Massima all’erta sulle questioni di giustizia e di contrasto alle mafie

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Partiamo dal dato oggettivo e non dalle smentite dell’ex senatore (di quale partito è difficile dire) Nico D’Ascola che il trattato di estradizione tra il “riccastro” Dubai e la “poveretta” Italia non è sottoscritto. Il resto sono cazzate, come direbbero alcuni miei amici volgari, ma in realtà realistici e molto diretti. Perché questo ci dobbiamo chiedere: perché questo trattato non non non è stato, a suo tempo, elaborato, discusso nelle sedi di legge e poi ratificato, rendendo la vita un po’ più difficile ai criminali latitanti.

Il resto, come scritto la riga precedente, sono cazzate.

Leggo che la Camera (quella post 4 marzo 2018!!!!!!!) ha finalmente ratifica l’atto.

Leggo, con piacere, che al Senato, sia il PD Davide Mattiello che Mario Michele Giarrusso, del M5S, spingono perché la Presidente Casellati non rallenti l’iter. Che sarebbe cosa gravissima ma possibile vista la storia politica e professionale della Casellati.

Mettiamo pertanto la massima attenzione su cose che possono sembrare minori ma che, viceversa, fanno la differenza su chi fa chiacchiere e chi fatti, per il contrasto alla criminalità, soprattutto quella intrecciata con la politica.

Questo anche perché ho capito che siamo alla vigilia di scelte delicatissime in casa M5S per chi dovrebbe andare ad assumere responsabilità nella strategica Commissione Antimafia.

La Commissione Antimafia, è bene ricordarlo, è una commissione d’inchiesta bicamerale del Parlamento italiano, composta da 25 deputati e da 25 senatori, con sede a palazzo San Macuto a Roma. Istituita per la prima volta con legge del 20 dicembre 1962, da allora viene promossa con legge all’inizio di ogni legislatura”.

Così come è bene ricordare la meritoria attività di alcuni parlamentari del M5S (in particolare Giulia Sarti e Mario Michele Giarrusso, entrambi “attrezzati culturalmente “per studi fatti in materia tanto specialistica e difficile) che, sin dall’altra legislatura,  hanno lavorato con competenza per arrivare a quanto si intravede:  un salto qualitativo di questo luogo complesso a cui, in modo determinante, sono affidate le sorti di questo nostro sofferente Paese.

Capisco che c’è chi preferisce tenere distratta la pubblica opinione sulle espressioni irrituali di Rocco Casalino, ma noi che abbiamo fatto il militare a Cuneo preferiamo tenere la testa, pertanto occhi, orecchie e bocca, su cose vitali per la difesa della Costituzione e la convivenza civile come il contrasto energico e competente alle mafie, vecchie o nuove che siano.

Oreste Grani/Leo Rugens

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