Il Decreto Salvini. Ovvero la beata illusione di mettere in “ordine”

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Mai saputo che scelte paranoiche, fobiche, “di chiusura”, di respingimento dell’altro da se, corrispondessero a sicurezza. Questo nella vita privata, nella salute mentale, nell’arte della guerra, nella convivenza tra i popoli. Per non parlare dei commerci, delle espressioni artistiche, della letteratura che se non è comparata e contaminata dalla lingua degli altri tende a tornare ad essere suoni gutturali e piccoli pensieri. Queste sono le “aste” di una visone contemporanea, freccia intelligente e vettore sicuro verso il futuro. È così da migliaia (ho scritto migliaia) di anni, sancito in mille e mille errori militari, politici, culturali. Ogni fortezza chiusa è caduta. Ogni muraglia è stata violata, aggirata, utilizzata per fine diverso da quello ipotizzato. Anche i non storici sanno che fine hanno fatto tutte le linee Maginot della storia. Così come tutti gli storici (anche non eccelsi) sanno che fine abbiano fatto le elencazioni/le liste di proscrizione di quelli da cacciare, respingere, internare, fucilare. Quelli che oggi gioiscono per il “Decreto Salvini” sanno poco di ordine e disordine, di memoria e di oblio, di dentro e di fuori. La realtà è più vicina a fili di fumo che incontrano una biglia, come appare in un’immagine di Etienne-Jules Marey del 1900, che a fili spinati pronti a lacerare carni anelanti la libertà.

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L’ordine della vita vagheggiata per voi tutti dal signor Ministro dell’Interno (quello di turno e che ora vi siete scelto) è diverso da quello fobico a cui si è votato: l’ordine della vita vera ha caratteristiche di complessità crescente e la sua variabilità “disordinata”  è il risultato “meraviglioso” di un lungo processo evolutivo che chiama in causa, torno a dirlo, la storia. Ma se si sa poco di storia o se si è sempre usato il Bignami per studiarla, le difficoltà, non solo aumentano, ma sono foriere di tragedie. La proposta culturale implicita in questo decreto che entusiasma troppi sembra avere la precisione e la praticabilità dei modelli matematici (così, così, così) o la regolarità delle strutture geometriche, che normalmente identifichiamo con l’ordine mal si adattano a descrivere l’ordine caratteristico degli organismi viventi più complessi, frutto dell’interazione coordinata dei diversi elementi che li compongono, in un equilibrio dinamico tra strutture e funzioni. Gli uomini, vivendo, producono sequenze di mappe sempre più fini e di difficilissima percezione fino a farsi fumo come nell’immagine che ho utilizzato per aiutarmi ad esprimermi. Ciò non comporta solo una riqualificazione continua della nostra umana (non nei formicai o nei termitai o negli alveari meravigliosi per altro ma non per la libertà di cui vagheggio in questo post bizzarro)  ma anche del concetto stesso di approssimazione, idea di ordine e sicurezza nell’ordine ristabilito. Quanto si delinea dietro, sopra, sotto il “Decreto Salvini, è inoltre, avvenendo tutto quanto ad oggi nella teoria (basterebbe cosa accade realmente oltre a ciò che si annuncia come avvenuto), consente quasi di percepire coi nostri sensi (anche ottenebrati dall’oppio diffuso a mani basse dentro e fuori gli stadi) che non solo la regola ammette eccezioni, ma che le eccezioni finiscono quasi sempre per divenire la nuova regola.

Nel caso dei numeri (facciamo questo, cacciamo quell’altro, fuciliamo questo, bruciamo quell’altro) si scopre che non i vecchi numeri (facciamo questo, cacciamo quell’altro, fuciliamo questo, bruciamo quell’altro) razionali sono la norma, ma gli irrazionali: Spesso è qui che cascano gli asini. Ma che nessuno si offenda e mi quereli perché non mi riferisco assolutamente al Signor Ministro ma a quelli che, pur avendo gli strumenti per culturalmente  fermarlo, gli fanno fare e dire ciò che fa senza nulla dirgli.

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Cioè provare a dirgli che anche nei casi di stabilità e instabilità dei sistemi dinamici (come fosse il Sistema Solare ma ritengo anche il più semplice Mediterraneo) è la stabilità (l’ordine e la sicurezza di alcuni a discapito di altri)a essere problematica, a richiedere una spiegazione. O meglio, più di una spiegazione. O, meglio ancora, continue e infinite spiegazioni. Governare la cosa pubblica è questo: saper dare continue spiegazioni (e soluzioni) a quanto producono i sistemi dinamici e non provare a fermare il Mondo, chiudere il Mare, far cessare il Vento. Se se si mette a fischiare potrebbe travolgere tutto e tutti.

Provare a chiudere con Leibniz è il massimo del mio dilettantismo. Leibniz (e Galileo, quello) hanno dato sempre un grande esempio di tolleranza, consigliando di non cercare o  indicare “mostri” perché le mostruosità popolano la natura e per tanto il mondo degli uomini, i loro costumi, abitudini, leggi, valori. Costumi, abitudini, leggi, valori che riportati a semplici numeri interi non possono essere interpretati e apprezzati. Il Grande Architetto del Mondo (che ognuno sia libero, ad esempio, di chiamarlo come ritiene) si è servito anche di numeri irrazionali che testimoniano come l’idea dell’abyssus rerum rende plausibile (quasi certa) la circostanza che gli uomini continuamente creino a vari livelli degli ordini (il Decreto Salvini questo è) e, al tempo stesso, ne scoprano l’inadeguatezza rispetto alla ricchezza della intelligenza della Natura.

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Se potessi (ma oggi vado alla presentazione del Corso di Formazione alla Polis che ho concorso a ideare) proverei a dirvi cosa ho capito del fatto che si Governa (bene) solo se si ha capacità di muoversi per approssimazione, con gradi crescenti di tolleranza, di amore per l’altro da se. Ma questo, come è chiaro, è un’altro discorso.

Buona giornata a tutti, anche a quelli che pensano di aver messo in ordine, con il Decreto Salvini, il problema delle genti, milioni e milioni di esseri viventi (e in quanto tali pensanti) che hanno deciso di mettersi in movimento.

Beata illusione.

Oreste Grani/Leo Rugens