A Cinecittà Word è prevista una malsana metaforica gang band con Siffredi e Valentina Nappi

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Dopo oltre 40 anni di gestazione, alla fine, Cinecittà Word, il Parco Divertimento del Cinema e della TV, ha visto la luce il 24 luglio 2014. A leggere ciò che leggo su tutti i muri della città, era meglio che non nascesse mai. Il Parco quando è stato ideato è stato suddiviso in tre grandi percorsi. Adrenalina (e capiamo cosa si intenda); famiglie (e ci cominciamo a confondere alla luce di quanto segue); bambini (e qui vorremmo veramente sbagliarci). Mi dicono che come impianto è cosa minore (se non obsoleta) in tema di parchi a tema. Non sono cose che mi dovrebbero riguardare ma essendo un’iniziativa nata sul territorio della Capitale, che già è carente per i più diversi motivi di iniziative significative, prendendo la Metro (come usualmente faccio avendo deciso di fare a meno, notoriamente, della vettura di servizio), ho avuto modo di notare che Cinecittà Word, luogo di divertimento (come ho appena detto con un target indirizzato alle famiglie e ai piccolini), per salutare il 2018 e augurare ai cittadini, romani e non, un felice Natale (quello di Gesù bambino) e un migliore (ci vorrà poco) 2019, ha scelto di affidarsi ad alcuni artisti (come si è solito fare) ma soprattutto alla capacità di attrarre pubblico di tale Rocco Siffredi (non credo che debba aggiungere altro) e alla altrettanto nota Valentina Nappi. Come ben sanno i lettori di questo marginale ininfluente blog mentre non ho mai dato la parola al Rocco Nazionale, ho fatto parlare la Nappi di cose che lei stessa, ad un certo punto, ha ritenuto opportuno smentire formalmente (un notte mi scrisse minacciandomi di querela ritenendole inadeguate al profilo e all’immagine che si stava costruendo).

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Le misi in bocca infatti pensieri volutamente recuperati tra scritti problematici relativi alla apatia, all’indifferenza per la Polis, alla degenerazione partitocratica, alle oligarchie sanguinarie al potere. Un gioco e una provocazione che hanno contribuito, a suo tempo, alla leggenda di una Nappi colta e capace oltre che di fare ciò che è documentato, anche abile in altro. Se volete saperne di più potete leggere, di lei e di Leo Rugens, scegliendo uno dei post a suo tempo immessi in rete: digitate Valentina Nappi e Leo Rugens e vedete che effetto vi fa. Raggiunto il mio scopo, da allora ho trascurato la bella corvina ma oggi non posso esimermi perché trovo che usarla come esca per un Capodanno in una location nata per altre finalità, sia un gesto di bassissimo livello di marketing e di comunicazione. Il mondo rappresentato in Cinecittà Word, avevo capito, è il cinema (e la TV) ma, se non mi sbaglio, quello di Siffredi e Nappi è viceversa esclusivamente un certo tipo di cinematografia. Roma, anche in occasioni come queste (il Natale sempre santo e il Capodanno), si meriterebbe scelte di qualità che, passo dopo passo, provassero un riposizionamento della Capitale da dove si è trovata ad essere classificata, a qualche gradino in più. Vissani, leggo, si aggiunge all’allegra compagnia e fa il cuoco, cucinando questa minestra di culi, tette, falli.

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Dal vivo, ci promette la pubblicità, non capendo io se dal vivo si cucina o ci si accoppia. Sempre a Cinecittà Word. Comunque ognuno scende dove vuole. In realtà, da Baschi, il corpulento cuciniere, non che fosse salito troppo in alto, ma il 31 dicembre si troverà veramente vicino alla spazzatura o poco più. Mi dicono che queste presenze ci potrebbero essere nel Parco a Tema, sin dal Santo Natale a conferma che non ci vogliamo far mancare nulla nella Città Santa/Eterna che, alla luce di questo programmino, mi appare sempre più confusa e disponibile. Così l’anno scorso ci hanno fatto due palle con Spelacchio e quest’anno passerà alla storia come l’anno della rinascita grazie ai riti orgiastici di Cinecittà Word. Anche perché, cosa non minore e accostamento che avrei evitato di far accadere nella stessa data e nella stessa location, si esibiscono i due porno attori estremi (tenete conto che mi sono documentato Siffredi è noto per come, anche in un contesto erotico, sia un violentatore dei corpi delle donne usando pratiche sessuali che nulla hanno di finzione cinematografica e che testimoniano un disprezzo estremo dell’attore per la sessualità femminile) in contemporanea ad una cantante, che è diventata famosa (e ritengo ricca) cantando colonne sonore per i più piccoli. In un questo osceno accostamento, da carta moschicida, tra le menti dei più piccoli spettatori della Tv e i più appassionati cultori delle gang band, ci prepariamo a pensare cosa è accaduto in questa città e a ipotizzare un qualche futuro possibile. Ma siamo impazziti? Ma chi ha nella mente una tale lettura del sacro mercato degli allocchi? Sarebbe utile scoprire a quale professionista dei casting si deve questo accostamento simil-pedofilo (la vocina dello Zecchino d’Oro Cristina D’Avena e la sbrindellata da 6/7 falli eburnei che la penetrano contemporaneamente, Valentina Nappi). Ma di chi è Cinecittà Word? In realtà questo lo sappiamo in quanto è di Luigi Abete, Aurelio De Laurentis, Diego Della Valle.

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Ma chi lo dirige in realtà questo mondo fantastico? Chi pensa cose che abbiano un rapporto coerente con l’immagine auspicabile della Capitale? Signora Sindaco, non me ne voglia, ma forse una telefonata/cazziatone a Luigi Abete per chiedere conto di questa cattiva immagine, non solo andava fatta ma ancora potrebbe essere messa in agenda. Forte del fatto che è lei il Sindaco della città e che c’ha messo la faccia assumendosene i rischi non avendo avuto lui a suo tempo il coraggio di prendere in mano la Capitale sapendo come era stata ridotta anche da persone a lui troppo ben note. Torniamo a Cinecittà Word: come si passa da ospitare la Festa della Polizia incentrata sui valori della legalità a quanto si prepara ad accadere tra pochi giorni? Dopo Abete, a Diego Della Valle di Roma, dovrebbe interessare poco o niente. A De Laurentis, sia di Roma che di cinema, visto i film che produce, altrettanto. A noi che amiamo il Colosseo e il Cupolone dovrebbe farci un certo effetto questa programmazione. Torno a chiedere di chi sia in realtà questo baraccone, di ettari ed ettari alle porte di Roma, e come sia, eventualmente,  arrivato ad essere nelle disponibilità di qualcuno.

Oreste Grani/Leo Rugens che non è stato certo mai un bacchettone ma che, questa volta, ha veramente schifo di tale malsana ammucchiata. Di cui tutti tacciono.

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