Le ragioni di una pre-occupazione: Leonardo ex Finmeccanica e il suo indotto

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Davide/Grani, da qualche settimana, sfida Golia/Manenti (con annessi, connessi e contraccolpi che potete ipotizzare) perché è particolarmente preoccupato dei danni che si possano fare in Leonardo ex Finmeccanica, vista la massa critica dei fatturati, il numero ancora cospicuo di dipendenti e le ovvie implicazioni sulla sicurezza nazionale. E non mi riferisco solo a quanto tutti già sapete a cominciare da Pierfrancesco Guarguaglini e della di lui consorte Marina Grossi, passando per i fratelli Stornelli (sistema SISTRI) o il dentista di Guarguaglini già deputato di AN Angeloni, senza rimuovere Gennaro Mokbel e i suoi misteriosi acquisti di scatole vuote da farcire con abilità culinarie in accordo con Lorenzo Cola. A tal proposito vi ho messo in calce un recente articolo del quotidiano La Verità, ripresentato da Dagospia in cui vi ricorda che Guarguaglini era innocente su tutto. Misteri misteriosi si direbbe in altra sede.

Parlo di percorsi carsici e di un mondo che, come vedremo quanto prima, fagocita aziende con storie decennali solo perché alcuni decidono che quel valore aggiunto, quell’algoritmo, quel rapporto fiduciario deve passare di mano e deve essere messo al servizio (e nelle disponibilità economiche) di questo o di quello.

Un arcipelago difficile da sorvegliare se non si è addetti ai lavori o se non si hanno guide indiane fedeli alla Repubblica, eburnee alla seduzione dei soldi e della carriera. Parlo della corruzione, del nepotismo, delle raccomandazioni, dell’avidità di politici, delle interferenze di intelligence economiche di Paesi competitori particolarmente aggressivi. Dirigere Leonardo dovrebbe essere compito di una vera e propria élite che sentisse l’onore del compito e avesse trascorsi di fedelissimi servitori dello Stato. Difficile selezionare tale personale  senza una lunghissima esperienza in materia. Grazie ad una segnalazione di una lettrice attenta, a suo dire stimolata dal post appena ieri pubblicato sulla questione irrisolta dei Marò e degli sprechi impliciti, mi torna in mente la vicenda che vi rimetto in piena luce.

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Il pezzo è del 30 gennaio 2012 a firma di Ferma Restando

COSÌ L’AGENZIA SPAZIALE BUTTA UN MILIONE

Un viaggio per assistere al lancio di un satellite. Mai effettuato. Uno spreco come un altro. Sergio Rizzo sul Corriere ci racconta di un viaggio organizzato dall’Agenzia spaziale italiana per assistere al lancio di un satellite negli Stati Uniti. Un lancio mai effettuato, per uno spreco pari a un milione di euro. Sull’accaduto indaga la Corte dei conti.

Una spedizione durata nove giorni alla quale avevano partecipato, oltre al personale dell’Agenzia, anchemilitari, politici e congiunti, che aveva già fatto parlare di sé per i costi: un milione centomila euro. Ovvero, più di 30 mila euro a testa. Un conto astronomico, che comprende anche la fattura di una società specializzata nell’«assistenza all’organizzazione di manifestazioni pubbliche», la 9pm srl dell’americano James Victor Pallas, incaricata di studiare la logistica del viaggio: 116 mila euro. Sulla vicenda erano piovute in Parlamento un paio di interrogazioni. E anche il collegio sindacale dell’Agenzia aveva sollevato il problema, investendo della faccenda la procura della Corte dei conti. Che ora vuole vederci chiaro: dai costi degli alberghi e dei ristoranti fino ai nomi, finora rigorosamente top secret, di chi era stato invitato a partecipare a un evento che non si è nemmeno tenuto. Già, perché per ironia della sorte il lancio del satellite venne anche rimandato.

Ma la grana del viaggio in California, tuttavia, non è nemmeno l’unica, per l’attuale presidente dell’Asi:

Amicissimo del senatore pidiellino Maurizio Gasparri, Saggese viene nominato commissario dell’Agenzia dall’ex ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini nel 2008, dopo aver fatto sloggiare senza troppi complimenti il suo predecessore. È l’astrofisico Giovanni Bignami, che era stato collocato lì dal centrosinistra e si candiderà poi senza fortuna alle elezioni europee con il Pd. L’estromissione non gli va giù e un anno dopo accusa: «Il piano spaziale nazionale lo sta scrivendo la Finmeccanica». Saggese arriva proprio da lì. Quando il governo Berlusconi lo mette a capo dell’Asi, l’ingegnere amico di Gasparri è assistente per lo spazio di Pierfrancesco Guarguaglini. E questo non è forse un dettaglio, considerando che Finmeccanica è uno dei principali destinatari dei fondi statali (più di mezzo miliardo di euro) gestiti dall’Agenzia. Come forse non è un dettaglio che Saggese, fino a qualche anno prima, fosse azionista della Space engineering, azienda che in tre anni ha avuto dall’Asi contratti per qualche milione.

Ma, com’è noto, in Italia non si bada a queste piccolezze:

A conferma di ciò, il commissario arriva all’Agenzia spaziale con un plotone di fedelissimi, distaccati dalla Finmeccanica: costano 550 mila euro l’anno. Tuttavia il problema non è tanto il costo, quanto il fatto che a loro spetta il compito di assumere decisioni su iniziative proposte da concorrenti della loro azienda. Ma anche su questo si sorvola. E il 10 settembre del 2009, dopo un anno di commissariamento, Saggese viene nominato presidente di un consiglio di amministrazione nel quale si trova un posto anche per l’immancabile politico trombato alle ultime elezioni perché era troppo indietro nella lista: solo ventesimo. Si chiama Marco Airaghi, è stato deputato di An ed è amico nonché consigliere per le attività aerospaziali del ministro della Difesa Ignazio La Russa che lo ha messo a fare il direttore generale di Agenzia industrie difesa. Come non bastasse, Saggese lo fa pure presidente della società controllata Asitel. È il 15 luglio del 2011, e proprio in quei giorni si sta svolgendo un maschio confronto, a colpi di letteracce, fra i vertici dell’Agenzia e il ministero dell’Economia. Il motivo? Proprio a ridosso di quel famoso viaggio ha fatto visita all’Agenzia un ispettore mandato dal Ragioniere generale dello Stato Mario Canzio. L’ispezione è stata chiesta dal capo dei revisori dell’Asi, che è uomo della Ragioneria.

Nella gestione di Saggese ci sono fatti che non lo convincono, e il rapporto dell’ispettore lo confermano in pieno:

Vengono scoperte «irregolarità nell’inquadramento » dei comandati (44 in tre anni), «illegittimità varie in materia di contratti a tempo determinato», consulenze a dir poco discutibili. Qualche caso? C’è un maresciallo della capitaneria che viene nominato dirigente. E un consigliere parlamentare, tale Antonio Menè, distaccato dalla Camera che continua a pagargli uno stipendio da 18 mila euro lordi al mese, e prende dall’Asi, come dirigente, altri 63 mila euro l’anno. Salta poi fuori una consulenza di 15.600 euro affidata alla compagna di uno dei fedelissimi di Saggese, per «il servizio di supporto psicologico al personale dell’ente»: nientemeno. E un incarico da 20 mila euro per un «inutile studio del mercato editoriale», lo definisce l’ispettore. Ma il massimo è la consulenza legale assegnata all’avvocato dello Stato Pierluigi Di Palma, conferitagli nel 2004, dunque prima dell’arrivo di Saggese, ma poi rinnovata ogni anno per sette anni. Di Palma è stato direttore generale dell’Enac ed è vice segretario generale della Difesa, nominato da La Russa: anche sua moglie Sveva Iacovoni, in forza al ministero delle Infrastrutture di Altero Matteoli, è distaccata all’Asi. Il rapporto dell’ispettore, nella parte che lo riguarda, ci lascia senza parole: «In occasione della richiesta da parte dell’ente di pareri su varie problematiche all’avvocatura dello Stato, si è constatato che… l’avvocato, quale consulente dell’ente, formulava la richiesta di parere e, in veste di avvocato dello Stato, rispondeva al quesito da lui stesso prospettato».

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E ditemi che mi sto inventando tutto e che negli anni trascorsi si è chiarito ogni centesimo speso e che se qualcuno doveva restituire il mal tolto questo è avvenuto. Ditemi per tanto che, mollichella  dopo mollichella, stiamo ritrovando i soldi perché le pensioni sociali vengano elevate almeno a quella soglia di sopravvivenza di cui si blatera da tempo. Ditemi che la tessera per gli acquisti che si da a chi è veramente poverissimo  vedrà un incremento congruo della dotazione mensile che oggi, per alimentarsi, per pagare le bollette (parlo di telefono, gas, luce) e per le medicine che non sono esenti da ticket  ammonta a 40 (quaranta) euro. Non 15.600 come si è deliberato per una signorina/signora che doveva “fornire servizio di supporto psicologico al personale dell’ente (ASI) come leggerete deliziandovi con la notizia di cui sopra. Io preferisco pensare che quelle contenute nel pezzo fossero solo calunnie e che non si possa neanche immaginare l’esistenza di intrecci tra realtà quali Leonardo ex Finmeccanica, enti tipo ASI, Ministro della Difesa nelle sue diverse articolazioni a cominciare dal Segretariato Generale della Difesa. Vigilare è un eufemismo perché di fronte a tale ipotetico schifo si dovrebbe, riavvolgendo ila pellicola della Storia, tornare alle BR (e ad altre sigle ancora più feroci), con la loro folle ipotesi che bastasse colpirne uno per educarne cento e passare a colpirne cento per educarne uno. Pentito ormai di aver concorso a sconfiggere quei mosti assetati di sangue. I mostri erano loro, o queste sanguisughe?

 

Dicevo che il pezzo che segnalava le gravi irregolarità all’ASI era del gennaio 2012 (in altro post spiegherò perché questa data è rilevante) e che per cominciare a non dimenticare ci leggiamo anche quello che 5 anni dopo si può leggere a saper usare le fonti aperte.

Sono in attesa di capire perché in questo Paese il tasso di credibilità di Maria Stella Gelmini è ancora sufficientemente alto per doverla sentire dire sciocchezze a tutti i telegiornali possibili. Saccente come poche, una che ha piazzato a suo tempo uno come

Enrico Saggese dovrebbe essere presa a pernacchie invece prova a spiegarci, un giorno sì e l’altro pure, cosa fanno di male i giovani esponenti pentastellati del Governo del Cambiamento. Ma gente come La Russa, Gelmini, Gasparri che hanno negli anni allevato/piazzato queste termiti, ovunque hanno potuto, come si permettono di parlare? O meglio, come gli consentiamo di parlare invece di sommergerli di sonorità pernacchiose fino a farli recedere dall’idea che dovranno morire attaccati alla carega?

Leggete con la massima attenzione i due articoli scelti. Vi prometto che se non mi fanno tacere in malo modo, ne saprete delle belle su Leonardo ex Finmeccanica e perché in un ambiente così sensibile e strategico vorrei sentire, per le future nomine, aria fresca di competenza, senza il tanfo dei retaggi, perfino di questi nomi, che si perpetuano, quasi fossero degli immortali.

Oreste Grani/Leo Rugens

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Drawings of Leonardo da Vinci and his circle - Public Collection


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