Quale futuro per l’AISE, e per il Paese, immagina il Direttore Luciano Carta?

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Luciano Carta era un ufficiale già ben strutturato (aveva i suoi 35 anni) quando Borrelli, Davigo, Colombo, Di Pietro, costretti dalla degenerazione del fenomeno corruttivo, aprivano la stagione denominata, per semplicità, Tangentopoli/Mani Pulite. Era il 1992 e, da allora, non solo è passata molta acqua sotto i ponti in chiave geopolitica (e non parlo di evoluzione all’interno dei confini) ma il tema della corruzione e del rapporto con la politica si è sempre più incancrenito, indebolendo il Paese che, distratto (in realtà zavorrato da questo piombo), non è mai più riuscito ad avere serenità per sviluppare un sua visone culturale capace di ridare dimensione internazionale alla Repubblica.

Le conseguenze sono state disastrose soprattutto per quanto riguarda una qualche sovranità di tipo economico.

Per l’esperienza vissuta in quegli anni (mi sembra anche con un ruolo di individuatore di “mele marce” che, come in tutti i mondi, erano presenti anche nella GDF) siamo certi, e al tempo per la dimensione culturale e l’esperienza maturata, il generale Luciano Carta sarà prezioso all’AISE. In particolare, data la sua competenza in materia di imprese, immagino che troverebbe quasi ovvio o scontato quanto ebbe a dire, poco capito o volutamente non capito, il 21 luglio 2017, Alberto Massari, in occasione del Convegno organizzato da Angelo Tofalo: “Intelligence Collettiva – I Servizi segreti del mondo”: «Premesso che il benessere economico e sociale dello Stato sia un fattore strategico da difendere con le unghie e con i denti per garantire lo svolgimento regolare della vita democratica, premesso che la Guerra economica che si è scatenata al seguito del crollo del Muro di Berlino ha determinato il costituirsi di “bande transnazionali” di difficile lettura e individuazione […] “la Guerra Economica, nozione di matrice prevalentemente francese, si è affermata nel sistema internazionale come un conflitto capace di coinvolgere sia gli Stati sia le imprese private… nonostante la presenza di numerose organizzazioni internazionali”». Detto altrimenti la partita o il futuro del Paese si gioca in un cambio paradigmatico del comparto dell’Intelligence sia sul piano economico (soprattutto cibernetico) che culturale.
Carta c’era quando si trattava di disarticolare la trama corruttiva di ENIMONT; c’era quando si uccidono Raul Gardini e Gabriele Cagliari; c’era quando si comincia a delineare l’atipica personalità criminale di Sergio Cusani e  quando la Lega Nord, appena nata, già si faceva corrompere da centinaia di milioni che il suo amministratore dell’epoca, Alessandro Patelli, accettava dal Gruppo Ferruzzi.   Questo dettaglio tanto per ricordare agli amici pentastellati che la Lega, il vizio di farsi toccare il culo lo ha sempre avuto. E se mi ricordo bene quegli anni, il generale Carta per indagini di cui aveva sentore, questo dovrebbe ben saperlo. Così come dovrebbe avere chiaro quanto la repubblica di san Marino si è prestata a tutto e al contrario di tutto in termini finanziari e di riciclo.

Mi piace il vissuto di Carta che del “dentro” dovrebbe sapere quasi tutto.

Vediamo se il fuori – trascurato dalla gestione Manenti al punto che la Libia è tornata a essere terra di conflitto tra bande e che in Egitto si è massacrato il nostro compatriota Giulio Regeni certi che nessuno lo avrebbe vendicato – diventa centrale per un’agenzia di intelligence che di quello si deve interessare. Dimenticavo: anche di Nigeria e di maxi tangenti intorno alla concessione 245 e perché no, del riciclaggio di Stato attraverso il gioco d’azzardo.

Buon lavoro, ripetiamo, generale Carta.
Oreste Grani/Leo Rugens