Suggerisco all’ex direttore dell’AISE di scrivere una lettera di scuse alla Famiglia Regeni e agli italiani

March in memory of Giulio Regeni

“… Dal punto di vista storico – secondo il Rapporto Martre – l’intelligence economica è nata in Gran Bretagna, culla della rivoluzione industriale. Attualmente, sia a Londra sia nelle università, prospera un mercato privato dell’informazione. Tra i tanti giovani che lavorano in questo settore è doveroso ricordare il nostro Giulio Regeni, un compatriota friulano orribilmente trucidato di cui non dobbiamo perdere la memoria e nel cui nome l’associazione che presiedo istituirà una borsa di studio; Regeni incarna, con la propria formazione, il prototipo dell’operatore di intelligence culturale del futuro. Dobbiamo considerare aperto il conto con l’Egitto.  Infine, ritengo che la stabilità politico-economica del paese dei faraoni sia in rapido deterioramento. …”

Così ci eravamo espressi, per voce di Alberto Massari, al convegno “Intelligence collettiva: I Servizi Segreti nel Mondo” organizzato dal deputato Angelo Tofalo (M5S) il 21/7/2017.

La centralità della figura di Giulio Regeni comincia ad emergere, anche in politica estera. Così, almeno, sia pur con ritardi semi imperdonabili, sembra essere. Sembra – infatti – che ci si ricordi, grazie al martirio di quel ragazzo, l’assoluta necessità di avere una politica estera e in particolare che essa sia mediterraneocentrica.

So cosa ho lasciato detto in rete a proposito della morte drammatica del nostro compatriota friulano non solo perché ogni riga è farina del mio sacco ma perché, da quando ne ho cominciato a scrivere (e a parlarne con chi di dovere), e questo dopo poche ore dagli avvenimenti, ho sempre sostenuto che, essendo l’episodio verificatosi nel cuore della guerra delle ombre che ininterrottamente si svolge dentro e fuori i confini (quelli che piacciono tanto al Ministro Salvini) del nostro “considerato meno di niente” Paese, la soluzione del perché e del come (ma soprattutto del perché) non sarebbe stata cosa facile.  E questo in quanto, non avendo alcuna autorevolezza, interna ed esterna allo Stato, “in troppi” ci trattano, considerandoci “meno di niente”. E due. Per arrivare a tre (intendendo all’uso dell’espressione “meno di niente”), basta cominciare a chiedersi perché e per cosa ci abbiano lanciato quell’avvertimento atroce. Avvertimento/punizione che nessuno osa spiegare agli italiani. Quelli che dovrebbero venire per primi, come in troppi vi vantate di far credere ma evidentemente solo per racimolare consensi. Non sono furente (che termine!) solo per la morte tragica (certamente dolorosissima per le condizioni in cui è stato ritrovato il Cristo/Giulio) ma perché in questi anni, non uno di quei mascalzoni (e così apriamo la stagione della resa dei conti e della trasparente spiegazione del perché me la sono presa con alcuni rischiando in prima persona rappresaglie di ogni ordine e grado) che per ruolo, funzione e macroscopici incassi mensili, aveva il dovere di elaborare uno straccio di ricostruzione dei moventi reconditi di tale efferato delitto, ha fiatato. Possibile che gente che guadagnava “in servizio nei servizi” centinaia di migliaia di euro l’anno (cortesemente sputtanatemi mostrando le vostre frugali buste paghe!), non senta il dovere ultimo, ora che la pensione è stata assicurata, di rilasciare, con le doverose scuse alla famiglia, dichiarazioni utili a capire il movente dello sgarro all’Italia? Ci dite, vigliacchi silenti, cosa c’era in ballo in quel momento da spingere gli egiziani (o chi per loro ) a colpirci con tale efferatezza? O volete, anche in questo caso, raccontare a quelli che dovrebbero venire per primi (gli Italiani!!!!!!!!!) che ci sono segreti di Stato intorno a questa vicenda?

Generale Lupo Alberto Manenti (così usciamo dalla prima delle genericità), se fossi in lei, comincerei dalle scuse personali, con una lettera aperta ai giornali, indirizzata alla famiglia (e agli italiani) non solo per non aver preventivamente difeso il nostro compatriota ma per aver fatto meno di niente (e quattro) per provare a raccontare quali possano essere stati i moventi del delitto. Perché, come tutti i delitti, quel massacro ha un movente! Se non lo sa, se non è in grado di fare ricostruzioni credibili, se non si assume la responsabilità del aver fatto meno di niente (e cinque), in quelle ore e dopo, lei che ci stava a fare dove è stato fino a pochi giorni addietro?

E con questo post apriamo un aspro contenzioso con il silenzio colpevole e lo faccio inteso come attività investigativa sussidiaria che parte da lontano, dal primo dei cerchi concentrici possibili: il movente. Con i tempi necessari proverò, nella mia semplicità e marginalità, a cercare ciò che è certo in questa oscena vicenda: gli egiziani, senza ordini superiori e senza “moventi di Stato” non avrebbero mai sbrindellato il corpo e l’anima del nostro compatriota Giulio Regeni. Nostro compatriota ma non, evidentemente, di chi non è italiano, non lo è mai stato, non potrà mai esserlo.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Quando dico un contenzioso mi riferisco ad un processo dialettico riconducibile a quello sforzo di visibilità e di vicinanza alla pubblica opinione e dunque, in qualche misura, alla democratizzazione dell’intero settore e della percezione che gli italiani hanno del mondo dei servizi. Possibile che anche la morte di Giulio Regeni debba finire come per Italo Toni, Graziella de Palo, Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, Franco Lamolinara e cento altri?

Proverò a far partire uno sforzo di informazione come, per fare un’analogia, scegliendo la sigla CONSIP, è arrivato, anni dopo, a vedere arrestare Ezio Bigotti e i suoi complici.

Non faccio l’investigatore e il sussurratore ma lo “sciamano evocatore di energie superiori”, certamente sì. Proverò, anche nel caso Regeni, a fare la mia parte visto che l’ora degli vigliacchi e già super affollata di prenotazioni. In ultimo, ma non cosa ultima, un grazie a Roberto Fico per il suo gesto. Speriamo utile a scuotere e a rendere più trasparente il fango bituminoso