La sanità terreno strategico come se non di più del reddito di cittadinanza

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Ho scritto alcune cose nel recente post AUGURI A GIULIA GRILLO E AI MILIONI DI ITALIANI ANZIANI PRESTO NON PIÙ AUTOSUFFICIENTI. Oggi riprendo il tema della salute più per rispondere ad una mia esigenza personale che nella speranza reale di essere letto e ascoltato dalla dottoressa Giulia Grillo in questo momento della sua ancor giovane vita oltre che mamma anche Ministero della sanità. Che è come dire di quasi tutto.  Nel blog della piattaforma Rousseau si legge oggi in materia sanitaria, che “Il primo obiettivo del MoVimento 5 Stelle è quello di rispondere alle esigenze espresse dai cittadini, e adesso che siamo alla guida del Paese siamo al lavoro per rispettare tutti gli impegni che abbiamo preso con loro e che sono scritti nel Contratto di governo. Per questo, come capogruppo del MoVimento in commissione Affari Sociali alla Camera, dopo sei mesi di intenso lavoro voglio aggiornarvi su tutto quello che abbiamo portato a termine e su cui stiamo lavorando”. Inoltre c’è un chiaro e perentorio BASTA TAGLI: “Non abbiamo solo detto basta ai tagli che hanno messo in ginocchio la Sanità di questo Paese, ma portiamo a casa misure concrete: aumentiamo le risorse del Fondo sanitario nazionale di 4,5 miliardi per i prossimi tre anni. Il ministero della Salute guidato dalla nostra Giulia Grillo, inoltre, ha stanziato 40 milioni di euro per lo sblocco di ulteriori 840 borse di formazione in Medicina generale“.

LA SALUTE NON ASPETTA. Non è più tollerabile che i cittadini debbano aspettare tempi infiniti per una visita o una diagnosi! In legge di Bilancio stanziamo 350 milioni di euro per i prossimi tre anni proprio per ridurre le liste d’attesa, rendendole pubbliche e trasparenti. Assicurare a tutti l’accesso alle cure è una priorità di questo Governo e del MoVimento 5 Stelle: fin dal primo giorno stiamo lavorando per raggiungere quest’obiettivo.

EDILIZIA SANITARIA. La cronaca, purtroppo, ci sta abituando a casi di ospedali che crollano e di gravi inefficienze. Non è accettabile: aumentiamo di 4 miliardi le risorse per l’edilizia sanitaria e l’ammodernamento tecnologico.

PROTEGGIAMO I PIU’ PICCOLI. In Italia abbiamo una legge unica in Europa: è la legge 167/2016 di Paola Taverna, che garantisce lo screening neonatale per circa 40 malattie metaboliche ereditarie. Ma vogliamo fare di più: estendiamo gli screening neonatali anche ad altre malattie genetiche. Diagnosticare le malattie già nei primi mesi di vita di un bambino, infatti, è fondamentale per riuscire a intervenire in tempo ed evitare conseguenze gravissime, che possono condurre anche alla morte.

TESTAMENTO BIOLOGICO: Per noi i cittadini devono avere la possibilità di scegliere con consapevolezza il trattamento sanitario a cui sottoporsi se, a causa di incidenti o malattie, dovessero perdere la capacità di intendere o di volere. Per questo, con 400mila euro a partire dal 2019, finanziamo la gestione e la manutenzione del sistema informativo che serve per registrare le disposizioni anticipate di trattamento (DAT).

STOP ALLA CORRUZIONE. Portiamo avanti con fierezza le storiche battaglie del MoVimento che ci hanno portato al governo del Paese. Una di queste è sempre stata la lotta alla corruzione, anche all’interno della Sanità. Con la proposta di legge Sunshine Act, preveniamo il malaffare e garantiamo la massima trasparenza nei rapporti tra aziende e operatori della salute. Ma non ci siamo fermati a questo: sulla piattaforma Rousseau è in discussione la proposta di legge per istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sui fenomeni di corruzione e cattiva gestione sanitaria e amministrativa nell’ambito del Servizio sanitario nazionale. Perché la Sanità deve tornare ad essere trasparente, efficiente e al servizio dei cittadini.

BASTA CIBO SPAZZATURA. Uno stile di vita sano e corretto è una priorità del MoVimento e di questo governo. Non possiamo ignorare i dati secondo i quali i bambini italiani sono tra i più obesi d’Europa. Grazie a una risoluzione del MoVimento 5 Stelle, il governo si è impegnato a mettere in atto misure per contrastare l’obesità infantile, partendo dall’educazione alimentare per scuole e famiglie, con campagne informative e l’incentivo a una costante attività fisica.

OSPEDALI SICURI. Il nostro personale sanitario garantisce ogni giorno la salute dei pazienti, e noi dobbiamo garantire la loro sicurezza. Siamo stanchi di sentire notizie di cronaca che riportano di medici e personale aggrediti durante l’esercizio della professione! Il Consiglio dei ministri ha già approvato un disegno di legge che prevede l’aggravamento della pena per chi commette atti violenti contro gli operatori sanitari nell’esercizio delle loro funzioni.

Vogliamo migliorare la qualità della vita dei nostri cittadini e solo con la partecipazione attiva di tutti riusciremo a portare nel Paese il vero cambiamento!

A questi sacrosanti ragionamenti e implicite promesse aggiungo, a mia volta, nella mia marginalità e ininfluenza, una riflessione fatta, a suo tempo (mi piace, narcisisticamente, evidenziare  “quando” ho detto qualcosa prima di altri), su come sia opportuno mettere la testa sull’ipotesi di una epidemia (anche fosse influenzale) che degeneri addirittura, per mille motivi oggi imponderabili, in una virulenta pandemia.

Era il 1 novembre 2013 e pubblicavo il post…

QUEST’ANNO “L’INFLUENZA” SARÀ UN’EPIDEMIA O, UNA PANDEMIA DEVASTANTE?

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Sia pur lentamente, si avvicina il “vero” autunno e con esso il cambio delle condizioni meteorologiche che potrebbero favorire la “vecchia cara amica influenza”. Questa ipotesi, si porta dietro il necessario ragionamento sui vaccini e sull’ipotesi che un giorno scoppi una “vera e propria pandemia universale”. Alcuni mesi addietro “Leo Rugens” ha inaugurato una delle “sezioni elettroniche” in cui è diviso, chiamandola BIG PHARMA.

Da allora abbiamo scritto poco sull’argomento che è, viceversa, uno dei più complessi. Le possibili pandemie, ad esempio, riguardano la “convivenza” di miliardi di persone con altri “variegati” esseri viventi e la loro messa in “sicurezza”.  Proviamo ad avvicinarci a questo mondo (BIG PHARMA) cercando di dare un contributo alla conoscenza delle sue “regole” e ai macroscopici interessi che lo abitano. Per meglio comprendere la differenza che esiste tra epidemia e pandemia è sufficiente ricordare che ogni anno si verificano episodi di diffusione epidemica dell’influenza (quella cosiddetta stagionale) su scala mondiale, diversi per gravità ed estensione nelle aree colpite.

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Generalmente tutto inizia con dei piccoli focolai isolati, cui segue un aumento improvviso del numero dei casi, con un picco massimo dopo 3-4 settimane e una regressione spontanea del fenomeno dopo circa un altro mese. I tassi di infezione sono quanto mai eterogenei, variano da zona a zona e dipendono in larga parte dai livelli delle difese immunitarie presenti nella popolazione. Le pandemie, invece, sono epidemie influenzali molto ampie, che si verificano su scala mondiale, ma per ora in modo assai raro. Le pandemie sono enormemente più gravi e pericolose perché sono causate da virus molto diversi da ciò che il sistema immunitario ha già conosciuto. Un passaggio chiave per lo sviluppo delle pandemie umane è rappresentato dalla trasmissione del virus dagli animali all’uomo. Nel corso di una pandemia il tasso di infezione può essere molto elevato, tanto da vedere contagiato più del 50% della popolazione. Nel corso dell’ultimo secolo sono comparse più volte pandemie influenzali: l’influenza asiatica (russa) 1889-1890 con circa un milione di morti; la “Spagnola” 1918-1920 fece 30 milioni di morti; l’asiatica 1957-1958 (la presi anch’io) si limitò a 1,5 milione di morti; la Hong Kong 1968-1969 meno di un milione. Come si evince da questi numeri, le pandemie, non solo sono rare ma, fanno sempre meno morti.

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Di cosa dobbiamo preoccuparci ? Alla prossima puntata.

Oreste Grani


Il 3 agosto 2014 potete immaginare quanti (quattro?) gatti mi leggessero, aggiungevo:

“EBOLA” È IL NOME DI UNA PANDEMIA (GIÀ IN ESSERE) SERISSIMA. SAREBBE NECESSARIO (E DI LEGGE) CHE IL PAESE SI PREPARASSE ALL’EVENIENZA

Il primo numero della bellissima rivista "KOS" edita da Franco Maria Ricci

Il 31 ottobre 2012, abbiamo pubblicato il post “BIG PHARMA: TRA DIRITTO ALLA SALUTE E CRIMINE ORGANIZZATO“.

Il 1 novembre 2013 (esattamente un anno dopo!), cerchio concentrico dopo cerchio concentrico, abbiamo affrontato, con i nostri limiti, il ragionamento teorico della differenza tra epidemia e pandemia con il post “QUEST’ANNO “L’INFLUENZA” SARÀ UN’EPIDEMIA O, UNA PANDEMIA DEVASTANTE?“. Concludevamo il post salutando e dando appuntamento ad un’eventuale puntata successiva dedicata a tale mondo complesso. Puntata che oggi possiamo dedicare a “Ebola”, alle sue implicazioni e alle “leggerezze”, pseudo tranquillizzanti, che la signora ministra della salute pubblica, Beatrice  Lorenzin dispensa in pubblico, sulla materia. La signora ministra dimostra di non sapere che Ebola è di fatto, ancora, un “mostro” sconosciuto, mai testato a sufficienza e delle cui “abilità” si sa troppo poco. Questo dicono virologi onesti senza nessun altro padrone se non la Verità e il servizio alla collettività. Ma chi suggerisce a Beatrice Lorenzin queste corbellerie che “escludono”, non si sa cosa? Questa storia di Ebola tende a suggerire che non si deve escludere niente.  Ebola, giustamente, spaventa non solo per i morti accertati (centinaia) ma perché gli scienziati seri non  conoscono a sufficienza il virus. Dal Congo forse, Ebola è passato, agli altri paese confinanti, portato da una scimmia abbattuta dai cacciatori e poi mangiata. Scimmia, pipistrello? Ma chi lo sa? Se può passare dagli animali all’uomo, sono dolori senza se e senza ma. Signora Ministra, taccia, per pietà, o mi denunci perché la invito a dire cose con maggiore prudenza. Prepari piuttosto questo Paese, sempre impreparato a tutto, ad una vera pandemia, qualora arrivasse.

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Oppure, se è depositaria di qualche segreto che negli Stati uniti non conoscono a proposito di come si sconfigge il virus, lo dica e, sappia, che la sua informazione potrebbe valere  un patrimonio in dollari tale da risanare il deficit del nostro amato Paese. Se invece non ha la soluzione a portata di mano, non solo non dica “cazzate” ma, dia disposizioni di operare come se potesse accadere il peggio. Cioè, diffondersi il virus. Che, non solo è spietato ma, a quanto si è capito, veloce e “intelligentissimo”. Tenete conto che, in altri paesi (ad esempio, il Regno d’Olanda) un intero capitolo della Strategia di Sicurezza Nazionale (quel documento “teorico/operativo” che da noi manca totalmente e che non va confuso con il Libro bianco della Difesa che la ministra Roberta Pinotti ha recentemente vagliato e di cui vi abbiamo dato notizia) è dedicato all’ipotesi – non remota – che si scatenino delle “pandemie”. Gli olandesi sono cretini e allarmisti? Che non siano cretini è dimostrato da tante cose e, tra le altre, che hanno disdetto il loro stand a Milano Expo 2015! Non perché sia in arrivo Ebola ma, semplicemente perché considerano, quelli per la manifestazione italiana, tempo e soldi buttati via. Dagli torto. Torniamo alle cose serie. Se Ebola uscisse dall’Africa (mi scuso di questa espressione maldestra e improntata a un qualche allarmismo razzista) si dovrebbe parlare di “sicurezza nazionale”.  Nulla è realmente predisposto, dalle nostre parti, in questa eventualità “pandemica” e ci assumiamo (come al solito) la responsabilità dell’affermazione. I piani ( e anche di quelli dovremo vederne la validità) riguardano le pandemie influenzali (pericolose certamente) ma mai come potrebbe esserlo una diffusione incontrollabile del Virus Ebola. Viceversa, se la signora Ministra, responsabile della salute di noi tutti, Beatrice Lorenzin, ritiene che all’Italia “ebola” o un’altra pandemia di quella complessità “gli farà un baffo”, ce lo dica ufficialmente in una conferenza stampa e noi, come siamo abituati, non solo ci scuseremo ma pagheremo le conseguenze legali dei nostri allarmismi di oggi e di questo post.

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Viceversa se Ebola preoccupa (come preoccupa) tutti i governi del Mondo, pretendiamo che anche l’ultima arrivata in materia di sanità come risulta essere la Lorenzi ci metta la testa. Oltre che la faccia sorridente e rassicurante.

Leo Rugens


Ma alla base di ogni ragionamento che ho cercato di fare depositandolo nell’amica rete, nemica dell’oblio questo combinato di post c’è quanto avevo scritto il 31 ottobre 2012. I miei lettori erano veramente pochi pochi e a chissà a cosa erano in realtà interessati.

Testardo misi dentro il tema dei temi riassumendolo tra le Scilla e le Cariddi di questa perigliosa navigazione: Diritto alla salute e crimine organizzato. La Ministra Giulia Grillo, oltre che essere medico, è anche siciliana per cui di Scilla e Cariddi dovrebbe intendersene e soprattutto capire che razza di pericoli sono impliciti in questa irrisolta problematica. Oggi sul Blog di Rousseau si legge di stop alla corruzione. Ed io aggiungo che senza stop alla criminalità organizzata che “frequenta la sanità” tutto sarà inutile. Stretto contatto e attività sinergica quindi con altri ministeri e soprattutto con i colleghi dell’antimafia. Se mi posso permettere.

Oreste Grani/Leo Rugens


BIG PHARMA: TRA DIRITTO ALLA SALUTE E CRIMINE ORGANIZZATO

1944

Giovanni Di Capua, Il biennio cruciale (luglio 1943-giugno 1945): l’Italia di Charles Poletti

… i comandi militari americani non si limitarono ad utilizzare i boss mafiosi ma in alcuni casi affidarono loro compiti di assoluta fiducia… Max Mugnai, un tossicomane, ebbe dagli americani l’incarico fiduciario di “sovrintendente al dipartimento medicinali dell’Amgot”.

1949

“Il terzo uomo”, film indimenticabile REGIA di Carol Reed, SCENEGGIATURA: Graham Greene, Carol Reed, Orson Welles; ATTORI: Orson Welles, Joseph Cotten, Trevor Howard, Alida Valli; la TRAMA: poco dopo la fine della guerra, Holly Martins, scrittore canadese, si reca a Vienna, dove un suo amico d’infanzia, un certo Harry Lime, sta svolgendo un’attività di carattere umanitario. Martins si propone di collaborare con l’amico, ma giunto a Vienna, apprende che Harry è morto il giorno prima in seguito ad un incidente. Al funerale dell’amico, Martins conosce Calloway, capo della polizia militare americana, il quale gli rivela che Harry era un malfattore. Martins non ci vuol credere e intanto inizia, per suo conto, indagini sulla morte accidentale di Harry. Interroga vari amici del defunto, i quali sostengono che solo due persone erano presenti al momento dell’incidente, mentre a Martins risulta che i presenti erano tre. Riparla della cosa con Calloway, il quale può provargli che Harry spacciava penicillina falsificata, provocando numerose morti. Martins decide di partire e si reca a salutare Anna, grande amica di Harry. Uscendo, di notte, dalla casa di Anna, vede Harry in carne ed ossa, lo chiama, ma questo fugge. Chi è l’uomo sepolto con il nome di Harry? E cosa sta succedendo?

2001

Il giardiniere tenace (The Constant Gardener) è un romanzo del 2001 di John le Carré. Narra la storia di Justin Quayle, un diplomatico britannico la cui moglie, un’attivista, viene uccisa in Kenya. Sospettoso delle circostanze dell’omicidio, Quayle decide di indagare e scopre una cospirazione internazionale che coinvolge un’azienda farmaceutica, la quale esegue test clinici illegali sulla popolazione africana di un farmaco di nuova generazione contro la tubercolosi. La trama si ispira a un caso che coinvolse la Pfizer.

2009

Francesco Forgione, Mafia export – Come ’Ndrangheta, Cosa Nostra e Camorra hanno colonizzato il mondo, 2009 Baldini Castoldi Dalai, Milano

Si chiama Aldo Miccichè. Con la famiglia Piromalli, come si direbbe in gergo mafioso, è la «stessa cosa».

Da Caracas sente quasi ogni giorno Antonio, il rampollo del boss ristretto in carcere a regime speciale di 41 bis50, Giuseppe Piromalli, detto facciazza, faccia cattiva.

Secondo i magistrati di Reggio Calabria «Antonio Piromalli è la persona più indicata a fare le veci del padre. Quel padre che era stato per anni e anni, anzi per diversi decenni, la guida della “famiglia” che, sotto la sua direzione, aveva prosperato sempre più e che, dalla originaria condizione di ’ndrina agro-pastorale, era lievitata a livello di una holding del crimine privilegiando, prima tra tutte quelle della provincia di Reggio Calabria, gli aspetti economici e imprenditoriali del crimine organizzato, non disdegnando e, anzi, curando di mantenere gli opportuni contatti col mondo della politica e delle istituzioni. Cominciando a esercitare così il potere mafioso in maniera più moderna e, se vogliamo, meno aggressiva, lasciando la gestione del potere violento al nucleo Molè della ’ndrina medesima».

Aldo Miccichè tratta Antonio come un figlio, gli dà consigli, lo incoraggia, lo aiuta a gestire il difficile rapporto con il padre, insofferente al regime di carcere duro al quale è sottoposto.

A Caracas Miccichè fa il mediatore di affari e l’organizzatore politico. Sul fronte economico è impegnato a far acquistare al governo venezuelano, per milioni di dollari, un vaccino per l’infanzia prodotto da una multinazionale americana e commercializzato sul mercato mondiale dalla famiglia Piromalli.

Miccichè, dal Venezuela, tessendo i rapporti con gli uomini della famiglia negli Stati Uniti e quelli residenti in Italia, ha costruito una vera lobby per piazzare i prodotti di alcune multinazionali utilizzando la propria capacità di influenza su alcuni governi sudamericani. Vuole anche aprire una fabbrica nello stesso settore farmaceutico per investirci, e ripulire, parte dei soldi della famiglia.

Sul fronte politico, invece, ha messo in piedi una vera e propria segreteria per gli affari italiani e gli interessi internazionali della cosca.

Mentre in Italia, sul finire del 2007, il governo di centro-sinistra guidato da Romano Prodi ormai traballa, senza più una maggioranza in parlamento, lui è già impegnato nella preparazione delle ormai scontate elezioni che si terranno il 13 e 14 aprile del 2008: incontra la comunità italiana, chiama a raccolta gli imprenditori che devono finanziare la campagna elettorale e sponsorizza la candidatura di Ugo Di Martino nel collegio estero del Sud America per il Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi.

2012

La Repubblica, 26.10.12 – Vaccini, bloccate altre 487mila dosi
Balduzzi: “Novartis sapeva da luglio”

Da venerdi prossimo sarà attivo il numero verde 1500. Il divieto di acquisto e uso è cautelativo, ma intanto il ministro della Salute attacca l’azienda: “Sapeva delle anomalie dall’11 luglio e le ha rappresentate all’Aifa il 18 ottobre”. Novartis ha prodotto per l’Italia 3 milioni di vaccini: 2,5 sono ancora in magazzino (anche a Siena).

 

 

Un altro momento di riflessione che vogliamo proporre ai pochi lettori del blog parte da un problema di grande importanza, sul quale vogliamo accendere sempre di più l’attenzione. Riguarda non solo la salute di tutti gli individui, ma soprattutto le implicazioni economiche causate dalla gestione, da parte di pochi, del sistema industriale dei medicinali. “Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica“, cita l’art. 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. All’art. 35 si legge: “Ogni individuo ha il diritto di accedere alla prevenzione sanitaria e di ottenere cure mediche alle condizioni stabilite dalle legislazioni e prassi nazionali“.

Il diritto alla salute sembrerebbe, invece, prerogativa assoluta dei paesi del primo mondo: nei paesi in via di sviluppo muoiono ogni anno oltre il 40% delle vittime mondiali di malattie infettive, contro l’1% circa dei decessi nei paesi ricchi. Il sistema internazionale dei brevetti dei medicinali sembra anteporre gli interessi economici delle case farmaceutiche ai diritti degli esseri umani, primo tra tutti la vita e la salute.

Un’analisi attenta e spietata della condizione sanitaria mondiale, necessaria per una riflessione seria sulle urgenze da risolvere nella definizione di una comunità europea giuridica omogenea, che garantisca il rispetto e la tutela dei diritti umani fondamentali, è stata condotta da John Le Carrè. Il grande romanziere ha mostrato di essere sempre al passo con i tempi, denunciando anche le congiure e i crimini del capitalismo selvaggio.

Tra questi, i monopoli impietosi della Big Pharma delle multinazionali dei medicinali, che brevettano farmaci salvavita a prezzi esorbitanti. È una delle sfide politiche del terzo millennio: porre fine all’apartheid sanitario, che vede escluse dal diritto alla salute circa due miliardi di persone nel mondo. Mentre in Occidente si distrugge annualmente un’ingente quantità di medicinali, nei paesi poveri milioni di persone muoiono per la carenza proprio di quei farmaci.

A questo si aggiunga l’interesse dei delinquenti e delle organizzazioni criminali per i farmaci, il che sollecita da decenni l’interesse di chi ha un approccio intelligente alla delicatezza strategica del settore della sanità.

Non sfugge che, parlare di farmaci, significhi parlare di aziende farmaceutiche multinazionali, quindi di fatturati astronomici, quindi di interessi politico economici sovranazionali. Ne consegue che la gestione delle malattie e delle temute pandemie si deve rapportare da un lato con il mercato, dall’altro con la sicurezza dei cittadini e dello Stato.

Appare ovvio, allora, che quanti sono chiamati a questo compito, debbano essere informati e formati a criteri che antepongano il diritto dei cittadini a qualsivoglia interesse.

A leggere gli esempi sopra riportati, viene da pensare che un qualcosa di perverso si annidi intorno alla produzione e gestione dei farmaci, qualcosa di insito nel significato della parola stessa (pharmacum = medicina, veleno) più che intorno alla ricchezza e al potere che esso può procurare. Ne consegue che sostanze così delicate, così tecnologicamente avanzate, così difficili da trattare, mai e poi mai debbano essere gestite con leggerezza, incapacità o intenti criminali, pena indicibili dolori e pericoli per la democrazia.

Oreste Grani