Oggi vi consegno un dettaglio autobiografico sperando che questo dica qualcosa a qualcuno

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Quando “scendo” a Palermo, ancora non maggiorenne (all’epoca lo si diventava a 21 anni), nel biennio 1966-67, mandato in loco per incarico espresso di Randolfo Pacciardi, la persona che mi introduce alle complessità/misteri di quegli anni, si chiamava Mauro Turrisi Grifeo, principe di Partanna, scrittore e giornalista investigativo di valore come pochi.

Turrisi Grifeo, deceduto nel 1995, all’epoca del mio incontro con lui, aveva 36 anni, ma già depositario di una cultura della materia (parlo di mafia in via di transizione) come pochi. Come ancora oggi, giustamente, lo si valuta da parte di veri addetti ai lavori.

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Stiamo parlando di un uomo in difficoltà economiche (per motivi complessi da raccontare) pur appartenente ad una grandissima famiglia nobiliare, colpito da una poliomelite che lo invalidava, fumatore incallito, capace ugualmente di guidare con abilità che, con una gentilezza e signorilità impossibile da dimenticare, non solo mi accolse, ma mi iniziò ai linguaggi di quella terra. Quel poco che ancora capisco della Sicilia, lo devo a lui e a come mi apriva il suo smisurato archivio anche costituito di fonti aperte giornalistiche quando pochi erano coscienti del valore investigativo di tale approccio. E poi libri, libri e ancora libri. La cronaca dice che fu il primo a capire che Michele Sindona aveva messo in scena un finto rapimento e che eravamo all’epilogo di quella vicenda drammatica. Mi è venuto desiderio di dire il nome del mio Virgilio palermitano (e guida accorta nei comuni delle Madonie dove vi garantisco era molto difficile muoversi), non tanto per me ma per lui, ovunque sia. Per ringraziarlo di aver creduto che un ragazzetto (e come volevate chiamare a Palermo, in quegli anni, un diciannovenne/ventenne sprovveduto che scendeva da Roma?) non sottovalutando, neanche per un istante, il mio amore per una Repubblica più giusta e più pulita, la mia dedizione sin da giovanissimo al contrasto alla criminalità, la mia passione ragionata per la Trinacria, centro del Mediterraneo. Giornalista che raccoglieva la fiducia, fino a quando fu alla Legione Carabinieri, di Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Oreste Grani/Leo Rugens

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