A chi servirà il tracollo imminente dell’Europa dei banchieri?

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La verità che anche gli esponenti più coraggiosi del Governo Giallo-Verde (come viene definito) non hanno animo, in queste ore difficili, di sostenere che anni addietro qualcuno (nomi e cognomi e non generici protagonisti nell’ombra di complotti giudaico-massonici) aveva costruito scientemente un labirinto di trattati, del tutto sconosciuti ai cittadini, con i quali era stato stabilito, a tavolino, che era arrivato il tempo che le Nazioni europee non avessero più confini. E questo non per agevolare un sogno postbellico di sviluppo e di evoluzione, come era stato, secoli prima, per gli Stati Uniti d’America verso una sola grande nuova patria, ma semplicemente per favorire la libera circolazione delle merci e del salire e scendere del valore dell’Euro, moneta artificiosamente creata per tenerci uniti senza altra bandiera. Euro che alcuni banchieri/oligarchi, viceversa, hanno elevato al rango di Dio.

Nel tentativo di accollarci la responsabilità nazionale del primo gesto che metterà in moto, alle prossime elezioni, le tessere del Domino, c’è il segno di un probabile prossimo tracollo di questo castello di carte. Abbiamo davanti a noi le rovine (ecco il preveggente Mario Luzi) di una società fondata esclusivamente sulle leggi dell’economia, che non solo non sono leggi ma non hanno nulla di scientifico o di filosofico. Sono trucchi di prepotenti – anche un po’ truffatori – che – ad esempio – quando danno dei numeri e ci descrivono pronti al tracollo tipo Grecia rimuovono che il Prodotto Interno Lordo della Grecia è pari, se non un pelino minore, della sola ex provincia di Treviso! Saranno i furbacchioni che guidano l’Unione Europea (a cominciare dal ridicolo monarchico Antonio Tajani) che devono stare preoccupati. Avete letto bene: Treviso fattura come tutta la Grecia e la preoccupazione per quanto sta accadendo in Italia non è di tipo contabile ma, banalmente, politico. E qui casca l’asino perché di politica complessa non è più in grado di ragionare nessuno. A cominciare da Rocco Casalino, finendo a Vincenzo Spadafora, passando per Giancarlo Giorgetti. Per non parlare di quel rimbambito preagonico di Silvio Berlusconi impegnato nell’acquisto del Monza Calcio, passando per Matteo Renzi e quella roba lì avanzata.

Mario Luzi

Quella che viene spacciata per Europa è un ectoplasma finanziario in preda ad un fondamentalismo che si sostanzia in una cieca fede nel mercato: il mercato come unica regola di vita. Ma il fondamentalismo, in ogni campo, è frutto di follia, di irrazionalità e porta inevitabilmente alla catastrofe. E come se si volesse sostenere che i califfacci cattivacci dell’ISIS hanno ragione. Il fondamentalismo adoratore del mercato è una stronzata violenta e pericolosissima. Ad andargli dietro o si spiana la strada alla tirannide o, banalmente, si prepara una vasta guerra civile. In questa già fosca scena, abbiamo inoltre un guaio da risolvere tutto italiano: alcuni errori politici e tattici (la vittoria inutile di Roma e l’assenza di una strategia per ridare una capitale alla Repubblica) ci stanno lasciato nell’abbraccio folle con i “fondamentalisti” della Lega di Salvini. Che indicano negli jiahadisti i loro acerrimi nemici ma che, ad una attenta valutazione, potrebbero sembrare estremi che si toccano. La Lega lavora per la fine dell’Europa non in quanto luogo para-giuridico guidato da un’oligarchia di banchieri (come sembrano  dire i suoi dirigenti quando si va in piazza) ma per mettere a disposizioni del “dominus emergente” (l’asse Chiesa Ortodossa + il dittatore Putin) rapporti “uno a uno” con i pezzi che sopravviveranno al crollo imminente.

La Lega non elabora un altra Europa ma mira a sgretolare l’esistente per rendere più facile il lavoro egemone dei moscoviti. Punto. Questo vicolo cieco, senza avere una propria visione forte mediterraneocentrica, deve soprattutto temere il M5S e il suo impreparato vertice.

Che nessuno si offenda ma quattro viaggi all’estero non fanno una politica estera. Al massimo confondono le idee.

Oreste Grani/Leo Rugens