Analogie con un passato recente. Chi vi ha ingannato fino ad oggi?

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Al-Sisi: “Ho dato disposizioni di rimuovere gli ostacoli alle indagini e al raggiungimento della verità“.

Così, leggiamo, si è espresso Al-Sisi, alla fine dell’incontro avvenuto, ieri, in cui ha ricevuto appositamente, per trattare il delicatissimo tema, il Presidente della Camera del Parlamento Italiano, Roberto Fico.

Se la traduzione dall’egiziano è all’altezza del dramma sotto inteso, vuol dire che siete stati, fino ad oggi, in presenza di una oscena sequenza di prese in giro, di chiunque sia stato coinvolto, da parte italiana e da quella egiziana, in questa storia che quasi non ha precedenti: per giorni, un giovanissimo italiano, viene torturato a morte quasi fosse Bin Laden, a suo tempo, finalmente catturato. Per giorni, gli specialisti” torturatori”egiziani, sono stati lasciati liberi di sfigurare (la madre ha stentato a riconoscerlo) il volto e il corpo di Giulio Regeni, italiano e onesto friulano, fino a renderlo uno straccio per “lavavetri”. Nessuno, dei nostri strapagati agenti in loco, ebbe occhi e orecchie sufficienti per essere informato dello scempio in corso e trovare “virilità” (schifosi conigli maldestri abili solo a individuare le loro percentuali sui business!!!!!) per intervenire. O anche dopo, lo dico con la rabbia che mi sale mentre scrivo, per vendicare la fine straziante di un innocente compatriota. Vi piace lo Shin Bet o il Mossad solo a chiacchiere? Se proprio dovete stare a capo chino e a chiappe aperte, almeno prendete esempio, fino ad Argo 16. Chi la fa l’aspetti o, più semplicemente, occhio per occhio! Fate ridere con le vostre finte ragion di Stato e fini superiori.   

Le parole di Al-Sisi dicono che, fino a ieri,  è stato preso in giro tutto il vertice dell’AISE, a cominciare, per tanto, dal rispettato nel mondo arabo, Lupo Alberto Manenti.

Ora che va in pensione, crisi libica o meno, ci potrebbe dire, senza violare segreti e classificazione alcuna, scrivendo un bel libro che non si nega a nessuno, che cazzo hanno fatto in questi due anni e mezzo i Manenti’s boys, per restituire l’onore all’Italia, primo e ultimo loro datore di lavoro. Fino a prova contraria.

Presa in giro, fino ad oggi, la diplomazia, sia quella facente capo alla Farnesina che quella informale dell’ENI.

Certamente turlupinati i nostri magistrati della Procura di Roma e chiunque abbia provato a “fare chiarezza” intorno a questa vicenda lugubre, gravissima per le modalità dell’accaduto, crudele e minacciosa per la sicurezza italiana. I politici neanche li nomino, a cominciare, da Matteo Renzi (detto “che c’è per me?”), passando per l’israeliano Marco Carrai, a finire al cazzutissimo Paolo Gentiloni, di nobile famiglia ma evidentemente tanto decaduta da rimediare pernacchi anche dalle parti della “Città dei Morti” del Il Cairo.

Gravissimi questi precedenti risultati, perché, come abbiamo sostenuto sin dal primo giorno, contro tutte le ipocrisie, il Caso Regeni è un episodio di stretta attinenza la sicurezza nazionale, essendo stato colpito il nostro compatriota con modalità spietate, tutte individuabili dentro le peggiori regole/abitudini tipiche del Grande Gioco dei Servizi Segreti.

In particolare quello che si sta giocando tra i Paesi mediterranei. Quello che da ieri è stato promesso, è un racconto risolutivo al fine della Verità, non potendoci,  purtroppo, restituire la vita del nostro fratello. Dobbiamo pretendere che almeno questo ci consegni Al-Sisi. Altro, non ci può più interessare. Se questo fosse il risultato raggiunto dal cittadino Presidente Roberto Fico, onore al suo coraggio e alla sotto intesa determinazione politica. Se l’obiettivo sarà raggiunto, dopo la frase illuminante di Al-Sisi (ho dato disposizioni …), vediamo di dare seguito ad un ulteriore approccio diretto che, evidentemente, a quel punto, avrebbe pagato.

Al tempo, direi, per equità e rispetto della sofferenza della Famiglia Regeni e dell’opinione pubblica italiana, di non, viceversa, dimenticare i nomi di tutti i cazzari o, peggio, dei complici oggettivi della turlupinatura fino ad oggi rifilataci.  A cominciare dai vertici dell’AISE che per finalità statutarie dovrebbe, tra l’altro, “difendere” gli italiani. Soprattutto se sono intelligenti e onesti patrioti.

Direte che era difficile riuscire a proteggere Regeni. Ma come, si capisce che lo attenzionavano in molti e proprio noi, certamente interessati, avevamo altro da fare?

In questo luogo telematico, lascio volutamente domande imbarazzanti. Così come lascio un elenco (quasi illeggibile e me ne scuso ma con una buona lente ancora possibile ricavarne nomi e, soprattutto cifre strabilianti) di vendita di armi in quei luoghi dove, anni dopo, ancora non solo si spara ma nascono in gran parte le problematiche che vengono poi spacciate per colpe di quei cattivoni di negroni sfaccendati che vengono a farsi spesare nei centri di accoglienza. La matrice di tutto il bordello a cui assistete è nell’avidità degli uomini. Di alcuni uomini. Quelle erano armi vendute ai libici. Qualcuna, ben costruita, ancora spara. Se si volesse, si potrebbero trovare elenchi similari per tutta l’Africa. Armi e scambio con barili di petrolio ed altre materie prime.  Smettetela di raccontarci cazzate.

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Vediamo se Fico riesce dove nessuno è riuscito.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Per scoprire gli autori di un delitto si cerca per prima cosa il movente. Elementare Watson!

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