Considerazioni dedicate a Luigi Berlusconi e perché la rete si interessi a lui

Luigi Berlusconi

Prima parte

Gli accessi al post dedicato a come Silvio Berlusconi si sia trovato la pappa pronta grazie ai soldi che suo padre Luigi amministrava in Banca Rasini dopo non aver guardato in bocca al cavallo donato dalla mafia tramite alcuni correntisti non proprio di moralità specchiata, è salito, dopo un primo +1066,67% (che ieri vi ho segnalato), ad un +2.612,50% da ieri ad oggi. Il post ha avuto per ora alcune migliaia di accessi. Diciamo onestamente poco o nulla rispetto a quei milioni di italiani creduloni che negli anni hanno ritenuto che l’asino volante Berlusconi fosse la soluzioni ai mali della Repubblica. L’Italia che invece cadde, nel 1994, dalla padella partitocratica alla brace del malaffare mafioso. Malaffare mafioso che entrato di diritto dopo essersi fatto avanti con le stragi del biennio 1992-93, raccoglieva la sua opportunità e si radicava, con camicie bianche bianche, nella stanza dei bottoni. Questo ha fatto il cavallo di Troia (o di troiette?) Forza Italia. Per fortuna ora quei milioni di aventi diritto al voto tendono a poco più di un 5% dei votanti teorici ma il danno delle mafie radicate e sviluppatesi in Italia e in Europa è fatto. L’eredità è cazzutissima e ogni errore nel campo del contrasto alla criminalità sarebbe irreversibile.

Attenti che le incertezze (anche qualche ambiguità) implicite nella forma ibrida di Governo Lega/M5S vanno subito risolte negli organismi preposti e non mi limito ovviamente alle forze dell’ordine e alla magistratura che potrebbero avere i loro oggettivi limiti ma non devono sostanziarsi in brecce attraverso le quali i generali delle mafie sanno entrare veloci come il vento e poi dilagare.   

Seconda parte

Terzo giorno di rialzo: +3.063,33% di chi vuole informazioni sul padre di Berlusconi e non di quello di Di Maio

Sembra incredibile, ma questo marginale e ininfluente blog registra, per il 3° giorno consecutivo, uno straordinario interesse per chi fosse il padre di Silvio Berlusconi e di quali malefatte del genitore abbia usufruito il grande criminale (in coppia certa con Marcello Dell’Utri) politico-affaristico che, per oltre 20 anni, ha determinato l’indirizzo dei governi italiani e la gestione della cosa pubblica, compreso il saccheggio della cassa della Repubblica (cioè la vostra) lasciandola, alla fine del ventennio, esausta e con le percentuali del rapporto “PIL/Debito” di cui sentite continuamente parlare. Debito pubblico a cui non non non hanno concorso, in nessun modo, gli esponenti politici del M5S se non – paradossalmente – in positivo, decurtandosi di alcune decine di milioni (ormai in proiezione sono centinaia) le spettanze decise, anche per loro, dai dissipatori. Perché questo interesse verso il padre di Berlusconi? Certamente qualche luogo telematico, fortemente visitato di suo, scoperto in ritardo il nostro post del 14 gennaio 2018, lo ha pubblicato, creando, sinergicamente, questa corrente ascensionale. Ma potrebbe anche essere che “chi di padre prova a colpire, di padre perisce”. Soprattutto se, in quel momento, è preso e distratto ad attuare attività corruttiva verso alcuni possibili fragili esponenti del M5S. E a tal proposito, da buon padre di famiglia (che non sono stato), lasciatevi consigliare ragazzi pentastellati: leggete con attenzione chi avete davanti, anche usufruendo di questa marginale (ma evidentemente non più ininfluente) fonte aperta e, siate prudenti. A meno che non abbiate, di vostro e da tempo non sospetto, una inclinazione verso la sodomizzazione ad opera di gentaccia infetta tipo l’usurpatore di Arcore.

Speriamo che l’equa rete, nella sua capacità intelligente di discernere e classificare,  continui a fare il suo dovere di testimonianza e di informazione anche oggi, spingendo verso l’alto (santi intelligenti motori di ricerca  con cui evidentemente ho un particolare feeling!!!!) il buon nome della Famiglia Berlusconi. A cominciare dal padre Luigi. Ricordandoci che di Luigi Berlusconi si tratta e non di Luigi Di Maio.

Oreste Grani/Leo Rugens che se la gode come un pazzo, in piena consapevolezza di essere un pazzo e un “falsario”. Oppure, no.

P.S.

La schermata che testimonia il posizionamento del post di Leo Rugens sul tema “Luigi Berlusconi” ovviamente è taroccata così come la speciale classifica della “sacra famiglia” di cui si tratta per le foto più viste a corredo dell’argomento. Oppure si tratta di un documento autentico secondo la classificazione che usiamo da queste parti: vero, falso e autentico. Decidete voi liberi di farlo. Evidentemente, in ogni caso, sono un mago/manipolatore del web a discapito dei miei ormai passati 71 anni. E questa affermazione arrogante la dedico a chi pensa, non sapendo abbattermi, di potermi mettere all’angolo con piccoli trucchetti o mandandomi sotto “dilettanti allo sbaraglio”. Pensate invece voi, che dite di stimarmi, a mandarmi qualche soldino per Natale e Capodanno:   Oreste Grani    IBAN  IT98Q0760103200001043168739


Il post di cui si ragiona è questo:

MA A UNO CHE HA FATTO I SOLDI ESCLUSIVAMENTE GRAZIE A SUO PADRE (BERLUSCONI LUIGI) COME POTETE ANCORA CREDERGLI?

Silvio-Berlusconi-con-cappello-di-paglia
Il padre di Silvio Berlusconi, la buon anima Luigi, deve essere stato un vero lavoratore, esempio di persona casa e famiglia, capace di percorrere tutto il cursus professionale possibile all’interno della banca che gli dava da vivere: fattorino, impiegato di sportello, funzionario addetto ai mutui, procuratore con diritto di firma e, infine, direttore. Quando i direttori delle banche erano tutto. O quasi.

La Banca Rasini, era una struttura semplice ma fatta a ponte (così al nostro Silvietto gli deve essere venuta la fissa del Ponte sullo Stretto): due sole filiali, una a Milano e l’altra in Sicilia.

Capire la funzione negli anni  ’60 della Ranca Rasini, aiuta a uscire da questa “stronzata” di Silvio imprenditore di successo.
Di successo (si fa per dire e me ne scuso) e altro in tutta questa vicenda ci sono solo le attività di persone quali: Roberto Calvi, a sua volta nelle banche da bravo e affidabile ragioniere ma alla fine morto (ammazzato o suicidato) sotto il ponte dei Frati Neri a Londra; Michele Sindona, avvelenato in carcere ma certamente, prima di tale crudele morte, finanziere spregiudicato legato alla Mafia; Licio Gelli sin troppo noto e, cosa non minore, Paul Marcinkus, abile gestore della sicurezza del Papa dell’epoca, Paolo VI e, successivamente, abilissimo custode delle cifre macroscopiche che giravano nello IOR.
Questi quattro signori avevano rapporti di massima fiducia con la Banca Rasini tanto è vero che nel 1970, sotto la regia di Luigi Berlusconi, la banchetta acquisisce una quota della Brittener Assistalt a sua volta partecipante o partecipata (mi scuso per l’imprecisione) della Cisalpina Overseas Nassau Bank il cui consiglio d’amministrazione era nelle disponibilità dei quattro capolavori di cui sopra.
A quella data, la Banca Rasini in realtà è ormai la banca di un tale Giuseppe Azzaretto, figura che nel tempo si riscontrerà in rapporto politico (culturale, diremmo oggi) con Giulio Andreotti  che ri-sbarca in Sicilia, anni dopo, con gli ex fanfaniani Salvo Lima e Giovanni Gioia, entrambi successivamente ammazzati. Giulio Andreotti, tramite Giuseppe Azzaretto, era già in contato con la Sicilia e i soldi siciliani quando gli sembrava che Michele Sindona fosse il miglior banchiere del Mondo.
Durante quegli anni il figlio di Luigi Berlusconi, con i soldi che girano in Banca Rasini e in Banca Popolare di Lodi, fa nascere ben 23 holdings che vengono prudentemente classificate come negozi di parrucchiere e di estetica. In realtà era un’incursione nel futuro del Silvietto Nazionale che, preoccupato per i suoi capelli e il suo aspetto, si comincia a cautelare. Più semplicemente, questo dei negozi da parrucchiere era un banale trucco per sviare le indagini di prassi della GDF.  E, a proposito di GDF, sia pur con tempi e modalità diverse, la mossa di Berlusconi figlio funzionò tanto che alcuni servitori dello Stato, ritrovandosi a dover capire il percorso labirintico delle scatole costruite da padri e figli (i Previti e i Berlusconi) decisero che era più facile passare direttamente alle dipendenze di un tale gruppo di delinquenti come nel caso di Massimo Maria Berruti che si dimise dalle Fiamme Gialle e si buttò dalla parte dei furbi, ricevendo i venefici notori.
Altri che provarono a servire onestamente lo Stato stanno ancora aspettando di vedere dare seguito a quanto senza ombra di dubbio avevano capito e dimostrato a proposito delle decine di holding in cui erano fatti entrare miliardi di cui nessuno è mai stato costretto a dichiarare la provenienza. Giuffrida della Banca d’Italia e il maresciallo della DIA Giuseppe Ciuro, per esempio, riuscirono a raccontare come Berlusconi figlio fosse diventato Berlusconi, e che di circa 114 miliardi di lire dei 200 che si erano potuti ricostruire, non si era potuto viceversa conoscere la provenienza e la destinazione finale tanto era complesso il vortice studiato a tavolino. Questo ha fatto l’imprenditore di successo: portava/faceva portare i soldi in contanti e grazie a queste provviste senza odore avveniva la capitalizzazione delle società  senza lasciare traccia. Anche perché i prestanome (anonimi pensionati, malati cronici terminali, casalinghe ignare ) entravano e uscivano dalla vita di Berlusconi anch’essi senza lasciare traccia, inaugurando una movida che poi è stata il modello delle orge/cene elaganti ad Arcore.
Berlusconi faceva “impresa” perché in realtà gli davano soldi e lui li metteva dentro alle scatole. Non mi sembra una attività da imprenditore ma, al massimoi, da inscatolatore.
Imprenditori di successo, al massimo, erano i criminali che facevano i soldi e che glieli consegnavano. Perché è certo che dentro alla Banca Rasini, mentre papà era direttore, ci fossero correntisti che sapevano fare soldi, in  quanto ERANO I CAPI DELLA MAFIA CORLEONESE. Quella vincente. Fonti aperte (intendo anche atti giudiziari) sostengono che alla Banca Rasini, avessero il conto gente come Pippo Calò (quello!), Toto Riina (quello!), Bernardo Provenzano (quello!). La cupola cioè.
Gli stessi che, anni dopo, avrebbero parlato tanto bene di lui e di Marcello Dell’Utri, della loro affidabilità, alla vigilia della nascita di Forza Italia, nel pieno del biennio ’92-’93.
“Italiani, direbbe se fosse vivo Antonio De Curtis, ma come cazzo vi fate trattare, ancora una volta?”.
Accettate di sentir parlare di uno così come se non fossero vere le cose che ho appena scritto. Verità che sono sancite negli archivi di Stato e a cui è stata ancorata – senza se e senza ma – la sentenza che tiene in carcere Marcello Dell’Utri.
Ma che ci fa Dell’Utri in carcere, innocente?
Pesco un esempio tra centinaia: il 26 marzo 1984 (dieci anni prima che il Silvietto nazionale salvasse l’Italia dai commmmunisti e dalle toghe rosse), viene sottoscritto un finanziamento soci per le Holding dalla Prima alla Quinta, e per la Dodicesima e la Tredicesima con fondi complessivi per 7.172 milioni versati da Silvio Berlusconi in assegni circolari tramite la Banca Rasini e la Popolare di Abbiategrasso. Lo stesso avviene il 2 maggio, sempre con assegni circolari (lo sapete che bisogna dargli i soldi alla banca perché ti dia quei pezzetti di carta colorata?), per l’importo di altri 2.297 milioni. Dove, il Cavaliere del Lavoro, lavoratore indefesso ma non fesso, abbia preso tutti quei soldi, ancora nessuno lo sa.  Esaminati i suoi conti correnti non si trova traccia di prelievi. Dai tempi di Al Capone a oggi, chiunque sarebbe caduto ma non il super lavoratore (quello che dice che Luigi Di Maio non ha mai lavorato) che è, viceversa, ancora in giro a romperci i coglioni e a spiegarci come si fotte la Repubblica Italiana.

SILVIO BERLUSCONI E GIULIO ANDREOTTI

Di Maio forse non ha lavorato fino a spezzarsi la schiena ma almeno suo padre non si chiama Luigi come quello di Silvio Berlusconi e soprattutto non è stato il direttore di nessuna banca dove avevano il conto i massimi capi della Cupola Mafiosa.
A Di Maio possiamo – al massimo – rimproverare di aver sottovalutato che i rapporti storici di Forza Italia con la Sicilia hanno consentito, decenni dopo, all’impomatato di Arcore, di vincere le elezioni regionali.
Colpa grave, ma ascrivibile ad inesperienza. Meglio un miliardo di volte l’inesperto Di Maio che il figlio di Berlusconi Luigi, già direttore della Banca Rasini.
Oreste Grani/Leo Rugens

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