Il Generale dei cc Nicolò Gebbia richiama l’attenzione sulla famiglia Subranni

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Antonio Subranni

Del generale dei CC, Nicolò Gebbia, solo oggi qualcuno mi segnala l’appassionata (e coraggiosa) presa di posizione sull’ipotesi che quanto dichiara sia avvenuto realmente. Non conosco personalmente il generale per cui non so se il gioco intellettuale che apre il suo post (Salvini e Di Maio, cacciate la Subranni) vuole essere rafforzativo al grado di affidabilità delle notizie (gravissime) che contiene l’articolo.

Così avevo scritto qualche giorno addietro sulla mia scrivania ed oggi, quando avevo deciso che era tempo di pubblicare il post (come ripeto sono un uomo vecchio e tardo), non ho più trovato in rete il post che mi era stato segnalato a suo tempo. Rimosso. Chi lo ha fatto (metterlo e toglierlo) evidentemente avrà i suoi buoni motivi. Io mi aggrappo alla mia memoria e al fatto che il comparire e lo scomparire del post a me dicono cento e cento cose. Certamente più di quante ne avrebbe dette una permanenza semplice.

Dopo l’incipit avevo preparato un’ulteriore riflessione che così proseguiva:

Comunque, sono passati molti mesi da quando Gebbia ha condiviso in rete, senza timore alcuno, le voci maldicenti su eventuali violazioni della legge che vieta l’assunzione nei Servizi di persone legate tra loro da qualche grado di parentela.  Sarebbe importante sapere se è lei, signor generale, che sparge veleni e fabbrica fake news oppure, viceversa, se è vero che i Subranni (come opportunamente li riassume) si sono allargati (sono più di uno i figli di Antonio, e una femmina sarebbe stata recentemente assunta, chiamata che aveva destato la curiosità di Gebbia informato che già un figlio di Subranni presta servizio) nelle strutture preposte alla sicurezza della Repubblica con la evidente complicità di qualcuno, dentro e fuori le agenzie e il loro coordinamento. Uso il termine forte “complicità” perché violare la legge si può ma ci vogliono i complici per poterlo fare. Antonio Subranni tutti gli smanettatori della rete sanno chi sia. Gli smanettatori e gli addetti ai lavori che si sono dovuti porre il problema del cosa nascondesse o meno la trattativa Stato-Mafia, quella appunto che ha visto condannati, tra molti altri, Mario Mori e il Subranni. Questa coppia vi deve interessare a prescindere da cosa abbiano o meno fatto per e con la Mafia (ci sono i magistrati per questo) e i gradi di appello per discolparsi perché è la stessa strana coppia che ha provveduto (fresco di nomina Mori a direttore del SISDE) ha far spendere milioni pleonastici per la sede necessssssarisssssima per il servizio, sede basilare per la sicurezza della Repubblica che ancora, se vi interessasse, potreste ammirare, secondo me incompleta, nel cuore del quartiere Appio-Latino, a Piazza Zama, a Roma.

Antonio Subranni era già legato a doppio filo gerarchico e di amicizia con il coimputato di oggi, in quegli anni d’esordio di Mori al SISDE. Di come fossero vicini-vicini trovate tracce certe ad opera di un vizioso dell’informazione coraggiosa quale Claudio Gatti (quello di ENIGATE e della concessione OPL 245 in Nigeria) che a queste vicende contorte e putrescenti dedicava articoli su articoli nel settimanale L’Espresso che lo lasciava libero di approfondire quegli intrecci bituminosi.

Per godersi le affermazioni già di per se gravi di Gebbia (quelle ormai sparite dalla rete) sono dell’idea di provare a leggere altro di lui che ha ritenuto lasciare nel web che, come sapete, è giudice spietato. Bisogna leggere tutto il Gebbia-pensiero per valutarne il grado di affidabilità. Che, ora dico la mia, letto tutto e fatto uso della memoria (anche di tipo personale) definirei altamente affidabile. Soprattutto quando Gebbia dice cose specifiche riconducibili al suo vissuto. Chiede conto, da pensionato con onore, da alcuni mesi, di questa ipotesi di assunzione fatta in violazione alla legge. Vera, falsa o autentica la notizia deve avere un riscontro: la figlia di Antonio Subranni lavora per la sicurezza nazionale in organico all’AISE? Non è domanda senza una sua recondita complessità. Ma diamo tempo a chi di dovere di ambientarsi nel ruolo di coordinatore/direttore e poi vediamo se emerge una qualche risposta, non formale ma sostanziale.”

Oreste Grani/Leo Rugens

Leggete cortesemente tutti i servizi giornalistici (anche i post di Gebbia) che seguono e ditemi poi se il problema di questo Paese è o non è il rapporto tra istituzioni e mafie.

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