anno, Aurelio Voarino mi ha chiesto di andarlo a trovare la mattina presto, prima di recarsi in ufficio, a cinquecento metri in linea d’aria, a Via Bissolati 20, dove c’erano gli uffici della STI.

Ma veniamo all’antefatto.

L’11 gennaio 2018, la bella Dionisia redigeva un post che non poteva (e non può) lasciare adito a dubbi: i francesi ben guidati/protetti dalla loro intelligence economica, fanno da troppo tempo, razzie sul nostro territorio. Ovviamente lo fanno complici alcuni italiani con l’inclinazione al tradimento. Non sono episodi di libera concorrenza. Dietro a gruppi tipo SIRAM /Veolia ci sono le strategie di Vincent Bollorè, tanto per fare un esempio. Cioè, tramite il gruppo di “comunicatori” di HAVAS (con sede all’Eliseo e posseduta 100% da Veolia), lo Stato Francese pre-pensa e dispone. Dispone quello che, viceversa, in nostri fighetti delle Agenzie, non solo non riescono a pensare, ma tanto meno a contrastare. Per “nostri fighetti”, intendo i raccomandati che hanno ingrossato, per anni, le fila delle nostre agenzie di intelligence. Se non fosse stato così – forse – qualcuno si sarebbe accorto di quanto, per anni, gente come Ezio Bigotti e Aurelio Voarino, in accordo e sotto il coordinamento di avvocati e commercialisti (non ci sono solo i Pietro Amara che ronzano intorno alla mangiatoia dei “global service”) hanno realizzato a discapito assoluto degli interessi italiani. In cose macro come la gestione di patrimoni immobiliari pubblici e in cose apparentemente minori come quelle denunciate con largo anticipo da Dionisia per questo blog. Questo lasciar fare, mi ha sempre incuriosito ma mai come da quando ho conosciuto la strana coppia Voarino-Bigotti, circondati dalle loro relazioni sospette spesso terminali in ambienti che per semplicità chiamerò afferenti i servizi segreti. Italiani e internazionali. Relazioni che non avrebbero avuto motivo di essere se uno voleva fare il semplice pulitore di cessi o il cambiatore di lampadine o, al massimo, il manutentore di ascensori di interi patrimoni immobiliari.

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Non si lasciano domande senza risposta se si è attratti da meccanismi mentali che per semplicità chiamerò investigativi.

Non si lascia senza risposte il perché dell’eventuale frequentazione di Voarino (quello) con uomini in servizio nei nostri servizi, frequentazione che non ha alcuna giustificazione se non l’uso illecito di informazioni che potevano essere di pertinenza del servizio su cittadini che in qualche modo potevano anche interessare le attività di Ezio Bigotti.  Informazioni e dossier che non vorremmo un giorno scoprire essere oggetto di compra – vendita. Vedete, chi scrive è talmente vecchio da ricordare perfettamente perfino l’impaginazione, sul settimanale L’Europeo, a firma di Renzo Trionfera,  dell’articolo da cui parte il così detto “Scandalo dei dossier Sifar“, bomba giornalistica di cui solo nelle settimane successive l’Espresso, con Jannuzzi e Scalfari, si impadronisce. Nell’inverno 1966-67 il vicedirettore de “L’Europeo”, conduce un’approfondita indagine giornalistica sui dossier SIFAR e indica in Giovanni Gronchi il probabile beneficiario di molte schedature politiche. Scalfari, legge il pezzo sul settimanale della concorrenza, copia /ruba la sostanza della grave vicenda e diventa l’eroe che diventa. Faccio questo riferimento storico perché chi di dovere capisca da quanto mi interesso di fonti aperte. Dopo poco NON scoppia lo scandalo Pro Deo/IOR/CIA perché Umberto Federico D’Amato (Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno) compra (con i vostri soldi) l’intera tiratura (60.000 copie) di Nuovo Mondo D’Oggi, settimanale anche di proprietà di Carmine Mino Pecorelli. E io c’ero. Dopo poco nasce OP – Osservatorio Politico Internazionale, via  Tacito 50, e io comincio a lavorare con Pecoreli per 60.000 lire al mese.  Penso, con questo, di accennare solo ad alcuni motivi per cui ritengo di sapere cosa accadrebbe se qualcuno riuscisse a fare, a Voarino o a Bigotti (in realtà ad entrambi), le domande giuste su chi conoscevano nei servizi e con chi erano tanto intimi da pagargli i conti negli alberghi per attività relazionali. Si dice infatti che i funzionari del servizio ricevessero persone nei salotti e nel ristorante dell’Hotel Baglioni Regina dove il Voarino stesso alloggiava, alcuni giorni alla settimana, di norma, da martedì sera fino al venerdì mattina, sia da solo che con la fidanzata di turno. E STI pagava. So che STI pagava per motivi certi che sono pronto a documentare e a risponderne. STI pagava anche esponenti dei servizi francesi.

 

Ma forse io auspico ciò che già è accaduto o sta per essere messo in atto. Lo desidero talmente che forse qualcuno, abile e saggio (vede ministro Salvini a cosa servono i magistrati?) può essere che le domande giuste le stia già rivolgendo o si prepari a formularle. E se si trova un po’ di intelligente collaborazione con i due (Voarino-Bigotti), vuoi vedere che quanto accaduto, grazie alla curiosità di Renzo Trionfera (un vero giornalista), oltre 52 anni addietro (!), sembrerà un gioco da ragazzini che si incontrano al muretto?

Cosa nasconde infatti un tale livello di contiguità e intimità amministrativa (un imprenditore che paga le spese di rappresentanza in un hotel ad un impiegato dello Stato?) qualora fosse provato? Per l’esattezza, cosa nascondeva, perché si mormora che questa oscena frequentazione finalmente sia stata interrotta, traumaticamente, qualche settimana addietro, da chi investiga e difende gli interessi superiori della Nazione. Perché questo, tra l’altro, meritoriamente, fa la magistratura che si pensa, viceversa, impegnata ad infastidire il Ministro di Polizia.

Meglio tardi che mai, semplificando, tenderebbe a dire un lettore superficiale. Io dico, invece, che c’è un tempo per ogni cosa e che oggi è tempo di scoperchiare pentole, tombe, bunker intorno alla STI, a Ezio Bigotti, ad Aurelio Voarino e a tanti altri che vivevano di mungiture e di atti contrari agli interessi della Repubblica.

E quindi di atti contrari ai vostri interessi. Ora è utile che la magistratura agisca con risolutezza assoluta investigando intorno a CONSIP, al mitico LOTTO 10 e al mondo dei patrimoni pubblici consegnati alle avidità di queste termini e rettili avvelenatori; ora che, come penso si intuisca facilmente, ci sono le migliori condizioni politiche. Ora, sentite a me, che sono saltate le coperture, anche istituzionali, di questi mascalzoni.

È un reato dare del mascalzone ad un mascalzone?

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Oreste Grani/Leo Rugens

P.S. Pensavate che vi avrei mollato? Ve lo avevo anche scritto “privatamente” (erano questi giorni del 2015) che non sareste sfuggiti alle gravissime responsabilità implicite nella scelta che vi preparavate a compiere, preferendo la strada dell’illecito rispetto al cambio di rotta che vi ero venuto a suggerire con il Progetto Energie Superiori.

Capisco che le nostre vesti (quelle di Massari e le mie) erano quelle dello straccione Odisseo, ma mentre Bigotti è quel ignorantone che è, Voarino, il classico, a Torino, lo ha anche fatto.

Ma soprattutto, Mimì (il Radiologo), non poteva non averlo avvertito che eravamo i migliori (per quello ci avevate chiamato), ma cazzutissimi.

È sul concetto di cazzuto che deve essere nato l’equivoco. Un puttaniere (è un reato dare del puttaniere ad uno che paga le donne che si fanno pagare?) deve aver pensato che il Radiologo alludesse al fatto che eravamo super dotati. Invece, da par suo modo suo, intendeva dire che eravamo dei super patrioti e che era pericolosissimo pensare di fotterci o di recare danno all’Italia sotto il nostro naso o, peggio, con la nostra complicità.

Cazzutissimi, voleva dire questo, cretini. Ma ormai, non avendolo capito all’ora, oggi è troppo tardi. Figurasi pensare di fotterci in “Giardino“. Ma la volete smettere? Ci dovessimo veramente incazzare? Perché, è doveroso dirvelo, con voi non ci siamo ancora incazzati come avremmo potuto fare.

Per ora stiamo – semplicemente – vigilando perché non proviate a salvarvi con metodologie corruttive a voi note e stranote. Per questo vi monitoriamo perfino in “Giardino”. Per questo all’ultimo della serie e gli abbiamo fatto esperire il ridicolo tentativo (simile per pochezza ad altri tentati altre volte provati con personaggi sempre raccolti nell’ambiente dell’Intelligence che evidentemente tanto intelligenti non si rivelano poi) di farci cadere in trappole puerili. Vigiliamo e per questo ancora scriviamo di voi che, viceversa, considereremmo morti.

Rimane sempre l’opzione che troviate soldi sufficienti per farci eliminare come i vostri tirapiedi (quelli che ci avevano avvicinato sotto mentite spoglie, viceversa da poco tanati e “radiati”) dicendocelo, speravano di intimidirci.  Coi conti correnti (in realtà non più scorrenti) sotto tiro come state, non credo che troverete liquidità sufficiente a Roma, Torino, Milano, Pinerolo o tra le pieghe dei soldi che ancora (!) sono nelle disponibilità della prima moglie. Intendendo quella di Bigotti, ovviamente.

Ritengo che un servizio difficile come quello di affrontarci (ed eliminarci), gratis, con la cattiva fama che ormai avete, nessuno ve lo farà.

È più facile che il nullatenente Grani, povero come vi è difficile immaginare che qualcuno possa essere, si faccia girare i coglioni, e, a freddo, vi venga lui a prendervi.

Così, in presenza di un bel penale, qualcuno mi ascolti anche su ciò che ancora non ho avuto tempo di raccontare di voi. Perché, forse non lo sapete, in presenza di un grave reato penale la ricerca del movente è tutto.

P.S. al P. S.

Signor Ministro di Polizia, si faccia preparare un appunto non su Leo Rugens che le cose, per amor di Patria, gliele dice (a volte anche con eccessiva durezza), “dritto per dritto”, ma su cosa Leo Rugens scrive a proposito di chi, fellone, se la faceva con Aurelio Voarino. E soprattutto chieda (è un suo diritto) perché si ritiene che, intorno al ristorante del Baglioni Regina ci fosse tutto questo traffico di mascalzoni.

Per farle un esempio analogico potrebbe essere qualcosa di simile a quanto avveniva, decine di anni addietro, dall’altra parte della strada (Via Veneto) nelle stanze e nei saloni dell’Hotel Excelsior. Quello. Nulla cambia, se non proviamo a farlo cambiare. Ma questo, come è notorio, si chiama Governo del Cambiamento.

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Sempre a disposizione.

E ri-firmo, visto le cose impegnative che scrivo, in particolare in questo post.

Oreste Grani, Tessera Acquisti (sapete cosa sia e quando se ne ha diritto?) 5338 -7000 – 6460 -2466.

Questi dati per facilitare gli eventuali approfondimenti.

P. S. al P. S del P. S.

Questi post così velenosi li devo ai molti lettori che, da Pinerolo, fanno il tifo, segretamente, perché l’uomo dei 41 milioni (per ora!!!!!!!! solo questi trovati) sequestrati, non si salvi anche questa volta.

Signore e signori, ogni promessa è debito: finché il Leone avrà forza di ruggire, farà il mio dovere. Voi, al tempo, vedete di non lasciarci mai soli.

Per le piccole cifre abbiamo deciso di prendere soldi da chiunque con le ormai semplici modalità del versamento sul circuito PayPal usando il nostro indirizzo e-mail:  leorugens2013@gmail.com

oppure un bonifico a Oreste Grani – IBAN  IT98Q0760103200001043168739