VITTORIA DI PIRRO

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Saviano diffamato?

L’8 marzo 2011 sul Corriere del Mezzogiorno apparve una lettera di Marta Herling, nipote di Benedetto Croce, contro un monologo sul terremoto dell’Aquila recitato tre mesi prima da Roberto Saviano in casa Fazio e uscito una settimana prima per Feltrinelli nella raccolta Vieni via con me. Lì il Nostro aveva raccontato di come durante il terremoto ischitano del 1883 don Benedetto “rimase sepolto fino al collo nelle macerie. Per molte ore il padre gli parlò, prima di spegnersi. Gli disse: ‘Offri centomila lire a chi ti salva’”. Nella lettera Marta obiettò che questo particolare era da considerarsi spurio (una fake-news, insomma) in quanto mai menzionato dal nonno e due giorni dopo in un’intervista a Libero segnalò che Saviano l’aveva desunto in rete da un sito arcinoto https://cronologia.leonardo.it/storia/a1883b.htm, dove un articolo dello sceneggiatore Ugo Pirro, apparso sessant’anni prima su Oggi, cita una cronaca anonima che riportava una voce altrettanto anonima: “Si racconta che con gran senso pratico dicesse al figlio ‘offri centomila lire a chi ti salva’”.

Da storico qual sono, l’argomentazione mi parve subito strampalata, poiché quel che afferma una persona di se stessa è una soltanto delle fonti possibili intorno alla sua vita, e non sempre la più affidabile. Perciò indagai, depositai i primi risultati il 10 marzo su https://www.phenomenologylab.eu/index.php/2011/03/croce-saviano-il-giornale/, stilai una sintesi provvisoria il 13 marzo in http://www.ilprimoamore.com/blogNEW/blogDATA/spip.php?article416, e su Alfabeta2 cartaceo del 22 maggio riassunsi il tutto nell’articolessa che copincollo qui sotto (priva però delle abbondanti note):

Marta Herling

Sul «Corriere del Mezzogiorno» dell’8 marzo scorso Marta Herling, nipote di Benedetto Croce nonché storica di professione, ha accusato Roberto Saviano di essersi inventato cose riguardanti il nonno, ed ha asserito poi che unica testimonianza attendibile è quella data da Croce stesso nel suo Curriculum del 1902, precisamente in un passo «che si è tramandato intatto, senza una parola in più di commento o di spiegazione, nella nostra memoria famigliare e nelle biografie del filosofo, che lo riportano a illustrare quella pagina tragica della vita sua e dei suoi cari».

Ora, le biografie ufficiali sono tre: di Cecil Sprigge (rivista da Croce, 1952); di Raffaello Franchini (da una lunga intervista a Croce, 1953); di Fausto Nicolini (il famulo pluridecennale di Croce, 1962) – ma nessuna riporta il passo né lo riassume, per il motivo che il Curriculum fu pubblicato nel 1966, da Raffaele Mattioli il quale l’aveva ricevuto in dono dall’autore un terzo di secolo prima. Esso comunque suona, riportato dalla Herling:

Nel luglio 1883 mi trovavo da pochi giorni, con mio padre, mia madre e mia sorella Maria, a Casamicciola, in una pensione chiamata Villa Verde nell’alto della città, quando la sera del 29 accadde il terribile terremoto. Ricordo che si era finito di pranzare, e stavamo raccolti tutti in una stanza che dava sulla terrazza: mio padre scriveva una lettera, io leggevo di fronte a lui, mia madre e mia sorella discorrevano in un angolo l’una accanto all’altra, quando un rombo si udì cupo e prolungato, e nell’attimo stesso l’edifizio si sgretolò su di noi. Vidi in un baleno mio padre levarsi in piedi e mia sorella gettarsi nelle braccia di mia madre; io istintivamente sbalzai sulla terrazza, che mi si aprì sotto i piedi, e perdetti ogni coscienza. Rinvenni a notte alta, e mi trovai sepolto fino al collo, e sul mio capo scintillavano le stelle, e vedevo intorno il terriccio giallo, e non riuscivo a raccapezzarmi su ciò che era accaduto, e mi pareva di sognare. Compresi dopo un poco, e restai calmo, come accade nelle grandi disgrazie. Chiamai al soccorso per me e per mio padre, di cui ascoltavo la voce poco lontano; malgrado ogni sforzo, non riuscii da me solo a districarmi. Verso la mattina, fui cavato fuori da due soldati e steso su una barella all’aperto. Mio cugino fu tra i primi a recarsi da Napoli a Casamicciola, appena giunta notizia vaga del disastro. Ed egli mi fece trasportare a Napoli in casa sua. Mio padre, mia madre e mia sorella, furono rinvenuti solo nei giorni seguenti, morti sotto le macerie: mia sorella e mia madre abbracciate. Io m’ero rotto il braccio destro nel gomito, e fratturato in più punti il femore destro.

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La nipote sembra dimenticare che si tratta di una testimonianza tarda, posteriore di diciannove anni al fatto, e che in genere la memoria può giocare brutti scherzi. Il nonno invece lo sa bene, se riprendendo il Curriculum nel 1907, annota in calce: «Mi pare che le cose scritte siano tutte esatte. Non distruggo le pagine precedenti, anche perché parecchie delle cose scritte mi uscirebbero dalla memoria». Quanti particolari appunto gli erano già usciti di mente nel 1902? Almeno due: quando fa risalire il terremoto alla «sera del 29» luglio 1883, mentre esso avvenne sabato 28 luglio, h. 21,30; e quando colloca il salvamento suo «verso mattina» del 30, mentre i primi soldati approdarono a Ischia alle h. 9 del 29 e raggiunsero Casamicciola mezz’ora dopo.

Saviano in effetti non teneva conto del passo  e si basava su un articolo di Ugo Pirro, che a sua volta citava una fonte imprecisata. Bene, essa è una cronaca comparsa il 31 luglio 1883 sul napoletano «Corriere del Mattino», dall’Ospedale dei Pellegrini:

Il giovinetto superstite di questa ricchissima famiglia foggiana, stabilita da lunghi anni a Napoli, conserva una memoria precisa dell’accaduto. La madre e la sorella sparirono nel vortice del crollamento, né si udì di loro alcuna voce. Egli, che era seduto ad un tavolino insieme col padre, precipitò. Il padre fu coperto tutto dalle macerie, ma parlò dalle nove e mezzo del sabato fino alle undici antimeridiane della domenica successiva. Benedetto era sepolto fino al collo nelle pietre, aveva però il capo fuori di esse. Il giovinetto fu estratto dalle rovine verso mezzogiorno, poco prima che il padre avesse cessato di parlare.

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Salvo i due errori, il racconto collima con quello del Curriculum, ergo la fonte è il giovane Croce stesso, e il cronista assolutamente attendibile.

Il problema insorge all’excipit della cronaca: «Si racconta che con gran senso pratico dicesse al figlio “offri centomila lire a chi ti salva”». Va a onore del cronista l’avere variato registro diegetico: non più Benedetto dunque, ma una voce. Meno onore alla Herling, che per smentirla tuona: «il valore della lira a quell’epoca impedisce di supporre una simile offerta dalla mente e soprattutto dalle tasche degli uomini di allora». C’è però una controprova logica: fosse stato così, la notizia avrebbe suscitato ilarità, e discredito del giornale. Poi ce n’è una letteraria: il Verga in L’ultima giornata, novella del 1883, scrive che i gendarmi di fronte al cadavere di un barbone indagarono «se era il caso di un assassinio per furto, e fecero il verbale in regola, né più né meno che se in quelle tasche ci fossero state centomila lire». Infine ce n’è una fattuale, a p. 158 de Il valore della Moneta in Italia dal 1861 al 2006 (Istat, Roma 2007), dove 100.000 £ del 1883 = 392.000 € del 2006.

Più perspicace sarebbe stata la domanda: se non Benedetto, chi altro vivo avrebbe potuto sapere delle centomila? Di primo acchito direbbesi nessuno, e non aiutano purtroppo altri quattro resoconti di fine 1883, Casamicciola di Ernesto Dantone, Cronaca del tremuoto di Casamicciola di Carlo Del Balzo, Casamicciola e le sue rovine di Clodomiro Perrone, Disastri. Ischia-Giava di Carlo Bertini: essi infatti presentano sì tra un’infinità di aneddoti quello delle centomila, ma la descrizione collima con la cronaca del «Mattino», svelandoli come derivati.

C’è nondimeno un quinto resoconto che si differenzia dagli altri quattro sia per un plateale errore (dichiara perita l’intera famiglia più una zia), sia per una maggiore precisione (ad es. specifica la frattura plurima del femore destro): Die Insel Ischia in Natur-, Sitten- und Geschichts-Bildern aus Vergangenheit und Gegenwart di Woldemar Kaden (Luzern Verlag, Dresda 1883, p. 59) – ed esso reca il seguente sviluppo:

manca poco all’alba, ecco giungere uno di corsa. Il giovane lo chiama, gli promette la grossa somma. L’altro prosegue piangendo: «Cerco mia moglie!».

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Tertius datur dunque, almeno in teoria. In pratica poi Kaden, preside della Scuola Tedesca di Napoli, incontrò il pomeriggio del 29 al porto dell’Immacolatella il buon Capezza, suo vecchio fittavolo di Casamicciola che lo ragguagliò, e verso sera si precipitò lì, a soccorrere e raccogliere ulteriori notizie, tra cui magari la voce sull’episodio…

La Herling ne è offesa perché, invece di vedervi «gran senso pratico», interpreta così il «messaggio» di Saviano: «“mazzette” allora per i terremoti, “mazzette” oggi, la storia si ripete e soprattutto si perpetuano i grandi mali del nostro Mezzogiorno, mali atavici dai quali non può essere immune nessuno di noi, che abitiamo queste terre e abbiamo vissuto i loro terremoti, proprio perché non ne sarebbe stato immune, anche se inconsapevolmente per la necessità imposta dalla tragedia, uno dei loro più illustri figli. Caro Saviano, mi dispiace, c’è anche chi non offre e non riceve “le mance e le mazzette”: questa è mistificazione della storia e della memoria».

Interessante rilevare che anche una zia mezzo secolo prima aveva avuto analoga reazione, sempre per una faccenda riguardante padre Benedetto: «Senatore per censo: questa motivazione, quando la scopersi mi suonò quasi offensiva». Col tempo se n’era fatta una ragione, non al punto però da collocare tale sua reazione tra i sintomi di quello snobismo liberale secondo cui non si dovevano nominare i soldi , che pur c’erano (sicché perde un po’ mordente la critica che seppe comunque fare della società di massa, dove invece vale l’esibizione: chissà cos’avrà pensato qualche anno dopo quando la villa del conte Alessandro Casati, dove nel 1934 aveva visto il babbo stilare un altro capitolo della sua autobiografia, fu svenduta a un palazzinaro… ).

Ma per tornare alla nipote, tuttora in pieno revival snobistico, il passo del Curriculum è presentato da lei così: «lo citiamo integralmente per il rispetto e la considerazione» dei lettori di Saviano, e «per la dignità del ricordo di chi quella tragedia ha vissuto e potuto testimoniare». Solo che, verso la fine, esso realmente suona: «fui cavato fuori, SE BEN RICORDO, da due soldati e steso su una barella all’aperto. Mio cugino, PAOLO PETRONI, fu tra i primi» … Il primo taglio si capisce, perché vale a difendere la perentorietà dell’ipse dixit; ma il secondo? Perché tagliare un familiare , dopo aver difeso a spada tratta la famiglia?

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Temo di saperlo, ma di ciò casomai un’altra volta.

Come si vede, mi ero interessato della fonte e dell’ermeneutica herlinghiana, lasciando in ombra Saviano che intanto prese una strada sua:

– il 13 marzo 2011 in tv da Mentana sbandierò la copia cartacea di Oggi dichiarando che da lì aveva attinto (e non dalla rete…).

– il 16 marzo 2011 in tv dalla Gruber proclamò a sua fonte la Cronaca del tremuoto di Del Balzo (dove si legge:  “il povero padre gli dice: offri centomila lire a chi ti salva”), forse per dare più peso alla sua citazione…

– il 15 maggio 2012 querelò la Herling per aver congegnato “un vero e proprio impianto accusatorio”, più l’editore del Corriere del Mezzogiorno e il vicedirettore di Rai1 per “non aver adempiuto all’obbligo di verificare”, così contribuendo a una “campagna diffamatoria di vasta portata e reiterata attuazione”. Rito civile, con richiesta di risarcimento: 4 milioni per il danno non patrimoniale e 700mila euro di danni patrimoniali, che sarebbe toccato al giudice tripartire a seconda delle responsabilità.

Dopo due anni spesi per l’inutile mediazione obbligatoria e per udienze introduttive, il 15 luglio 2014 il processo per diffamazione entrò nella fase istruttoria con una prima udienza,  giudice Rosanna De Rosa del Tribunale di Napoli.  In seguito però, dalla stampa non trapelò più niente. La Herling da me interpellata si è chiusa a riccio, sicché chiederò formalmente al Tribunale napoletano di avere accesso agli atti (non sia mai che la mia articolessa abbia fatto da pezza d’appoggio alla querela…).

Già ora si può comunque isolare logicamente il punctum dolens che fece scattare la querela contro Marta: l’avere imputato a Saviano quel “messaggio” di un Croce protomazzettaro. Nel monologo del 2010 non ci sono in effetti elementi a comprova dell’interpretazione “malevola” data da Marta, ma sì  in un reportage dall’Aquila apparso su La Repubblica del 14 aprile 2009 (e prontamente ripubblicato nella raccolta La bellezza e l’inferno, Mondadori 2009), dove Saviano aveva rimembrato quell’“abruzzese illustre” che un dì “rimase sepolto fino al collo nelle pietre. Per molte ore il padre gli parlava, prima di spegnersi. Si racconta che il padre gli ripeteva una sola e continua raccomandazione ‘offri centomila lire a chi ti salva’. Gli abruzzesi sono stati salvati da un lavoro senza sosta che nega ogni luogo comune sull’italianità pigra o sull’indifferenza al dolore. Ma il prezzo da pagare per questa regione potrebbe essere altissimo, ben oltre le centomila lire del povero padre di Benedetto Croce. Il terrore di ciò che è accaduto all’Irpinia quasi trent’anni fa, gli sprechi, la corruzione, il monopolio politico e criminale della ricostruzione, non riesce a mitigare l’ansia di chi sa cosa è il cemento, cosa portano i soldi arrivati non per lo sviluppo ma per l’emergenza”…

Oltre al “messaggio”, il lettore avrà notato che qui, a differenza che nel monologo, l’episodio contestato dalla Herling viene introdotto da un “Si racconta” che ne evidenzia l’imprestito letterale (i.e. la copincollata) dall’articolo di Pirro, a conferma di un vizietto evidenziato il 29 settembre 2017 dalla condanna in via definitiva per avere copiato parti di Gomorra.

E così, nel giro di un lustro la mia stima per Saviano, già tiepida al suo esordio sul litblog Nazione Indiana dove lo consideravo un buon giornalista più che uno scrittore, è scesa parecchio. Nel contempo però m’è cresciuto l’interesse professionale per un caso davvero emblematico, come emblematico avevo considerato un quarto di secolo fa il caso de http://www.stampalternativa.it/liberacultura/books/cacciari.html.

Dario Borso

P.S. Un assaggio del mio imminente Il giovane Saviano l’ho dato in https://leorugens.wordpress.com/2018/08/23/lanello-debole-di-roberto-saviano-dario-borso/. E se il il buon giorno…)

 

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