Regalo di Natale per Luigi Di Maio: la categoria del vero/falso ha l’evidenza di una nave in bottiglia

nave in bottiglia

Il 7 novembre 2012 ho affrontato su questo blog marginale e ininfluente (prima o poi dovrò smettere di scrivere questa cosa volutamente riduttiva e vagamente ipocrita dal momento che ho la certezza che le nostre opinioni/notizie sono inserite in prestigiosi mattinali che vengono redatti nelle più influenti – loro sì – istituzioni della Repubblica) il tema del vero, del falso e dell’autentico.

La data fa fede nel web ma io di queste cose, per motivi che spero comincino ad affiorare dopo milioni di parole e circostanze mai smentite, me ne interesso da (quasi) sempre e, comunque, certamente dal maggio del 1991 (conosco la data per motivi certi) quando avevo da poco compiuto 44 anni. Se tenete conto che ho passato i 71 capite, che, dopo 27 anni di dedizione al tema del “vero e del falso”, presumo di masticare un po’ la materia. Non dico che sono sufficiente, ma che ne ho letto/ascoltato tanto e di tanti.  Mi lascia, pertanto, perplesso (anche un po’ dispiaciuto) vedere Luigi Di Maio (dispiaciuto perché non ho intenzione di tirarmi indietro essendo il M5S la mia parte ed io “tifoso fazioso” del MoVimento, un tempo di Beppe Grillo, ora che le cose si potrebbero mettere male) affrontare disarmato il “tema dei temi” ora che dovrà, in qualche modo, difendere l’operato del governo argomentando su cosa di “vero” ci sia in quanto, in queste ore verrà varato e diventerà legge dello Stato.  Potevo quel giorno pubblicare anche una riflessione di Paolo Fabbri ma mi limitai a quello spunto di Umberto Eco. Oggi, che le cose si complicano, sento il dovere di aggiungere in rete (abbinandole come erano originariamente ad opera di Giulio Macchi) lo scritto di Fabbri, che come vedrete, se non lo conosceste già, è un vero gigante del pensiero contemporaneo. Fabbri è uno di quei rari uomini-ponte, tra l’Italia e la Francia, di cui avremmo avuto un gran bisogno se qualcuno si fosse degnato di andarlo a sollecitare in questa direzione e per questo ruolo di atipico diplomatico.

Fabbri è un romagnolo, nato a Rimini nel lontano …. 1939 e quella che segue è banalmente la biografia che trovereste in Rete ma, pensandovi pigri, ho fatto io lo sforzo per voi.

Laureatosi nel 1962 presso l’Università di Firenze, Fabbri si trasferisce a Parigi, dove nel 1965-66 frequenta l’École Pratique des Hautes Études (EPHE), in particolare i corsi di Roland Barthes, Lucien Goldmann e Algirdas Julien Greimas. Questo contatto con la semiotica strutturale francese sarà destinato a costituire una prospettiva teorico-metodologica di cui diventa uno dei più attivi ricercatori.

Al ritorno in Italia, insegna Semiotica con Umberto Eco all’Università di Firenze, Facoltà di Architettura, 1966-67, poi come professore incaricato di Filosofia del linguaggio presso l’Istituto di Lingue dell’Università di Urbino (dal 1967al 1976), dove ha fondato, con Carlo Bo e Giuseppe Paioni nel 1970 il Centro Internazionale di Semiotica e di Linguistica: la prima scuola di semiotica nel panorama internazionale, dopo quella di Tartu (Estonia) fondata da Jurij Lotman.

Dal 1977 Fabbri inizia la sua attività di insegnamento presso l’Università di Bologna, dove tiene fino al 2002 l’insegnamento di Semiotica delle Arti presso il corso di laurea in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo(DAMS), di cui sarà presidente dal 1998 al 2001.

Tra il 1986 e il 1990 insegna Semiotica, in qualità di professore straordinario, presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Palermo.

Dal 2003 al 2009 è stato professore ordinario di Semiotica dell’Arte e Letteratura artistica presso la Facoltà di Design e Arti, Università IUAV di Venezia.

Dal 2017, è professore onorario presso l’Universidad de Santiago (Cile) e presso l’Universidad de Lima (Perù).

Fabbri ha assunto negli anni numerosi incarichi di insegnamento nelle università italiane di Firenze, Milano, Siena, Roma e all’estero presso Paris V, Paris IV Sorbonne e l’École des Hautes Études en Sciences Sociales (EHESS) di Parigi, le università di UC Berkeley, Toronto, UC San Diego, UCLA (Speroni Chair), Barcellona, Brisbane, Madrid, Bilbao, São Paulo, Buenos Aires, Bogotà, Lima, Istanbul, Ciudad de Mexico e altre ancora[5]. A questa attività didattica si affianca la partecipazione a congressi nazionali e internazionali, nonché l’assidua collaborazione a seminari di ricerca come quelli di Semantica Generale diretti con Greimas presso l’EHESS di Parigi (dal 1984 al 1991) come directeur d’Etudes associé e del Collège international de Philosophie, come directeur de programme associé, nonché quelli organizzati per il Centro Internazionale di Semiotica e di Linguistica dell’Università di Urbino.

Attualmente insegna Semiotica dell’Arte presso il Master of Arts della LUISS (Libera Università Internazionale di Studi Sociali) di Roma. È direttore dal 2013 del Centro internazionale di Scienze Semiotiche (CiSS) dell’Università di Urbino di cui cura le pubblicazioni.

Fabbri ha scritto libri e articoli, edito e tradotto libri sui problemi del linguaggio e della comunicazione, in più lingue (francese, inglese, spagnolo, portoghese, tedesco, lituano, polacco, greco, arabo). Ha svolto un’attività nazionale ed internazionale di pubblicazioni (riviste, collezioni) e di ricerca. Pubblicazioni recenti: L’Efficacia semiotica, Mimesis, Milano, 2017; Elogio del conflicto, Sequitur, Madrid, 2017; La competenza semiotica (con Dario Mangano), Carocci, Roma, 2012.

Dirige le collezioni editoriali: Insegne (con Gianfranco Marrone), Mimesis Edizioni, Milano; La tradizione del nuovo, Luca Sossella editore, Roma; Teoria della Cultura (con Francesco Marsciani), Progetto Leonardo, Società Editrice Esculapio, Bologna; Biblioteca/Semiotica (con Gianfranco Marrone), Meltemi Editore, Roma. Inoltre, dirige la rivista: La ricerca semiotica, Quaderni del Centro Internazionale di Studi Interculturali di Semiotica e Morfologia (CISISM), Università di Urbino. Fa parte del comitato direttivo della rivista letteraria Il Verri, Milano.

Dal 2001 al 2005 ha collaborato al quotidiano l’Unità curando la rubrica settimanale Parole, parole, parole.

Fa parte del comitato scientifico o editoriale di numerose istituzioni nazionali e internazionali. Ha diretto infatti dal 1992 al 1996 l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi. Dal 1996 al 1997 è stato direttore del Mystfest (Festival Internazionale del Giallo e del Mistero) di Cattolica e, dal 1999 al 2001, consigliere scientifico del Prix Italia (RAITV). È stato anche presidente del Festival dei Popoli di Firenze dal 2000 al 2004 e presidente dell’Institut de la Pensée Contemporaine dell’Université de Paris VII “D. Diderot” dal 2004 al 2006. Infine, dal 2011 al 2013 è stato direttore della Fondazione Federico Fellini di Rimini. È stato direttore scientifico della rivista internazionale FMR (ART’E, Bologna), dal 2003 al 2004.

Di seguito trovate (è in realtà il mio regalo di Natale per Luigi Di Maio e la dirigenza del mio MoVimento) il ragionamento a cui ho fatto accenno. Spero che la materia non vi rimanga troppo ostica tenedo conto che è mia intenzione cominciare a farla conoscere a macchine autoapprendenti per vedere che effetto gli fa.

Oreste Grani/Leo Rugens e Buon Natale a tutti

Per le piccole cifre abbiamo deciso di prendere soldi da chiunque con le ormai semplici modalità del versamento sul circuito PayPal usando il nostro indirizzo e-mail:  leorugens2013@gmail.com

oppure un bonifico a Oreste Grani – IBAN  IT98Q0760103200001043168739



IL VERO, IL FALSO E L’AUTENTICO / 2

Sono tempi in cui i corvi volano alti ed è difficile distinguere il vero dal falso. Ci soccorre nel frangente il pensiero del prof. Umberto Eco espresso nel maggio 1991 dedicato a “l’Autentica”.

Lo pubblico, convinto di dare il mio contributo alla necessaria messa a punto del concetto di “notizia vera, falsa, autentica”.

Oreste Grani


 

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2 thoughts on “Regalo di Natale per Luigi Di Maio: la categoria del vero/falso ha l’evidenza di una nave in bottiglia

  1. Matteo in ha detto:

    Buon Natale Leo Rugens!
    Un abbraccio
    Matteo

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  2. Cuculo vigile in ha detto:

    Un Buon Natale al carissimo Oreste, che mi sembra di conoscere da sempre, con l’augurio di passarlo con chi gli vuole bene (e di non strapazzarsi!! Anche se è un ragazzino!), proprio come sto facendo io.
    Un abbraccio dal Cuculo (che si prende una pausa natalizia)

    Mi piace

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