Aurelio Voarino-Ezio Bigotti non solo ribaldi

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A quella domanda nodale a cui abbiamo fatto riferimento più volte “chi ha presentato chi“, l’avvocato Giuseppe Calafiore, uno che di interrogatori se ne intende e pertanto anche di chiamate in correità, ha affermato (così dicono autorevoli fonti giornalistiche) che a presentargli Franco/Francesco Loreto Sarcina, dipendente dell’AISI, fu tale Aurelio Voarino. Quando, come, perché si vedrà. Per ora, a me personalmente, come Oreste Grani e come cittadino avente doveri e diritti nei confronti dello Stato repubblicano, interessava che fosse chiara l’esistenza di questo personaggio (il Voarino), che stentava ad emergere, i cui contorni giudiziari, professionali, internazionali, etici, morali non era opportuno che sfuggissero a doverosi approfondimenti. Ora che ho provveduto, a norma delle leggi vigenti (il nostro, deve aver ritenuto che così non fosse, tanto da aver, audacemente e incautamente, a suo tempo, denunciatomi) a farlo indicizzare dagli algoritmi dei maggiori motori di ricerca esistenti al mondo, mi rilasso in attesa che, come si diceva un tempo, la Giustizia Giusta faccia il suo corso. Voarino, ormai, è in buone mani (intendendo quelle del magistrato Paolo Ielo) che non credo lo molleranno fino a quando ciò che è necessario sapere per il raggiungimento della verità giudiziaria non sarà chiaro. Anzi, acquisito e comprovato in modo incontrovertibile. Ai magistrati la verità giudiziaria ma a Leo Rugens quella storica e politica. Perché, statevi attenti, a questa verità da anni lavoravamo.

Certamente da quando fu rapita la signora Alma Shalabayeva.  Come ormai sapete in molti, in quanto semplici lettori di questo blog, da cittadini e patrioti, vergognandoci dell’ennesimo errore geopolitico commesso da alcuni nostri rappresentanti istituzionali, dopo la maldestra (fino al ridicolo), violenta, autolesionistica irruzione nella dimora temporanea del capo dell’opposizione politica kazaka …Ablyazov, decidemmo di svolgere attività sussidiaria a quello dello Stato, Cosa che  pensiamo di aver saputo fare in modo più che dignitoso. Come, se ce ne fosse ancora bisogno, i fatti in accadimento dimostreranno. In accadimento perché, come dissi all’epoca e in particolare come scrisse il presidente di HUT8 Alberto Massari, il Caso Shalavayeva non è chiuso. Forse, si chiuderà quando, chi di dovere, anche su quell’episodio, porrà le domande giuste ad Aurelio Voarino, Ezio Bigotti e a Nurlan Khassen. Le attività sleali di Sarcina (e compagnia), di cui si scrive in queste ore, sono certamente gravi ma continuiamo nella redazione di questo marginale e ininfluente blog, a ritenere che la complessità delle personalità criminali di Bigotti-Voarino vada cercata in altra dimensione.

Certamente anche in quella delle relazioni con Paesi terzi che un tempo sarebbero state considerate attività di competenza delle divisioni di CS dei Servizi Segreti. CS che sta per Controspionaggio.

E ci riferiamo al Caso Shalabayeva e, soprattutto, al fine ultimo di vincere, nella gara CONSIP (quella da 2 miliardi e 700 milioni per pulire quasi tutte le scrivanie e i cessi degli edifici dove hanno sede le più delicate istituzioni repubblicane), il mitico LOTTO 10 di cui vi parliamo da lungo tempo. E nel vincere il LOTTO 10, farlo con azienda controllata dalla non troppo amica dell’Italia, Repubblica Francese.

Leo Rugens sa di dire, con pacatezza ma senza timore alcuno, verità difficili da elaborare e da sviluppare ma sa di dirle certo che, prima o poi, i ribaldi (è un reato dare dei ribaldi a dei ribaldi?) pagheranno per il vero reato gravissimo, negli anni, da loro commesso: attività contro gli interessi superiori della Nazione, cioè del popolo italiano.

E in nome del Popolo Italiano aspetto, prima di morire, di vederli giudicare e, se del caso, a norma di legge, condannare. E non solo per un passaporto falso.

Viceversa c’è per il duo Voarino-Bigotti (non notate che non scrivo più Bigotti-Voarino?) la possibilità di denunciarmi per le calunniose insinuazione che lascio deliberatamente nel web.

Siamo qui, a testa alta e a schiena drittissima. A piè fermo quasi fossimo noi dei soldati piemontesi e non loro.

Oreste Grani/Leo Rugens

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