Nicola Morra pernicioso come Marco Minniti?

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Fino a quando Marco Minniti è stato Ministro dell’Interno, non ho ritenuto opportuno dare spazio alla vicenda che, anni addietro, aveva visto protagonista una sua famigliare (in quel caso la moglie) ritenuta, a buona ragione, invischiata in situazioni illecite dove per il tipo di reato/stile di vita/pressioni indebite si poteva immaginare che la ‘Ndrangheta, vera padrona di casa in Calabria, stesse alla finestra a guardare, traendo, con abilità e senza mostrarsi, sostanziali vantaggi da questo punto debole che avrebbe potuto condizionare, in un dato momento, l’azione del politico.

Una moglie è una moglie, come un figlio è un figlio. Per Minniti, pertanto, mi limitai a dire la mia, anche più volte, ma dando preferenza alla qualità delle informazioni su di lui ormai politico di prima grandezza, contenute in una lunga intervista a firma Matteo Cosenza, riportata integralmente nel post di Leo Rugens (MINNITI – PILOTA MILITARE MANCATO – DIFFICILMENTE BOMBARDERÀ LA ‘NDRANGHETA) che valeva mille indiscrezioni se letto con strumenti interpretativi adeguati. Da queste letture e osservando il suo non fare sostanzialmente un bel niente per contrastare la criminalità e, ancora peggio, quando era responsabile dei Servizi, aver concorso a far fare alle nostre Agenzie la fine che hanno fatto, mi sono fatto l’idea che Minniti tecnicamente fosse un loffio. Per loffio, nel mio linguaggio, si intende non uno dei soliti mascalzoni ladri di Stato, ma uno che dice alcune cose, ne pensa esattamente altre, fa finta di agire, ma è in realtà un gattopardo conservatore che, al massimo, si fa i cazzi propri. Non mi ero sbagliato di un grammo e vedremo se mi sbaglierò qualora dovesse divenire i nuovo duce del PD. Così con arroganza, presunzione senza limiti, smania di protagonismo, ricerca di vantaggi oscuri continuo a pensare e a dire (e lo farò fino all’ultimo respiro prima della decisione del 12 novembre p.v.) che Nicola Morra non dovrebbe essere messo a capo di un organismo delicatissimo come la Commissione antimafia.

Parlo di Nicola Morra come se stessi trattando una delle tante figure di cui, in tempi non sospetti, ho detto la mia e che quella previsione si sia puntualmente dimostrata rispondente alla realtà.

Mi dispiace solo ipotizzare di avere ragione, ma temo che l’avrò maledettamente, se l’errore dovesse essere commesso.

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Commesso l’errore (ormai ci siamo, vista l’indifferenza con cui si procede verso la scelta di martedì p.v.), quando si dovesse constatare l’assenza di un piano politico-culturale-strategico e al tempo, qualora esistesse tale piano, la mancanza di determinazione degli alleati di governo ad attuarlo (la Lega non fiata sulla criminalità e sulla presenza particolarmente articolata e radicata proprio a Nord dove i compagni di partito di Salvini sono più forti), ormai sarebbe troppo tardi. Viceversa Morra rimarrà soddisfatto di aver piegato la ragione e l’interesse superiore del Paese alla sua supponenza. Le mafie potranno a buon diritto, silenziosamente e senza aver dovuto fare nulla di “rischioso”, incassare la fragilità del capo dell’Istituzione politica che le avrebbe dovuto mettere alla frusta. Le mafie brinderanno così come era già successo con Marco Minniti che, psicologicamente condizionato da una vulnerabilità sul territorio, alla criminalità organizzata, non solo gli aveva fatto il solletico sotto le ascelle, ma, a sentire gli specialisti della materia, paradossalmente le aveva fatte diventare, con la sua ininfluente attività di contrasto, forti come mai erano state. Perché (ma io chi sono per dirlo?) le mafie non sono mai state forti come alla fine del periodo Minniti, prima all’Intelligence e poi al Ministero dell’Interno. Perché se così non fosse (le mafie internazionalizzate e forti finanziariamente come non mai) avrebbero torto Federico Cafiero de Raho, Procuratore Nazionale Antimafia e, proviamo a non dimenticarlo, Antiterrorismo, e il notissimo magistrato Nicola Gratteri. Entrambi sostengono che la criminalità negli ultimi decenni si è rafforzata. Mettevi d’accordo.

il voto di scambio

Io nel frattempo dico che, in vista di una tale impegnativa scelta, avrei visto bene mesi e mesi di incontri, convegni, mobilitazione culturale intorno a testi quali quelli elaborati proprio da Gratteri, o come “Voto di scambio politico-mafioso”. E per  quello insisto sul senatore del M5S, Mario Giarrusso che nulla mi deve e a cui, soprattutto, nulla, devo. Ci voleva una attività preparatoria capace di articolarsi intorno ad un ideale indice per vedere chi ne capisse almeno di inurbamento e desertificazione dell’Africa (tanto per tenersi vicino-vicino), del problema dell’insicurezza urbana, almeno in Italia; e poi, nell’ambito dell’insicurezza urbana, la paura della criminalità. Certamente sentirli dire due parole in croce su quella che si definisce l’attività preventiva e repressiva dei reati. Io lo so che esagero ma non sarebbe stato male, in streaming (ve ne ricordate?), specificatamente poterli “interrogare” sulle organizzazione criminali mafiose a tutti note ma che sono, come gli organismi intelligenti, in continua evoluzione.

Ragionare pertanto con i candidati alla guida della commissione antimafia di Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra e il sistema dei Casalesi, la Sacra Corona Unita e, soprattutto, della criminalità estera in Italia 

La criminalità estera in Italia cioè quello che, nella mia semplicità, chiamo il sistema variabile 4+1: la Quinta mafia. 

In queste ore, finalmente,  escono inchieste sulla mafia nigeriana anch’essa tutt’uno con la massoneria, locale e planetaria. E non sono fake news o leggende metropolitane.

Così sarebbe stato interessante sentire i candidati ragionare sul tema dei temi cioè la corruzione e il voto di scambio. E poi le droghe, il gioco, la prostituzione. 

Troppo impegnativo? Ma la lotta alle mafie come si sa (e sempre di più si vedrà) non è per politici pigri ed io, prima di affidare quota parte delle risorse utili alla battaglia campale per la salute della Repubblica, avrei verificato, oltre alle questioni che vengono sottovalutate (discoteche ed altro) se si aveva da parte dei candidati cognizione in materia tanto delicata e articolata.  Invece si è votato a favore di Nicola Morra …”senza un vero perché”, come cantavano Little Tony e Nada, negli anni ’70.O, almeno,  così sembra.

Che Dio (per i credenti) ce la mandi buona.

Oreste Grani/Leo Rugens pronto a spiegare (in un incontro serio e pacato) una posizione tanto dura. Pronto, fino all’ultimo minuto.