Caso Regeni: “Indagate sul visto turistico”. Direi di reagire

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“Indagate sul visto turistico”. Se vi serviva, dopo anni, una risposta sprezzante che sancisse  come in termini di autorevolezza e rispetto diplomatico vi considerano dalle parti del Cairo (e in tutto il Mediterraneo), ora vi è stata rifilata. Questa risposta, in altri tempi, sarebbe stata sufficiente per predisporre una rappresaglia. Non dico un Argo 16, ma neanche rimanere muti a fronte della risposta. Leo Rugens non vi deve sembrare per tanto esagerato quando pone il problema urgente di investigare chi ha gestito per anni le nostre relazioni internazionali. In Eni, alla Farnesina, all’AISE.

Lo hanno torturato a morte, sfigurandolo e poi vi dicono che il tutto è stato fatto ad un cittadino italiano da funzionari di un Paese ufficialmente amico perché insospettiti da un visto turistico che faceva supporre che Giulio Regeni fosse una spia! Se aveste animo è come se dei clandestini egiziani vi sodomizzasse in branco mogli, fratelli, sorelle, amici e amiche. Chissà che (opportuno) clamore. Per Regeni, viceversa, silenzio assoluto. O quasi.

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Ho scritto ENI, Farnesina, AISE. Direi di porsi domande pesanti non tanto ormai da rivolgere agli egiziani (che si capisce come vi vogliono trattare), ma a chi rubava stipendio, in quegli anni, in ENI, Farnesina, AISE, appunto. Direi che non si può differire la ricerca di a chi si voleva prefigurare metaforicamente una brutta fine se non manteneva patti illeciti fatti con i padroni dei torturatori.

Questione certamente di avvertimento mafiosissimo in cui è andato di mezzo il compatriota Regeni. Di “cosa” qualcuno veniva avvertito? Chi si voleva intimidire? Chi aveva in ballo qualcosa di tanto pesante da spingere il complice egiziano a dare un avvertimento tanto cinico e “pericoloso”? Pericoloso perché neanche chi ci conosce evidentemente bene poteva immaginare tale nostra ripugnante viltà. Nessun Paese al mondo, infatti, avrebbe accettato di buttare in caciara un tale scempio. Come invece sta avvenendo in Italia. Nessun servizio segreto del Mondo avrebbe accettato di farsi trattare con tanta protervia e mafiosità. Ma il nostro AISE, evidentemente, sì. Ed è il perché ci abbiano trattato così che dobbiamo arrivare a scoprire. Dobbiamo arrivare a sapere chi sa qualcosa di un movente sufficiente per una tale scientifica aggressione attuata al fine di spaventare/piegare (ad una percentuale?) un complice/un socio in affari/ un traditore della Repubblica.

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Faccio la mia proposta vista l’aggressività della risposta dopo anni di prese per il culo: insediamento immediato di una Commissione Parlamentare al fine di interrogare tutti i nostri dipendenti statali fino a quando non emergerà la verità. Domande a privati, statali e politici. Direi di lavorare sul movente immettendo in un quadro sinottico tutto quello che bolliva in pentola, in quel momento, tra l’Italia e l’Egitto. Non ci devono essere segreti di Stato di fronte ad una cosa di tale gravità. Ho detto altre volte che si uccide per un elenco circoscritto di motivi. Quelli sono. Direi inoltre che con metodologia certa si può sapere dove fossero, chi vedessero, quali aerei prendessero, quali telefonatine facessero,  le scimmie italiane sorde, mute, cieche (AISE, Farnesina, ENI) protagoniste possibili di quelle relazioni d’affari che ipotizzo essere il movente. In questa vicenda, giorno dopo giorno, a partire da almeno due mesi prima della cattura del nostro compatriota possiamo sapere vita morte e miracoli di tutti. Si può fare. Almeno questo, cortesemente. Mi dicono che potrebbe metterci le mani anche il COPASIR. Direi di lasciar perdere visto il ruolo sostanzialmente inutile fino ad oggi svolto. In questo e in altri casi altrettanto gravi.

Oreste Grani/Leo Rugens

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AISE

P.S.

In questi anni ci avete aiutato in tanti con parole di stima, piccoli gesti e suggerimenti  opportuni. Quel poco che è stato fatto lo si deve anche a questa forma di sostengo articolato. Ora è tempo, donne e uomini esperti che ci leggete, di inviarci tutti i suggerimenti possibili sui quelli che ritenete essere i moventi del Caso Regeni di cui, con oggi, in particolare, ci mettiamo in caccia.

E come siamo soliti fare di fronte ad una vicenda di tale gravità, se dovessimo intravedere una qualche verità possibile, non faremo prigionieri. In ENI, alla Farnesina, all’AISE.