Angelo Tofalo incontra il Comsubin – Enrico La Rosa

 

Sono rimasto molto colpito dal video che l’On. Angelo Tofalo ha avuto la cortesia di diffondere, intrattenendosi sulla descrizione di una delle eccellenze della Marina.

Il mio compiacimento potrebbe sembrare dettato dalla mia lunga appartenenza alla Forza Armata, il primo vero amore della mia vita, che ancora dura, benché una legge tanto giusta quanto rigida ci abbia costretto ad una separazione forzata già da qualche anno.

Questo ha indubbiamente il suo peso, ma debbo ammettere che la principale sorpresa è stato l’atteggiamento del Sottosegretario alla Difesa, Tofalo, il quale, in netta controtendenza rispetto a parecchi dei predecessori, si approccia alle “cose militari” (strane, difficili da capire, atipiche nelle persone e nell’attività, nonché nelle tradizioni di lealtà, dedizione e abnegazione) con interesse, voglia di capire. Con umiltà, oserei dire, elaborando un resoconto che ha poco di politichese, di equilibri istituzionali, di promesse roboanti quanto evanescenti.

Si limita a descrivere con parole appropriate e senza retorica una delle perle della Marina, delle Forze Armate: il Raggruppamento Subacquei ed Incursori della Marina Militare, “Teseo Tesei”, un’eccellenza che effettivamente tutto il mondo invidia al nostro Paese e che si è distinta nella soluzione di tante situazioni critiche nazionali ed internazionali, che elencarle, anche solo citarle, sarebbe sgarbo all’On. Tofalo e costituirebbe violazione di quella riservatezza cui tutto il personale delle FFAA è tenuto per tutta la vita per legge e per convincimento sul piano morale e deontologico.

Ho incrociato due volte il Comsubin nella mia vita. La prima volta nel 1968, ventiduenne, fresco di studi in Accademia, allorché, in virtù della mia “acquaticità” (4-5 minuti di apnea in lavori giovanili subacquei, una velocità di nuoto in immersione per la quale ho detenuto per diverso tempo il record dell’Accademia Navale nella particolare specialità del nuoto “subacqueo”, oltre a quello dei 100 m in s.l.), fui convocato al Varignano per le visite mediche ed attitudinali per l’ammissione al corso di ingresso nel corpo degli Incursori. Mi tradì una quasi impercettibile ernia ombelicale, che sarebbe stata sempre un handicap, anche se operata ed eliminata.

Nella seconda occasione, anno addestrativo 1985/86, ho avuto il privilegio di comandare una delle Unità del Gruppo Navale del Comsubin, nave Proteo. Anno esaltante per il sottoscritto, a contatto di tanta gente preparata ed entusiasta. La mia nave fu designata alla condotta della fase pratica in mare del corso per operatori subacquei e Palombari organizzato quell’anno dal Raggruppamento, con impiego della campana e della camera iperbarica in dotazione alla nave, con immersioni degli aspiranti palombari sino a 150 m. La nave era anche addestrata al soccorso di eventuali sommergibili in difficoltà in immersione.

Tanta professionalità e tantissimo lavoro intenso e silenzioso, lontano da riflettori d’ogni genere.

Nonostante le mie doti marinaresche, un apporto determinante in quell’ambiente che primeggia in tante discipline, ma che difetta nell’arte della navigazione “in superficie”, sono sicuro di avere ricevuto sul piano umano e professionale, molto più di quanto abbia dato, che – pure – è stato molto!

Nel bilancio dell’esistenza vissuta, posso dire che in quell’anno cominciò un nuovo corso nella mia vita intellettuale e stimolò in modo determinante la progettualità del carattere. La successiva esperienza vissuta in Algeria dal 1997 al 2000, drammatica quanto altamente didattica, costituì un’ulteriore pietra miliare nella mia formazione professionale e personale: non si finisce mai d’imparare! Da allora, progettualità e propensione empatica divennero due caratteristiche inscindibili del mio stile di vita, come cuore e cervello per il corpo.

Enrico La Rosa, Presidente OMeGA

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