Il “Chi  è Francesco Samengo” di Leo Rugens in vetta alle classifiche

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Più che cercare notizie su Francesco Samengo (giusto farlo perché qualcuno ha ritenuto che fosse degno di guidare/presiedere l’UNICEF) mi chiederei principalmente che cosa sia questa UNICEF e perché debbano esistere organismi di questa natura complessa e con quali funzioni.

Lo dico forte di una posizione (1° in  Google e negli altri motori di ricerca) che il post dedicato a chi sia questo Francesco Samengo si è conquistato, accesso dopo accesso, mai smentito, né dall’interessato, né, tantomeno, da altri interessati all’onorabilità dell’interessato. Continuo a pubblicare narcisistici post autocelebrativi perché spero di aiutare, con esempi, collaboratori e lettori amici, a capire come la reputazione di una fonte sia un target che va ragionato e “scoperto” progressivamente con metodo scientifico che anche partendo da questo marginale e ininfluente blog porterà un giorno ad u n dialogo intelligente (il fine e che le macchine “apprendendo” diventino di affidabile supporto nella caccia necessaria ai disinformatori e alle fabbriche, tra un po’ semi-automatiche, di fake news. Intento, se volete un consiglio, passate da questo “Francesco Samengo” a capire meglio l’UNICEF. Anche noi (che  seguiamo con interesse la struttura da decenni) nei prossimi giorni torneremo sull’infanzia e su chi non è opportuno che se ne interessi.  Così come torneremo su quanto abbiamo a suo tempo scritto in relazione ai criteri di reclutamento, selezione, formazione dei personaggi che poi arrivano, per i più diversi e controversi motivi, ad assumere cariche pubbliche in questo Paese già tanto tormentato per errori di questa natura. “Chi” sta per diventare fondamentale se si vuole essere un minimo credibili sul “cosa”, sul “come”, sul “quando” e, soprattutto, sul “perché”.

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Firmo io per le responsabilità civili e politiche del presente post ma con i ringraziamenti a chi, in redazione, richiamò la dovuta attenzione a questo signore messo a garanzia del futuro dell’infanzia in difficoltà.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S. Cosa ultima ma non ultima oggi pubblico per esteso il post del 13 settembre 2018 con preghiera a chi ne fosse interessato di leggere anche il dialogo con i lettori. In quello scambio di battute (di cui mi assumo l’intera responsabilità) c’è parte del segreto del successo di affidabilità del blog. In particolare in quanto ebbi a scrivere in chiusura dello scambio e che oggi ripropongo a chiusura/apertura di un capitolo fondamentale della giustizia italiana e dei modi di ricercare le verità.


UNICEFFO – CHI È FRANCESCO SAMENGO?

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Grazie a un contatto di Facebook leggiamo che tale Francesco Samengo è diventato presidente di Unicef Italia. Considerando alcuni passi della sua biografia, ci chiediamo che c’entra uno così con i bambini che muoiono di fame e in secondo luogo, ma questa Unicef che posto strano è?

Già ci eravamo imbattuti in una vicenda che risale addirittura al fondatore di Unicef Italia, Arnaldo Farina, e che aveva destato non poche attenzioni in diverse sedi (si legga il post che riportiamo in fondo) e che dipinge l’Unicef quale luogo di interessi strani; oggi, con la nomina di tale galantuomo abbiamo una certezza e un indizio in più.

In molti pare non abbiano capito che la cuccagna sta per finire, ci riferiamo ai parassiti di stato e parastato non ai neo schiavi che raccolgono pomodori o elemosinano, sicché proviamo nuovamente a diramare un allarme.

Questa nomina puzza davvero tanto.

La redazione

P.S. A proposito, leggiamo anche che l’Unicef abbia desistito dal vederci chiaro in merito a 6 mln di euro passati tra le mani di parenti di Renzi Matteo

I pm all’Unicef: denunciate i parenti di Renzi o non potrete avere i soldi
Secondo l’accusa parte dei fondi finì alla società amministrata dalla madre dell’ex segretario pd

 

Il presidente di UNICEF ITALIA dal 25 luglio 2018:
FRANCESCO SAMENGO
“ll patriarca calabrese della società (Sviluppo Italia) FRANCESCO SAMENGO. La cui biografia merita qualche riga perché rappresenta plasticamente le contraddizioni della macchina pubblica. Venti anni fa venne infatti passato allo spiedo dagli ispettori mandati dall’allora governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi a capire come diavolo avesse fatto la «Carical» (Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania), a lungo feudo della Democrazia cristiana e pilastro d’una politica spendacciona e clientelare, a inabissarsi in una voragine di mille miliardi di debiti. Saltò fuori di tutto.
Mutui accordati per pagare assegni protestati. Altri accordati accendendo due o tre ipoteche sulla medesima casa. Conti in rosso da incubo tollerati in base a «una buona impressione soggettiva ». Fidi da tre miliardi di lire dati per «finanziamento campagna pesche e pomodori » a un tipo che assicurava (e nessuno controllò se fosse vero) che avrebbe avuto un contributo europeo. Prestiti astronomici concessi «in attesa incasso contributo della Regione Calabria» nonostante fosse stata accertata «l’inesistenza della contabilità interna» del cliente. Una gestione scellerata. Che sfociò in un tormentone processuale evaporato tra rinvii e assoluzioni, rinvii e prescrizioni. E in una causa civile, con richiesta di danni per 80 milioni di euro, contro vari amministratori tra i quali appunto Samengo. Allora ras della banca a Cassano Jonico. Dove una casalinga (Angelina Lione) era arrivata ad avere un mutuo dando in garanzia «costruzioni abusive» e a ottenere finanziamenti vari, secondo Bankitalia, «denunciando un patrimonio netto di 4,3 miliardi esistente solo nella sua mente». Altri, in Paesi seri, sarebbero stati spazzati via. Samengo no. E dopo qualche anno di apnea, grazie all’appoggio dell’Udc («io non ne so niente di niente», giurò Giulio Tremonti) si ritrovò nel 2002 promosso ai vertici nazionali di Sviluppo Italia da quello stesso Stato che da lui avanzava i soldi della Carical. Bene. ”
https://www.corriere.it/…/2007/08_Agosto/04/stella.shtml

 

IN CARCERE I DIRIGENTI DELLA CASSA CALABRA

24.3.1987
LOCRI Un pilastro del potere politico-economico in Calabria è finito in frantumi. Una retata nella notte, tra Cosenza e Locri: l’ intero comitato di gestione della Cassa di Risparmio di Calabria e Lucania, alcuni alti funzionari e un industriale finiscono in carcere, trascinati nella bufera giudiziaria dal crack della Jonicagrumi, un’ azienda di trasformazione di prodotti agricoli a favore della quale erano stati accordati i crediti senza concrete garanzie per 46 miliardi e mezzo. In tutto undici ordini di cattura di cui dieci eseguiti. Esce così mestamente di scena un’ intera generazione di amministratori della Carical, quegli stessi che hanno retto i destini dell’ istituto negli ultimi anni e che ne hanno a tal punto compromesso la solidità da costringere le autorità monetarie a decidere la settimana scorsa per il commissariamento e la gestione straordinaria. I nomi sono quelli di Francesco Sapio, sessantatré anni, presidente della Carical fino a giovedì scorso; Luigi Bloise, sessantuno anni, vice presidente, socialista; Alvaro Iannuzzi, cinquantasei anni, direttore generale da poco più di un anno. Sia Sapio che Iannuzzi sono due tecnici che hanno sempre goduto della fiducia e del più autorevole esponente della Dc calabrese, l’ onorevole Riccardo Misasi. E ancora: Francesco Samengo, quarantotto anni, democristiano, vicino all’ onorevole Carmelo Puja; Mario Mancini, cinquantuno anni, democristiano, designato dalla Camera di commercio di Matera; Antonio Gentile, trentasette anni, socialista, amministratore sin dal ‘ 79. Questi primi sei sono i membri del comitato di gestione. Un elenco di nomi eccellenti La lista prosegue poi con Francesco Del Monte, quarantacinque anni, ex presidente anche lui di area dc attualmente vice presidente della Banca Nazionale del Lavoro coinvolto nell’ indagine perché il periodo dei crediti facili alla Jonicagrumi si apre, secondo l’ accusa, proprio sotto la sua presidenza; Vincenzo Serafini, cinquantadue anni, ricopriva l’ incarico di condirettore generale gradito ai socialisti; Raffaele Iacoe, sessantadue anni, ex responsabile dell’ ufficio fidi era il vice direttore generale, vicino alla Dc. L’ elenco si chiude con l’ ex direttore dell’ agenzia di Roccella Jonica, Paolino Surace, cinquantaquattro anni, che ha istruito le domande di mutuo e con Ilario Di Masi, cinquantacinque anni, titolare della Jonicagrumi e beneficiario dei crediti. Per tutti, il reato contestato negli ordini di cattura emessi dal sostituto procuratore della Repubblica di Locri, Ezio Arcadi, è di peculato aggravato. All’ appello degli arrestati mancherebbe soltanto Francesco Samengo, considerato irreperibile. Enorme l’ eco suscitata in Calabria dagli arresti. Davanti alla questura di Cosenza, di primo mattino, si sono ritrovati due gruppi di sostenitori e non degli arrestati. Fra di loro c’ era anche qualche politico cittadino. C’ è stata qualche polemica e qualche parola di troppo tra innocentisti e colpevolisti e quasi si è arrivati allo scontro fisico. Nella catena di favori che ha dato vita al pozzo senza fondo dei crediti in sofferenza della Carical (382 miliardi, secondo il bilancio ‘ 86; oltre 600 miliardi, secondo le contestazioni della Banca d’ Italia) la Jonicagrumi costituisce una perla. E’ lo stesso magistrato a fornire i primi chiarimenti su quest’ affare. Ezio Arcadi, precisa subito che nella inchiesta allo stato attuale non c’ è nessun risvolto di mafia. L’ ipotesi avanzata è di quelle che i penalisti inquadrano nella cosiddetta criminalità economica. L’ indagine sulla Jonicagrumi, precisa ancora il magistrato, prescinde dagli ultimi sviluppi della vicenda Carical. E’ dal settembre dell’ 86 che la Procura di Locri ha concentrato la sua attenzione sull’ azienda di Ilario Di Masi, seguendo un filo che partendo dalle vicissitudini della Jonicagrumi conduce al sospetto di finanziamenti facili. Ma le indagini appaiono subito complesse e richiedono un approccio specialistico. Il mese dopo, siamo già in ottobre, il giudice Arcadi conferisce ad un ispettore della vigilanza della Banca d’ Italia l’ incarico di fare una perizia sui conti dell’ azienda. L’ ispettore conclude la sua indagine il 10 marzo scorso. A giudicare dalle contestazioni che appaiono sugli ordini di cattura, il perito si è venuto a trovare di fronte ad un groviglio di comportamenti illeciti. Nel solo periodo compreso tra l’ ottobre dell’ 85 e l’ agosto ‘ 86, la Cassa accorda alla Jonicagrumi fidi per 17 miliardi e 184 milioni, in cambio di cessioni di crediti che non superavano il valore complessivo di 7 miliardi. Gli sconfinamenti sui conti correnti aperti da Di Masi erano di notevole consistenza e sfioravano sempre i due miliardi. I conti venivano alimentati per una minima misura in virtù di sconti di effetti commerciali e per il resto solo con altri finanziamenti sempre provenienti dalla stessa Cassa. Un trattamento di favore Quando si tratta di fornire anticipazioni per gli acquisti di prodotti da lavorare (arance e pomodori, soprattutto) la Cassa per un certo periodo richiede a Di Masi una procura per incassare i contributi Aima. Ma poco dopo questa procura non viene più richiesta, sicché il titolare della Jonicagrumi può usare le anticipazioni per fini diversi da quelli dell’ approvvigionamento e in ogni caso, sostiene il magistrato, diversi dal motivo per cui tali somme erano state erogate. Ora, come mai questo prolungato trattamento di favore? Di quali coperture ha goduto la Jonicagrumi per poter contare su di una linea di credito così elastica? Ad Ilario Di Masi, imprenditore di prima generazione, dotato di fiuto e di spregiudicatezza negli affari (c’ è un lontano precedente per emissione di assegni a vuoto) gli appoggi giusti evidentemente non sono mancati. Ecco come nel febbraio scorso la Carical, in una lettera al ministro del Tesoro, acclusa alla risposta che Goria ha dato alla interrogazione parlamentare del deputato comunista Fittante, dipingeva la Jonicagrumi: La società è andata assumendo dimensioni tali (impianti sempre più potenti e sofisticati e conquista di fette di mercato sempre più larghe anche all’ estero) da giustificare il costante adeguamento dell’ appoggio creditzio della Cassa…. Poco prima nella stessa lettera l’ istituto però precisava che la Jonicagrumi è stata costituita nel 1984 anche con il conferimento delle attività e delle passività di una precedente impresa individuale la cui esposizione era stata ricompresa fra le partite anomale rilevate nel corso dell’ ispezione effettuata (dalla Banca d’ Italia, n.d.r.) nell’ 83. Dunque, tutto questo non aveva impedito il decollo effimero dell’ azienda, con nuove agevolazioni della Carical che in Di Masi, secondo alcuni dirigenti, aveva il suo miglior cliente.

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VEDIAMO DI NON FARE ALTRE CAZZATE

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Il risico, il domino, il monopoli, lo shangai, gli scacchi, il rubamazzo possono essere usati come giochi-metafora di ciò che è in corso. Eviterei di distrarmi da una delle vere poste in gioco che sono i soliti servizi segreti, il solitissimo COPASIR, la nevralgica delega ai rapporti intercorrenti tra Palazzo Chigi e le agenzie di Intelligence (AISE AISI) passando per il “coordinamento” del DIS.
Quando i bravi ragazzi inesperti del M5S vinsero le elezioni del 2013 (perché le vinsero loro se si esclude quella stronzata del voto degli italiani all’estero) sotto la regia di Lamberto Dini (quello) si fece in modo che i “grilli” non potessero neanche sentire l’odore del grasso che olea la macchina dello Stato. Furono proditoriamente allontanati e fu messo a presiedere il COPASIR il leghista Giacomo Stucchi, con il bel risultato che tutti abbiamo potuto verificare: se ne sono liberati perfino i furbi seguaci di Umberto Bossi.  Da quel momento, chi di dovere, ha avuto tempo per cominciare il grande accerchiamento del MoVimento e dei pochi parlamentari che si erano candidati a seguire un settore tanto delicato. Si fecero sotto Vito Crimi, sicilano eletto a Brescia che fu oberato di altri incarichi non da poco, Bruno Marton (oggi ritornato a fare il cittadino) e l’ingegnere civile specializzato in idraulica-geotecnica, ottimo giocatore di calcio, il salernitano Angelo Tofalo.
Tofalo, in questi cinque anni, non si è certo lesinato, in un settore tanto necessitante di studio e di buone (o cattive) frequentazioni, in Italia e all’Estero. Ha fatto come ha potuto (bene, a mio giudizio, nonostante alcune  critiche che, con lealtà, gli abbiamo rivolto nel tempo), mettendo in moto, con le iniziative denominate “Intelligence Collettiva”, quella ricerca di leggibilità e trasparenza (intendo sui temi culturali attinenti la materia, così azzittiamo subito i Pierini che ci vorrebbero spiegare cosa siano i servizi e come devono rimanere segrete le loro operazioni) che ci si aspettava da decenni. Ha indetto incontri, coadiuvato, a quanto mi risulta, da pochi collaboratori tra i quali è emerso Michele Maffei, suo conterraneo, scegliendo temi di forte attualità e relatori italiani e forestieri, trovandosi avvantaggiato, in questo secondo caso, nelle scelte, vista la pochezza dei reduci dell’ambiente nazionale. Se si escludono infatti gli arrestati, i condannanti, i sospettati tra gli italiani abbuffinatisi negli anni, rimaneva poco o niente e quindi si possono capire alcune cadute di qualità dei contributi teorici emersi da quegli incontri.

 

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Gli ospiti provenienti dall’estero sono stati decisamente decisamente meglio. Comunque è certo che Angelo Tofalo abbia fatto il massimo che un esordiente in un campo tanto complesso poteva fare. Ed è tanto vero che abbia attivato questo volenteroso lavoro che chi di dovere, tradendo il giuramento alla Repubblica, non solo non gli ha guardato le spalle, ma potrebbe anche aver ordito quella che, tecnicamente, anche nel mondo criminale, si chiama “messa in mezzo”. Mi riferisco al tentativo (per fortuna sventato e finito con una mazzata a chi era venuto per menare) attuato dalla provocatrice Annamaria Fontana e dal di lei marito.  Signora Fontana che, ci auguriamo un giorno, non troppo in là, ci vorrà dire chi le ha detto di mettere in mezzo Angelo Tofalo. Perché, spaventato come era legittimo che un bravo ragazzo si sentisse vista la violenza della provocazione, il parlamentare del M5S uscisse dall’episodio debole e ricattabile lo sappiamo già da noi.  Sappiamo anche che il giocatore di calcio non ha ritirato la gamba, non si è spaventato più di tanto nel contrasto, e, non avendo fatto male alcuno, nulla, alla fine ha dovuto temere. Messa in ordine questa vicenda ora siamo noi che vogliamo sapere, lo ribadiamo nella nostra marginalità e ininfluenza, al di la della verità giudiziaria, chi ha indotto Annamaria Fontana a provare a fottere Angelo Tofalo e, fottendo lui, ridimensionare la speranza di portare un po’ d’aria respirabile dove da troppi anni non si fanno gli interessi dell’Italia. Datrice di lavoro, fino a prova contraria, dei direttori dei servizi.
Siamo a poche ore da scelte delicatissime dove le caselle che si occupano ne liberano altre: Ministero degli Esteri, Ministero dell’Interno, Sottosegretariato con delega ai servizi, escludendo che questa delega l’Avvocato del Popolo la voglia ascrivere a sé.
Se di competenza si tratta, evitiamo di far spuntare funghi e rimaniamo a chi si è battuto (rischiandosela!!!). Se invece si tratta di altro, statevi accorti perché da queste parti siamo notoriamente marginali e ininfluenti ma portiamo una iella di complessità tale che nessun corno rosso, miracolo di San Gennaro o devozione ad altre variegate credenze clerico-vaticane potranno bastare.
Le Epifanie (intendendo i fenomeni che senza un vero perché continuamente emergono a destabilizzare per gli  anni a venire la Patria) ci cominciano a rompere i coglioni  a noi che, tra l’altro, siamo campani; non crediamo nel miracolo di san Gennaro; pensiamo che l’UNICEF non abbia nei decenni modificato (rispetto ai capitali che ha avuto a disposizione) di un grammo la condizione disperata in cui vivono centinaia di milioni di bambini; sappiamo troppo bene quali siano i complessi legami tra Francesco Rutelli e gli ambienti affaristici pseudo cattolici; riteniamo che la figura di Alfonso Pecoraro Scanio debba ancora essere esplorata a partire da quando fece fuori il direttore del ministero Rocca in accordo e in concorso con Jaroslaw Novak ed altri; per non parlare dell’UDEUR di Andrea Losco. UDEUR che sarebbe come dire Francesco Cossiga, Lorenzo Cesa, piuttosto che Clemente Mastella.

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State parlando dell’orrore contro cui si erge la diga intelligente e coraggiosa del M5S.
State parlando di chi doveva essere mandato a casa dallo Tsunami di antica memoria.
State parlando di quelli che avevano i brividi quando sentivano ritmare nelle piazze d’Italia “onestà-onestà”, “Rodotà-Rodotà”.
Intendo dire che se Vincenzo Spadafora ci dovesse essere spacciato ed imposto per uno che si intende di problematiche evolute attinenti la sicurezza della Repubblica (quindi utili all’intelligenza dello Stato), la continuità con uno come Gianni Letta, piuttosto che Francesco Rutelli, passando per Marco Minniti è garantita. Forse, se così fosse stato, il popolo a cinque stelle (e chi se no?) lo avrebbe dovuto conoscere (e valutare) in video-audio ascoltandolo intervenire nei convegni a tema con onere pubblico più volte organizzati. O ci stiamo sbagliando quando diciamo con onere pubblico? Quale migliore onesta pubblica rendicontabile occasione, per passo dopo passo, avere riscontro dei ripensamenti del signor Spadafora che dopo aver servito tutto il ciarpame della Prima e Seconda Repubblica, ci voleva rendere edotti del perché e del percome ci aveva ripensato e voleva votarsi alla causa pentastellata. Specializzandosi in Intelligenza dello Stato.

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Mi devo essere perso qualche cosa ma non ricordo una sola parola proferita in materia dell’ex segretario di Rutelli, dall’ex segretario di Farina, dall’ex segretario di Losco, dall’ex segretario di Pecorario Scanio.

A meno che l’Iniziazione attuata dal deceduto Arnaldo Farina, uomo del Ministero dell’Interno degli anni ’60-’90, su un giovinetto ancora minorenne ed infervorato dal clima umanitario che aleggiava in UNICEF, non venga considerata un “super master” che ci deve far ritenere sufficiente il curriculum del tormentato fervente cattolico di Afragola per infondere la vita alla Repubblica che, viceversa, alla luce di una onesta disamina dello stato dei suoi servizi (non crederete a quelle semplificazioni che circolano a proposito del perché non ci sono attentati in Italia?) ci appare in procinto di perdere, per l’ennesima volta, conoscenza.
Evitiamo di sottovalutare il curriculum di chi volesse fare il “Carrai” di cattiva memoria. Evitiamo di sottovalutare che i presidenti del Consiglio passano (forse non lo sapete ma i governi possono essere messi in minoranza in presenza di gravi episodi che riguardassero membri influenti dell’esecutivo) e che il Quirinale, viceversa, salvo rarissimi casi, ha una sua credibilità e continuità. Evitiamo di forzare il Presidente Mattarella e l’ascoltato Ugo Zampetti a fare un passo che potrebbe essere amarissimo non tanto per i M5S (Spadafora è sempre stato altro) ma per la Repubblica che non si potrebbe permettere di tornate alla casella del “Via” nel Giro dell’Oca se qualcuno (è successo un sacco di volte in questo Paese che fino al giorno prima qualcuno sembrava perbenissimo e invece non lo era), pescando la Carta sbagliata, come avviene nei giochi da tavolo, dovesse andare “in prigione” senza neanche passare dal Via.
Non sto dicendo che ci sono rumori di questa natura giudiziaria.
Dico solo che se uno per vent’anni non ha fatto altro che cambiare casacca e per quei mari è andato in giro, potrebbe ritrovarsi una chiamata di correità (pur innocentissimo!) artatamente costruita per mestare ulteriormente a danno della povera Italia.

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Non andiamo a cercare rogne aggiuntive. Non sfidiamo i mostri nel buio. Io, se potessi decidere (ma chi sono per permettermi una tale azzardata ipotesi?) mi assesterei sul certo per l’incerto, avendo detto che il certo è chi è uscito indenne dal tentativo di spingere nel baratro il MoVimento (la signora Annamaria Fontana e suo marito sono stati condannati con rapido giudizio) e, viceversa, per una simpatia personale o per un patto di amicizia a suo tempo fatto non mi andrei a cercare situazioni che anche ad una superficiale disamina (vi sembriamo dei superficiali?) si presenta ottimale per gente che del dossieraggio e del ricatto fa l’unica sostanziale attività.

Chi ha un passato tormentato (avete idea di cosa sia stata ad esempio l’UDEUR di Mastella e Cesa?) facesse onestamente un passo indietro prima di pentirsi quando il nocumento per la Repubblica fosse ancora una volta stato considerato cosa minore e invece esplodesse drammaticamente.

Mancano poche ore alle nomine ma vediamo di usarle per riflettere anche su chi andrà a controllare i servizi segreti.
Noi siamo stanchi di scrivere: ve lo avevamo detto.

Oreste Grani/Leo Rugens

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9 THOUGHTS ON “UNICEFFO – CHI È FRANCESCO SAMENGO?”

  1. Cuculo vigile in ha detto:Modifica

    Che il virgulto dell’UDEUR puntasse al MIUR la dice lunga su quali interessi sia chiamato a difendere
    https://www.tecnicadellascuola.it/cosi-e-saltata-la-candidatura-di-vincenzo-spadafora-al-miur

    Piace a 1 persona

  2. Piatto Ricco! Mi ci ficco…
    La quantità di spunti è bellissima! Mi stimola a fare come il maiale che vede uno stagno acquitrinoso, mi ci butto.

    Parte Prima Francesco Samengo, in quel posto me lo tengo?!.. Per il povero Meridione la prassi descritta era una consuetudine, determinata dalla impossibilità di sviluppare imprenditoria agricola “Normale”.

    Come si faceva? Specialmente a quei tempi, dove tutti i dati erano conservati in registri redatti da emanuensi. Oggi, con il satellite, ti dicono le misure esatte del tuo appezzamento e la produzione conseguente è più difficile.

    Per quello che si faceva allora, bastava la complicità dei direttori di banca, dei capi area, e del politico di turno; il tutto condito con il prezzemolo del Politico di turno che manteneva i voti, sudati con fondi AIMA, AGEA, IPSOA, ecc. Ed una associazione di sindacato tipo Confagricoltura o Coldiretti, che copriva e copre le malefatte.

    Per quanto riguarda la spremuta di Arance, servita da AIMA o FEOGA, con la garanzia a copertura del Min Agricoltura (ecco perché la DC ed Andreotti non lo hanno Mai Mollato), allora bastava una denuncia delle quantità prodotte e/o delle superfici coltivate, che i finanziamenti Pubblici arrivavano.

    Relativi a cosa? Premi di produzione a sostegno del reddito o pagamenti della produzione distrutta (non crederete alle arance ai pomodori o alle zucchine, ecc seppellite in fosse vero?); che poi andava “in nero” al sistema industriale o sul mercato rionale.

    Per Pura Coincidenza il Padre, mio coetaneo, del neo pentito che mi accusa di appartenenza alla Ndrangheta, si chiama DI MASI, solo che è di Laureana di Borrello (RC) zona di Aranceti ed Uliveti, il quale era proprietario di qualche Ha di Aranceto, ed essendo ignorante Totale, mi chiese se avessi potuto aiutarlo in merito ai contributi PAC dei suoi terreni; vengo a sapere che aveva ceduto la produzione a “qualcuno” del suo aranceto per diversi Anni.

    Leggendo questo articolo “mi illumino di Immenso”… Come ho detto i “papiri” si falsificano con degli “0”, con nulla! Cioè una produzione di 100 tonn con uno zero a destra diventa di 1000 ton. e più proprietari terrieri hai più produzione (a loro nome) hai.

    Così oltre a beccarti i PREMI DI PRODUZIONE, COMPENSAZIONE REDDITO O PAGAMENTO MERCE DISTRUTTA, ti puoi fare finanziare dalla banca la cifra totale a credito, essendo credito certo ed esigibile, essendo pagatore lo Stato o la EU.

    Bello eh?

    Ma come ho imparato queste cose? Che restano sempre per LADRI DI POLLI?
    Dal potentissimo Ferruzzi gruppo Agroalimentare.

    Che proprio a quei tempi era l’ erogatore dei premi Feoga agli Agricoltori per la coltivazione della Soia. Quei premi erano erogati, in funzione delle quantità denunciate presso i magazzini e denunciate in fattura.
    E lo stoccatore proprietario dei centri di stoccaggio era, guarda caso, sempre Ferruzzi.

    Il premio a tonnellata era pari a 800.000 Lit a Tonnellata, e le tonnellate Annue, qualche milione (fate Voi i conti). Mi limito a ricordare che Ferruzzi era il tipo che in Somalia mandava derrate alimentari imbarcandole a Ravenna sulle navi SHIFCO, compreso il riso con tale F. Sempio, quello che la Intelligence Della DDA di RC non riesce ad identificare nel mio caso specifico.

    Infine ricordo che ho assistito al ricevimento di Intere tradotte ferroviarie presso i magazzini di Ferruzzi che recavano sui CIM ferroviari, carico di soia con peso indicato, ma casualmente i vagoni erano vuoti.
    Ed il direttore stabilimento, mi diceva che non capiva!?!?!?!…

    Parte Seconda Sono anche io Molto Curioso di Conoscere il NOME di CHI ha teso la Trappola ad On Tofalo e tutto il M5S; in quanto è lo stesso nome che ha danneggiato Chi scrive.
    Mi limito a ricordare che con, un contributo al mantenimento alle Patrie Galere dei Coniugi Di Leva, ho abbondantemente contribuito… Ai signori di San Giorgio a Cremano, poi, avranno concesso gli arresti domiciliari?

    Parte Terza Mastella Cesa UDC ecc. Ho avuto rapporti diretti con Duccio Cusumano, (del gruppetto Mastelliano) ex Presidente Comm Agricoltura al Senato, per cercare di risolvere un mio problema Turco di Riso, che grazie ai Servizietti italiani alla Lupo Alberto, mi hanno “fottuto” (3 Milioni di USD), esattamente ad ISKENDERUM, che significa Alessandro, ma Magno è un Verbo, non aggettivo..

    Allora mi propose la Presidenza di ENSE (che Io rifiutai), Nomina Ministro P. De Castro; non oso immaginare che cosa mi avrebbero riservato se avessi accettato tale nomina.
    Per la Cronaca, Cusumano mi disse che non avrebbe seguito il Partito nel salto della quaglia di allora pilotato da De Gregorio &C (molto amico di DI LEVA), con la frase…”Io con quei farabutti che non voglio descrivere o raccontare cosa Mi hanno fatto, Non ci andrò Mai”…
    Comunque fu poi trombato anche dal PD.

    Forse a causa mia?

    Comunque credo si capisca che la “torta” Aima Agea, ecc finanziava la DC tramite Ferruzzi; la questione Somalia, finanziava, sempre tramite Ferruzzi il PSI.

    Ed il PCI? mica con il Cemento di Garifano/Cementir, oggi Caltagirone?

    Ecco uno dei tanti esempi relativi al fatto che il Passato bisogna conoscerlo per prevedere il Futuro.
    E Perché i Sevizi sono da Mantenere a Stretto Controllo, visto che tutti, li abbiamo “provati” sulle terga!
    Appena posso Vi farò un altro “obolo”; adeguato al mio portafoglio!

    il vostro sempre affezionato pornodivo!

    Chissà l’ uccello dal becco lungo, dal sangue nobile Siciliano Modicano, cosa ne penserà di questo mio “Volo pindarico” Come mi chiama Lui, anche se lo ho già individuato come personaggietto.

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  3. ilrisvegliodeldragone in ha detto:Modifica

    Stai dormendo a quest’ora?

    Piace a 1 persona

  4. GIANNI COLA in ha detto:Modifica

    L’informazione, per non essere distorta, dev’essere completa. Almeno in uno Stato di diritto in cui viviamo, almeno fino ad ora. Se ci furono gli arresti, 31 anni fa, ci furono anche i processi. I quali si conclusero con l’ASSOLUZIONE. Se tanto è poco…
    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1987/10/30/colpo-di-spugna-per-la-carical-imputati.html

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    • ilrisvegliodeldragone in ha detto:Modifica

      Caro lettore, intanto grazie per l’intervento con nome e cognome.
      Questo fatto, non minore, stabilisce un rapporto di pariteticità e di rispetto reciproco. Veniamo al problema posto della innocenza o meno del formalmente assolto Francesco Samengo.
      Leggo la fonte che ci indica e prendo atto dell’esito del processo. Intanto lo evidenzio. Poi, e speriamo che non sia peggio per il Samengo, mi vado a guardare dinamiche ed esiti per capire cosa sia successo e quale atteggiamento persecutorio aveva subito l’attuale presidente dell’UNICEF. Torno a dire una cosa atipica: vediamo se non dovrò rincarare la dose. Intanto giro la sua puntualizzazione al redattore della notizia. Buona serata e grazie ancora.

      O.G.

      P.S. A volte si è assolti essendo colpevoli. Anzi, diciamo, accade spesso. Raramente si è condannati innocenti. Questo lo dice un uomo che è stato addirittura prosciolto quando era colpevole e condannato formalmente quando ero innocentissimo in quanto il reato era stato scientemente costruito per motivi terzi. Non è, nella mia esperienza, garanzia di innocenza un’assoluzione. Espressione forte ma sfrutto di esperienza.

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One thought on “Il “Chi  è Francesco Samengo” di Leo Rugens in vetta alle classifiche

  1. Buone Feste a Tutti.
    Ho notato un errore nel mio primo commento, ho scritto IPSOA invece di ISMEA.

    Piacerebbe anche al Sottoscritto conoscere il MANDANTE della Fontana Annamaria (pare che si sia cuccata 12 Anni di reclusione, non avendo patteggiato, informazioni dirette dal figlio Luca, vere o depistanti?) ad On Angelo Tofalo, perché è anche il Tizio (che non riesco a focalizzare) che la ha inviata al Sottoscritto accompagnata dal Marito Jaafar e dal figlio Luca con fratelli optional.

    Su Uniceffo è Osceno che Non si osservi come si sono mossi 6 milioni di €, ma si polemizzi sui dipendenti in nero del padre di Di Maio, almeno lo ha confessato e pagato le multe! Altri fanno gli gnorry.

    Oggi Conte vuole rivoltare l’ Italia come un calzino, naturalmente tifo per Lui, a parte il freno tirato della Lega, ma ha ripetuto la stessa frase di Davigo nella conferenza su tangentopoli; lo hanno promosso e l’ Italia è rimasta la stessa, anzi si è affacciata al baratro mafioso berlusconiano, facendo “Un passo Avanti”. Auspico ora, che gli anticorpi rivendicati da Montanelli siano in fase di riproduzione da parte del M5S.

    Buone Feste e Felice e prospero nonché fruttifero 2019, in particolare al sig Oreste, Alberto e Redazione Tutta, Cucula compresa!
    fabio aschei, ovvero fabio pierluigi guido ralph aschké!

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