Il Ministro dell’Interno comincia a scusarsi. Vediamo il resto

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Al Ministro dell’Interno (detto, per tradizione, anche Ministro di Polizia!!!) non è consentito ignorare chi sia chi gli si avvicina. A lui e ai suoi collaboratori. Immaginate se “l’ammiratore di turno” fosse stato in realtà uno spregiudicato e al tempo folle terrorista accoltellatore (non ce ne sono in circolazione secondo i capi scorta del signor ministro?) e, invece di un sorriso vanesio, gli avesse trafitto il cuore? In questo caso, episodio comunque gravemente imbarazzante per l’istituzione repubblicana vista la fedina penale del tipaccio, non era un male intenzionato ma banalmente (non per me) uno delle solite mammolette che guidano le tifoserie. Ma dove cazzo è vissuto fino a ieri questo Salvini? Le tifoserie sono gli ambienti più inquinati (questo dicono i rapporti riservati o meno, a disposizione, da anni, dei signori ministri dell’Interno), secondi solo a quelli delle discoteche. E che nessuno si offenda. Inoltre, il signor ministro, scamiciato o meno che sia, non solo è pagato lautamente ma è formalmente protetto (i costi della protezione corrono a prescindere dalle bizzarrie narcisistiche) come nessuno degli altri ministri.

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Questo episodio rivela una triste verità: procedure di sicurezza, per anni messe a punto (anche a seguito di delitti politici eccellenti) e faticosamente apprese dal personale grazie a ore e ore di applicazione in corsi di formazione e studi accurati su come si tiene sotto controllo l’orizzonte a 360 gradi (il politico da proteggere si muove/trasla in più direzioni che dovrebbero essere, con la massima approssimazione possibile, previste quando si comunicano le destinazioni della personalità da proteggere) sono vanificate da chi non è disciplinato e rispettoso del lavoro degli altri. Inoltre, tenete conto che il politico, a cerchi concentrici, va sempre tenuto “coperto” come se stesse sotto un involucro, sia pur invisibile. Ve lo potete immaginare che fatica (aggiuntiva) devono fare gli uomini (e le donne) che vengono pagati perché non succedano cose come quella accaduta poche ore addietro a dover proteggere un fanatico indisciplinato, in campagna elettorale permanente, come Matteo Salvini?

Il Viminale, con il personale e la sua dirigenza, è perfettibile, come tutto, ma se uno fa il bullo estroversone evitiamo (e lo suggerisco preventivamente) di accollare responsabilità al prefetto di turno se poi dovesse succedere l’irreparabile.

Questo sentivo di dover dire a difesa delle donne e degli uomini che devono “scortare” il politico esuberante. Soprattutto se è sempre a caccia di voti e di foto da poi postare o far immettere in rete. Fin che dura, fa verdura. E a voi sembra una cosa seria che un cittadino elettore si permetta di abbinare questi proverbi all’attività del Ministero dell’Interno?

Oreste Grani/Leo Rugens

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