Non si può più tollerare una Unione Europea a trazione monarchica se non imperiale

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L’altra sera il bravo ed esperto Enrico Mentana sembrava sinceramente stupito dei milioni di catalani nuovamente in piazza. Ci permettiamo di fargli notare che a Barcellona non è una brace qualunque quella che arde sotto la cenere: si chiama Repubblica.

Quelli che cercano di spegnere il fuoco, viceversa, si chiamano pompieri monarchici.

Per questo martedì u.s., inaspettatamente (per voi), milioni di catalani erano in piazza e nel farlo hanno ribadito che non molleranno fino alla vittoria. Spero che nessuno possa ritenere eversivo sognare la fine di un fatto anacronistico come la Monarchia sotto il cui ordinamento uno/una è detentore/ice di potere politico e di ricchezze smisurate … per nascita! Ho scritto per nascita e nessuno ride?

Vediamo invece di smettere di ragionare, con la mentalità da “bar dello sport” che si diffonde sempre di più, del tema che vi stiamo ponendo da tempo: nell’Europa, che sognate o detestate, che fine dovranno fare i re e le regine? Perché forse, non lo avete capito, a Barcellona, la questione è questa! E non solo in Catalogna. Non saranno Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Marie Le Pen, Viktor Orban che vi tireranno fuori dalla questione in essere tra i re, le regine e i banchieri che si sono fatti imperatori e chi, cittadino europeo, vuole morire libero e repubblicano.

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Provate a non dimenticare che mentre ci si avvia, tra dieci mesi, alla farsa del voto per eleggere dei parlamentari europei, alcune delle famiglie europee più importanti del set politico e di quello degli affari brindano continuamente a champagne (qualcuno, pochi in proporzione, con spumante italiano) ricordando lo storico momento in cui da Bruxelles i corrispondenti televisivi di tutti gli Stati d’Europa annunciarono la nascita dell’Unione Monetaria Europea (ma avrebbero potuto ugualmente gioire se si fosse denominata Unione Monarchica Europea). Ma soprattutto il varo dell’unico vero sistema di governo antidemocratico e di potere assolutistico su tutti i cittadini d’Europa: la Banca Centrale Europea (BCE), di cui, un giorno sì e l’altro pure, sentite raccontare le avventure (si fa per dire) dai telegiornali.  Sono ormai decenni (ho assistito da vicino alle elezioni del giugno 1979 per il Primo Parlamento Europeo) che qualcuno brinda ricordando che la trappola/gabbia è scattata e che quasi fossero degli imbecilli autolesionisti, i popoli (che ora si agitano nei bar) si sono masochisticamente fatti legare mani e piedi.  Ora solo la presa delle armi (ma non parlo metaforicamente) potrà ridisegnare l’Europa politica facendosela restituire dai tiranni. Dovrà scorrere sangue per risolvere la questione tra  padroni e schivi. Come è sempre stato. Visti i finti capipopolo che sembrano guidare la rivoluzione che si vagheggia (sempre nei bar), direi che i “padroni” (re, regine e imperatori compresi) possono dormire sonni tranquilli.

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Qualcuno ha allargato, senza approfondimenti, senza veri dibattiti, senza vere consapevolezze il numero degli stati partecipanti alla farsa imperial-monarchica (non so come si possa chiamare un accrocco di potere come quello in essere) e ora vi lascia a discutere di ondate immigratorie. Rigorosamente nei bar o, al massimo, in parlamenti nazionali depotenziati. Le stesse famiglie regnanti che hanno dichiarato le guerre che generano le spinte alla fuga disperata  di milioni di esseri umani, controllano l’economia dei luoghi dove si discute non della loro tirannide ma se due, mille, centomila negri brutti sporchi e cattivi mettono in discussione il sistema di tosatura consolidato che si chiama Banca Centrale Europea. È Mario Draghi (fino a che sarà lui ad essere vivo e vegeto) il vostro problema, non certo i poveracci che devono assistere, per sopravvivere, all’abuso degli sfinteri delle loro madri, mogli, sorelle e, quando le hanno, figlie. Quando gli va bene. Quando gli va male, quelli che gli tolgono tutti i soldi possibili, gli tolgono anche la vita e poi corrono a depositare quei soldi in una banca che è controllata da quelli che controllano i tassi e i differenziali di investimento tra l’Italia e la Germania. Siete pecore da tosare e vi consentono di belare nei bar o nelle vostre case davanti agli schermi dei televisori o dei computer o, in sedicesimo, dei vostri telefoni. Ogni tanto vi mandano in un cinema a sognare davanti ad un maxi schermo. Vi fanno belare perché sono anche i padroni dell’energia che vi consente di accenderli i televisori, connettervi con il vostro computer, mandare fichissime foto (o morire a quindici anni mentre si manda l’immagine estrema che ti renderà famoso!) dove apparite liberi di vivere. Fino a quando vorranno. Dopo sarete siriani, nigeriani, tunisini, somali, eritrei, irakeni, sikh.  Sikh come ieri si è visto a Latina, nel Lazio “senza” mafia in quanto quella che opera su quel territorio, la Quinta, è sconosciuta al Ministro di Polizia e alla politica che governa da decenni il territorio. Nel Lazio di Zingaretti, prima di Storace (oggi fedelissimo di Salvini), prima di Marazzo, fedelissimo del suo vizio che lo spinse nelle braccia di feroci trans. E non solo.

E basta di discutere di idiozie !!!!!!!!!!!!!!! Baste-rebbe approfondire la questione posta ieri a Latina/Terracina (i sikh in sciopero e in piazza per difendere la loro stessa esistenza) per capire “chi sta con chi”, “chi frutta chi” e “chi non è degno di mantenere l’ordine e la legalità repubblicana” se non sa contrastare il coordinamento delle quattro mafie più la quinta che solitamente è una variante a seconda di quale popolo bisogna vessare. Mafie cinesi, mafie nigeriane, mafie sikh. Forse perfino mafie rom, come sarebbe opportuno cominciare a raccontare, ipotizzandole addirittura “ai mezzi” con chi deve raccogliere informazioni sul territorio.

 

Storie bruttissime, signor Ministro, a cui un “rivoluzionario” come lei dovrebbe mettere le mani in casa propria, prima ancora di venire alle mani, quasi si fosse in uno dei tanti bar di cui parliamo, con il lussemburghese di turno. La vorremmo cazzuto (do you remember quando lo avevate duro?), ad esempio, con la “quinta mafia” che spadroneggia nella Piana di Terracina perché i pomodori arrivino, freschi freschi, sulle tavole degli italiani “brava gente”.

In ultimo, ma non cosa ultima, non è più tollerabile che uno come Antonio Tajani, per decenni (me lo ricordo, già nel 1994 in corsa, con Filippo Pepe, per chi doveva prendere il posto di capo ufficio stampa!) lecca orecchie di Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri, Cesare Previti (tanto per citare tre pregiudicati dei bei tempi andati), ancora nel suo cuore fedele monarchico sin da quando era dell’UMI, presieda il Parlamento Europeo e che, da quella posizione, inviti a dimettersi, con toni di sufficienza e un po’ sfottenti, il ministro della Repubblica Italiana, Danilo Toninelli che può avere qualche limite (governare l’Italia lasciata come è stata lasciata da gentarella, miscelata con gentaccia, dopo un bel ventennio di sostanziale incontrastato dominio di forzaitalioti, con una buona dose di renzisti e di leghisti, è impresa titanica) ma almeno è repubblicano e non un ridicolo, anacronistico, sciacqua bidè monarchico.

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Soprattutto il Toninelli è stato, con onore, alcuni anni, ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, mentre in quello stesso periodo (1999-2002), l’insulso Tajani, non vedeva, non ascoltava e, soprattutto, non ci parlava dei mafiosi suoi compagni di partito e dei corrotti che venivano sistematicamente pescati con il sorcio in bocca a saccheggiare l’Italia. Sempre personaggi che vivevano, spalla a spalla, sotto lo stesso tetto politico culturale (si fa per dire), con il “per bene” Antonio Tajani. Perché, è questo il paradosso, Tajani è una persona per bene ma cieca, sorda e muta come fosse una sola scimmia con i tre limiti. Tajani, lo dico io prima che me lo scrivano altri, ha perfino rinunciato a quasi mezzo milione di euro che gli spettavano dal Parlamento europeo. Ma nonostante questi pregi, tutta la vita (e anche due se me ne fosse concessa un’altra), Danilo Toninelli, con i suoi limiti (ha la caratteristica di essere poco votato!), ma integerrimo ufficiale dei Carabinieri.  E anche quando faceva (per campare) il liquidatore di sinistri  in una compagnia assicurativa mai coinvolto in episodi sospetti. Toninelli certamente persona per bene. Tajani, certamente dal 1994 (ci si è fatto vecchio) un vero citrullo a non accorgersi di chi fosse i suoi capi. All’epoca ed oggi. Vi sembra poco?

Oreste Grani/Leo Rugens

BATTIAMO CASSA COSCIENTI DI AVER FATTO IL NOSTRO DOVERE E DI MERITARCI UN AIUTO

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Voi pensate che respingeremmo una donazione di 5/10/25 euro in quanto esigua? Vi sbagliate. Provateci e mettetevi la coscienza a posto. Se “osate” mandarne di più, altrettanto, saranno ben accetti. Cominciate con 5/10/25 e noi ve ne saremo grati. Se non volete dichiararvi, lasciando traccia, come alcuni ci mandano a dire, rispettiamo questa prudenza ma trovate una soluzione.

La preparazione della Scuola (sarà annunciata pubblicamente a giorni) ha “infierito” su una situazione già difficile.

Siete migliaia che ormai accedete ogni giorno a questo non più marginale e ininfluente luogo telematico. Basterebbe un gesto di alcuni di voi e ci potremmo rilassare aumentando l’attenzione all’avvio del 1° Corso di Formazione alla Polis.

Cosa, come vedremo, serializzabile in Italia e, in particolare, nel Sud del Paese.

Dateci una mano con un bonifico a Oreste Grani – IBAN  IT98Q0760103200001043168739

Grazie