L’onore dell’Arma e il cittadino Stefano Cucchi

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Il 14 dicembre 2015 (vedete come il tempo è buon testimone?) ho reso omaggio (come cittadino, volevo implicitamente chiedere scusa anche a nome del mio Paese che non lo stava facendo) alla famiglia di Stefano Cucchi e, nel farlo, penso di aver difeso (sia pur non richiesto) esplicitamente l’onore dell’Arma dei Carabinieri. Quella che amiamo e rispettiamo da sempre. Quella. Al tempo, anche quel giorno, ho lasciato scritto cose, scolpite nel web, su quel vigliacco immemore di Ignazio La Russa, nemico, nei fatti (a cominciare dal Caso Marò), di quell’Italia che, viceversa, noi patriotticamente continuiamo ad amare, nella nostra marginalità e ininfluenza.

Con il post odierno non intendo rivendicare nulla ma sento il dovere di porre all’attenzione di chi (la signora ministra Trenta, onestamente e con fare commosso questo ha fatto) ha chiesto scusa a nome delle Istituzioni repubblicane, le posizioni, a suo tempo espresse, da questo blog. Da queste parti, siamo questo e come tali, coerenti negli anni, vorremmo essere ascoltati e, nella nostra semplicità, rispettati. Se lo si ritenesse opportuno.

Solo un pavido, spesso esagitato in modo sospetto, poteva esprimersi come si espresse Ignazio La Russa sul Caso Cucchi. La Russa che aspettiamo, con infinita pazienza, alla resa dei conti cime politico e come persona.

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Ieri, comunque, ovviamente, ci siamo tolti una prima grande soddisfazione. Addolorati per le circostanze, ma soddisfatti per la conclusione della vicenda che vedeva, inoltre, presente un Comandante Generale, Giovanni Nistri, particolarmente per bene, molto “carabiniere” come i carabinieri devono tornare ad essere.

Oreste Grani/Leo Rugens e la Redazione


LA SORELLA DI STEFANO CUCCHI, INGENUAMENTE, CHIEDE AL PAVIDO IGNAZIO LA RUSSA DELLE SCUSE!

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Mentre in Inghilterra, un giorno non lontano, il Premier Gordon Brown chiese scusa per quanto di ingiusto, l’ingrato Regno Unito aveva fatto a Alan Mathison Turing e Tony Blair chiede scusa, oggi, per quanto ha combinato a tutti noi spingendo perché si andasse in Iraq a punire Saddam Hussein, Ignazio La Russa che questo Paese distratto ha consentito che un giorno divenisse Ministro della Difesa e che, forte di quella posizione, tentasse di organizzarsi un servizio segreto militare a sua immagine e somiglianza, non sente il bisogno di spiegare come e perché decise di firmare, con l’armatore Paolo d’Amico, la cazzata di mettere a bordo delle navi non delle tecnologie inibenti che la nostra industria elettronica costruiva (Tutta questa storia senza fine dei marò…) ma dei “marò” di cui, a distanza di anni, continua vigliaccamente sostanzialmente a fottersene. Chiacchiere molte, fatti “zero carbonella”. Non a caso avevamo proposto che il sempre in tuta mimetica si offrisse in cambio di Latorre e Girone per svelare, alla prova dei fatti, la sua inconsistenza patriottarda.

Se non lo fossimo già per altri motivi, da queste parti ci dovremmo sentire dei geni solo perché proponemmo di fare il cambio di garanzia (vi diamo La Russa il vero responsabile di quanto è avvenuto perché è LUI CHE HA VOLUTO METTERE A BORDO DELLE NAVI MERCANTILI DA PROTEGGERE I NOSTRI MILITARI che poi, per fatalità o limiti di addestramento, hanno ucciso i due pescatori o, addirittura, arriviamo a dirlo, potrebbero non aver ucciso nessuno) avendo capito, da subito, come sarebbe andata a finire cioè… a pernacchie indiane. Quanto è costato tutto questo? Quante realtà imprenditoriali sarebbero state sostenute con i denari che Ignazio La Russa ci ha fatto buttare al vento?

L’ex ministro ci dice,una volta per tutte, che cosa si erano inventati, lui e i suoi, intorno a quel famoso imbarco di scorta utilizzando gli effettivi del Battaglione San Marco? Così come sarebbe doveroso che ci dicesse, veniamo ad oggi, perché non si morse la lingua, a sangue, quando, a tutti gli osservatori onesti, era chiaro che Cucchi fosse stato massacrato di botte e lui viceversa ritenne, per ritualità imbecille, a sette/otto ore dagli avvenimenti (il decesso del giovane) di fare dichiarazioni di innocenza a difesa di quelli che, nella Benemerita, quel giorno, era evidente, avessero sbagliato?

Come ormai, con grande efficenza e onestà intellettuale, il Procuratore Generale di Roma, Giuseppe Pignatone, si prepara a dimostrare.

Non si difende l’onore dell’Arma coprendo le mele marce o lavando i panni in famiglia. Questi mezzucci opportunistici lasciamoli ai veri nemici della tradizione centenaria dei Carabinieri che, a decine di migliaia (nei secoli sono stati centinaia di migliaia) hanno servito il Paese e la sua gente, con fermezza quando è fosse necessario esserlo con i forti ma con la saggezza del buon padre di famiglia con i deboli o i disadattati confusi come era evidente fosse lo sbandato Cucchi.

A noi piace la Medaglia d’Oro Manfredi Talamo che dice di no al fortissimo e temutissimo Kappler e non chi infierisce su un mucchietto di pochi muscoli, tante ossa e cervello poco lucido.

Che arrivino le scuse di La Russa alla famiglia di Cucchi è un desiderio legittimo che la sorella della vittima auspica sfidando in pubblico il silente siculo-milanese ma io non me lo aspetto. La Russa è un personaggetto che solo nell’Italia contemporanea poteva divenire Ministro della Difesa e questo lasciatelo dire ad uno che ha conosciuto Randolfo Pacciardi, primo Ministro della Difesa della Repubblica post fascista e fondatore dei Servizi Segreti all’epoca denominati SIFAR.

Ma cosa fa Ignazio La Russa in queste ore per il vostro Paese oltre che vilmente tacere?

Di cosa si interessa per la collettività dal momento che risulta ancora in servizio permanente effettivo alla Partitocrazia e che grazie solo a questa formale appartenenza viene sproporzionatamente retribuito? Si interessa per caso ancora di Difesa, intendendo dire di appalti e commesse e annessi e connessi? Perché, nel caso così fosse, visto l’abilità mostrata nel famoso accordo con gli armatori, Dio ce ne scampi e liberi da queste attività para-imprenditoriali.

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Sarebbe meglio arrendersi subito al Califfo, questa volta però consegnandogli, per primo, Ignazio La Russa e, in sovrapprezzo, anche chi dei suoi dovesse ritenere di fare al Paese qualche altro servizietto.

Oggi siamo particolarmente avvelenati e penso che si capisca.

Comunque, se non ci dovesse stare, l’uomo del calcetto istericamente e vigliaccamente dato “sotto” al giornalista Corrado Formigli  quando pensava di non essere visto, da avvocato quale è, può adire alle vie legali e accusarci del fatto che lo accusiamo di essere un inetto (vedi i Marò e l’accordo con gli armatori) e di essere inoltre un esternatore di dichiarazioni di innocenza quando le circostanze avrebbero dovuto suggerire prudenza e rispetto per il dolore altrui. Prudenza, come insegnano nell’Arma dei Carabinieri e rispetto per la difficoltà dell’altro da se soprattutto se è un debole. Questo è un carabiniere intelligente, ben addestrato, rispettoso della norma costituzionale, risolutivo e amato dal suo popolo. E un carabiniere di questa qualità non ha bisogno di nessuna difesa d’ufficio da parte di nessun esagitato esponente della casta partitocratica. Quale secondo noi è appunto Ignazio La Russa.

Questo post lo firmo io anche se interpreto i sentimenti del resto della redazione e aspetto a piè fermo chi ritenesse che non sono stato sufficientemente chiaro o inopportuno o diffamatore dell’onore di Ignazio La Russa.

Oreste Grani/Leo Rugens