Qualità della vita? Il Comune di Bolzano è 1°. Ultimo Vibo Valentia. Roma arretra di 18 posizioni

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Meno diciotto posizioni per la Capitale? Siamo a un passo dalla spazzatura? No, come dice Crozza, a Roma, ci viviamo già nella spazzatura.

La metafora è tra le più dolorose perché apre una stagione politica e culturale tra le più complesse che si potessero immaginare quando ci fu il trionfo a cinque stelle del 5 giugno 2016.

Prevedibile che fosse tra le più complesse che si potessero immaginare ma a cui si è aggiunta l’inesperienza di Virginia Raggi e di chi, intorno a lei, non volle ascoltare le segnalazioni leali, di facile interpretazione, direi inequivocabili, che l’avevano raggi-unta, da subito, quando cominciava a mostrare inadeguatezza nella scelta dei collaboratori. Si può scrivere, con lealtà e onestà di intenti,  questa verità senza dover litigare con gli amici a cinque stelle?

Inadeguatezza che testimoniava l’assenza nel MoVimento di una qualunque intelligence capace di filtrarle individui male intenzionati, avidi di incarichi, sabotatori professionali. Come è facile capire sarebbe stato necessario filtrare e contrastare ogni soggetto, senza arte o maleintenzionato che si fosse messo a fare codazzo alla sindaca. Certamente contrasto a soggetti equivoci provenienti da una vecchia politica al soldo oggettivo di quel sistema di potere onnivoro che aveva tenuto Roma e i romani prigionieri per decenni. Lavoro che andava fatto con largo anticipo certi che la vittoria sarebbe stata “a mani basse”. Come in effetti è stata. E il rodaggio per le esigenze romane avrebbe raffinato il metodo in vista della formazione del futuro governo del Paese.

Quello che va chiarito per gli Annales (per il resto non c’è più niente da fare e in altri post vedremo perché) è chi sia stato, supponente, ad aver mandato allo sbaraglio la ragazza a prendersi tutta la tramontana gelida della Capitale. Tramontana prevista e prevedibile. Tratteremo questo dramma (l’eventuale caduta nelle mani della Lega ex Nord del Campidoglio) per lungo tempo, perché la Repubblica/il Mediterraneo/l’Europa (che nel Mediterraneo ha le sue origini e radici) saranno istituzioni fortemente condizionate da questo “cambiamento romano” che si delinea all’orizzonte. E per non deprimermi troppo, cambio – solo apparentemente – prospettiva.

#romadicebasta al degrado

Qualche giorno addietro, era il 27 ottobre 2018 #romadicebasta al degrado ho visto sulla vetta del Campidoglio, tra tanti cittadini incazzati, anche l’ing. Tatiana Campioni. Anzi, non solo l’ho intravista, ma Tatiana (un bel nome che si ricorda molto bene) ha rilasciato non poche dichiarazioni ai media che opportunamente cercavano “rappresentanti” della “spontanea” manifestazione. A prima vista tutte donne. Come poi si vedrà anche a Torino. L’ingegnere è una donna in gamba, e non perché l’avessi scelta, nel mio cuore e nella mia mente, nel lontano 2010, quando viveva a Siena e dirigeva il Complesso Monumentale di Santa Maria della Scala, perché divenisse, nelle elezioni amministrative della primavera del 2011 (quelle in cui Mussari e gli altri massoncelli senesi, con la piena complicità di Denis Verdini riuscirono a far eleggere il burattino Franco Ceccuzzi sotto la sigla PD), lei il Sindaco di quella città, arginando il malaffare e la degenerazione incolta e violenta imposta dal gruppo di criminali che, negli anni, non solo avevano depredato il Monte dei Paschi di Siena ma, liberi di farlo, hanno messo in moto, partendo dalla Toscana, la slavina che sta di fatto, ancora (attenti all’affermazione) travolgendo tutto il sistema creditizio della Repubblica. Chissà se (non mi ricordate che la storia non si fa con i se perché lo so di per me!) fossi riuscito nel mio intento di convincere l’ingegneressa Campioni (a questo fine le feci conoscere perfino Lorella Zanardo – Il corpo delle donne) a dare vita ad una lista civica, prevalentemente composta di donne, se il corso della storia della nostra disastrata Repubblica sarebbe cambiata? Una lista civica intitolata a Ipazia figura che in quel momento  veniva scoperta emozionalmente, politicamente, culturalmente da milioni di cittadini.

Invito Ipazia-Geggiano

Lei non si sentì pronta (un giorno racconterò nei dettagli tale dialogo civile che intercorse, con decine di incontri,  perché non pensiate che mi invento questa vicenda tanto delicata per le conseguenze che avrebbe potuto avere e che non ebbe per le sorti della Repubblica) e si sottrasse ed io mi ritrovai, qualche mese dopo il mio tentativo, ormai esposto nella piazza senese, con un signor nessuno (Corrado Ruggeri) a far finta di poter fermare la degenerazione di quella città innescata dai vertici del GOI (all’epoca Gustavo Raffi con il candidato in pectore Stefano Bisi), Giuseppe Mussari, David Rossi (quello che poi viene fatto morire), Denis Verdini, Niki Vendola, Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, perfino Antonio Di Pietro, tutti a sostegno di Franco Ceccuzzi. Direi di non rimuove un solo nome di quelli che puntellarono Ceccuzzi e i suoi scudieri. Con loro va ricordato il Siena Calcio, prima del tracollo, la Mens Sana, prima che si ammalasse, la Curia avida e coinvolta in scandali, Giuliano Amato nell’ombra, Franco Bassanini, ancor di più, gli avanzi della famiglia Berlinguer, tutti schierati perché nulla cambiasse. Il Paese è ridotto come è ridotto perché quando provai (ormai più di otto anni addietro) a fare un semplice sondaggio nel cerchio magico di Pierluigi Piccini, al solo nominare Tatiana Campioni (che viceversa era stata preziosa e intelligente collaboratrice alla guida dei beni culturali della meravigliosa città quando Puccini era stato sindaco) ai miei interlocutori vennero il morbillo, la scarlattina e la tosse convulsa. Ricordo una cena a casa Piccini e, parola per parola, la lista di epiteti offensivi che dalla madre adottiva di Piccini fu usata per definire la Campioni che, a suo dire, non che fosse un’incapace come amministratrice ma, banalmente, aveva tolto alla cooperativa che lei dirigeva (nel mondo ex comunista c’è sempre una cooperativa), l’appalto delle pulizie di Santa Maria della Scala. In Italia, evidentemente, ci sono sempre questioni, di chi pulisce i cessi e a quanto come poi si vedrà nella vicenda CONSIP e il LOTTO 10. Un cesto di vipere rancorose la Città del Palio ed io, profano, che speravo di farli ragionare. Bene ha fatto Tatiana a lasciare Siena, lei romana. Speriamo che ora, più serena (era veramente provata dalle modalità con cui alcuni gestivano il potere e minacciavano i funzionari pubblici da quelle parti), possa arrivare a dare quel contributo civile, politico e culturale che avevo sognato possibile per lei. Lei, intelligente, scienziata ma umanista, possibile Ipazia (nel parco della sua residenza a Siena mettemmo in scena proprio il lavoro teatrale il Sogno di Ipazia), in questo Paese di maschi avidi, imbecillotti, spesso – paradossalmente – senza virilità.

Ipazia-logo

Vediamo se da cosa nasce cosa in questa Capitale che scivola nel degrado. Virginia Raggi, sia pure assolta, è al capo linea e non guiderà alla vittoria il MoVimento alle prossime elezioni. O, almeno, è figura politicamente e umanamente in manutenzione, come uno dei tanti bus ATAC sgangherati che girano per Roma. E questo lo scrivo con infinito dolore perché so “cosa” (effetto valanga?) questo cambio della guardia (vincerà la Lega o una lista civica altra) si porterà dietro.

Oreste Grani/Leo Rugens che mai mai mai avrebbe voluto arrivare a vedere ciò che sta avvedendo. Monnezza, Stadio ed ATAC compresa. A prescindere dai romani che, giustamente, non sono andati a votare per il referendum.

P.S.

Con oggi si apre un filone di riflessioni su Roma, città e(s)terna, su Bolzano prima in classifica e le sue scelte elettorali e, soprattutto, su Vibo Valentia cuore, paradossalmente, con il suo ultimo posto in classifica, del tema dei temi che è quello della legalità repubblicana.

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